Se vi state chiedendo chi è il misterioso personaggio invisibile della copertina, la risposta arriverà tra poche righe. Prima, permettetemi di ricreare l’atmosfera in cui ero immerso quando per la prima volta mi imbattei nel mondo di cui sto per raccontarvi.
Era un freddo inverno durante la pandemia da coronavirus, nel lontano gennaio 2021. Nel pieno della mia carriera da studente universitario, mi servivano i tanto agognati CFU (per i non avvezzi, si tratta dei crediti formativi universitari, simili a punti fedeltà necessari per guadagnarsi il titolo di laurea). A venirmi in aiuto, una proposta apparentemente accattivante: un incontro online (rigorosamente, vista l’emergenza sanitaria in corso all’epoca) dedicato al tema della pseudoscienza. Da allora la mia vita non fu più la stessa. Come direbbe il Sommo Poeta: galeotto fu il seminario, e chi lo condusse…
Scoprii che la pandemia aveva soltanto accentuato un fenomeno molto diffuso a tutti i livelli della società, riaccendendo un dibattito più che mai necessario. Quanta fiducia riponiamo nella scienza e in chi la fa? A quali teorie, scientifiche e non, attribuiamo valore?
Partiamo dal principio: chi è l’anonimo misterioso in copertina? L’immagine si riferisce ad una vicenda realmente accaduta negli Stati Uniti nel 1995. Due uomini rapinarono due banche nell’area di Pittsburgh, Pennsylvania, ma furono arrestati poco tempo dopo poiché facilmente riconosciuti dalle forze dell’ordine tramite le videocamere di sorveglianza [1]. Ebbene sì, i due ingenui criminali non si erano travestiti o camuffati in alcun modo. O meglio, credevano di averlo fatto: si erano infatti cosparsi il viso, a detta loro, con succo di limone. Credevano che avesse proprietà simili all’inchiostro invisibile, rendendoli irriconoscibili e quindi salvi da ogni indagine di polizia. Come prevedibile, il succo di limone non possedeva tali capacità quasi magiche, e furono scoperti. Si racconta che al momento dell’arresto, uno dei due furfanti abbia esclamato: «But I wore the lemon juice». Stupito dell’inefficacia del suo metodo casalingo. Ma come aveva potuto credere ad una tale sciocchezza? Certamente si era assicurato che funzionasse: le cronache riportano che lui stesso abbia dichiarato di aver verificato l’effetto del succo autofotografandosi. Peccato che, nella sua sbadataggine o ignoranza, non avesse rivolto l’obiettivo nella direzione giusta… Anche se fosse stato un malaugurato malfunzionamento tecnico nella macchina o nella pellicola fotografica, viene da domandarsi come abbia potuto fidarsi di una “prova” così poco convincente per ritenersi soddisfatto della sua teoria.
La ricerca scientifica in ambito psicologico prese spunto da questa vicenda emblematica per teorizzare un fenomeno oggi noto come effetto Dunning-Krueger, dal nome dei due ricercatori che formularono tale concetto. In parole povere, l’autore della rapina era talmente stupido da non potersi rendere conto di esserlo. Eleviamo il lessico: quando un individuo è incompetente nell’ambito di cui si sta occupando, tende a giungere a conclusioni errate e perdipiù la stessa incompetenza gli impedisce di rendersi conto dell’errore. Mi avvalgo delle parole di un illustre scienziato, Charles Darwin, che si dice abbia affermato che «l’ignoranza genera fiducia più spesso della conoscenza». Anticipò, insomma, le conclusioni di Dunning e Krueger.
Cosa c’entra tutto questo con la pseudoscienza? Cominciamo dalle definizioni. Pseudoscienza significa falsa conoscenza e indica tutte quelle pratiche o teorie che sembrano scientifiche ma non lo sono in realtà [2]. Usano apparentemente la logica e ragionamenti scientifici, ma portano a conclusioni mendaci, spesso costellate da interpretazioni soggettive. È pseudoscienza quando non muta nel tempo, è vaga, si basa su dettami di personaggi autorevoli del passato che non possono essere contraddetti, quando non presenta prove riproducibili o confutabili. Esempi di queste teorie includono l’astrologia, l’omeopatia, la lottologia (cioè le presunte regole che sottendono al gioco del lotto), l’interpretazione dei sogni, il creazionismo (per alcuni), ma anche la grafologia e il feng shui. Esistono anche teorie, come la deriva dei continenti, che fino al raggiungimento di prove a loro sostegno erano considerate pseudoscientifiche, per poi cambiare status. A tutelare i cittadini dalle imboscate della pseudoscienza è intervenuto il CICAP, Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze, fondato da Piero Angela proprio per indagare queste false teorie. Grazie, Piero, anche per questa intuizione.
