DI GIOSUE’ TEDESCHI
Rispedirli a casa è la cosa migliore che possiamo fare.
Peter… Per loro o per te stesso?
Con questo film si conclude la trilogia di Spiderman Homecoming, Far From Home e, appunto, No way home.
Non è mai troppo tardi per rispolverare un vecchio classico con cui si è cresciuti. Questo film è del 2021, e nelle ore di viaggio estive c’è sempre tempo per dare una riguardata all’amichevole Spiderman di quartiere. Ricordo bene che questo film lo vidi per la prima volta al cinema insieme all’Augusto Direttore di “Mercuzio And Friends“. Ai tempi ancora non potevo immaginare che mi sarei trovato qui, su questa vecchia sedia, anni dopo a scriverne una recensione.

Penso sia un film abbastanza conosciuto ma, se per caso non l’aveste mai visto, la trama in breve è questa: il mondo scopre che la vera identità di Spiderman è Peter Parker e la vita diventa impossibile per lui, i suoi amici, e la sua famiglia. Così Peter si rivolge al Dr. Strange che gli offre una via d’uscita: far dimenticare a tutti quelli che lo conoscono che lui è Spiderman. Tuttavia mentre lancia questo incantesimo di memoria Peter interferisce, chiedendo che alcune persone si ricordino ancora di lui. Dr. Strange prova a venirgli incontro; ma a un certo punto perde il controllo dell’incantesimo e altre persone che conoscono la vera identità di Spiderman da altri universi vengono attirate nel loro. Ovvero gli storici nemici Goblin, Sandman, Electro, il lucertolone antipatico e quel bonaccione del Dr. Octopus.
Naturalmente il passo successivo è quello di catturarli per rimandarli nei loro universi, ma Peter ha da ridire.
Strange, non possiamo farlo. Non ancora.
Parker, è il loro destino. Nel grande sistema del multiverso il loro sacrificio ha un valore infinitamente più grande delle loro vite.
Rimandarli indietro vorrebbe dire condannarli a morire combattendo Spiderman. Bruttino. Così l’idea geniale è quella di guarirli lì, in quell’universo. Privarli dei loro poteri e soltanto dopo dirgli addio. Tuttavia, come non potrei dir meglio:
Fidati Peter. Quando cerchi di riparare le persone ci sono sempre conseguenze.
Così tutti iniziano a inseguire tutti cercando ognuno di realizzare il suo ideale. Soprattutto perché suona sbagliato dall’inizio “riparare le persone”.

Insomma un po’ un raduno di tutti i nemici di Spiderman della storia, una spider-rimpatriata con un finale agrodolce. Tutto nell’ambito di un bel controllo delle individualità dei personaggi; dico così perché mi pare un po’ sciocco Dr. Strange che continua a fare incantesimi delicati davanti a Peter. Cioè stai chiedendo che te li rovini. Ammetti che in realtà ti piace il casino e basta, siamo tutti contenti. C’erano mille modi di farlo funzionare e ha scelto l’unico che non funziona. Un po’ troppo obbligato per far andare avanti la storia. Come anche era controllato che Zia May dovesse morire. Ebbene sì, non credo sia neanche più uno spoiler a questo punto. E’ connaturato alla natura di Spiderman avere una Zia May che ci lascia le penne.
È triste pensare che non ci sia un universo in cui Zia May non muore. Suona un po’ di destino, e a nessuno piace che vengano prese decisioni al posto suo. A parte qualcuno di mia conoscenza, ma solo quando si tratta di scegliere che pizza prendere. Eppure un universo in cui lei vive, nel multiverso, c’è. Però in quell’universo manca Spiderman.

Tra tutti i momenti difficili però, con la delicatezza tipicamente Marvelliana, ci sono anche degli stacchi comici. Un po’ di autoironia non fa male a nessuno:
E poi sono caduto in una vasca di anguille elettriche.
Scherzi, io sono caduto in un super collisore.
Accidenti… Devi stare attento a dove cadi.
Questi super cattivi sono comunque umani a pensarci, a parte Sandman. Forse l’idea di tenerli in una gabbia per giorni senza cibo, acqua, o un bagno non rispetta molti diritti, per fortuna non ci sono rimasti molto.
Ma essenzialmente guardi questo film per vedere i mille modi in cui Dr. Strange modifica la realtà e lo spazio. Ci piace la geometria e ci piace pensare lo spazio come non lineare, se poi ce lo fanno anche vedere come sanno fare alla Marvel non possiamo che amarli. Sanno darci quello che vogliamo, e noi gliene siamo grati ogni minuto. Specialmente quando mettono i richiami ai meme dell’internet in un film canonico.
When you help someone. You help everyone.
Film che in sé penso sia un po’ caotico. Non me ne intendo di montaggio e di regia, ma ho l’impressione che cerchino i cambi di inquadratura frequenti. Così come di avvicinare i momenti di azione, anche se non per forza di tensione. Sembra che l’idea sia di farlo quanto più simile a un reel, dove i frequenti cambi di inquadratura servono a mantenere alta l’attenzione dello spettatore. Però questo è un film, benché comunque un film di Spiderman. Capisco anche che il target per questo tipo di prodotto apprezzi i frequenti cambi di scena, la velocità che danno al film. Ma è un film, non un reel. Quindi, se proprio vogliamo trovare dei difetti in un magnifico film del nostro ragno preferito, posso argomentare che i troppi stacchi da un punto di vista a un altro stancano molto lo spettatore durante la visione.
A parte questa nota a margine, rimane una degna conclusione per la trilogia della casa.


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