DI ELODIE VUILLERMIN
Il romanzo, edito da Astro Edizioni, sembra cominciare in modo normale. Il protagonista, Simon, sta cercando di tradurre una versione di latino con i suoi amici, Max e Gian. E come è facile prevedere, con questa lingua morta ci fanno a pugni, perché non la capiscono nemmeno se usano il traduttore automatico.

Simon pare proprio un sedicenne come tanti, con tutti i turbamenti legati a quell’età: ha amici che lo sfottono per divertimento (e che lui sfotte a sua volta, ma tanto non si insultano mai sul serio), litiga con il fratello stronzo, vorrebbe più indipendenza, va a scuola e ha una cotta per una sua coetanea, Selene.
Ma da un po’ di tempo accusa degli strani mal di testa e non sa spiegarsi il perché. Così sua madre lo porta dal dottore e lo sottopone a una TAC. Ciò che viene rivelato ha dell’incredibile. A Simon manca quasi del tutto il cervello. Ne ha solo il 10%.
Una situazione da incubo. Il ragazzo pensa pur non dovendo, tecnicamente, essere in grado di formulare pensieri di senso compiuto. Il suo corpo reagisce in automatico, esegue azioni senza che le abbia decise lui. Considera che forse era meglio morire piuttosto che vivere con una mancanza così grande. Arriva a temere che i suoi genitori non gli vorranno più bene. Ogni loro gesto e frase sembra dargli l’impressione che si vergognano di avere un figlio menomato. Qualsiasi parola di conforto lo fa sentire solo peggio. Cose che fino a ieri sembravano problemi gravi, come quella dannata versione di latino, appaiono ormai insignificanti.
Ma il peggio ancora deve arrivare. Un giorno Simon va a scuola e, mentre il professore sta spiegando greco, sente l’ennesima emicrania e tutto intorno a lui cambia. Da quel giorno in poi, a ogni fitta alla testa Simon ha incubi ad occhi aperti in cui il mondo attorno a lui si svuota e le uniche persone che incontra si comportano in modo strano nei suoi confronti, spesso insultandolo senza un motivo apparente. Ma quando si risveglia, il mondo è di nuovo lo stesso di prima, solo che sono passate delle ore; ore nelle quali lui risultava scomparso e non era raggiungibile da nessuno. Tra l’altro le persone che ha incontrato e con cui ha parlato nelle sue visioni muoiono in circostanze tragiche di lì a breve. Due cose accomunano le vittime: erano prive di quasi tutto il cervello e sono morte proprio il giorno in cui avrebbero dovuto compiere 16 anni.
Simon vive quindi nella costante paura di essere lui il prossimo di questa catena di morti, o peggio di perdere qualcuno a lui caro, soprattutto Selene, la ragazza che gli piace. Non sa se esiste un modo per fermare questa follia. Non è nemmeno sicuro di stabilire se quello che vede ogni volta è un’allucinazione o la realtà. Se è davvero un’illusione, un mondo alternativo, come fa a entrarci? Come ne esce? E perché i suoi genitori sembrano nascondergli qualcosa?
I misteri dietro Nimbus (così si chiama quel posto dove finisce ogni volta Simon e che dà il titolo al libro) si intensificano sempre più. Man mano che si va avanti nella lettura, appare evidente che Nimbus e la nostra realtà siano in qualche modo collegate. E se quella che stiamo vivendo non fosse la vera realtà? Se essa fosse piuttosto un’illusione, e la verità fosse celata dentro Nimbus? Simon è determinato a indagare a fondo sulla faccenda. Specie dopo aver scoperto che anche Selene sa della sua esistenza. Capitolo dopo capitolo, la sete di verità lo porterà a cacciarsi nei guai, ogni volta più grossi. Come lettori non possiamo fare a meno di rimproverarlo e vorremmo gridargli di rigare dritto, se non vuole beccare punizioni ancora più severe o essere scambiato per un criminale. Ma al tempo stesso siamo curiosi quanto Simon, vogliamo arrivare alla verità nascosta dietro questo mistero inquietante. E quando dentro Nimbus cominciano ad apparire persone di età superiore ai 16 anni, la confusione aumenta.
La narrazione in prima persona riflette molto bene i pensieri del protagonista. Lo stile è infarcito di termini ed espressioni giovanili, che si rifanno al modo di parlare di molti adolescenti al giorno d’oggi, il che contribuisce a rendere più realistiche le scene di vita quotidiana. Altro punto a favore di questo libro sono le metafore, molto azzeccate e ben costruite, come questa:
Vuoto.
Quasi vuoto.
Un barattolo della marmellata senza la marmellata, perlomeno senza una quantità sufficiente a spalmarci una fetta di pane. Solo le incrostazioni a sporcare il vetro, a far desiderare un altro barattolo per poter finire la colazione.
Quello è il mio fottuto cranio.
(Nimbus, Alessio Gallerani, pag 9)
L’ironia iniziale di Simon è sostituita da una depressione sempre più grande, che si alterna a momenti in cui egli prova a riprendere il controllo sulla sua vita, non riuscendoci. Cerca di continuare a vivere giorno per giorno, come se fosse la solita routine, ma sa benissimo che le solite giornate passate a fare le solite cose non esistono più. Non vuole essere considerato un anormale e fa di tutto per non rientrare in questa definizione, eppure succedono cose che remano contro le sue intenzioni e lo mandano in crisi ogni volta.

