Elogio della bellezza… alternativa e dell’unicità.

DI ROBERTA TETTO

I Mercuziani (e l’Augusto Direttore) mi hanno eletta la Paladina della Bellezza, e questo non può che farmi onore ed un immenso piacere, consapevole che Bellezza non è solo mera estetica ma quell’insieme di caratteristiche, anche interiori, che sono gradevoli da contemplare. A me ad esempio, piace contemplarmi, nonostante i difetti, ma non è sempre stato così.

Ci fu un tempo in cui ho odiato e maledetto il mio aspetto fino ad accusarlo della maggior parte dei miei fallimenti. Il mio aspetto inteso soprattutto come “il mio colore” o per meglio dire, il mio “non colore”, visto che sono albina, quindi bianca di pelle e di capelli, insomma carente di melanina.

La mia recente partecipazione alla manifestazione torinese Donne per le Donne di Indira Acosta Arismendi, realtà della quale faccio parte ormai da 5 anni, mi ha permesso di confermare l’infinita bellezza dell’essere umano: ognuna di noi ha una sua caratteristica di spicco, spesso anche la “normalità”, non c’è bisogno di essere il classico gruppo di ragazze marcatamente alternativo ed estremizzato. No, è ben altro, è la libertà di essere sé stesse, anche senza qualcosa di vistoso, di essere voce e non solo immagine, di essere piacenti ma con carattere.

Ed oggi che ho fatto pace con la mia diversità esteriore, mi tocca quella che è la battaglia più difficile per tutti, fare pace anche con la mia diversità interiore, con le mie zone d’ombra, e quelle scelte che sfuggono alla media e non fanno statistica, puntando a migliorarmi sempre e allo stesso tempo a ridere delle mie fuoriuscite dai binari e delle mie contraddizioni e posso dire che avrei voluto capirlo e vederlo prima, per guadagnare tempo.
Ma anche in quello sta la mia bellezza, in quei ritardi che danno un fastidio tremendo all’anima ma che spesso non puoi fare a meno di avere perché è più forte di te.

(L’intervista realizzata negli studios mercuziani dall’Augusto Direttore di Mercuzio and Friends – ALBERTO GROMETTO – alla cara INDIRA ACOSTA ARISMENDI, ad oggi anch’ella Mercuziana)


BIONDA VS ALBINA

Nella mia ricerca di un equilibrio e di un’identità certe parole mi confondevano, e non poco.
Le persone (soprattutto i ragazzini) prima mi deridevano per i miei capelli bianchi e “lavati con la candeggina” e poi alcuni adulti esaltavano il mio biondo che avrebbe fatto, a loro detta, impazzire gli uomini, accomunandomi alle attrici di Hollywood. Ma come? Ma come è possibile essere sia bianche che bionde allo stesso tempo? Come è possibile essere sminuita ed osannata con la stessa forza? Come può la mia mente concepire di essere bruttissima e bellissima per lo stesso motivo?
Sì perché il biondo viene accostato a concetti quali innocenza, bontà e candore (se sei bambina) oppure a sensualità e seduzione (se sei donna).  E questo crea ulteriori etichette:

1. sei bianca, devi essere buona e dolce, ovvero, non devi ribellarti, devi perdonare sempre tutti e devi essere comprensiva perchè tu hai ricevuto dagli dei il sacro dono della bontà;
2. sei bionda e il biondo piace, quindi sei un contenitore senza contenuto, il tuo compito, donna bionda, è andare nel mondo e sedurre quanti più esseri di sesso maschile tu riesca.

Troppi input, davvero, troppi stimoli per la mia giovane ed ingenua vita che in fondo voleva solo godersi la sua spensieratezza. La mente umana non può accettare due informazioni contrastanti, e deve scartarne una, ed io ho scartato quella bella e tenuto quella brutta.

