Ultimate Black Panther (2024) #1: … grandi responsabilità…

DI PIETRO BERRUTO

Introduzione

Prosegue l’analisi dei primi numeri delle serie del nuovo Universo Ultimate, che quest’oggi tratta Ultimate Black Panther, scritta da Bryan Edward Hill e disegnata dal nostro compatriota Stefano Caselli. La serie è una novità nel comparto Ultimate perché, per quanto nella sua incarnazione originale esistesse una variante di re T’Challa, non c’era mai stata all’interno di quella linea di fumetti una serie dedicata a Pantera Nera. Non c’è da stupirsi però di questa aggiunta: la popolarità del personaggio è cresciuta esponenzialmente nell’ultimo periodo, anno dopo anno, soprattutto dopo l’uscita dei film. La nazione futuristica del Wakanda è infatti entrata nell’immaginario collettivo e per tale ragione ha ricevuto priorità nell’adattamento in questa rinnovata linea editoriale. Voglio inoltre ricordare che tratterò la trama nel dettaglio e quindi l’articolo va considerato SPOILER.

La Trama

Chi ha letto il mio articolo precedente ricorda la situazione del mondo dopo la scomparsa del suo benefattore, The Maker; devo però specificare che, in sua assenza, i suoi subalterni, ognuno con il compito di supervisionare un continente differente, sono stati spinti da uno spirito conquistatore e hanno deciso di espandere i propri domini. Nello specifico i responsabili del continente africano, i Lord Ra e Khonshu, che insieme sono noti con il nome di Moon Knight, hanno deciso di conquistare l’unico frammento di Africa rimasto lontano dalle loro grinfie: il Wakanda. Mentre i due razziano le terre limitrofe alla nazione nascosta, T’Challa, re del Wakanda, si sveglia accanto a sua moglie, Okoye, risoluto nel cambiare le tradizioni del proprio Paese per il meglio. Si reca da suo padre, T’Chaka, per chiedere un parere riguardo a degli incubi fatti recentemente, e lui gli suggerisce di andare a chiedere consiglio a un gruppo di mistici chiamati i Vodu-Khan, che T’Challa detesta, ritenendoli solo un gruppo di potenziali usurpatori che fanno uso della superstizione per giungere ai loro scopi. Riluttante, dopo essere giunto nella sede dei mistici, gli viene rivelato che loro hanno percepito un pericolo esterno che sta progettando un’imminente invasione del Paese. Tutto ciò viene confermato quando due spie rivelano gli attacchi di Moon Knight ai confini, anche se T’Challa e Okoye non hanno ancora intenzione di muovere guerra, al contrario della principessa Shuri, che vorrebbe rispondere immediatamente agli attacchi. L’opinione di Shuri è condivisa da una coppia di freedom fighters, ossia Killmonger e Tempesta (qui chiamata Wind-Rider), che affrontano personalmente le truppe di Moon Knight sulla costa. Nell’ultima scena, durante l’annuale celebrazione della vita in Wakanda, dei terroristi attaccano la famiglia reale; T’Challa si salva, ma suo padre viene ucciso nell’esplosione. Indossando la sua armatura, T’Challa, furioso, è finalmente pronto a dichiarare guerra ai Lord di Moon Knight.

(Bryan Edward Hill)

