L’Augusto Editoriale dell’Augusto Direttore: Guida, segui o levati di mezzo!

DI ALBERTO GROMETTO

Joe Bauers: «Quando [il sergente] Metzler dice ‘Guida, segui o levati di mezzo’… io mi levo di mezzo!».

Sergente Keller: «Sì, ma quando lui lo dice tu non dovresti scegliere ‘Levati di mezzo’. Lo fa per metterti in imbarazzo e spingerti a guidare tu, o a seguire quantomeno!».

Joe Bauers: «Io non mi sento in imbarazzo, però!».

(Idiocracy, film del 2006)

Lo sapevate che è scientificamente dimostrato che un gruppo di persone a cui viene assegnato il compito di camminare nello spazio, tende a girare in cerchio, a vuoto, in tondo? Se non v’è una meta precisa, un punto di riferimento – che ne so! – un albero o un cartello oppure qualcosa di questo tipo… le persone a cui non vien detto che camminare, tenderanno a non pensare ad altro che… camminare. E camminando, non sapranno che andare in cerchio. Ognuno curva a modo suo, ognuno ha la sua inclinazione, ognuno alla sua velocità: questo è chiaro, oggettivo, logico. Ma tutti quelli che “non ci pensano”, che sanno solo di dover camminare e basta, e che camminano e basta… vanno tutti nella stessa direzione. Come i banchi di pesci, oppure le rondini quando compiono il loro volo migratorio. E ripeto: è una teoria scientificamente dimostrata, provata e comprovata.

Bene, benissimo: ora che sappiamo questo… cosa ce ne facciamo? Assolutamente niente! Una dimostrazione inutile e priva di scopo pratico, giusto? Sbagliato! Non camminate senza pensare. Fermatevi piuttosto, e rifletteteci un secondo. Perché questa teoria dimostrata – e che ha a che fare col solo cammino e niente più – in realtà, a dire il vero, ci dice qualcosa di molto molto importante e infinitamente prezioso sull’Essere Umano e sulla sua “postura mentale”, oltre che nella Vita. 

Che cosa? 

Che se l’Umano decide di non pensare e di fare solamente quello che si ritrova a fare – che sia camminare o qualsiasi altra cosa -, quello farà esattamente come i tanti altri che sceglieranno di fare come lui! E cioè: non sceglierà.

Ma cosa dovrebbe scegliere esattamente? E in che modo? 

Il film citato in apertura è a mio avviso una delle più intelligenti, acute, taglienti, penetranti, brillanti e mordaci commedie cinematografiche mai realizzate e che si ritrova ad immaginare due persone del nostro tempo che si fanno ibernare nell’ambito di un esperimento militare per poi venir risvegliate, sempre nel nostro mondo dove le avevano lasciate, ma… ma fra cinquecento anni! E come sarà la Terra fra cinquecento anni? E soprattutto: come saremo Noi, Umani? Chiaro: più stupidi! 

Già, proprio così: l’Umanità – abituata allo stile di agio e comfort che è riuscita a crearsi nei millemila e passa anni di Storia – agli inizi del 21º secolo non ha più bisogno o necessità di “fare qualcosa”. Non deve lottare per la sua sopravvivenza, basta che esca di casa se ha fame e vada al supermercato, o in un bar, o robe del genere. E così che fanno tutti quanti? Più niente. In altre parole, vi dice il vostro autore: si mettono a camminare in cerchio, a vuoto, in tondo. E smettono di pensare a qualsiasi altra roba che non sia quell’insensato, uguale, ripetitivo “camminare”.

E quindi quando, cinquecento anni dopo, imperversano problemi come l’ecomonia (già, loro oramai la chiamano così “l’economia”!) che è un disastro e la carestia che sta ammazzando i loro campi (non sarà perché non li annaffiano più con l’acqua bensì con una bevanda energetica che s’è presa il monopolio dei mercati?), quelli non sanno che fare! È da cinquecento anni che camminano a vuoto senza accorgersi di star diventando più stupidi, pigri, indolenti. Erano troppo impegnati a guardarsi in tv Ahia, le palle!” – un programma televisivo che consiste letteralmente nel vedere un povero sfigato preso a calci nelle palle tutto il tempo – o a candidare ai Premi Oscar film ritraenti culi che scorreggiano per oltre due ore (e sì, tra le nominations vi è anche quella alla Miglior Sceneggiatura!). 

Quindi: che si può fare per evitare di camminare tutti insieme in cerchio dritti dritti verso quella che è la nostra – del tutto inevitabile? – fine??? 

