I tre demoni della Scienza (Parte 2)

DI OMAR ANTONIO ZOUBI

Nell’articolo precedente ci siamo lasciati con una domanda che ci mette dinnanzi a molte perplessità e molteplici riflessioni; ebbene oggi ho intenzione di scavare bene in profondità la questione, tuttavia sarà una trattazione più leggera “fisicamente” parlando (forse), visto che ci sediamo su quello che abbiamo costruito fino ad ora.

Iniziamo subito presentando le parole stesse del nostro ospite: Pierre-Simon Laplace, che chiameremo semplicemente Laplace.

“Noi dobbiamo riguardare il presente stato dell’universo come l’effetto del suo stato precedente e come la causa di quello che seguirà. Ammesso per un istante che una vasta mente possa tener conto di tutte le forze che animano la natura, assieme alla rispettiva situazione degli esseri che la compongono, se tale mente fosse sufficientemente vasta da poter sottoporre questi dati ad analisi, essa abbraccerebbe nella stessa formula i moti dei corpi più grandi dell’universo assieme a quelli degli atomi più piccoli. Per essa niente sarebbe incerto ed il futuro, così come il passato, sarebbe presente ai suoi occhi.” 

P.S.: tranquilli se non avete capito quello che avete letto (o non letto quello che c’è scritto), riprenderò il necessario appena qui sotto.

Dunque Laplace sta supponendo che: se esistesse una “vasta mente” e se essa fosse in grado di applicare le leggi di Newton a ogni singolo atomo nell’universo e non solo ai corpi più grandi, come i pianeti e le macchine, allora, essendo in grado di prevedere la posizione di ogni singolo atomo, saprebbe prevedere l’evoluzione del nostro sistema, e visto che noi stessi siamo atomi, anche la conseguente evoluzione del sistema uomo e delle sue scelte. Attenzione però, Laplace non specifica dove, attraverso chi o come opera questa “Vasta Mente”, tuttavia non è neanche lo scopo di questa teoria; pertanto le ripercussioni (della vasta mente) su di noi in quanto esseri umani e sulla conoscenza sono la chiave di lettura.

Prima di continuare l’articolo vorrei sottolineare come questa teoria sia molto più vicina alla realtà di quello che sembri; infatti è ancora oggetto di dibattito anche tra le menti più illuminate (astrofisici, fisici…).

Scienziati di diverse materie di competenza hanno provato a smontare questa teoria proponendo l’irreversibilità termodinamica (entropia), l’irreversibilità quantistica (interpretazione di Copenaghen) e la teoria del caos… sebbene non sia possibile smontare una teoria poco compresa attraverso ulteriori teorie altrettanto poco chiare; mi soffermerò sulla teoria del caos, che probabilmente è la più conosciuta anche tra le persone non del campo.

Edward Lorenz, un meteorologo, durante la sua carriera si imbatté in uno strano fenomeno. Mentre stava effettuando simulazioni con 12 variabili meteorologiche, una volta volle ripetere uno degli accertamenti e, per affrettare i tempi, decise di iniziare a metà dell’esperimento; ebbene il risultato fu inaspettatamente diverso da quello originale, ma presto si rese conto che i numeri inseriti erano tre dietro la virgola anziché sei. Questa piccolissima imprecisione fu sufficiente per generare una previsione meteo completamente differente: così l’idea dell’effetto a farfalla nacque, e la teoria del caos prese forma.

L’effetto a farfalla è presentato con un aneddoto noto a molti: 

“Se una farfalla batte le ali in Sud America, creerà un tornado in Messico.” 

Rappresentazione perfetta delle fondamenta della teoria del caos; infatti essa afferma che da una piccola variazione delle condizioni iniziali (come il battito di ali di una farfalla) si ottengono risultati completamente divergenti, un esempio di questa teoria è il doppio pendolo. Ma visto che il “demone” conosce tutto con precisione infinita, questa idea non è abbastanza forte da detronarlo.

Ora, se questo “demone” esistesse, non sarebbe comparabile a Dio, o meglio, Dio stesso? 

Robert Jastrow, figura chiave nell’esplorazione della luna, disse: 

“Per lo scienziato che ha vissuto la sua fede nel potere della ragione, la storia finisce come un brutto sogno. Ha scalato le montagne dell’ignoranza, sta per conquistare la vetta più alta; mentre si accinge a superare l’ultimo scoglio, viene accolto da un gruppo di teologi che sono seduti lì da secoli.”

