DI ROCCO DE GILIO
Non è prassi consolidata per lo scrivente cimentarsi nella stesura di un panegirico che esuli dalla mera cronaca giornalistica; tuttavia, vi sono contingenze storiche e umane in cui il silenzio diventerebbe una colpevole omissione. Sento, pertanto, l’imperativo morale di tratteggiare un profilo che sia, al contempo, testimonianza e atto di gratitudine per una figura che ha ridefinito il concetto di impegno civile nella nostra municipalità: il Consigliere Comunale della Città di Torino, Angelo Catanzaro.

CHI È ANGELO CATANZARO
Angelo Catanzaro rappresenta una figura di spicco nel panorama politico contemporaneo, capace di coniugare un’intensa attività istituzionale con una profonda missione di sensibilizzazione sociale. La sua carriera è il riflesso di un impegno civile che nasce dal territorio e si proietta verso una visione di società più equa, dove il merito e le opportunità non conoscano barriere.
Nato a Castelvetrano in provincia di Trapani e trasferitosi a Torino all’età di nove anni, Angelo Catanzaro ha costruito il proprio percorso accademico e professionale con una determinazione che è diventata il suo tratto distintivo. La sua ascesa politica ha radici profonde nel Partito Democratico, dove ha saputo distinguersi per una capacità di ascolto non comune e per un pragmatismo orientato alla risoluzione dei problemi quotidiani dei cittadini.
Il suo impegno istituzionale ha trovato una delle massime espressioni nel ruolo di Consigliere Comunale a Torino. All’interno dell’amministrazione, Catanzaro non si è limitato a una presenza formale, ma ha assunto incarichi di rilievo, tra cui la Presidenza della Commissione per le Politiche Sociali e l’Integrazione. In questa veste, ha promosso delibere e iniziative volte a ripensare l’urbanistica in chiave inclusiva, sostenendo che una città accessibile non sia solo un diritto per pochi, ma un valore aggiunto per l’intera collettività. La sua carriera è caratterizzata da una costante ricerca del dialogo, riuscendo a far convergere diverse anime politiche su temi trasversali come la mobilità sostenibile, l’innovazione tecnologica applicata ai servizi pubblici e la difesa dei diritti civili.
Un aspetto fondamentale che definisce non solo la biografia, ma anche l’etica politica di Angelo Catanzaro, è il suo rapporto con la disabilità. Affetto dalla nascita da una forma di disabilità motoria – la paralisi spastica -, Catanzaro ha trasformato una condizione fisica in una potente leva di cambiamento sociale, rifiutando categoricamente ogni forma di vittimismo e puntando tutto sull’empowerment.
“La disabilità non deve essere un limite al talento o all’ambizione, ma uno stimolo per costruire un mondo che non lasci indietro nessuno”.
La sua esperienza personale gli ha fornito una prospettiva unica sulle criticità del sistema urbano e sociale. Per Catanzaro, la lotta alle barriere architettoniche non è una questione puramente tecnica, ma una battaglia di civiltà. Si è fatto promotore di una visione in cui la tecnologia e l’Universal Design diventano strumenti per l’autonomia individuale.
Uno dei suoi cavalli di battaglia è stata la sensibilizzazione sul tema della “vita indipendente“, ovvero il diritto per ogni persona con disabilità di autodeterminare il proprio percorso esistenziale, scegliendo dove e con chi vivere. Attraverso la sua attività, ha dimostrato che la disabilità può convivere con ruoli di alta responsabilità, trasformando la sua sedia a rotelle in un simbolo di mobilità delle idee e di resilienza. Il suo esempio ha contribuito a cambiare la narrazione collettiva sulla disabilità in Italia, spostando il focus dal bisogno assistenziale al riconoscimento del diritto di cittadinanza attiva.
Per tutte queste ragioni, proprio era impensabile che Angelo potesse non far parte della nostra realtà – MERCUZIO AND FRIENDS -, che sposa la sua lotta strenuamente ogni singolo giorno: nell’autunno 2025 lui e sua moglie LAURA scelgono di iscriversi, tesserarsi e associarsi facendosi incoronare MERCUZIANI per mano del mio Augusto Direttore ALBERTO GROMETTO in persona.

