Cola di Rienzo Vs Luigi XV: Il Senso è nel Significato

DI ALBERTO GROMETTO

Qual è il Senso della Vita? 

Domanda da un milione – ma che dico?! – un miliardo di dollari! Quando qualcuno tra voi lo avrà capito, mi faccia un fischio! 

Eh sì, l’Umano è alla disperata ricerca di un possibile significato da dare alla sua esistenza… dacché esiste. Che sia nel successo? Nell’acquisire prestigio? È da ricercare forse nel Potere? Nella gloria eterna che dovrebbe rendere immortali? O forse, ancora, nell’Amore

Chi lo sa!, chi può dirlo? Immagino che la risposta sia dentro ognuno di Noi, che ognuno di Noi debba trovarla da sé, e che ognuno di Noi con ogni probabilità darà una risposta differente. Ma non voglio concentrarmi tanto sulla risposta a tale amletico quesito, bensì sulla ricerca in sé e per sé della risposta al quesito.

Sì, perché rispondersi su quale sia il Senso della Vita è bello, ma prima di tutto devi porti la domanda, te lo devi chiedere: qual è il Senso della Vita? Devi prima domandartelo, se vuoi risponderti. Devi innanzitutto cercarlo il Senso della Vita, prima di capire quale sia e di dire di averlo trovato.

Ecco, le due storie che vi racconto a questo giro – nella Grande Sfida che m’appresto a presentarvi – hanno proprio a che fare con questo: il senso da dare alla propria Vita. E pensate che sono due storie che provengono dalla Grande Storia, quella con la “S” maiuscola. 

Da una parte ci ritroviamo nel Tardo Medioevo, quando Roma la Grande – che aveva spadroneggiato e dominato per secoli in tutto il Mondo costruendo e realizzando e facendo – era una moribonda carcassa maleodorante. Dell’Impero Romano non rimanevano che cenere e ricordi, quasi mille anni erano trascorsi dalla sua fine, e la Città Eterna in mano al Papato era dilaniata da conflitti intestini e alla mercé degli avidi baroni dell’epoca.

Dall’altra parte siamo in Francia ai tempi della monarchia settecentesca, quando il Paese era tra le massime potenze mondiali in termini militari ed economici, anche se qualcosa iniziava già a scricchiolare, anche se prendeva piede il malcontento specie tra il popolo, sebbene l’ombra di quello che sarebbe calato sulla Nazione – la cupa nera ombra d’una ghigliottina – se non fare capolino si stava già quasi stagliando, oltre l’orizzonte.

Da un lato abbiamo a che fare con un uomo che è stato tante cose diverse, e tutte insieme, che è impossibile definirlo in un solo modo: fu un rivoluzionario ma anche un dittatore autoritario; ci si può riferire a lui come ad un leader democratico ma anche un tiranno folle; riuniva in sé l’entusiasmo di uno studioso appassionato, le capacità oratorie di un convinto diplomatico, la sete di giustizia di un eroico condottiero… come anche però la truculenta propensione alla strage e all’assassinio, la pazzia scriteriata d’un autocrate efferato, la fame di sangue d’un despota. Anche se c’è una parola, più di ogni altra, che lui avrebbe amato particolarmente: Imperatore. 

Dall’altro lato ci ritroviamo alla presenza di un Re che è nato per essere Re e che ha fatto una sola cosa nella sua Vita, per tutta la Vita: essere Re. E basta. Non è stato letteralmente proprio nient’altro. Solamente un Re. E su di lui già non c’è più altro da dire, da aggiungere, da sottolineare. Possiamo già chiuderla qua, in merito a quello che è stato, o ha fatto, o detto. Sovrano di una monarchia antichissima come quella francese, davvero, non può essere detto chissà cos’altro.

Il primo è una figura storica vissuta nella Roma Papale della prima metà circa del 1300. Stiamo parlando di un individuo che non è nato nobile, che non ha avuto la fortuna di essere un aristocratico, il cui Destino sulla carta era già scritto e prevedeva un’esistenza sventurata fatta di sudore e fatiche perché, si sa, se nasci “dalla parte sbagliata” riuscire a cambiare le cose e a prendere in mano la tua esistenza risulta quasi sempre impossibile. Quasi. Il suo nome? COLA DI RIENZO.

Per quanto concerne il secondo, abbiamo a che fare con una situazione completamente diversa. Appena nato, lui era già una delle persone più importanti del suo Paese. Ed essendo il suo Paese la Francia del 1700, stiamo parlando di una Nazione leader nel panorama mondiale. Nobilissimo, aristocraticissimo, destinato – volente o nolente – ad essere il Re. Trattasi di LUIGI XV.

