Taskmaster (2020): Onesto.

DI PIETRO BERRUTO

Quando fu rilasciato su Internet il primo trailer di Thunderbolts* molti notarono che, durante la maggior parte delle scene di gruppo, Taskmaster non era presente, portando a pensare che il personaggio sarebbe morto all’inizio della pellicola. Ciò mi ha fatto pensare: “Se il film non vuole parlare di Taskmaster, IO PARLERÒ DI TASKMASTER!”. Il personaggio è uno a cui mi sono molto affezionato con il passare del tempo e merita, è mia opinione, maggiore attenzione: per tali ragioni, per commemorare l’uscita del film, non ho scritto un articolo sul resto dei Thunderbolts, ma uno sul membro che al 90% perirà. La miniserie di cui tratterò è Taskmaster del 2020, scritta da Jed MacKay, disegnata da Alessandro Vitti e colorata da Guru-eFX.

Ma chi è Taskmaster?” si potrebbero chiedere le persone che leggono quest’articolo. Per farla breve: Tony Masters è un ex-agente S.H.I.E.L.D. reinventatosi mercenario, a cui è stata somministrata una particolare variante del siero del super-soldato, che gli ha donato la capacità di copiare i movimenti delle persone che vede; questo dono, naturalmente, lo rende un avversario temibile e in passato è stato antagonista di personaggi come Capitan America, Deadpool e Moon Knight

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La storia inizia con l’omicidio di Maria Hill, per il quale Taskmaster è stato incastrato e motivo per cui la Vedova Nera, la più letale assassina del mondo (e una delle poche persone che fa davvero paura al protagonista) è alle sue calcagna. Nick Fury però vuole aiutare il mercernario a scagionarsi, sempre a patto che lui lo aiuti a risolvere un enigma legato alla stessa morte di Hill: un’arma misteriosa nascosta dietro tre firme biometriche diverse sembra essere il motivo per cui la spia è morta. Taskmaster è l’unica persona capace di poter copiare le tre firme e risolvere l’enigma. Inizia quindi la caccia agli uomini: Phil Coulson, attuale capo dello Squadrone Supremo e perennemente seguito dal suo mastino Eterno, Hyperion, White Fox, direttrice e leader sul campo della squadra di supereroi coreana Tiger Division, e Okoye, generale delle Dora Milaje wakandiane e forse miglior combattente dello Stato stesso. Una spy story bizzarra, ma che riesce perfettamente a mettere Masters al centro della narrazione, poiché una delle pochissime persone capace di compiere l’impresa.

Quello che McKay mette in risalto nella sua miniserie è prima e soprattutto il personaggio: tutto è costruito intorno a lui, dalla storia, alla comicità, al disegno e, persino, al lettering. Una delle migliori scelte fatte dall’autore è quella di far narrare la vicenda a Tony stesso: il protagonista, naturalmente improntato sulla comicità, offre una prospettiva umoristica e decostruttiva al personaggio del mercenario. “Ma, scusami,” si chiederà, di nuovo, il lettore inesperto “non esiste già Deadpool per questo scopo?”. Vero, ma mettiamola in questo modo: se Deadpool è simile a Jim Carrey, Taskmaster è una specie di Ben Stiller, meno metanarrativo, più sottile, non ridicolizza il suo personaggio da solo, ma lascia questo compito alla trama. Ogni cosa che Taskmaster fa è al cento per cento pensata per essere genuina e presa sul serio: quando dice cose come “No, non accetto più di lavorare per i nazisti, poi mi danno tutti del nazista” o “No, non uccido più le fidanzate dei supereroi perché poi loro si vogliono vendicare” fa ridere e al contempo permette al personaggio di esporre la sua assurda, ma sincera, psicologia. C’è qualcosa, in Taskmaster, di molto onesto, che rompe l’ideale dell’eroe (o del cattivo) statico: ad aiutare ciò, ci sono le meravigliose espressioni facciali che Vitti fa compiere alla sua maschera, ricordando la tradizione dei personaggi scheletrici con forti elementi caratteristici, come Skeletor di Masters of the Universe. L’elemento su cui si basa la comicità di Taskmaster è, curiosamente, il buon senso, la sua conoscenza del mondo Marvel e di come navigarci quando non si è il più forte sulla piazza e si vuole solo cercare di sopravvivere giorno per giorno. 

Taskmaster quindi è una sorta di manifesto del personaggio: la storia non ha quei risvolti di trama che mutano definitivamente l’Universo Marvel generale, come morti, matrimoni o cambi di identità, ma dà un esempio su come dovrebbe comportarsi Taskmaster, qui descritto nella sua forma più pura. Questa miniserie ha come scopo divertirsi, perché è evidente che McKay l’abbia scritta principalmente per divertimento e che lui volesse, allo stesso modo, far divertire chi l’avrebbe letta. 

Giustizia per Taskmaster.  

Siamo sempre più vicini all’uscita nelle sale cinematografiche italiane della nuova pellicola MARVEL. Dove correremo a vederlo? Ma è chiaro, nel nostro cinema del cuore ❤️, e cioè IL REPOSI DI TORINO IN VIA XX SETTEMBRE 15: ANDATECI ANCHE VOI!!!

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