DI ELODIE VUILLERMIN
I nostri affezionati Erica e Patrik sono invitati alle nozze d’oro di Henning Bauer, famoso scrittore candidato all’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura, e sua moglie Elisabeth, che gli fa da editrice. Il giorno dopo Rolf, un fotografo di successo e amico di vecchia data di Henning, viene trovato morto nella galleria in cui doveva esporre le sue opere. L’uomo era collegato al caso di una donna transgender, uccisa in un incendio a Stoccolma nel 1980 insieme alla figlia. Pochi giorni dopo, come se non bastasse, vengono trovati altri tre cadaveri, un padre e due bambini. Lo scandalo esplode con prepotenza.

Intanto Erica e Patrik sono sempre più uniti e adorabili. Preghi sempre perché non accada nulla di brutto a loro, ai figli, ai loro affetti in generale. Peccato che una terza gravidanza piombi su di loro, prepotente e devastante come un asteroide che impatta sulla Terra. A questo punto inizio a chiedermi: ma i personaggi di questa serie sanno tenere a bada i loro istinti sessuali, o no? Possibile che quasi a ogni libro ci sia una donna in dolce attesa?
Anna si è ormai lanciata nella carriera di arredatrice di interni. Finalmente è nata la piccola Felicia, la figlia sua e di Dan. Kristina e Gunnar sono ottimi nonni, nonostante le loro iniziative personali e le “sorprese” molto comiche fatte all’insaputa di Patrik ed Erica.
Nella squadra di Patrik avvengono dei cambiamenti. Martin ha ormai lasciato entrare nella sua vita Mette, incinta di lui, e il piccolo Jon. Mellberg si appresta a vivere lo stesso inferno che è toccato a Martin qualche libro fa, in quanto Rita ha un cancro al seno, e vederlo in questo stato vulnerabile e timoroso ci fa provare una pena immensa per lui. Paula fa di tutto per mantenere il segreto di Mellberg, ma non ha abbastanza forza per sé stessa e tutta la famiglia, e teme il peggio. Torbjörn, il responsabile della scientifica, è andato in prepensionamento, sostituito da una donna tosta e decisa, Farideh.
Tornando all’indagine e al mistero di questo libro, tutto sembra ricondurre al gruppo del Blanche, tutti soci e amici del medesimo club. Sembrano molto legati tra di loro, ma ben presto vi renderete conto che la perfezione del Blanche è tutta apparenza. Quelli che dovrebbero essere grandi geni letterari, artistici e culturali sono in realtà farfalloni maniaci così privi di spina dorsale da doversi nascondere dietro le loro mogli, o genitori che litigano di continuo sull’educazione dei figli e su chi abbia effettivamente sacrificato tutto per l’altro, o altro ancora. Queste persone sono la dimostrazione che la ricchezza e il prestigio non sempre vanno di pari passo con la generosità e l’umiltà. Ci catapultano in un mondo dove è lecita ogni scorrettezza, dove l’oro sa di marcio e non brilla, dove i soldi possono comprare il silenzio e il rispetto altrui e mettono a tacere il lato coscienzioso dell’umanità.
Il fil rouge tra questi uomini e donne del Blanche è Lola. Una donna che un tempo fu uomo, ma che non ha mai cambiato una cosa: l’amore verso sua figlia Pytte. Ha fatto da padre e da madre per la sua piccolina. Il gruppo del Blanche la metteva a suo agio e a disagio al tempo stesso: si sentiva a casa con loro, erano una famiglia affettuosa e comprensiva, ma al tempo stesso la rammaricava il fatto che gli altri non la capissero proprio perché troppo normali. Rolf era l’unico da cui si sentiva accettata per davvero, libera di essere sé stessa, un’ancora di salvezza in un mondo che la ignorava o la prendeva a calci.