Quando sarai grande potrai tingerti i capelli!”, mi dicevano, ed io non li ho mai tinti, per ripicca fondamentalmente, perché quello era un desiderio loro, non mio. Io volevo solo che mi accettassero così com’ero.

Certo, da un lato dovevo tingermi i capelli e nascondere il bianco, dall’altro però “Sai quanti cammelli varrebbe una donna come te in Medio Oriente?”. Voi non sareste stati un po’ confusi?


LA BELLEZZA TI SALVERÀ (o forse no?)

Qualcuno crede che le persone esteticamente belle siano avvantaggiate, il famoso pretty privilege. Niente di più sbagliato, non dico che sia vero il contrario ma non c’è una regola. Le persone, prima di essere adulte attraenti, sono state bambine, ed è lì che hanno imparato a vivere, a rapportarsi con sé stesse e con gli altri, lì hanno appreso i valori in cui credere o non credere, lì hanno assorbito tutto il sapore della vita a modo proprio. Una persona non agisce solo in base alla propria faccia e al proprio corpo, agisce in base a cosa le hanno insegnato quando era piccola, al carattere (unico ed irripetibile), al vissuto personale.
Come possono un naso diritto, dei lineamenti regolari o una figura slanciata ed una taglia di seno abbondante salvarti la vita? Ti possono rendere immune da una malattia, da un incidente o da una relazione tormentata? Può tutto questo cancellare aspetti del tuo carattere un po’ sgradevoli? Chi crede di sì non conosce la complessità dell’umano.

Non sono mai stata “La Bella”, nel senso della “gnocca”, obiettivamente i miei lineamenti sono imperfetti per quello che la società odierna occidentale considera “perfetto” (e non sto ad elencarvi), eppure sono una che in fondo piace, piaccio a qualche uomo, piaccio ad alcune donne, piaccio ai bambini, agli anziani, ai diversi, piaccio alle persone che poi vogliono conoscermi.
Non sono effettivamente la “bella” ma sono affascinante, a modo mio ed è questo che conta.

In “WolfJack Nicholson fa un discorsetto schietto a Michelle Pfeiffer (che tra l’altro denota un’estrema attrazione nei suoi confronti) dicendole che lei è il problema di sé stessa, in quanto bella fuori ma brutta dentro (è un po’ questo il messaggio della battuta) e il pensiero di lei riflette un po’ quello che a me hanno insegnato: la bellezza conta eccome, sia quella interiore che quella esteriore, insomma, punta sul carattere, ma nel frattempo, fatti figa che se no poi rimani indietro. Io non amo quello spezzone e quelle battute, vanno certo interpretate e contestualizzate, ma sicuramente offrono uno spunto di riflessione.

Sia chiaro, io parlo da persona che non è né brutta né bella, ma da donna che si è vista molto brutta e ora si vede gradevole, pur con le sue imperfezioni.

Alle donne della mia generazione film, fiabe, racconti, ma anche conversazioni a pranzo, hanno insegnato che se sono belle troveranno più facilmente marito, c’è questo messaggio subliminale che credo si continui a trasmettere. Ma nessuno si è mai sognato di chiedere a queste ragazze e poi donne, se trovare il marito era proprio il primo scopo della loro esistenza. Ed è così che abbiamo dati come questi riportati nello studio, dove anche la GenZ si rivela essere più retrograda dei boomer.

Io dopo i 20 (fai anche 23-24) anni sono sbocciata come donna, ma quello che ho capito è che non serve a nulla diventare una bella rosa senza spine, anzi, è controproducente, la bellezza è anche un’arma (perché la società le ha dato un potere immenso, non per altro) e se non sai gestirla ti si rivolta contro ingannandoti per altro tempo ancora. Perché finché non affronti i tuoi fantasmi, rimani fermo lì.