Cola di Rienzo nacque in una famiglia di modestissime condizioni, figlio di una lavandaia e di un taverniere, nella Roma dimentica del fatto che un tempo ci furono un Cesare e un Augusto. Eppure fin da piccolissimo, egli era riuscito a cogliere la grandezza di quella straordinaria creatura di rara bellezza che fu Roma. La passione immensa e sconfinata che nutriva nei riguardi di Arte, Cultura e Bellezza muoveva le sue azioni. E i suoi sogni. Perché sì, Cola pur essendo destinato alla povertà e alla sofferenza, si permetteva di sognare. E sognare grande. Il suo Sogno immenso era quello – pensate che pazzo! – di restaurare l’Impero Romano. Voleva tornare a quei tempi, viverci dentro dato che era nato quasi un millennio dopo la fine di Roma. E quel Sogno non glielo avrebbe tolto mai nessuno. Perciò studiò moltissimo dando sfogo all’amore senza limiti che nutriva nei riguardi della Storia Antica Romana, sgobbò tantissimo al punto da riuscire a infilarsi negli ambienti giusti e anche se la Sorte lo avrebbe voluto misero popolano quello se ne fregò e fu in grado di avvicinarsi allo stesso Papa e a rientrare nella ristretta cerchia delle personalità a lui più vicine.

Quando si parla di un monarca francese, di un Luigi per essere più precisi, solitamente si potrebbe pensare subito a qualcosa del tipo: ah, forse si parlerà di Luigi XIV! Chiamato “Re Sole” perché fu colui che accentrò ogni potere nelle sue mani, che rese la Francia una monarchia totalitaria e totalizzante, quello che costruì la Reggia di Versailles entro la quale l’aristocrazia avrebbe vissuto in piena campagna sotto il suo controllo lontana dalla possibilità di prendere qualsivoglia decisione e di interferire in alcun modo nelle decisioni di Sua Maestà, quello che scelse di essere un sovrano assoluto fino in fondo, che fece sì che la Vita di un’intera Nazione e un intero popolo dipendesse innanzitutto da lui e dai suoi desideri. Lui doveva essere al centro. Doveva essere il Sole. E non è un caso che fu lui a dire: «Lo Stato sono io!». Ma no, non è di quel Luigi che vi voglio parlare. Forse si potrebbe pensare allora a Luigi XVI, il Re del Crollo, quello che scontò in prima persona e sulla sua pelle le tragiche conseguenze di Re Sole perdendoci (letteralmente!) la testa durante quella Rivoluzione Francese che avrebbe mostrato nel sangue e nel dolore che la Corona non è così intoccabile come sembra. E che un sovrano non deve per forza essere “per sempre”, se non lo si vuole. Ma non è nemmeno quello il Luigi di cui si racconterà a questo giro. Noi parleremo esattamente di quello che sta nel mezzo: tra il Quattordicesimo e il Sedicesimo, tra il Re che toccò la massima espansione in termini di potere e prestigio e il Sovrano che invece rovinosamente cadde, tra l’epoca del Re Sole e la Rivoluzione Francese. Sostanzialmente: parleremo del Luigi di cui non gliene frega niente a nessuno!

(Da sinistra a destra: Luigi XIV, Luigi XV e Luigi XVI)

Torniamo alla storia di Cola. Quello aveva un obiettivo, una missione, un sogno. E nonostante fosse partito dalla situazione più svantaggiosa possibile, era riuscito a toccare le vette e a farsi una posizione rinomatissima. Era infinitamente di più di quello che avrebbe mai potuto aspirare ad ottenere. Ma quello voleva ricreare l’Impero Romano. Non voleva solo accontentarsi di occupare una posizione di prestigio e potere, perché non era quello il suo scopo. E così, una volta giunto in cima, decise di sfruttare le sue risorse per accattivarsi quell’entità che nessun politico o governante o uomo di potere dell’epoca aveva mai pensato di doversi ingraziare. Trattasi di quella stessa entità che avrebbe assestato un colpo mortale alla monarchia francese quattrocento anni dopo (Luigi XVI che perse la testa, rammentate?). Stiamo parlando del: POPOLO. Ebbene sì, Cola voleva trascinare il popolo, avere il suo favore e beneplacito, portarlo dalla sua parte. Attraverso discorsi solenni declamati e raffigurazioni pittoriche e artistiche da lui commissionate – perché ricordiamo che i popolani non sapevano leggere – quello riuscì a denunciare pubblicamente lo schifo incarnato da quegli stessi potenti che spadroneggiavano sulla sua terra. Il popolo lo amò. E l’amore divenne acclamazione. Adoravano Cola, al punto da sceglierlo come loro leader. Il popolo voleva Libertà e Grandezza, e lui aveva promesso entrambe. Per questo, si fece proclamare in un certo senso come l’ultimo, vero, Imperatore Romano. Sì, ce l’aveva fatta. Ma ce l’aveva fatta davvero?