Il lettore è così vicino al protagonista da sentire la sua stessa angoscia di fronte alla prospettiva di perdere le persone a lui più care e la sua totale impotenza di fronte a queste visioni da incubo. È facile provare pena per il povero ragazzo, che vorrebbe poter spiegare quel che sta passando ma non ce la fa, soprattutto per timore di essere considerato pazzo, o peggio. Proviamo la sua stessa rabbia quando passa dalla parte del torto e subisce punizioni immeritate, il suo terrore nel trovarsi solo contro i suoi demoni, la sua gioia quasi infantile nello scoprire che è ricambiato dalla ragazza che ama. Assistiamo alla sua evoluzione da ragazzo un po’ impacciato e vigliacco, che si tirava indietro se il combattimento diventava troppo serio, a essere umano più coraggioso e pronto a superare i suoi stessi limiti per amore.
La narrazione è strutturata in un modo che mi ha ricordato molto un libro della saga Piccoli brividi. Gli elementi ci sono tutti: l’inserimento sin dalle prime pagine di un elemento anomalo, fantascientifico o paranormale all’interno di una situazione ordinaria; un senso di inquietudine crescente che si fa strada nei lettori pagina dopo pagina; il protagonista da solo in lotta contro qualcosa di spaventoso e più grande di lui, poiché non creduto dagli altri e anzi trattato come un folle o un criminale; e infine, un mistero da risolvere. A ogni capitolo viene aggiunto un nuovo elemento che suscita paura o inquietudine, in modo che tu capisca che il pericolo è ancora lì, in agguato.
I momenti di paura e tensione sono perfettamente alternati con le scene dai toni più comici e persino teneri, come il primo bacio che Simon scambia con Selene o i soliti battibecchi scherzosi tra il protagonista e i suoi amici. Queste ultime sono scene necessarie per avere un attimo di respiro, potersi illudere che le cose andranno bene, almeno fino alla prossima tragedia.
Capitolo dopo capitolo, Simon comincia a diventare paranoico. Teme che la sua follia sia parte di un complotto nel quale forse anche i suoi genitori sono coinvolti. Non fa in tempo a godere delle piccole gioie che nuove morti e nuove stranezze sconvolgono la sua quotidianità. Come lui, non sappiamo a cosa credere. Cerchiamo di aggrapparci a un senso, senza trovarlo. Almeno agli inizi. Perché più si va avanti con la lettura, più il disegno generale, dapprima oscuro e confuso, si fa chiaro e comprensibile. Gli ultimi capitoli sono un’escalation di follia, elementi grotteschi, vendetta, menzogne e manipolazione, che culmina in un finale tagliente dal punto di vista emotivo, con un colpo di scena che ti sgretola l’anima in mille pezzi e non troverai facilmente il modo per rimettere insieme i cocci.
Nimbus è una lettura che vi farà provare un senso di vertigine sempre più grande, vi toglierà il respiro e vi confonderà la percezione delle cose. Giocherà con le vostre menti e si divertirà a incasinarle, come se foste burattini nelle mani dell’autore (una scelta di parole, la mia, per nulla casuale, e vi lascio il compito di scoprire il perché). Consigliata a tutti gli amanti del brivido e delle trame incalzanti.


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