DI ELODIE VUILLERMIN
Tra i miei generi preferiti non posso non annoverare i gialli. E la saga I delitti di Fjällbacka di Camilla Läckberg è entrata di diritto tra le mie preferite in assoluto, accanto a quella fantasy sul mondo di Deltora. Preparatevi a un tuffo nel cuore della Svezia, alla scoperta dell’Agatha Christie del Nord. Sarà un viaggio lungo, diviso in undici libri. Si parte con La principessa di ghiaccio, un caso da brividi (in tutti i sensi).
Il tutto comincia quando Erica Falck, scrittrice in piena crisi personale e creativa, scopre il cadavere di Alexandra, sua amica d’infanzia con cui aveva perso i contatti. La donna giace nella vasca da bagno piena di ghiaccio di una casa, con i polsi tagliati. Sembra suicidio, ma i genitori non sono affatto convinti che lei possa aver compiuto un simile gesto. Desiderosa di rendere giustizia alla memoria dell’amica, Erica si mette a indagare. Ad affiancarla c’è Patrik Hedström, suo amico d’infanzia da sempre innamorato di lei, ma che per vari imprevisti nella vita non ha mai potuto dirglielo.
Ben presto emergono i segreti che Alexandra teneva nascosti e che le facevano paura al punto da non confidarsi con nessuno. Segreti che hanno un legame con la sorella Julia, la ricca famiglia Lorentz e Anders Nilsson, artista talentuoso ma con problemi di alcolismo. Erica e Patrik portano alla luce un oscuro quadro di abusi, figli nascosti, suicidi reali e apparenti, amicizie segrete, questioni di eredità e vendette. Il fil rouge sembra essere Nils Lorentz, primogenito della sua famiglia, scomparso in circostanze misteriose.
Il tutto è ambientato a Fjällbacka, paesino ai margini della Svezia. Un luogo pacifico, con panorami mozzafiato, candido e immacolato come la neve che lo avvolge. Si respira un’atmosfera incantata, quasi magica. Ma in realtà è un Eden di sangue, dove si scatenano i delitti più brutali, e quello di Alexandra è solo il primo di una lunga serie. Il sereno può diventare nuvoloso in un attimo, il rumore lasciare posto a silenzi agghiaccianti. Fjällbacka è molto più di un semplice sfondo alla vicenda: è un paese vivo, con alle spalle una storia di pescatori e di lotte per la sopravvivenza, le cui tradizioni si sono perdute nel tempo a causa del turismo. Un paese che, come la protagonista, cerca disperatamente di aggrapparsi al suo passato.
La narrazione presente va di pari passo con i momenti in cui una figura ignota osserva il corpo di Alexandra e lo accarezza, come se fosse ancora viva. Veniamo tratti in inganno e portati a credere che sia l’assassino a prenderle la mano e leccare via il ghiaccio dai capelli, quando invece quei gesti sono indice di un amore che il tempo non ha saputo cancellare. Un amore provato da una figura emarginata dalla società, eppure centrale nella risoluzione del mistero.
Analizziamo ora i personaggi. Erica si dimostra una figura complessa e affascinante fin dalle prime pagine. Molti problemi la affliggono, a partire dalla recente morte dei genitori e dal blocco dello scrittore. Sua sorella Anna vorrebbe vendere la casa dei genitori ed è sottomessa al volere del marito Lucas, uomo d’affari di successo e dal carattere violento. Per Erica è difficile separarsi dai ricordi della famiglia tanto quanto far capire ad Anna il suo punto di vista. Come una pianta rampicante, la protagonista si aggrappa con tenacia ai suoi affetti e al passato, cerca di proteggerli da ogni male, ma le cose le sfuggono di mano. Tra l’altro, pur avendo raggiunto un discreto successo, si sente sola e incompleta.

