Side By Side, capitolo 15: Inside Out

DI SARA MORENA

Buon pomeriggio a tutti, bentornati qui con noi a Side By Side. Oggi vi parleremo del quindicesimo lungometraggio animato Pixar. Un film del 2015, stiamo parlando di Inside Out, il famoso film sulle emozioni che ha incantato soprattutto gli adulti e che ha dato una visione basica e semplificata della psicologia, soprattutto quella infantile

La psicologia è un campo che negli ultimi anni ha preso molto piede nella nostra vita. Nel XX secolo è stata appannaggio solo dei privilegiati, ma di recente si sta rendendo sempre più accessibile, e grazie ad essa abbiamo scoperto che anche la salute mentale è importante, tanto quanto quella fisica, poiché la mente e il corpo non sono due cose separate come crediamo. C’è ancora chi è molto scettico nei confronti delle scienze psicologiche, e alcuni arrivano persino a sostenere che i DSA, i DSM, e altre forme di disturbi dello sviluppo siano solo una moda. Il disagio psicologico non è mai facile da cogliere o da accettare, poiché esso è invisibile e spesso è difficile esprimerlo poiché proveniamo da una cultura che ci insegna a non ascoltare noi stessi, e di conseguenza noi cerchiamo sempre di sopprimere quello che abbiamo dentro per adattarci al contesto sociale. Tuttavia si sa che, a forza di fare masking, le nostre reali emozioni trovano sempre il modo di manifestarsi, e lo fanno in modo tossico.

Inside Out insegna proprio l’importanza di sapersi ascoltare, di trovare la maniera di comunicare, e nello stesso tempo anche di ascoltare senza pregiudizi i bisogni di chi ci chiede aiuto. Il film trasmette questi insegnamenti tramite la storia di una bambina, la piccola Riley, che cresce per buona parte della sua infanzia felice, cullata dall’affetto dei genitori. Finché, un brutto giorno, la famiglia si trasferisce, esperienza che porta una serie di traumi per Riley. La bambina vive tutte queste esperienze guidata dalle emozioni che risiedono nella sua psiche: Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura e Disgusto. Queste cinque emozioni vengono rappresentate come degli omini colorati che guidano le azioni di Riley. Fra di esse quella dominante è Gioia, la quale si vede surclassata dalle emozioni negative in seguito al trasferimento della famiglia. In questo trambusto accade un incidente per cui Gioia e Tristezza, che non è presa molto in simpatia dalla prima, finiscono catapultate nella memoria a lungo termine, e rimangono al comando solo le altre tre emozioni, che scatenano un disastro, mentre le due emozioni smarrite cercano di tornare al quartier generale accompagnate da Bing Bong, l’amico immaginario di Riley. Viaggiando insieme a Tristezza e Bing Bong, Gioia si accorge ben presto che la presenza della sua emozione rivale è importante, e comprende che senza la sofferenza non può esistere la felicità. È infatti proprio l’intervento di Tristezza che salva la situazione dopo che Rabbia, Paura e Disgusto hanno fatto scappare la bambina di casa, in cerca della felicità persa.

Tutti gli eventi di Inside Out non sono altro che una rappresentazione personificata delle dinamiche di ciò che accade nel trauma infantile. Lo smarrimento di Gioia e Tristezza rappresenta la perdita di queste emozioni che consegue al trauma. Il bambino traumatizzato rinuncia alla gioia per paura della tristezza, poiché esse non possono esistere separate, e perciò si lascia guidare soltanto dalla rabbia, dalla paura e dal disgusto per difendersi, e si fa consumare da esse fino a quando non si chiude in una comfort zone dove non può sentire più nulla, ovvero l’apatia. Ma, nel momento in cui Riley si rende conto di quello che sta facendo, le sue emozioni si risvegliano e torna dai genitori. Solo allora la bambina permette alla tristezza di esprimersi e confessa il suo disagio a mamma e papà, che accolgono la fragilità della figlia e la aiutano a superare il trauma, facendole scoprire la malinconia, una nuova dolce emozione, a metà tra la gioia e la tristezza, nella quale le perdita si trasforma in un prezioso ricordo.

Negli ultimi tempi siamo molto sommersi da stimoli positivi, e ci ritroviamo in un mondo che ci vuole sempre felici e ci chiude in una positività tossica per cui molti giovani crescono come dei Siddharta viziati che non conoscono la sofferenza. Se Monsters & Co. ci ha insegnato che anche le risate hanno valore, Inside Out ci ricorda di non trascurare le emozioni negative, perché servono sempre a qualcosa: la paura ci difende dai pericoli, la rabbia protegge i nostri diritti, il disgusto ci previene dalle malattie e la tristezza ci permette di chiedere aiuto, di avvicinarci agli altri e di dare il giusto valore alle cose. I momenti iniziali del film ben rappresentano questa felicità tossica. Gioia, in quanto emozione dominante, si dimostra molto egocentrica, talmente egocentrica che si parla da sola, e sebbene riconosca la funzionalità delle altre emozioni, tuttavia vuole essere sempre protagonista e prevarica soprattutto su Tristezza, arrivando a imporle di stare chiusa in un cerchio, condizione che, secondo le sue parole, serve a sopprimere l’infelicità, ma che, ovviamente, è in realtà un modo come un altro per escluderla, per dirle di stare fuori dai piedi.

La morale di Inside Out ci ricorda, quindi, di saper accettare anche la sofferenza, che non vuol dire subirla passivamente, ma semplicemente saperla ascoltare. Gli studi psicologici dimostrano che lasciar fluire anche le emozioni negative, sapendole incanalare in modo sano, ci aiuta non soltanto a sfogarle, ma a guarire dalle ferite dell’anima. Uno dei modi per guarire è proprio quello di fare affidamento sulle persone che sentiamo vicine, come fa Riley coi genitori. Ancora oggi non è sempre facile confessare le proprie fragilità, perché quando la sofferenza è invisibile succede spesso di non essere ascoltati, oppure di essere giudicati. Indipendentemente dagli stimoli che riceviamo, è da sempre che ci viene insegnato che le emozioni negative sono cattive e che cedere ad esse è segno di debolezza e di incapacità di adattamento, e le persone più sensibili vengono, per questo, messe nella condizione di sentirsi inadeguate, compromettendo la loro autostima e i loro bisogni. È vero e giusto il principio “Chi si lamenta sempre non piace a nessuno”, però anche soffrire sempre in silenzio porta ad un punto di rottura.

Tutto questo ci viene mostrato in modo semplice e accessibile a tutti, ed è proprio questa la grandezza dell’opera. Niente è più complesso della psicologia, eppure il film ha saputo trovare il modo di semplificarla, in una maniera molto simile a quella del famoso vecchio cartone degli anni ’80, Esplorando il Corpo Umano. Se quest’ultimo ha saputo spiegare ai bambini le complessità dei meccanismi che fanno funzionare il nostro corpo, Inside Out ha saputo ben cogliere le complessità della nostra psiche adattandole sempre anche al pubblico infantile, e nel finale ha persino introdotto un tema ancora più delicato: la pubertà.

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