Dopo aver chiarito cosa NON È scienza, cos’è invece la scienza? Cosa la rende tale, e distinta dal resto? Direi che la scienza la fa il metodo. E intendo il modo con cui si osserva e analizza la realtà, più che i dati che se ne ottengono. Non conta quello che sia il risultato, basta che sia stato descritto con un metodo condiviso e rigoroso. Ma un metodo a prova di scienza non è al servizio esclusivo dei soli scienziati e ricercatori “ufficiali”! Anche noi comuni cittadini possiamo giovarne, per esempio per comprendere ciò che ci viene imposto dalla politica o propinato dai media. Il ruolo della scuola in questo è preminente, perché dovrebbe fornire a tutti gli strumenti necessari per comprendere la miriade di informazioni che ci si presentano. Da scienziato ve lo posso confessare: non importa sapere a memoria le formule chimiche di ogni molecola, bensì affinare la capacità di cercare informazioni affidabili da fonti attendibili e costruirsi in autonomia la conoscenza mancante, sperimentando nuove ipotesi. È questo, in sintesi, il metodo scientifico. Galileo Galilei ne fu il padre, di questo metodo scientifico moderno. E nonostante siano trascorsi circa 400 anni dalla sua teorizzazione, non si è ancora affermato come metodo indiscusso, c’è chi lo avversa e chi lo sostiene.
Se c’è un tema su cui la pseudoscienza ha costruito castelli, anzi vere e proprie fortezze apparentemente inespugnabili, quello è il cambiamento climatico. A tal proposito, un esperto ci aiuta a fare chiarezza sfatando i miti e le false credenze sull’innalzamento delle temperature globali e non solo, nel suo testo “Ha sempre fatto caldo! E altre comode bugie sul cambiamento climatico” edito da Aboca. L’autore, Giulio Betti, ci accompagna in un susseguirsi di convinzioni errate sui cambiamenti del clima cui assistiamo nella nostra epoca, suggerendoci che in realtà si tratta di erronee interpretazioni degli eventi naturali. Con le lenti della scienza, invece, spiega i processi globali che stanno alla base dei fenomeni climatici, dimostrando che i negazionisti hanno semplicemente torto. Per esempio: “Ma se gli antichi Romani indossavano sempre la toga, significa che anche allora faceva caldo!”, oppure “Perché ci vogliono convincere del surriscaldamento del pianeta, quando invece assistiamo ad ondate di gelo o nevicate eccezionali, in talune occasioni?”. Vi risparmio le risposte, fornite a regola d’arte (anzi, di scienza) dall’autore, rimandandovi al saggio menzionato, che consiglio vivamente.
Perché siamo portati a credere a tali teorie strampalate? A mio parere (e ribadisco che si tratta di una mia pura opinione), la scienza non è “naturale” come forma di pensiero, nel senso che non risulta automatica per tutti, richiede sforzo: il bias di conferma, le teorie del complotto, e simili fenomeni cognitivi ne sono l’esempio. Mi spiego meglio: il bias di conferma è una forma di pregiudizio che la nostra mente mette in atto quando dà credito solo alle situazioni che avvalorano la nostra stessa convinzione. È quello che succede quando diciamo «Vedi che è come dico io?». Quindi una sorta di attaccamento alle proprie idee condizionato dal punto di vista individuale, che può essere scorretto e non scientifico. Se, per esempio, per mia esperienza personale ho sempre associato l’allineamento dei pianeti alla riuscita dei miei esami universitari, tenderò a credere a questa teoria, pur non avendo prove scientifiche a sostegno di questa tesi. Fintanto che la scienza non dimostrerà un rapporto di causa-effetto tra i due fenomeni (cosa che reputo di remota possibilità), non potremo considerarlo un processo cognitivo razionale, dunque scientifico. E le teorie del complotto funzionano in modo simile: si tratta di meccanismi che attribuiscono spiegazioni semplici a situazioni assai complesse, spesso legate alla politica e ai massimi sistemi. Sono le dinamiche cospirazioniste, che vedono un disegno malvagio dietro ogni aspetto delle nostre società. Si tende a credere a queste teorie perché apparentemente gratificanti, nonostante esistano magari delle motivazioni scientifiche più plausibili, ma anche già confermate. Il fatto è che, come sostenevo in precedenza, il pensiero scientifico richiede impegno, non si vende con facilità. La pseudoscienza ha invece un potere travolgente e ammaliante, gli scienziati quindi devono farsi agguerriti per sostenere la propria posizione.