IL VIAGGIO OLTRE I LIMITI
Il 7 settembre 2025 rimarrà scolpito negli annali come il momento in cui l’impossibile si è piegato alla volontà di un uomo. Quel giorno, da Torino, ha inizio l’impresa. Sei mesi dopo, il 17 marzo 2026, su cortese e personale invito del Consigliere, ho avuto il privilegio di presenziare, presso il Cinema Massaua, insieme a un fiero drappello di colleghi mercuziani, alla presentazione del progetto documentaristico “Oltre i Limiti“. Tale opera non rappresenta soltanto la documentazione di un’impresa atletica, bensì la sintesi teleologica di una missione esistenziale: restituire il diritto di parola a chi è stato relegato ai margini del consesso sociale.
Il progetto “Oltre i Limiti“, ideato e strenuamente perseguito da Angelo Catanzaro, si è configurato come una sfida di proporzioni monumentali: percorrere una distanza di ben 800 chilometri, dal capoluogo sabaudo fino alla Capitale, avvalendosi di un triciclo a pedalata assistita. È doveroso ammettere che, alla prima enunciazione di tale proposito, lo scetticismo aveva lambito anche gli animi più vicini alla sua causa. La lunghezza del tragitto, coniugata alle oggettive barriere poste da una disabilità motoria, proiettava l’impresa in una dimensione quantomeno temeraria, se non utopistica.
Eppure, Angelo ha smentito ogni previsione infausta, dimostrando con la forza dell’azione che la determinazione individuale, se sorretta da una nobile ratio, può travalicare gli ostacoli della materia. Egli non ha semplicemente coperto una distanza geografica; ha tracciato un solco istituzionale, rammentandoci che la disabilità non è un limite ontologico del soggetto, ma spesso il risultato di una mancata integrazione tra l’individuo e l’ambiente che lo circonda.

In quanto persona che convive con una disabilità psichica, percepisco l’operato di Angelo come un baluardo contro l’indifferenza. La sua lotta incessante, condotta con rigore e abnegazione, si configura come una costante tutela dei diritti inviolabili dell’uomo, così come sanciti dall’Articolo 3 della nostra Costituzione. Angelo non si limita a proporre delibere; egli incarna il principio dell’uguaglianza sostanziale, lavorando affinché ogni cittadino, a prescindere dalle proprie condizioni fisiche o mentali, possa godere del pieno sviluppo della propria personalità.
Sapere che nelle istituzioni siede un uomo che dedica ogni propria risorsa, intellettuale e fisica, alla causa dei diritti civili, infonde un calore che scalda non solo il mio cuore, ma quello di un’intera comunità spesso invisibile. La sua non è politica di facciata, ma una quotidiana battaglia di civiltà volta all’abbattimento di quelle barriere – architettoniche, burocratiche e culturali – che impediscono la partecipazione democratica.
Nel corso del documentario, con l’umiltà tipica delle menti elette, Angelo ha dichiarato di non percepire sé stesso come un “supereroe“. Mi sia concesso, tuttavia, di dissentire fermamente da tale modesta autovalutazione. Se può essere definito eroe colui che mette a repentaglio la propria stabilità per il beneficio della collettività, allora Angelo Catanzaro riveste tale ruolo con onore e naturalezza. Egli è l’eroe della coerenza, della resilienza e della giustizia sociale.


Caro Angelo, questo mio scritto vuole essere un modesto riconoscimento alla tua grandezza umana. Ti ringrazio per avermi insegnato che non vi è traguardo precluso se la motivazione è pura e se il fine ultimo è il bene comune. Sarò sempre al tuo fianco, non solo come spettatore, ma come testimone della tua straordinaria luce.
Nel concludere, tengo a precisare una cosa: caro Angelo, di fronte alla tua impresa non nego di essermi emozionato, ti ringrazio per tutto quello che fai, hai fatto e farai per le persone che hanno disabilità. Nel documentario hai detto di non essere un supereroe: ti sbagliavi, perché sei il mio.
L’ossequio e l’affetto più profondo.
Il tuo “fan numero uno“.


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