DI ORIANA FERRAGINA
Michelangelo Buonarroti è stato uno dei più famosi artisti del Rinascimento. Celebrato da Giorgio Vasari nel suo libro dedicato alla vita degli artisti italiani (e non solo) come l’unico che fosse riuscito a raggiungere la grazia in tutte e tre le arti (ovvero, pittura, scultura e architettura), era uomo irascibile e geniale, che sapeva far prendere vita alle statue che scolpiva.

Ed è proprio di tre delle sue opere più famose che voglio parlarvi in questo articolo: la Pietà del 1499 che si trova attualmente nei Musei Vaticani, la statua colossale del David posta odiernamente nella Galleria dell’Accademia a Firenze e il Mosè conservato nella Basilica di San Pietro in Vincoli a Roma.
Partiamo con la più vecchia delle tre: la Pietà realizzata da Michelangelo e datata tra il 1497 e il 1499. La statua rappresenta la Madonna nel mentre che sorregge il corpo morto del figlio Gesù, il suo sguardo rivolto amorevolmente verso il Cristo, mentre con la mano sinistra sembra invitare gli spettatori a partecipare al dolore che sta provando in quel momento.
La particolarità della statua è ciò che Michelangelo ha scolpito sulla fascia che taglia in due il petto della Vergine, facendole risaltare il seno: ovvero lo stesso nome dell’artista. Questo perché, la prima volta che la statua fu esposta al pubblico, furono in molti ad attribuirla a Leonardo da Vinci, affermando che soltanto il suo genio avesse potuto produrre un’opera tanto delicata e bella. Michelangelo, così, indispettito da questi commenti, incise e autografò la sua opera nella notte.

Seguendo l’ordine cronologico, passiamo alla seconda statua: il Mosè che Buonarroti scolpì per il frontespizio della tomba di Giulio II, nel 1513-1516 circa e ritoccato nel 1542.
La statua è stata scolpita per prendere il centro del primo livello, quello inferiore, del complesso statuario che costituisce la facciata della suddetta tomba e raffigura un uomo barbuto seduto che tiene con il braccio destro le tavole della legge, che sembrano essergli scivolate lì dopo essersi accomodato, nel mentre che si arriccia la barba con lo stesso braccio.
Curiosamente, non è questo il dettaglio più sorprendente della statua, ma bensì cosa si può notare sul capo e tra i capelli del profeta: ovvero, due paia di corna. Ma perché questo curioso dettaglio è stato scolpito da Michelangelo in una commissione per la tomba di un Papa?
La risposta è molto banale e, al contempo, assurda: perché Mosè, nella Bibbia che si studiava all’epoca di Michelangelo, era descritto come cornuto e, perciò, per identificare il personaggio in dipinti e statue venivano usate le corna come simbolo per il profeta biblico; e tutto questo era avvenuto per un semplice errore di traduzione!
Infatti, per tradurre il Vecchio Testamento dal greco al latino, il lavoro era stato affidato ad un’unica persona che, perciò, ha commesso molti errori di traduzione; come si poteva immaginare tranquillamente. Quindi, è colpa dei tagli al budget per la traduzione delle opere straniere se il Mosè di Michelangelo ha le corna.

Terza e ultima statua è quella del David, scolpita tra il 1501 e l’inizio del 1504, commissionato a Michelangelo dai consoli dell’Arte della Lana e dell’Opera del Duomo di Firenze per celebrare la Signoria della città con il famoso re ebraico Davide che, con l’aiuto della sua fida fionda aveva sconfitto il capo dell’esercito avversario che lo doppiava in altezza, Golia; ed è così che viene, infatti, rappresentato da Michelangelo nella statua: nudo, ritto in piedi che “guarda” il nemico in lontananza e con la sua iconica fionda appoggiata languidamente sulla spalla destra, segno che ha già inferto il colpo fatale contro il proprio avversario.
Il fisico statuario, l’immacolatezza del marmo che riprende i lavori giovanili dell’artista e il fatto che ci abbia impiegato tre lunghi anni a realizzarla hanno avviato il mito del suo realizzatore; anche grazie al nomignolo che era stato affibbiato al pezzo di marmo che il Buonarroti ha usato per immortalare quest’opera: il Morto. Questo perché l’enorme blocco di marmo che Michelangelo ha usato per il suo David era già stato inizialmente sbozzato da ben due artisti, Agostino di Duccio prima e Antonio Rossellino dopo, che avevano abbandonato l’opera entrambi per lo stesso motivo: perché si erano accorti del fatto che il pezzo di marmo fosse di qualità scadente, troppo friabile e poroso e tendente alla cottura, ovvero alla perdita della coesione dei cristalli di marmo; inoltre, anche la forma in cui era stato tagliato il blocco era ritenuta un ostacolo per scolpire una figura a tutto tondo e ben fatta, dato che molti affermavano che fosse stato tagliato troppo stretto e alto, ottenendo il secondo nomignolo, ovvero il Gigante, da parte dei fiorentini che sapevano che, se mai qualcuno fosse riuscito a scolpirci qualcosa, ne avrebbe ricavato una statua gigantesca.

Nonostante questi ostacoli, Michelangelo prese il blocco e riuscì, per lo stupore di tutta Firenze, a creare un opera che è arrivata a noi fino ad oggi. Anche perché Michelangelo credeva che ogni blocco di marmo sapesse già che forma avrebbe dovuto prendere alla fine: lui, infatti, non scolpiva le statue, ma le liberava dal loro guscio esterno; e, infatti, molte statue del Buonarroti sono volutamente non finite, per metter maggiormente in chiaro questa sua credenza.
Ed è grazie anche a queste tre statue che la figura di Michelangelo è entrata nel mito di uno dei più grandi artisti rinascimentali italiani, ottenendo il soprannome di “Divin Artista”.


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