Questa affermazione, seppur audace, è logicamente corretta. Infatti se esistesse un “individuo” tale, sarebbe difficile non identificarlo col divino; visto che nella maggior parte delle religioni, la figura centrale è accomunata dalla caratteristica dell’onniscienza. Nonostante vi sia tuttora, e vi sia stata, un’effettiva rivalità tra queste due materie, si evince che alla fine entrambe ricercano la stessa cosa; dopotutto è quello che tutta l’umanità, in un modo o nell’altro, ricerca. Poi c’è chi ha rinunciato e chi persevera.

Il determinismo è un movimento filosofico che si serve del demone di Laplace come dogma; infatti si basa sul principio fisico di causa ed effetto. Tuttavia non è Laplace il “primo motore immobile” di questo pensiero, ma filosofi già più antichi fecero presente questo fenomeno, per esempio Paul Henri Thiry D’ Holbach.

Tuttavia si potrebbe andare ancora più indietro lungo la linea del tempo, fino ad arrivare ad un famoso tragediografo greco: Sofocle. Infatti egli ha scritto un’opera che molto spesso è letta in chiave psicologica, ma oggi sarà un ottimo esempio per spiegare il concetto di determinismo. 

Dunque pensate al mito di Edipo; esso racconta la storia di un uomo che si misura con l’inevitabilità del fato e fallisce miseramente (o meglio, questa è la chiave di lettura con cui analizziamo la storia). Pensate come, tramite la profezia, egli venga a sapere il futuro, e ciononostante sia completamente inerme, e finisca a compiere esattamente quello che, ormai, già era stato determinato. Esattamente come fu per i suoi stessi genitori prima di lui.

Dunque abbiamo detto che il determinismo segue il concetto di causa ed effetto; allora se io sono causa delle mie azioni, di fatto sono libero. Per quanto sembri ragionevole… non è così! Infatti, seguendo il principio, le nostre decisioni non sono libere, ma sono una catena di conseguenze.

Ma allora dove riconduce la catena? 

Presumibilmente al Big Bang, nel momento dell’esplosione: quando tutto fu deciso.

Molto spesso c’è la tendenza di credere che esista il determinismo, ma che coinvolga solo alcuni aspetti della nostra vita: come gli ingranaggi di una macchina o gli aerei su cui viaggiamo oppure una mazza che colpisce una pallina; ma non certamente quello che decidiamo di mangiare a colazione la mattina, per esempio. Ebbene questo si chiama errore di logica: l’idea che tutto è determinato ma che qualcosa ogni tanto accade a caso… è conseguenza più dell’ignoranza della causa, che del caso in sé e per sé.

Una mazza colpisce una pallina ed essa inevitabilmente percorre un dato tratto in base a velocità, angolazione…

Pensate di differire tanto da questo schema? 

Proviamo ad analizzare il motivo per cui ho deciso di mangiare yogurt greco, granella di noci e miele a colazione: dunque non sto più riuscendo ad  andare in palestra, quindi ho deciso di fare una colazione più leggera, però voglio mantenere un simile apporto di proteine per mantenere i muscoli che mi sono sudato; tuttavia mi piacciono i cibi croccanti, quindi la granella è perfetta; in questo periodo sto scrivendo l’articolo, quindi ho bisogno di omega 3, che è presente in grande quantità nelle noci; però il gusto amaro dello yogurt greco non mi piace, e lo zucchero sarebbe controproducente, pertanto il miele è perfetto.

Da questo esempio è evidente come la mia scelta è stata completamente determinata, anche se superficialmente sembra invece un’azione legata solo al mio libero arbitrio

Per quanto riguarda il mondo fisico macroscopico siamo d’accordo che il principio di causa-effetto funzioni molto bene, ma il dubbio permane invece sugli stati mentali. Quindi proviamo ad analizzarli molto velocemente: uno stato mentale è uno stato del cervello (arrabbiato, felice); essi sono stati biologici (amigdale…) che a loro volta sono legati a stati fisici (caldo, freddo…); e gli stati fisici sono dominati dal principio di causa e effetto; così si chiude il cerchio.

Ogni nostra azione è guidata da tre “coordinate”, che individuano proprio l’azione precisa compiuta. L’equazione è semplice. 

Sommiamo:

  • la credenza (convinzione), per esempio che lo yogurt greco sia proteico; 
  • il desiderio, per esempio, di mantenere i muscoli;
  • il temperamento, cioè i nostri sentimenti in quel preciso istante, per esempio la voglia di dolce (miele) e croccante (granella).

Otteniamo dunque il risultato: ovvero l’azione finale (mangiare yogurt greco con granella di noci e miele), che sarà unica.

(Attenzione: l’ignoranza gioca il suo ruolo, perché se non si conosce qualcosa, essa chiaramente viene esclusa ancora prima di entrare nell’equazione).

Determinista di testa, e libero arbitrio nel cuore”

~Elon Musk

Salutem dicit Omar Omero

Fonti:

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