Anna appare come la sorella debole, che si fa guidare dall’istinto. Dopo che Lucas l’ha stretta nel suo pugno di ferro, fa sempre più fatica a venire incontro alle esigenze di un uomo perennemente frustrato e insoddisfatto. Sa benissimo di essere prigioniera, ma finge il contrario. Critica Erica, convinta che lei, in quanto donna indipendente, abbia tutte le fortune del mondo e non capisca la sua situazione. Crede che la sorella voglia intromettersi nella sua vita per controllarla e in questo senso fa la figura dell’ingenua e dell’irriconoscente. Anche Erica ha perso i genitori, anche lei sta affrontando mille problemi e ha bisogno di aiuto, eppure sembra dimenticarselo. Per salvare sé stessa e i figli, Anna sta sacrificando il rispetto dell’unica persona che le vuole talmente bene da dirle le cose come stanno. Comunque è difficile condannare il comportamento di Anna al 100%: ha sulle spalle la totale responsabilità dei figli e vive per loro, proprio per questo non riesce a staccarsi da Lucas. Inoltre, vista l’assenza dei genitori e la troppa presenza di Erica nella vita, sente il bisogno di legarsi a qualcuno che colmi il suo vuoto ma che al tempo stesso non le stia troppo addosso. Peccato si sia aggrappata al primo che ha trovato senza conoscerlo meglio e, quando si è accorta dei suoi difetti, era ormai tardi.
Patrik è un altro che possiede un vuoto dentro, dovuto al divorzio con la moglie Karin e al fatto di essere prigioniero di un lavoro monotono e sfiancante. Almeno fino a quando non viene assegnato al caso di omicidio di Alexandra. Anche lui, come Erica, non ha saputo più legarsi a qualcuno, come se ci fosse un blocco dentro di lui. O più semplicemente perché la donna giusta per lui è sempre stata una sola: la bella scrittrice che il destino gli fa incontrare di nuovo dopo anni, alla stazione di polizia. Non l’ha mai dimenticata, né ha smesso di amarla un solo istante, come se fosse nato con quel sentimento in corpo. Eppure sente che quel sentimento è di breve durata, che il suo idillio finirà.
L’assassino è quanto di più tragico possa esserci. Ha faticato per tutta la vita, sottomesso a qualcuno di più ricco e potente, e tuttora vive nella frustrazione di dover pulire lo sporco degli altri. Ha passato anni a tacere, solo per il bene di suo figlio, che non ha mai smesso di amare nemmeno quando era diventato un relitto umano. Ma è stato il suo silenzio a fare molti più danni. E alla fine ci rode in testa l’ipotesi che, sotto sotto, il killer pensasse solo a sé stesso.
C’è poi Mellberg, ispettore di polizia e superiore di Patrik. Una figura comica, che porta un po’ di leggerezza e strappa una risata, con i suoi commenti inopportuni verso i dipendenti e la mancanza di tatto anche quando si parla di omicidio. Un autentico showman, che vuole fare tutto in grande stile e si crede il protagonista assoluto di un’impresa eroica. Per lui vale la regola “ogni mezzo è lecito per raggiungere la fama e il rispetto che merito“, anche a costo di incasinare tutto.

Abbiamo il tempo di affezionarci a tutti i personaggi: principali, secondari, assassini, perfino testimoni oculari o altri personaggi minori che comunque hanno fatto la loro parte nelle indagini. Come Eilert, l’anziano che ritrova il corpo di Alexandra, che cerca e infine trova una via di fuga dalla moglie possessiva e autoritaria. O la signora Petrén, vecchietta arzilla che cerca di vivere la vecchiaia con serenità, tra babbi natale e dolci che attirano visitatori da lei ogni giorno.
Ognuno ha un vuoto da colmare, cerca di lenire le ferite sue o quelle di un altro. Erica e Patrik riescono a compensare le proprie mancanze mettendosi insieme. Anna lo fa con l’uomo sbagliato. Dan, il primo amore di Erica, aveva chiuso il vuoto lasciato da lei grazie a Pernilla, ma è proprio quest’ultima ad aprirgliene un altro. Alexandra, Anders e Jan hanno trovato nella reciproca amicizia il modo di contrastare le cicatrici causate da Nils Lorentz. Il filo rosso della vicenda sono i ricordi: è nel passato, nella nostalgia, nei bei tempi ormai andati che i personaggi cercano di trovare la felicità che il presente sembra negare loro.
La Läckberg ci restituisce un libro di sentimenti che trionfano al di sopra di ogni orrore. Empatizziamo con il senso di oppressione di Erica, che sente di essere a un punto morto mentre la vita intorno a lei prosegue e la lascia indietro; con il sentimento di Patrik nei confronti di lei e la voglia di ricominciare dopo aver dato per scontato troppi aspetti della sua vita; con il degrado di Anders, che si sentiva vivo e non invisibile solo quando Alexandra era con lui; con il senso di colpa misto ad ostinato affetto di sua madre Vera e molto altro. Ci sono poi quei personaggi con i quali è difficile entrare in sintonia, proprio perché difficili da decifrare: si tratta dei Lorentz, che sotto la loro facciata di eleganza e denaro nascondono invidia, avidità, corruzione e desiderio di vendetta.
Il lettore si ritrova trascinato nell’indagine. È tanto desideroso di conoscere la verità quanto i personaggi. L’autrice invita, implicitamente, a stare attenti a ogni minimo particolare: anche il più banale può significare qualcosa. È la storia di un caso dove la reputazione conta più della verità, dove mantenere l’apparenza è più importante della giustizia. Un libro affascinante proprio per le sue contraddizioni.
Il romanzo è molto lungo, senza veri capitoli, ma con lunghi paragrafi in successione e uno spazio bianco quando si cambia punto di vista. Una caratteristica che accomuna quasi tutti i libri di questa serie e che a un novellino della lettura potrebbe risultare faticoso. Ancor più difficile, se si è alle prime armi con gli autori scandinavi, è ricordarsi i nomi delle persone e delle località. Ma se si è abituati a libri con un numero di pagine superiore alle 500, La principessa di ghiaccio vi catturerà al punto che ve lo finirete in un paio di giorni. Non annoia mai, con colpi di scena piazzati al momento giusto e una buona dose di comicità.


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