DI ALBERTO GROMETTO
Sapete che il Mondo non è mai andato così veloce come adesso? Bella scoperta!, direte voi. Al giorno d’oggi tutto è più veloce, rapido, lesto, tecnologico, automatizzato… ed è un’evoluzione che ogni giorno si velocizza velocemente sempre più.
Il Maestro CHARLES DARWIN, la massima autorità tra i naturalisti, sosteneva che l’evoluzione fosse un qualcosa di graduale, lento e paziente ma continuo e insistente, come l’avanzata dei ghiacciai o il muoversi dei continenti. Nel 1859, in quello che è il suo più grande trattato col quale fece la Storia, «L’ORIGINE DELLA SPECIE», scrisse:
“Non vediamo nulla di questi lenti cambiamenti in atto fino a quando la mano del tempo non segna il lungo trascorrere delle epoche”.
Ma, allora, oggi? Oggi le cose sono molto diverse. Smarcandoci da natura o piante o animali, e concentrandoci su una bestia vera, l’uomo… se guardiamo alla sua storia e alle recenti rivoluzioni che si è “portato a casa”… non ci rendiamo forse conto che le evoluzioni, i progressi e le trasformazioni a cui è andata incontro la nostra società già solo negli ultimi cinquant’anni sono molto maggiori, intensi, drastici di quelli a cui è andata incontro nei cinquecento anni compresi tra il 1400 e il 1900, tanto per fare un esempio?

Le evoluzioni rivoluzionarie o rivoluzioni evolutive, mettetela come volete!, hanno portato l’essere umano da una società di cacciatori ad una di agricoltori in 90.000 anni, per passare ad essere industriali in soli 10.000 anni, per poi scoprire l’energia atomica in 200 anni, per poi farsi informatici in 50 anni, e poi… e poi? E poi il cosiddetto progresso sempre più rapido e veloce ha portato alla scoperta di nuove medicine che ci curino, all’invenzione dei cellulari senza i quali ora non sapremmo come vivere, alla nascita del Web che fortunatamente esiste anche solo per il fatto che esso vi permette di leggere questo articolo. Allo stesso modo però, ricordiamolo!, Morte e Distruzione sono arrivate altrettanto rapidamente, come in due località giapponesi chiamate “Hiroshima” e “Nagasaki”. E dove le mettiamo le droghe letali? Oltre che, ovviamente, la dipendenza da social che sta ammazzando la socialità vera.
Il progresso è bello, va bene!, ma anche brutto. Andiamo avanti, d’accordo, ma nel mezzo qualcosa lo lasciamo indietro e lo perdiamo per sempre, smarriamo quel che che non tornerà e dietro cui vi è un’arte, una cultura, una certa bellezza che non avremmo mai più e che fino a quel momento avevamo invece sempre avuto.
L’iper-tecnologia, il voler ottimizzare il proprio tempo e massimizzare i propri risultati, la continua corsa e rincorsa verso la modernità, l’avvento dell’intelligenza artificiale, le macchine, i robot… tutto questo sta portando molte professioni e attività, che prima erano di competenza esclusivamente umana, a sparire irrimediabilmente. E la cosa non è un po’ triste? Non vi preoccupa? Pensare che per esempio uno dei lavori più antichi del mondo, quello del contadino, potrebbe scomparire dinanzi all’automazione del processo agricolo e all’arrivo di “robot-coltivatori” soprannominati “farmbot”, non vi infonde una malinconia struggente?
Eppure: niente panico!, forse una speranza c’è ancora. Perché in un mondo che, sempre più rapido e veloce, corre lungo la sua traiettoria, sopravvivono miracolosamente alcuni mestieri incredibili, professioni bislacche, figure straordinarie, attività assurde, realtà paradossali che, alla stregua di macchie indelebili che sporcano il bavaglio ipermoderno della nostra “pulitissima” stra-lesta società, rimangono e non se ne vanno nemmeno con sapone e acqua a volontà. Il solo pensare che “cose” del genere… e usiamo questa parola così vaga e indefinita proprio per non dare una definizione di categoria precisa… il solo pensare che cose del genere esistano va contro le Leggi Fisiche del Tempo e della Natura, sono fuori-dal-mondo, perché cose di questo tipo non dovrebbero esistere più. E invece esistono.
Che fortuna benedetta il fatto che esistano queste due parole che sanno di meraviglia: E INVECE.
Il fatto che queste cose esistano credo che in qualche modo la dica lunga sull’Umano. Su di Noi. In che modo? Vediamolo!