DIVERSITÀ E FRAGILITÀ: ispiriamoci al mondo animale

Ogni animale, che venga ritenuto fragile in natura, risulta preda facile dei cosiddetti predatori, che possono essere altri animali oppure anche esseri umani.
Ma ci sono davvero esseri viventi più fragili di altri e quindi più soggetti a soprusi e scherni da parte dei simili, se non addirittura alla morte? Ovviamente sì, non possiamo negare che esistano situazioni di svantaggio.
A livello estetico, e non solo, l’albinismo è una di queste situazioni di svantaggio. Gli animali albini sono prede più facili in quanto facilmente identificabili, soprattutto in luoghi come boschi e foreste, ma anche in quanto più lenti nel riconoscere l’attacco, a causa della fotofobia e dei problemi agli occhi. Le piante albine non prendono parte al processo di fotosintesi clorofilliana. E anche gli esseri umani albini partono un po’ svantaggiati nella corsa della vita. Quante volte ci hanno dato dei “poverini” perchè siamo delicati al sole, perchè stringiamo gli occhi solo per un po’ di luce, perché non vediamo oggetti a pochi metri da noi e sbagliamo strada. Fragili in quanto delicati…

Eppure c’è un vantaggio molto sottovalutato in tutto ciò: nel sembrare o essere fragili da un certo punto di vista. Se vieni considerato debole la gente (e anche gli animali del bosco) ti sottovalutano, cioè ti danno meno valore di quello che hai, non credono tu abbia chissà quali risorse. Ed è una cosa bellissima questa!! Cioè, tu scendi in campo ed il nemico pensa già che ti andrà a battere, cioè ti toglie già 10 punti e se ne assegna 10 a lui. Se poi reciti bene e rimarchi quel ruolo dell’indifeso che già ti hanno dato è fatta. Non sono loro a prenderti per i fondelli, ma tu che prendi loro. Se poi conosci i tuoi limiti (fisici e non solo) e lavori anticipatamente su di essi e sai esattamente dove andranno a colpirti è lì che li fregherai alla grande. Loro partiranno con eccessiva sicurezza e quindi metteranno meno impegno di quello che mettono di solito ed è così che potrai stupirli sfoggiando le tue armi. Assicuro che le espressioni dei loro volti in quel momento sono qualcosa di quantomeno memorabile.

Ma io non sto parlando solo di sport, ma di vita, della vita di tutti giorni.
Purtroppo questo l’ho capito a caro prezzo, passandoci attraverso e perdendo un sacco di volte, sentendomi sbagliata e sfortunata, oltre che sopraffatta.

Dove non arriva la vista arriva l’udito, dove non arrivano gli occhi, arrivano le mani.
Lo sapevi che il tasso del miele è uno degli animali più paurosi che esistano in natura? Eppure è anche uno dei più coraggiosi nell’affrontare il leone, e spesso lo mette anche in fuga.
Il gatto è sempre preda del cane? Spesso sì, ma se usa bene le unghie e la sua capacità di arrampicarsi frega il cane. E potrei continuare con molti altri esempi del regno animale.
Sto solo cercando di dire a chiunque si senta debole che la sua debolezza può essere anche la sua forza e che ognuno di noi ha una risorsa nascosta, un asso nella manica, bisogna solo cercarlo e tirarlo fuori al momento giusto, questione di abitudine ed allenamento.

(La chiacchierata in favor di telecamera negli studios mercuziani tra l’Augusto Direttore ALBERTO GROMETTO e l’autrice mercuziana di questo pezzo, ROBERTA TETTO)

Ma chi l’ha detto che dobbiamo solo parlare della bellezza delle persone? Un libro, un film, un paesaggio, una casa, una t-shirt, un’idea, una mente e tanto altro possono essere belli, brutti, ma soprattutto e più di tutto alternativi. Ecco, per me questo è sinonimo di bellezza. In contrapposizione allo standard, perché non accetto che ci sia un solo ed unico modo di vedere le cose. Se c’è un verso, ci deve essere anche l’inverso. Se c’è una regola, c’è anche la sua infrazione, altrettanto bella, se non di più.
Viva quindi la bellezza alternativa!

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