Ritorniamo alle parole citate all’inizio. Vengono pronunciate in questo film qua, ma si rifanno a loro volta a quello che avrebbe detto lo storico e celeberrimo GENERALE D’ACCIAIO” GEORGE SMITH PATTON: egli condusse durante la Seconda Guerra Mondiale alcune truppe statunitensi in svariate, cruciali, brillantissime e trionfali campagne militari trionfanti che lo resero leggendario. Ma non fu solo per le sue capacità strategiche, belliche e di comando se si guadagnò quel soprannome tanto iconico. Fu anche per il suo carattere deciso, la sua eccentrica personalità ambiziosa, la sua tempestiva impulsività determinata ed energica. Non si faceva mettere i piedi in testa da nessuno, disubbidì diverse volte ai suoi superiori e si ritrovò a trattare con salace severità draconiana i suoi subordinati. Se voleva una cosa, e se la poneva come obiettivo, non c’era verso di togliergliela dalla testa! A costo di essere rimosso con disonore dal comando, di venir radiato dall’esercito, di mettere a repentaglio la vita sua e dei suoi uomini facendosi da loro odiare, state pur certi che Patton avrebbe smosso mari e monti per “potercela fare”.

(Il Generale Patton, quello storico realmente esistito!)

Patton non era uomo che “camminava in tondo senza pensare”. E non dico che quello che facesse fosse giusto o sbagliato, a prescindere. Dico che era “giusto per lui”. Dico che quantomeno, mettendo un piede davanti all’altro, egli guardava attentamente intorno a sé cercando qualcosa, qualunque cosa fosse. Che non s’accontentava di camminare, di vivere, avanzando senza meta e finendo poi per ritrovarsi insieme a tanti altri a camminare a vuoto. No, Patton no. Lui aveva una visione precisa, dei chiari obiettivi, un sogno a guidarlo e a spingerlo a guidare. Maestosa la pellicola Vincitrice di Sette Premi Oscar nel 1971 «PATTON GENERALE D’ACCIAIO» e che vede nei panni del protagonista quel monumentale interprete che è GEORGE CAMPBELL SCOTT, Miglior Attore quell’anno che però – in maniera non così dissimile da quanto avrebbe forse fatto lo stesso Patton – rifiutò la statuetta definendo l’Academy «un’inutile esposizione di carne umana fine a sé stessa».

Patton (quello vero) diceva bene, quando diceva quella roba sul guidare, il seguire o il levarsi di mezzo. Perché siamo Noi a farci la Vita così tanto complicata, ma in realtà è molto più semplice di quanto appaia. Al punto che in realtà le alternative e le opzioni sul “cosa fare nella Vita” – pensate un po’ – si riducono a tre sole.

Noi Umani abbiamo la tendenza a complicarci l’esistenza, ci perdiamo in un bicchier d’acqua convinti di barcamenarci fra le acque del Pacifico, stiamo a credere ci sia qualcosa di imperscrutabile e complesso e complicato in un che di infinitamente più semplice, chiaro, ovvio. E le stesse scelte a nostra disposizione non sono un infinito smisurato nel quale smarrirsi: si tratta bensì di poche, chiare opzioni. Ma se ammettessimo che le cose siano così, che è la Vita ad essere semplice e Noi complicati, significherebbe ammettere che siamo Noi il problema. Noi che non abbiamo il coraggio di decidere, perché significherebbe assumersi una responsabilità. E se poi fai male, non sai più dove andare ad un certo punto e fallisci, la colpa sarà stata tua. E invece di prendersi la colpa e tentare e rischiare, tanto vale vedere quello che fanno gli altri, mettersi fra loro e continuare a camminare dove vanno tutti. Anche se tutti quanti, senza pensare, vanno in tondo continuando a disegnare cerchi nello spazio vuoto della loro vita.

Patton avrà fatto degli errori, e non era un uomo facile. Okay, su questo posso essere d’accordo. Ma ha scelto. Perché lui ha capito quello che ancora oggi tanti faticano a capire: e cioè che tutta questa complessa complessità che è la Vita si può poi ridurre a tre opzioni solamente. Solo tre! Le nostre tre risposte a questo presunto oceano oceanico tempestoso di complessità e opzioni: Guida, segui o levati di mezzo.

(Sempre il Generale Patton, ma in questo caso quello cinematografico, in uno dei più celeberrimi incipit nella Storia della Settima Arte!)

