DI ALICE POLIN

Il primo di gennaio è uscito nelle sale cinematografiche l’ultimo lavoro del maestro Hayao Miyazaki. A 10 anni di distanza da Si alza il vento, Miyazaki decide di salutare il suo pubblico con un ultimo capolavoro: Il ragazzo e l’airone (How do you live? è il titolo originale del film).
Un ultimo viaggio all’interno del mondo del regista/sceneggiatore/fumettista e animatore che da oltre cinquant’anni riesce a far emozionare grandi e bambini.
Come ogni film del maestro esistono più chiavi di lettura e chi conosce a fondo le altre pellicole riuscirà a cogliere la bellezza e l’immensità di quest’ultimo.
Quello che stupisce il pubblico è la quantità di cenni autobiografici presenti nel film.
Miyazaki non ha mai voluto mescolare la sua vita con i suoi lavori, o almeno non in modo così evidente: il film parla della storia di Mahito Maki, un ragazzo di dodici anni che nel 1943, durante la guerra del Pacifico, perde la madre Hisako (deceduta durante l’incendio dell’ospedale in cui era ricoverata).
L’anno successivo Mahito e il padre Shoichi lasciano Tokyo e si trasferiscono in campagna nella casa di Natsuko, zia del ragazzo e amante del padre.
Il ragazzo fa fatica ad ambientarsi in questa nuova realtà.
La sua attenzione però viene catturata dalla presenza di un airone cenerino che sembra interessato a mettersi in contatto con lui.
Un giorno decide di seguirlo per il bosco e scopre l’esistenza di una misteriosa torre, ormai abbandonata. In seguito si verrà a conoscenza che quell’edificio appartiene alla sua famiglia da secoli e nessuno sa come e chi l’ha costruita.
Qualche tempo dopo, Mahito vede la matrigna allontanarsi verso quella torre e decide di seguirla, finendo per imbattersi nell’airone. Mahito lo ferisce al becco con una freccia, e così viene fuori che dentro l’uccello vi è un piccolo uomo bizzarro, il quale accetta (un po’ controvoglia) di condurre Mahito nel mondo magico che si cela all’interno della torre.


Così inizia un viaggio, in una sorta di aldilà pieno zeppo di simbolismi che vanno dalla Divina Commedia (Fecemi la divina potestate, frase incisa all’ingresso del palazzo) ai quadri/romanzi/film e simboli della cultura sia occidentale che orientale; la figura dell’airone, ad esempio, nella cultura giapponese è un animale che simboleggia la purezza, la morte e/o il passaggio da una dimensione all’altra.


Miyazaki all’interno di questo film mette tutto il suo passato e il suo futuro:
– Il titolo originale prende spunto dall’omonimo romanzo di Genzaburo Yoshino, opera che ha ispirato Hayao Miyazaki nel corso degli anni.
– L’infanzia di Mahito ricorda molto quella del Maestro; inoltre il personaggio del ragazzo è stato disegnato ispirandosi a come Miyazaki era da bambino, così come il personaggio di Shoichi è ispirato al padre impiegato in un’industria manifatturiera di componenti per aeroplani.
– I personaggi dell’airone e del prozio sono invece ispirati a Toshio Suzuki (airone) e Isao Takahata (prozio), con i quali ha condiviso tanti anni di amicizia e collaborazioni all’interno dello Studio Ghibli.
«Ha detto che Takahata ha scoperto il suo talento e lo ha aggiunto allo staff. Penso che Takahata-san sia stato colui che lo ha aiutato a sviluppare le sue capacità. D’altra parte, il rapporto tra il ragazzo e l’airone è un rapporto in cui i due non si arrendono l’uno all’altro, si spingono e si tirano.»
– La figura della giovane Kiriko è ispirata alla colorista Michiyo Yasuda, deceduta nel 2016.
– L’aldilà creato è un posto molto bello, colorato e accogliente come se ci fosse l’intenzione di accettare la fine di un percorso sia lavorativo che umano. Anche la ricerca del prozio di un successore può essere intesa come una domanda che Miyazaki si pone da tempo:
“Una volta che me ne sarò andato, chi si prenderà cura del mio regno?”


È a tutti gli effetti un film testamentario, molto più forte e impattante di Si alza il vento e anche più complesso da vedere e da comprendere.
Se siete amanti del mondo creato dallo Studio Ghibli allora vi consiglio di prendere un biglietto e godervi questo toccante saluto.


Fonte delle foto: profilo Instagram di Lucky Red
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