Weapon X-Men (2024): Variazioni sul Tema (o “perché abbiamo ancora voglia di parlare di Wolverine”)

DI PIETRO BERRUTO

Due anni fa esatti, il mio primo articolo per Mercuzio and Friends è stato pubblicato, dedicato al primo numero di Ultimate Spider-Man (2024), ma (non molti lo sanno) non è il primo articolo che io abbia scritto per la redazione: infatti, poco prima, scrissi l’articolo su Wolverine (1982) che sarebbe stato pubblicato mesi e mesi dopo in occasione dell’uscita di Deadpool & Wolverine, in luglio. Ora, dal 1982 di serie su Wolverine ne sono state pubblicate decine e decine, che fossero continue o miniserie, eventi o regolare pubblicazione, nel presente o nel passato, che fossero storia principale o alternativa, che fossero su di lui direttamente o su uno dei suoi numerosi figli: quella che verrà trattata in questo articolo fa parte di questo canone. Più o meno in concomitanza con l’uscita del blockbuster del 2024, viene pubblicata la miniserie Weapon X-Men, scritta da Christos Gage, disegnata da Yıldıray Çınar, colorata da Nolan Woodard e seguita nel lettering da Clayton Cowles. Weapon X-Men resuscita un concept già rodato alla Marvel Comics, quello di un gruppo di varianti di personaggi famosi che sono costretti a vagare nel Multiverso per compiere missioni scavezzacollo rispondendo a un potere superiore, rischiando spesso la vita: questa idea fu resa popolare dalla serie del 2001 Exiles, che già nel 2006, nell’arco “New Exiles” di Tony Bedard e Paul Pelletier propose una versione della stessa squadra composta, però, solo da dei Wolverine, ponendosi quindi come una specie di proto-Weapon X-Men. La “mini” del 2024, infatti, racconta della Fenice/Jean Grey di Terra-80777 che raduna una squadra specializzata per andare a caccia dell’entità psionica multidimensionale nota come Onslaught, squadra composta da Arma X (dall’universo post-Apocalittico, Terra-295), dall’avventurosa Jane Howlett (dal ventesimo secolo di Terra-1281), dal feroce Zombie Wolverine (dall’infestata Terra-2149), dal depresso Wolverine (dal bizzarro mondo Terra-9997, anche nota come Terra X) e, ovviamente, dal famoso Vecchio Logan (dalle lande desolate di Terra-807128). Diverse variazioni sul tema, come si può notare, ma il tema rimane sempre quello. Quindi, dopo tutto quello che è stato detto su questo personaggio ormai, che cosa possiamo raccontare qui? Una serie su, non uno, ma ben cinque Logan cosa avrà da dire? 

In totale onestà, questo albo non è particolarmente denso di trama: Onslaught, nato dalla fusione tra i lati oscuri delle menti di Magneto e Jean Grey, è ossessionato dal creare un mondo dominato dalla razza mutante, esternalizzando i desideri di supremazia dei due eroi, e quindi continua a vagare per il Multiverso, per cercare l’universo perfetto; ogni Terra ha una variazione specifica, non solo dal semplice punto di vista supereroistico-fantascientifico, ma anche da uno politico o sentimentale, ma lo stesso vale per i nostri protagonisti, che reagiscono in modo diverso di fronte alle realtà alternative. A livello concettuale, semplice, ma efficace: d’altronde, è la base della maggior parte delle serie fantascientifiche episodiche, da Doctor Who a Star Trek, da Quantum Leap a Sliders, passando per la sopracitata serie Exiles. Intelligentemente, ognuno dei quattro numeri della pubblicazione sceglie di raccontare il punto di vista di un membro del gruppo diverso, con l’esclusione dello Zombie, del quale parlerò a parte.

Nel primo numero viene incontrata Terra-93068, dove gli umani e i mutanti sono in pace dopo una devastante guerra contro un comune nemico, gli invasori alieni Badoon, sconfitti nonostante gravi perdite. Cosa dovrebbe pensare Arma X, che vive in un mondo diviso a metà, dove le Americhe sono governate dal despota Apocalisse e l’Eurasia dagli umani? Cosa dovrebbe pensare l’uomo che a causa di questo conflitto ha perso l’amore della sua vita, Mariko Yashida? Arma X è un pessimista e per buone ragioni, ma qui può vedere un pianeta in armonia, che come lui ha sofferto, ma ha potuto riprendersi. Il disfattismo del soldato dell’Apocalisse viene annientato da un bacino che si scambia con la Jean Grey di questa Terra, la leader degli Avengers. D’altronde, perché no? Perché non tornare a sperare? Abituato al peggio, Arma X aveva smesso di sperare, ma ora può permetterselo di nuovo. Eppure, qualcosa non quadra: un’infezione psichica causata dall’arrivo di Onslaught non viene fermata in tempo e tutta la popolazione che non viene messa in salvo viene zombificata dal Wolverine Zombie, condannando l’intero pianeta alla rovina. Che siano i Wolverine solo portatori di sventura? Questo pensiero lo condivide il Wolverine di Terra X, triste, lievemente in sovrappeso e in piena fase di stempiatura.