A completare questa riflessione, provo a rispondere ad un quesito che sorge spontaneo: al mondo ci dev’essere spazio solo per la scienza? Certo che no: esistono l’astrologia, la fede, l’omeopatia, la magia, la superstizione, l’alchimia, la fantasia… Tutte legittime forme di conoscenza del mondo, incantevoli e capaci di generare meraviglia e felicità, ma non possiamo definire quelle conclusioni “scientifiche”. Ognuna di esse sfrutta un apparato di strumenti differenti per esplorare la realtà e porsi domande, trovando risposte che sono la diretta conseguenza delle premesse utilizzate. Ma se, per esempio, la politica decide di basare le proprie scelte su una di queste metodologie, non può avvalersi delle altre contemporaneamente, perché sarebbe incoerente. Si veda l’esempio dell’agricoltura biodinamica, la cui validazione fu discussa tempo fa in aula al Senato della Repubblica [3]. Vi riassumo la vicenda: nel maggio di quello stesso anno, il 2021, fu portata avanti una proposta di legge che avrebbe promosso pratiche agricole di stampo esoterico (riporto le parole della Senatrice Cattaneo, che potete trovare al link indicato qui). Si dibatteva, infatti, sull’opportunità di sostenere protocolli al limite della magia, quali la preparazione del cosiddetto cornoletame, ossia una sostanza concimante inserita in un corno di vacca primipara per potenziarla. Non è sinonimo di biologico, anzi (e pure sulla maggior salubrità dell’agricoltura biologica ci sarebbe da dibattere ulteriormente). Siamo al limite della stregoneria, eppure gli studi scientifici degli esperti agronomi sarebbero stati equiparati a pratiche quali l’uso di vesciche di cervo piene di achillea. Se avete storto il naso, cari Lettori, vi capisco. Non sembra nemmeno concepibile che la nostra classe politica dedichi tempo e spazio ad argomenti simili, ma tant’è… Rimanendo sul nostro tema, questa vicenda getta luce su un problema tutt’altro che marginale della nostra società: la pseudoscienza è fra noi, riscuote successo, smuove le masse e guida addirittura i meccanismi decisionali. Erigere un muro contenitivo è d’obbligo. Per citare nuovamente la Senatrice e scienziata Elena Cattaneo: «Lo spazio pubblico va presidiato dalla scienza, altrimenti rischiamo di lasciare campo libero ai ciarlatani che, purtroppo, sono ben più bravi degli studiosi a comunicare e convincere». Ecco che torna prepotente il tema della comunicazione: non serve possedere grandi conoscenze scientifiche, se poi non sappiamo comunicarle ai più in modo solido e incisivo creando una cultura del pensiero scientifico.
In tale contesto in cui la scienza è messa alla prova da teorie pseudoscientifiche, vengono in nostro soccorso dei nuovi supereroi: i comunicatori scientifici. Come moderni Superman, combattono il nemico in vari modi per far trionfare la scienza. Lo fanno di professione, ognuno con la sua caratteristica distintiva, ma uniti per un’unica missione: rendere il metodo scientifico trasparente e comprensibile a tutti, mostrandone la potenza e la solidità. Se ancora non vi siete accorti della loro presenza o importanza, è perché si tratta di un campo ancora in crescita – soprattutto nel nostro Paese – ma presto ne sentirete parlare. Oso affermare addirittura che saranno proprio loro, i comunicatori della scienza, a guidare la prossima rivoluzione culturale del nostro tempo.
Certamente l’umanità si è retta su forme non scientifiche di cultura e progresso per millenni, e la Storia ha fatto il suo corso in ogni caso. Ma ciò non significa che le cose andassero meglio o fossero più trasparenti. La scienza garantisce, dalla sua parte, un metodo riproducibile, solido, rigoroso per affermare che una cosa è vera. Si lascia mettere in discussione, e proprio ciò la rende forte. Permette di correggere e migliorare le nostre conoscenze, per poi sfruttarle per applicazioni pratiche sempre più efficienti. Non è granitica, non è un monolite intoccabile. Cosa che, come saprete, non contraddistingue certe forme di spiritualità, per dirne una a caso… Sta al nostro cuore scegliere a quale strada affidare la nostra vita e guidare i nostri valori. Ma attenzione: ogni decisione porta responsabilità e conseguenze. Non credere nella scienza e nella medicina, per esempio, significa non poter cedere – per coerenza – all’uso di medicinali “scientificamente approvati”, al consumo di alimenti “scientificamente prodotti”, o all’impiego di tecnologie “scientificamente sviluppate”. Insomma, il rischio di autocontraddirsi è dietro l’angolo…
Per concludere, l’invito per questo nuovo anno è rivolto a tutti Noi, Cari Lettori: lasciamoci scavare la mente con le forme della scienza, non per una fede irrazionale nel pensiero scientifico in sé, ma perché esso porta ordine, chiarezza, umiltà di fronte agli errori e agli imprevisti. Tutte qualità di cui abbiamo estremo bisogno, come scienziati e come esseri umani.
P.S. Se sei arrivato fin qui, vuol dire che l’argomento ti incuriosisce: ne sono felice! Ti invito, dunque, a seguire la mia serie vodcast su YouTube: A Viva Voce. In compagnia di chi fa Scienza tutti i giorni, parliamo dei risultati della ricerca scientifica e di come faccia parte della nostra vita quotidiana, anche se non ce ne accorgiamo. E andiamo oltre: ti convincerò che la Scienza non è cosa lontana dall’essere Umano in senso lato. Può essere anch’essa Arte, Cultura, Bellezza. Alla prossima!
(Uno dei due rapinatori citati in apertura dell’articolo, col viso cosparso con succo di limone: una faccia molto più riconoscibile e visibile dell’anonimo misterioso mostrato in copertina!)
Mercuzio and Friends è un collettivo indipendente con sede a Torino.
Un gruppo di studiosi e appassionati di cinema, teatro, discipline artistiche e letterarie, intenzionati a creare uno spazio libero e stimolante per tutti i curiosi.
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale
Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici.L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.