Side By Side, capitolo 11: Toy Story 3 – La grande fuga

DI SARA MORENA

Buon pomeriggio a tutti, bentornati a Side By Side. Oggi vi parleremo del terzo film del più grande successo Pixar, una pellicola del 2010, si tratta di Toy Story 3 – La grande fuga

I nostri amici giocattoli ritornano per uscire dall’universo della casa di Andy. Woody e i suoi compagni hanno già esplorato il mondo al di fuori della casa del padroncino, ma questa volta vi si addentrano pienamente e ne diventano parte. Andy è ormai quasi maggiorenne, e sta per andare al college, ha superato da tempo l’età dei giochi insieme alla sorellina. È quindi arrivato il momento cruciale per i fedeli compagni, dato che non è certo di dove andranno a finire. Da questa incertezza si scatena una serie di disguidi e malintesi fra loro e Woody. I primi convinti che il padroncino voglia buttarli, il secondo a conoscenza della realtà dei fatti, ma non creduto dagli amici, che finiscono trasportati in un asilo. La struttura sembra essere una soluzione, dapprima, poiché i giocattoli diventano proprietà della scuola e non corrono il rischio di essere buttati. Ma ben presto scoprono che la nuova realtà che li circonda è gestita dal regime oppressivo del vecchio orsacchiotto rosa Lotso Grandi Abbracci e di fronte a questo Woody dovrà combattere per salvare i compagni e farli tornare da Andy.

Il tema della crescita del bambino era già stato trattato nel secondo film, ma con questo seguito la questione viene approfondita portandoci ad una soluzione che offre un’ulteriore speranza ai giocattoli di Andy, senza dover temere di essere buttati, maltrattati o distrutti. Andy, nonostante sia cresciuto, non ha dimenticato di essere stato bambino, perché sente ancora vivo il legame con i propri giocattoli, malgrado non li usi più. Sotto questo aspetto viene ripresa l’importanza dei ricordi che ci rendono consapevoli di chi siamo. Nella realtà i giovani, quando diventano grandi, rifiutano la propria parte bambina e vengono presi dalla fretta di crescere e diventare adulti. Di conseguenza dimenticano facilmente i giocattoli con cui hanno giocato, e c’è chi li vende o li butta senza curarsene troppo. Ma Andy non ha scordato cosa hanno significato i suoi giochi per lui e, pur comprendendo l’importanza di lasciarli andare, li dà in eredità alla piccola Bonnie, rassicurato dai riguardi che la bambina ha per i giocattoli. Facendo questo Andy dimostra di avere cura dei suoi compagni anche nel momento in cui decide di donarli, senza sbatterli dove capita e scegliendo accuratamente la persona a cui destinarli.

Però, diversamente dal primo film e dal secondo, non c’è un essere umano che interpreti il ruolo del villain. L’unico cattivo è il vecchio orsacchiotto. Il mondo dei giocattoli entra quindi nel pieno della sua realtà, mostrandone le sfumature e dimostrando che i buoni e i cattivi esistono anche al proprio interno. E fra i cattivi c’è anche chi si ravvede, come il bambolotto neonato, uno dei personaggi più inquietanti del film dato che la sua tenerezza si mescola con il suo iniziale ruolo di complice del villain, per poi straziare il cuore dello spettatore nel momento in cui prende coscienza dei propri errori e di fronte alla prepotenza di Lotso reagisce piangendo come un vero neonato. Il film non si risparmia neanche nel mostrare la fine che possono fare i giocattoli quando non vengono riciclati e vengono buttati, nella scena in cui Woody e i suoi amici rischiano di essere fusi insieme ai rifiuti di una discarica.

Ancora una volta la trama di Toy Story viene incontro al pubblico, accordando la fantasia data dai giocattoli dotati di anima con la realtà in cui viviamo. Se nel primo film abbiamo imparato l’importanza di sapersi prendere cura dei propri giochi e con il secondo l’importanza di non dimenticarli, il terzo film c’insegna a non sotterrare la nostra infanzia nel passato, perché anch’essa è parte di noi e di quello che siamo oggi. Andy, lasciando andare i propri giocattoli non offre soltanto loro un posto in cui poter servire ancora, ma porta avanti il proprio spirito attraverso di essi, come un genitore che lascia andare i propri figli lasciando una traccia di sé. Toy Story 3 trasmette l’accettazione piena di chi siamo, sia nel nostro presente che nel nostro passato, ma anche la capacità di trasformare quello che abbiamo avuto in ricordo e lasciarlo andare.

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