La maggior parte della gente – la stragrande maggioranza abbondante a dire il vero! – sceglie il “Segui”. E la cosa può andar bene, così come male. Perché può essere che non ci sia nessuno che valga la pena seguire. Può essere che non ci sia proprio nessuno, e allora in assenza di qualcuno da seguire, le persone seguiranno gli altri che però seguiranno noi che seguiamo loro! E in sostanza si finirà per seguire sé stessi. Ma non puoi seguire te stesso, a meno che di camminare in cerchio, a vuoto, in tondo. Quasi tutti quelli che scelgono questa opzione non vogliono “pensarci”, non vogliono essere loro a risolvere i problemi e così quelli si accumulano mentre loro finiscono direttamente per non pensare. E quando, tra cinquecento anni, i figli dei loro figli dei loro figli – tutti abituatissimi a camminare in cerchio – dovranno gestire crisi alimentari, climatiche ed economiche… non sapranno fare altro che “seguire”. E non sapranno che diavolo poter fare. E ignoreranno forse che la colpa è proprio dei padri dei loro padri dei loro padri – che avrebbero potuto scegliere di fare, anziché scegliere di non scegliere per evitare di fare. 

I cittadini di una nazione. I lavoranti dentro una qualsiasi società o ditta o impresa. I soldati di una guarnigione o di un’armata dell’esercito. Questi son tutti insiemi di persone che seguono. Fan parte del nostro vivere quotidiano, quasi ogni sfaccettatura del nostro esistere ha a che fare con questo. Che si parli del macroscopico – come un Paese o un partito politico -, così come si parli del microscopico, – che sia una compagnia teatrale ad esempio o un qualsiasi gruppo di lavoro, il risultato è che la collettività, la cosiddetta “maggioranza”, seguirà. E la differenza vera sarà data da chi seguiranno. Perché quella nazione di cui fai parte potrà promulgare leggi ingiuste e dichiarare guerre, così come essere una democrazia che vive nell’uguaglianza e nell’inclusione. Perché quella società potrà avere ambizioni di conquista malevole e machiavelliche, così come essere mossa da un semplice desiderio di fare il bene suo e delle persone che ci lavorano. Perché quelle truppe potranno invadere un Paese pacifico non belligerante come liberarne uno sottomesso contro la sua volontà. L’esito cambia completamente, ma l’azione della “maggioranza” in ogni caso è la stessa: seguire. Che tra quelli abituati a seguire ci sia qualcuno che, dinanzi alle azioni di chi segue, possa dire “No” e scegliere di guidare lui? Qualche volta è accaduto, ma solo qualche volta.

Al di là di chi segue però, c’è anche chi decide di levarsi di mezzo. E anche qui si potrebbe aprire una grossa parentesi a questo proposito. Perché coloro che si levano di mezzo, sono persone che scelgono quantomeno di non adeguarsi a quello che fanno tutti gli altri. Ora: come al solito, è il perché fai quello che fai, che determina la bontà di ciò che fai. Le motivazioni dietro il levarsi di mezzo son delle più molteplici e variopinte possibili. Quel sommo genio che fu l’inventore e fisico NIKOLA TESLA, vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento, non era un uomo che s’adeguava, che camminava in tondo, che s’accontentava di camminare senza pensare. Le sue idee, il suo modo di fare e di essere erano talmente suoi, particolari, eccentrici che la comunità accademico-scientifica lo maltrattò, lo ostracizzò, non lo considerò mai veramente. E lui allora decise di vivere come in un perenne stato di esilio lavorativo e personale, conducendo un’esistenza nomade tra USA ed Europa, morendo in completa povertà. Fra le curiosità strambe che lo riguardano: sposò un piccione. 

Ecco, per tutti quei Nikola Tesla (pochi) che scelsero di non seguire ma di levarsi di mezzo, e fare quel che volevano stando “al di là” – al di là di gruppi o Paesi o collettività – ci sono anche quelli che si son levati di mezzo per ragioni molto meno nobili. Pure il protagonista di «Idiocracy» – il soldato americano Joe Bauers, impersonato da un imperdibile LUKE WILSON – è un uomo che si leva di mezzo. Certo, lui lo fa nella speranza di non dover mai essere obbligato a far nulla, vive in un archivio militare in cui non ci va mai nessuno, guardando la tv tutto il giorno e pregando di arrivare indenne alla pensione il prima possibile, così da poter continuare a non far nulla. Ma un giorno, suo malgrado, gli vien detto che è stato selezionato per l’esperimento di cui sopra. E che questa volta non potrà levarsi di mezzo. Lui non ha mai provato vergogna nel levarsi di mezzo, lo dice chiaramente e apertamente. Ecco, anche il senso di vergogna e del pudore sono elementi essenziali quando si tratta di chi sceglie di seguire. Spesso chi segue, lo fa anche per non essere malvisto dagli altri, perché troppo preoccupato di quello che gli altri pensano di lui, perché desidera far parte di un gruppo anziché stare solo, isolato, senza nessuno accanto. Spesso chi segue, segue proprio per non stare da solo. Così da camminare in tondo con altri. Chi si leva di mezzo, invece, deve esser pronto alla solitudine. 

(Che mito, Luke Wilson, in quel capolavoro che è «Idiocracy»!)