Completamente, totalmente, assolutamente diversa la vicenda di Luigi XV. Venuto alla luce nel 1710, prima del quinto compleanno era già Delfino di Francia, cioè erede alla Corona. Nel giro di tre anni infatti terribili epidemie di vaiolo e violenti salassi che dovevano essere riparatori e invece fecero peggio portarono alla morte i primi quattro discendenti maschi in linea di successione. E fu così che toccò proprio a lui farsi carico del peso della Corona. Era il 1715, e lui non aveva neanche cinque anni. Il suo bisnonno e precedessore – quel Re Sole di cui tanto abbiamo parlato – morì lasciandogli il Trono. Le sue ultime parole, rivolte ai cortigiani in lacrime, furono: «Perché piangete? Cosa credevate, che fossi immortale?». Immortale non era. Né lui né qualsiasi altro Re. Chiedetelo al ghigliottinato XVI, se non ci credete. Fatto è che a cinque anni il piccolo Luigi divenne la persona più importante di tutte. Divenne Re. E… spoiler!… è quello che sarebbe stato tutta la Vita. Senza sorprese o colpi di scena. Fu Re quasi da subito. E sarebbe stato Re fino alla sua dipartita. Avrebbe regnato per un tempo lunghissimo. Sarebbe stato il Re di Francia per quasi sessant’anni (più di 58 anni, per essere precisi). E in quelle dieci decadi sapete che cosa avrebbe fatto? Niente, assolutamente niente. Non avrebbe combinato proprio nulla. 

Cola di Rienzo, dal canto suo, qualcosa lo aveva fatto, eccome! Pensate fin dove era stato in grado di arrivare: era riuscito nell’impresa alla quale aveva dedicato tutti i suoi sogni, passioni, desideri. Riportare in vita Roma la Bella, nel suo antico e luminoso splendore. Per qualche anno ci riuscì davvero a erigere come una sorta di nuovo Impero Romano, contrastando lo strapotere autoritario e antidemocratico dei prepotenti baroni di cui sopra. Mai, in tutta la sua Storia da quando l’Impero era caduto, Roma era riuscita ad avvicinarsi così tanto a quell’antica e immortale Grandezza. Peccato che poi le cose sfuggirono un po’ di mano a Cola. Iniziò a farsi trascinare da tutto quel potere, e alla stregua di quegli antichi Imperatori di Roma iniziò a dedicarsi ai suoi vizi, a mangiare in maniera spropositata e soprattutto a bere, a bere tantissimo! E finì per sprofondare nel delirio. E presto arrivò anche a tagliare qualche testa qui e là. Anche più di una. Lanciò condanne a morte a destra e a manca a dire il vero, e la sua tirannica e sconfinata sete di sangue divenne ingestibile. Rimase sempre un grande retore per carità, ma che però finiva sempre più spesso di straparlare. Oltre che uccidere. Venne destituito da quegli stessi baroni che erano suoi nemici e dovette darsi alla macchia e persino fuggire travestendosi da monaco. Qualche anno dopo però tornò e, pensate!, riuscì di nuovo a riconquistarsi l’amore del popolo arringandolo attraverso la sua abilità oratoria. Ma oramai lui non era più in sé. Folle, sanguinario, privo di lucidità, perse di nuovo il controllo. Questa volta non se lo fecero scappare. Lo ammazzarono. E con lui morì anche il suo Sogno immenso.

Luigi XV nel suo oltre mezzo secolo di regno non ha combinato niente, non ha fatto nulla per cambiare le cose. Ha ereditato dal suo predecessore Luigi XIV un Paese avviato verso la sua autodistruzione, il Re Sole aveva innescato attraverso le sue azioni e decisioni quei meccanismi che avrebbero portato la Rivoluzione Francese e di cui avrebbe pagato lo scotto nefasto Luigi XVI, il successore del Luigi che interessa a Noi. Se anche il popolo in origine – quand’era ancora un bimbo di cinque anni – lo accolse con amore, al punto da soprannominarlo “Beneamato” (soprattutto, va detto, perché odiavano il predecessore Re Sole), i suoi anni di regno all’insegna di debolezza e nullafacenza nel mentre che tutto andava in rovina lo resero piuttosto odiato. Alla notizia della sua morte, come fu per il Re Sole, il popolo festeggiò per le vie di Parigi. La sola cosa per cui Luigi viene ricordato sono le amanti. La sua Corte fu un brulicare di intrighi e macchinazioni tra i quali le molte amanti del Re sapevano muoversi con abilità e strategia. Ricordiamone due, tra tutte. Madame de Pompadour e Jeanne Du Barry (a quest’ultima dedicarono persino un film molto bello e che consiglio, con protagonista la talentuosa MAÏWENN, mentre Luigi XV è impersonato dal mitico JOHNNY DEPP). 