Analisi

Bryan Edward Hill conosce il Wakanda e si vede. Avendo già scritto storie su questo microuniverso (per esempio la miniserie del 2019 Killmonger) conosce i personaggi e sa già con precisione come farli parlare in modo peculiare. I due grandi temi principali di questa nuova serie sembrano essere ovvi fin da subito, ovvero la guerra e la tradizione, e sono entrambi rappresentati in modo diverso da ogni personaggio secondario, con il compito di fungere da “corte” per il nostro re protagonista. Okoye è una lealista, si fida di T’Challa, suo marito e suo re, appoggiando le sue scelte con cieca fedeltà, mentre Shuri ha mire riformiste, soprattutto in ambito tecnologico, volendo abbattere la tradizione pacifista ed isolazionista per aprire il Paese al mondo. Suo padre, T’Chaka, rappresenta la pace, lo status quo, gli usi del passato che hanno sempre fatto bene al Wakanda e, non a caso, sostiene i Vodu-Khan, che sarebbero l’incarnazione del potere religioso, visto di cattivo occhio dalle nuove generazioni, ma ancora capace di avere ascendente sulla popolazione. Infine, troviamo Killmonger e Tempesta, a mio parere, per il poco che sono apparsi, i personaggi più interessanti di questo primo numero. Non è casuale la scelta di questi due personaggi per far loro interpretare un duo di Freedom Fighters: essi sono entrambi, nell’immaginario collettivo e nella tradizione editoriale, i beniamini del popolo, figure di riferimento per la povera gente. Killmonger, soprattutto nei film, si presenta come un’estremista rivoluzionario e belligerante, ma con in mente sempre l’obiettivo del benessere dei Wakandani e non solo, mettendosi anche contro la monarchia e la religione per ottenere ciò. Tempesta, già nella sua prima apparizione su Giant-Size X-Men #1, è ugualmente adorata dal popolo come una dea, poiché i suoi poteri di controllo sul clima le permettono di portare l’abbondanza nei luoghi dove prima non c’era. Il ruolo che presumo che il moderno Oliver Cromwell e lo spirito dei venti interpretino è quello dell’opposizione del popolo al re, le cui idee T’Challa dovrà imbracciare o dimostrarne la fallacia per attestare di essere un buon re. Infatti, la grande domanda sottintesa che ci viene posta all’interno di questo numero è: T’Challa è un buon re? Mentre posso sicuramente dire con certezza che non possiamo aspettarci la risposta nel primo di una serie, posso già dire che nemmeno T’Challa sa rispondere a questa domanda. Potrebbe, ad un occhio poco attento sembrare solo un monarca indeciso ed insicuro, ma la verità è che T’Challa sembra essere misurato e attento ai dettagli, per evitare di fare azioni che potrebbero danneggiare il suo popolo. Infine, i Moon Knight non sono solo una minaccia esterna qualunque, ma rappresenterebbero l’imperialismo, la tirannia, il colonialismo stesso, il grande avversario da sconfiggere, e aggiungerei, giustamente; nonostante ciò questi personaggi non hanno detto molto ora come ora, ma presumo che sapremo di più sui due molto presto. Per quanto non accada molto a livello contenutistico in questo numero, essendo la maggior parte delle pagine impiegate nella presentazione dei numerosi personaggi, la grande forza di questa storia sono i dialoghi, altisonanti, maestosi e pungenti. La forza e la regalità dei personaggi si notano soprattutto nel loro modo drammatico di parlare, introducendoci subito nel genere del dramma di corte, in un’atmosfera simile a quella di Amleto o Macbeth.

(T’Challa)

Apprezzo molto i design di tutti i personaggi, soprattutto quello del protagonista e quelli dei Freedom Fighters: il costume della Pantera, firmato Caselli, rappresenta perfettamente le idee Wakandiane, essendo il perfetto miscuglio delle nanotecnologie aderenti e dei dettagli delle culture africane, come la maschera di pantera con le zanne esposte. Più dettagliato, ma anche più rudimentale, Killmonger, armato fino ai denti e mascherato anche lui dal volto di un lupo grigio, rappresenta alla perfezione il concetto di rivolta popolare che il personaggio incarna. Tempesta indossa un abito più semplice, più elegante e comprendente anche alcuni gioielli, che è stato invece disegnato dalla magnifica Peach Momoko, che scriverà e illustrerà il terzo titolo del rilancio, dedicato ai mutanti. Un altro grande pregio di Caselli sono gli spazi che, come in altre sue serie, come X-Men:Red, ad esempio, sono maestosi, lucenti e ricchi di dettagli sfarzosi, che stupiscono il lettore, il quale si ritrova in un mondo nuovo e fantastico e ne rimane estasiato. 

(Stefano Caselli)

Conclusione

In generale, apprezzo molto la premessa che è stata posta in questo primo numero di una serie che promette molto bene. I temi ci sono, i personaggi ci sono, gli elementi visivi ci sono… Sembra essere tutto al proprio posto. Sono convinto che l’investire sul Wakanda come ambientazione negli ultimi anni stia portando i suoi frutti e non c’è testimonianza migliore di ciò di questo primo numero. Rimane solo più una serie da scoprire, ma nel frattempo, non ci resta che guardare sorgere un sole nuovo sopra le valli dell’Africa. Un sole che brilla come non mai.

(Killmonger e Tempesta)

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