Tutti vogliono lasciare il marcio sepolto. Ma il marcio puzza, anche coprendolo con il profumo del successo. Tutti danno la priorità al Blanche, alla grande cultura, ai valori per cui hanno combattuto. Tutti tranne Rolf. Lui sa che quella fama e quell’opulenza si ergono su sangue, ricatti, accordi, violenze sessuali e altre viltà. Non vuole più nascondersi e per questo paga con la vita.
Interessante e tragica è la storia di Louise. Ingaggiata dal Blanche per insabbiare i suoi crimini, si è affacciata per anni sul lato più meschino dell’umanità. Sembra diversa dai compagni, il pesce fuor d’acqua nell’acquario dell’opulenza. Ma in realtà nuota in acque sporche e marce proprio come loro. Il gruppo del Blanche le ha insegnato qual è la vera natura delle persone: spesso ti deludono, cercano la soluzione facile tramite scorciatoie che calpestano il buon senso, pensano solo a sé stessi. Ha imparato che il successo di una vita si costruisce a scapito di quelle degli altri e pur di riuscirci è arrivata a sacrificare delle vite umane.
Ma non è per fama o denaro che Louise commette dei crimini. C’è altro che motiva le sue azioni: la vendetta e la verità. Dopo aver passato anni a creare menzogne e nascondere la polvere dello scandalo sotto il tappeto, ne ha abbastanza. Vuole mettere a nudo la verità su Lola. Demolire le bugie di chi le ha portato via tutto, perfino il talento. Dare voce a tutte le questioni su cui la gente, per vergogna o noncuranza, ha imposto il silenzio. “Perché la vendetta avesse una vera efficacia”, afferma Louise, colui che distrusse la vita di Lola “doveva avere il più possibile da perdere”. La scelta di colpire nel momento dell’assegnazione del Nobel a Henning è simbolica.
Perché tutto questo? Vuole che Lola sia ricordata per quello che era davvero. Per questo non uccide Erica, nonostante tutto: lei è la scrittrice della verità, solo lei può esporre al mondo la versione autentica di Lola e sbugiardare il suo assassino. Ma per ottenere quella verità, Louise ha dovuto ricorrere alle falsità. Un affascinante controsenso, che mi è piaciuto molto e mi ha saputo regalare una lettura avvincente.
Dopo tanti libri ci sembra di conoscere i personaggi da una vita, di aspettarci quali dinamiche tirerà fuori l’autrice. Eppure continuiamo a sorprenderci, a provare compassione e pietà anche per quei soggetti controversi e poco amabili. Scrive La Repubblica: “I protagonisti della serie di Fjällbacka sono esseri umani ordinari a cui succede qualcosa di straordinario. Hanno problemi di coppia, litigano come tutti, sono reali: per questo piacciono così tanto”.
L’indagine è una delle più delicate, perché va a trattare un argomento molto complesso: la sfera LGBT. Volendo parlarne, c’è il rischio di tirare fuori un ritratto infarcito di cliché. Ma la Läckberg ci restituisce una visione autentica e sincera dell’argomento, così come ha saputo fare prima con questioni altrettanto delicate, quali politiche d’immigrazione o disturbi psichici. E l’intento di Erica è e rimane lo stesso: sin da quando ha voluto risolvere l’omicidio di Alex nel primo libro, ha sempre cercato di delineare un’immagine sincera delle vittime, portando il massimo rispetto per ciò che erano e che potevano diventare.
Il figlio sbagliato è una storia complicata non solo per questo. È un calderone ribollente di sporchi segreti, accordi rischiosi con la stampa, insabbiamenti, compromessi, giochi di potere e molto altro. Un accumulo di negatività durato trent’anni ed esploso di colpo con la forza di un vulcano in eruzione. La triste vicenda di chi si sentiva perennemente fuori posto, come una tessera che non si incastra nel puzzle, lasciata da sola in un mondo di vedute troppo strette e troppo critiche.
Al di là degli omicidi e di tutto il male perpetrato, l’autrice dimostra che i sentimenti umani esistono e sono forti: nell’intesa e nel senso di protezione tra sorelle, nei momenti in famiglia, nelle battute tra colleghi, nei momenti di amicizia. Non mancano nemmeno i momenti comici che smorzano la tensione, da Mellberg che litiga con il suo riporto a Patrik e la sua pessima guida, da Erica e le sue iniziative personali all’insaputa del marito fino a Patrik che cerca di limitare i danni di Mellberg assegnandogli gli incarichi più banali o agendo alle sue spalle, o le incursioni di Maja e i gemellini che interrompono sul più bello le effusioni dei genitori.
Visto il finale aperto con cui si è concluso il libro, ho la sensazione che la saga di Fjällbacka non sia ancora finita. Mi auguro solo che non la tirino troppo per le lunghe. Perché lo sappiamo tutti quanto scricchiola una serie quando viene sfruttata troppo e allungata anche quando non ha più niente da dire. Però la Läckberg ne ha ancora tante, di cose da dire, e confido che le dica nel modo giusto, che continui a emozionare i suoi fan con storie sempre più controverse.


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