(Maïwenn e Johnny Depp nei panni di Jeanne Du Barry e Re Luigi XV nel bellissimo film “Jeanne du Barry – La favorita del re”)

V’è una frase con cui vorrei concludere l’articolo. Quella che la malefica e potentissima Madame de Pompadour rivolse una volta al suo amante Luigi, per rincuorarlo dopo una pesantissima e atroce sconfitta militare: «Dopo di noi, il diluvio!». «Après nous, le déluge». Cosa significa? Significa che Luigi lo sapeva benissimo cosa sarebbe stato della Corona, del suo Paese e della sua famiglia. Aveva visto la fine, lui e la sua amante lo avevano previsto, già s’intravedeva il disastro. Eppure non ha fatto niente, si è girato dall’altra parte, semplicemente è stato ad occupare quel Trono nel mentre che tutto crollava e sapendo che le cose avrebbero tenuto ancora un po’, e che lui quella Fine che aveva intravisto non l’avrebbe vissuta. Per questo, Re Luigi XV è stato dimenticato.

(Cola di Rienzo, che amò la Grandezza di Roma)

E che dire di Cola? Lui un progetto lo aveva, al contrario di Luigi. Non era nato per essere un qualcosa che sarebbe poi stato tutta la Vita. A differenza di Luigi, nato per essere Re fino alla fine dei suoi giorni e che poi – sorpresa delle sorprese! – lo è stato fino alla fine dei suoi giorni. Cola di Rienzo è un uomo che ha voluto una cosa, e ha cambiato letteralmente quello che era destinato ad essere, il corso delle Stelle perfino, con lo scopo di divenire altro e di poterlo realizzare, quel Sogno. E inoltre rispetto ad un Luigi che il suo popolo non lo comprendeva né lo stava ascoltare e del cui pensiero ignorava tutto – come neanche esistesse per lui il popolo – Cola ha fatto quello che ha fatto proprio perché in primo luogo seppe parlare a quel popolo e a interessarsene, riconoscendone l’importanza decisiva. Ma poi mandò tutto in malora, e quando sembrava in procinto di rendere possibile l’impossibile e finalmente realizzarsi, l’incantesimo si ruppe, qualcosa si spezzò e lui perse di vista quel che era stato il Significato della sua intera esistenza. E oggi cosa rimane di Cola di Rienzo? Un trafiletto nei libri di Storia a scuola, e niente di più. Il più delle volte non viene nemmeno studiato, nelle scuole. 

(Luigi XV, quand’era solo un bambino… ma già “il Re”)

Perché parlarvi di un re che non ha combinato nulla e di un tizio che qualcosa di grande lo avrebbe anche potuto fare ma che invece mandò tutto quanto alle ortiche? Ebbene, a chi me lo chiede, io rispondo sempre che il mio sovrano (imperatori esclusi) preferito in assoluto è stato proprio Luigi XV. E il mio rivoluzionario? Cola di Rienzo, naturalmente. Ma perché? Perché le loro storie ci devono essere da monito, da esempio, da insegnamento. Di cosa, esattamente? 

Un’esistenza condotta senza la ricerca di un senso, è una vita priva di significato. Il tuo significato può essere qualsiasi cosa desideri sia e senti debba essere. Ma quel che più conta è provare a trovarlo, a cercarlo, ad averlo. Darsi un senso è ciò che ci dà significato. Puoi regnare su una delle Nazioni più importanti al mondo per quasi sessant’anni o arrivare dal niente a sedere in capo ad un rinnovato impero che tu stesso ti stai costruendo. Se però non dai il tuo apporto costruttivo oppure ti scordi del significato di quello che stai facendo lungo il tragitto, se non cerchi di realizzare qualcosa o te ne dimentichi, allora potrai essere anche un Re o un Imperatore. In realtà sei niente. Le tue conquiste, le tue imprese, il tuo prestigio saranno niente. La tua stessa esistenza sarà niente.

Cola di Rienzo e Luigi XV sono stati dimenticati. E proprio per questo meritano di essere ricordati. Perché col loro esempio ci insegnano che siamo Noi a scegliere di condurre un’esistenza che abbia un significato oppure che sia priva di senso. Noi, prima di chiunque altro. Date dunque il vostro apporto costruttivo, Care Amiche e Cari Amici, perché magari forse un giorno sarete ricordati. E magari forse qualcuno arriverà persino a dire, pensando a voi: Farò come ha fatto questa persona, seguirò il suo esempio. 

Non dimenticate di dare il vostro apporto costruttivo. Andate là fuori piuttosto, e realizzate. Voi stessi e qualsiasi sia il vostro Senso e Significato.

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