Su Terra-80777 (che tra l’altro è anche l’Universo d’origine della Fenice che accompagna il team), tutto sembra andare bene, un finale da favola per tutti quanti: la variante dei protagonisti qui è sposata con Mariko e sta per assistere al matrimonio di sua figlia. Questo è un inferno di rovente invidia per l’ex supereroe di Terra-X, che ha abbandonato quella vita anche lui per andare in pensione con sua moglie Jean, ma che invece non è riuscito a trovarsi bene nella vita domestica. Chi ha letto il mio articolo su Wolverine (1982) sa che il definitivo finale felice del personaggio sarebbe quello di ottenere finalmente la vita tranquilla che ha sempre voluto: questo Logan nello specifico vede il suo desiderio più grande venire esaudito e successivamente annullato, dopo che Jean lo lascia. Per tornare al disfattismo di Arma X, legato a un contesto più universale, il suo compagno è disfattista in campo amoroso, diventato convinto di essere completamente inadatto all’amore, incapace di ottenere quello per cui ha sempre combattuto. Eppure, quando Onslaught attacca di nuovo, è proprio questo mutante demoralizzato che prende in mano la situazione e salva tutti, riuscendo a scacciare il demone psionico dal mondo perfetto. 

Poco prima di sbarcare su Terra-31974, Jane ci racconta la sua storia: essendo nata femmina, ha sofferto, rispetto alle sue controparti maschili, ancora di più l’educazione vittoriana ricevuta, molto più severa verso le bambine; quando normalmente James Howlett si troverebbe costretto a uccidere Thomas Logan in una furia cieca, Jane, più lucida che mai, ne approfitta per ottenere la sua libertà. Tramite questo ribaltamento della storia, si può sottolineare la natura di vittima di costrizione tipica del Wolverine principale, spesso famoso per essere trasformato in un’arma al servizio degli altri, mai capace di poter fare quello che vuole o quello che deve. Quando la terza missione inizia, ci si trova di fronte a un pianeta che per colpa di un incantesimo (di cui le specifiche non sono chiarissime, ma per il tono della storia non sono davvero importanti) vede tutti i suoi abitanti resi immortali ma non invulnerabili, quindi ancora vulnerabili a ferite, malattie e dolore in generale. In un capovolgimento della sua storia, viene scoperto che uno dei fautori di questo maleficio è Ulysses Bloodstone, amante di Jane sulla sua Terra, qui posseduto dal demone Ulluxy’l Kwan Tae Syn: l’eroina del 1909 deve uccidere il suo amato per dare la libertà a tutto al mondo e a lui stesso. Questo incantesimo, si scopre, era stato scagliato da Onslaught stesso, che ha un nuovo piano in mente…

In un mondo sconosciuto, ma anche questo caratterizzato da un “happy ending perenne”, il Vecchio Logan tradisce la sua squadra abbattendo facilmente i suoi compagni, sfruttando il suo essere più anziano e più allenato: l’entità psionica lo ha corrotto, convincendolo a poter porre rimedio agli errori del suo passato (egli ha infatti ucciso tutti gli altri X-Men poiché manipolato da Mysterio) se lui l’avesse aiutata a ottenere i poteri della Fenice. Vecchio Logan è l’uomo che ha vissuto troppo, che ha accumulato dolore su dolore, peccati su peccati, che non crede di meritare redenzione, ma che farebbe di tutto per averla. Lo Zombie si unisce a lui e qui vediamo l’ultimo aspetto significativo del personaggio: nella fame infinita del non-morto si scorge il berserker, la bestia indomabile, quasi incosciente, che vuole solo distruggere e divorare per soddisfare in malo modo i suoi bisogni, quella da cui Logan cerca sempre di fuggire. Alla fine, incredibilmente Onslaught vince, dopo che i due traditori invocano la loro alleata e il mostro assorbe la sua Forza Fenice; con un colpo di scena, il superpotente Onslaught viene curato dall’energia cosmica, libero dalle ossessioni della sua psiche, anche lui ora in cerca di libertà e scoperta. I cinque Logan tornano a casa, avendo affrontato i propri demoni in questo viaggio, in un finale dolce sebbene frettoloso.

Quando Chris Claremont ottenne il posto di scrittore di Uncanny X-Men un dubbio lo pervase: “Perché Wolverine, un uomo così terribile, dovrebbe interessarmi come personaggio?” Dopo un po’ di tempo riuscì a convincersi delle potenzialità della figura, un uomo distrutto che cerca con fatica di ricostruirsi una vita. L’universalità di Logan si vede esattamente qui, facendo riflettere su un aspetto che accomuna tutti quanti: la costrizione, che sia intesa come la discriminazione che Wolverine subisce in quanto mutante o il senso di colpa che prova in quanto eterno soldato di guerre che non vuole combattere. C’è qualcosa nella finta liberazione che la rabbia smodata, quasi mostruosa, offre che risuona profondamente di quei momenti di sofferenza che ogni persona vive ogni giorno. Weapon X-Men, nel suo piccolo, pur essendo un’avventura scritta più per divertimento che per altro (Gage perfino annota alla fine tutti gli easter egg che ha inserito, un modo di fare simpatico che riprenderà in altre sue serie, come Battleworld), riesce a mostrare tanti piccoli momenti di umanità, di tristezza, che molto hanno a che fare con la realtà. Voglio terminare questo articolo parlando del Wolverine di Terra-X: nel finale si ritrova nella sua Terra, nel suo salotto, con Jean di fianco. Sono anziani, non sono più in forma, sono stanchi di tutto, ma ci vogliono riprovare. Nonostante tutto, una buona storia su Wolverine (o sui Wolverine) deve finire così: nonostante i nostri pensieri più oscuri, i nostri istinti più crudeli e la nostra voglia di punirci, è bene ricordarci che possiamo sempre provare ad essere felici e possiamo impegnarci per esserlo perché, anche se non ci crediamo, noi lo meritiamo.

Ecco perché abbiamo ancora voglia di parlare di Wolverine.

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