Il primo esempio che mi viene in mente riguarda quella che fu la mia vacanza nella splendida SCOZIA. Stavo ammirando quella bellezza che è IL CASTELLO DI EDIMBURGO, sentendo affascinato e incantato i mille e più racconti che aveva da narrarmi sulla storia di tale monumentale fortezza la mia guida CLAUDIA, la cui gentilezza e squisitezza mai dimenticherò. Da lassù la vista era uno spettacolo, e la storia che si respirava entro quelle mura ti faceva essere in un luogo come “tagliato fuori dal tempo”, come se le Guerre Mondiali o i cellulari o l’energia atomica non fossero mai arrivati, come se lo scorrere dei secoli si fosse fermato.
Ad un certo punto però Claudia, persona dotata di un ineguagliabile talento nella narrazione, catturò la mia attenzione quando mi raccontò del “GOVERNOR” del Castello. V’era un tempo lontano in cui ogni giorno, esclusa la Domenica, alle ore 13.00 un cannone posto in una zona settentrionale della magione, la Mill’s Mount Battery, sparava. Perché? Semplice: per permettere a tutti i cittadini della scintillante Edimburgo di regolare i propri orologi. Quel tempo lontano però, è questo il fatto!, non è poi così lontano. Quel tempo non è mai passato. Il cannone, detto “ONE O’CLOCK GUN”, spara ancora oggi. Così che gli abitanti di Edimburgo possano ancora regolare i loro orologi. Ma perché lo si fa? Serve ancora? Non esistono gli orologi digitali? Sì, certo, ma loro se ne fregano. E lo fanno ancora adesso.

Cosa c’entra il Governor in tutto questo? Ebbene, il Governor è un militare con una lunga e onorata carriera alle spalle a cui viene affidato tale incarico, che tiene per tutta la vita fino alla fine dei suoi giorni, e che va interpretato come il massimo degli onori. È colui che ha il controllo del Castello di Edimburgo. D’accordo, okay, ma questo cosa significa esattamente? In cosa consiste il suo lavoro? Soggiornare all’interno del Castello con la sua famiglia e poi, verso il mezzogiorno, nominare tra i suoi soldati quello che azionerà il cannone quel giorno. Stop. Quando Claudia me lo raccontò, la prima cosa che dissi fu: “Vorrei averlo io un lavoro del genere!”. E non credo di essere il solo che sarebbe ben contento di una simile professione. È la massima rappresentazione del posto fisso, sicuro, a vita, semplice semplice. E poi, cavolo!, c’è un cannone che non spara se tu non “lavori”. È con mia grande amarezza che ho appreso subito dopo che solo un militare d’alto rango con dietro una carriera intera può accedere a questo posto lavorativo. Peccato.

Ora, però, qual è il fatto? Che riflettendoci, mi son reso conto della poeticità antica e sognante di questo mestiere. Va bene, d’accordo, il Governor sicuramente non sarà uno che si spezza la schiena, okay… ma col suo solo esistere, attenendosi a quei rituali che vivono da secoli e secoli, dedicando il suo tempo a quella cosa vecchia e polverosa e che oggi non ha più senso di esserci, si rende invece un romantico Eroe del Significato.
Perché non importa se una cosa non importa più, non conta nulla il fatto che abbia smesso di contare. Se conta anche solo per una persona che quella cosa se la ricorda e se la ricorderà per sempre, allora quella cosa conta.
E non posso fare a meno di commuovermi all’idea che, dopotutto, se sei di Edimburgo, e vivi una brutta giornata, in cui tutto è andato storto, e nulla ti sembra al posto giusto, quantomeno all’una del pomeriggio potrai prendere in mano il tuo orologio, osservare su in alto nel cielo quel maestoso maniero in cima alla collina da cui domina la città e aspettare.

E allora potrai sentire lo sparo, quello sparo, che è sempre con Te, ogni giorno.
E allora potrai dire: Il Governor ha fatto il suo lavoro anche oggi!
E allora potrai regolare il tuo orologio, e nel farlo metterai a posto anche te stesso, e la tua giornata, e la tua vita.
Esistono tanti esempi di questo tipo, piccole perle meravigliose che meritano di essere scoperte e portate alla luce, e state pur certi che “nelle prossime puntate” lo faremo.
Ma nel frattempo regolate i vostri orologi sull’ora che desiderate, Care Amiche e Cari Amici, incuranti del tempo passato, fingendo magari di sentire quel frastuono da cannone in lontananza: che passi un secondo o un secolo, qualsiasi cosa abbia contato qualcosa, ha il diritto e il dovere di continuare a contare.