Bene: abbiamo parlato di chi segue e di chi si leva di mezzo. Manca ancora chi però compie la terza scelta: chi decide: “Guida!”. E chi guida, è un caso molto diverso da chi segue e da chi si leva di mezzo. Perché il seguire non è necessariamente una cosa cattiva o buona di per sé. Dipende molto da chi si segue, ecco. Ma chi segue – e vuole solo seguire – non potrà che fare quello. E chi si leva di mezzo? Anche in quel caso il discorso è lo stesso: che sia un bene o un male, dipende necessariamente e strettamente dalle ragioni per cui lo fa. C’è chi lo fa perché ha una sua idea di Mondo che gli altri non vogliono. E c’è chi invece lo fa solo per non essere disturbato. E questi sono solo due esempi, su un’infinità che se ne possono fare! 

Colui che invece guida fa una cosa che nessuno delle altre due categorie fa: decide di assumersi una responsabilità. E la cosa – se non un elogio a prescindere – merita comunque venga sottolineata. Perché non sempre quelli che guidano, guidano verso una direzione giusta. O per ragioni considerate giuste. Abbiamo numerosissimi esempi di leader e figure carismatiche che hanno condotto verso direzioni nefaste. La differenza enorme e abissale però fra chi guida e tutti gli altri, è che chi guida ha una direzione in testa. Che magari sarà sbagliata, oppure storta. Ma sa cosa vuole, e sa di volerlo, e sa che ci vuole arrivare. Patton voleva arrivare a Berlino, liberare la Germania, essere un eroe. E ha guidato i suoi uomini lì. Chi segue, non s’assume alcun tipo di guida. E s’adegua alla vita nella quale si ritrova. Chi si leva ci mezzo, sceglie quantomeno per sé. E si assume la responsabilità della sua propria esistenza. Ma chi guida, sceglie di agire per tutti quanti, e di cambiare non solo la sua esistenza, ma quella di tutti. 

La Responsabilità non se la vuole quasi mai prendere nessuno. Assumersi il peso della scelta – non solo per Te ma per tutti quanti – è qualcosa che spaventa, atterrisce, terrorizza. Ma qualcuno – qualche raro condottiero sgargiante – decide a volte di farlo. Sceglie che non possa che guidare, perché non può accettare che certe cose non siano come le sogna. Per lui o per chiunque altro. Chi ha la forza di accettare questo, di avere una visione e di avere i talenti per poterla realizzare, deve accettare allora di guidare davvero chi ha bisogno di una guida.

Nel troppo poco conosciuto capolavoro cinematografico «BARNYARD – IL CORTILE», viene detta una frase che non dimenticherò mai, per tutta la vita:

«Chi è forte, deve difendersi da solo. Chi è più forte, deve difendere gli altri».

(Barnyard a sinistra e suo padre Ben a destra, in una delle scene più iconiche del film, nel momento in cui il genitore dice al figlio quelle parole immortali)

Sapete che Joe Bauers – protagonista di «Idiocracy» – è stato scelto come cavia perché era ritenuto l’uomo medio per eccellenza? La sua intelligenza nella media, le sue condizioni di vita pure, le sue capacità e i suoi talenti anche. Però si ritrova catapultato cinquecento anni avanti nel futuro, dove tutti quanti son più stupidi e ignoranti, e allora in quel contesto lui è ritenuto un genio cervellone. Gli si apre la possibilità di fare qualcosa, non solo per sé ma per tutti gli altri, perché la gente ha bisogno. Bisogno di qualcuno che la guidi. «Da un grande potere derivano grandi responsabilità» diceva Ben Parker, Zio di Spiderman. Scegliere di guidare significa già di per sé avere un potere, o comunque una forza. La forza di saper scegliere e di volerlo fare anche per chi ne ha bisogno. Ma nel momento in cui guidi, sii guida. E Joe non vorrebbe esserlo. Perché è una responsabilità. Lui vorrebbe levarsi di mezzo. Ma poi scopre la più importante delle verità.

Chi guida, potrà sbagliare. E potrebbero essere sbagli micidiali. Ma il fare niente significa non averci neanche provato. E invece tentare farà la differenza, a prescindere. Perché è il tentare che fa di un leader un leader, ancor più che il riuscire. Se prima non provi, non potrai mai vedere se riesci. Se riesci a cambiare le cose. E quindi complimenti a chi sceglie di provarci, e di guidare, perché sente di poterlo fare, perché la gente ha bisogno di un’ispirazione che la guidi, perché non vuole fregarsene girandosi dall’altra parte. Perché il provarci conta più del riuscirci.

(Noi, insieme a Peter, non dimenticheremo mai quello che ci hai insegnato, Zio Ben)

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