Otherside, capitolo 18: Robin Hood

DI ELODIE VUILLERMIN

Con il film animato di Robin Hood, uscito nel 1973, siamo nell’Epoca di Bronzo, in cui gli animatori della Disney cercavano di portare avanti le vecchie idee di Walt. È un’era che comincia con Gli aristogatti e termina con Bianca e Bernie. Purtroppo gran parte del pubblico e della critica di allora non gradì questi film, ritenendoli di qualità inferiore rispetto ai precedenti. Si riciclavano spesso e volentieri sequenze di vecchi classici Disney per dare loro nuova vita.

Tornando a Robin Hood, non si sa molto sulla sua figura: questo perché le sue avventure furono trasmesse per via orale per molto tempo e i pochi resoconti e documenti scritti arrivati in seguito non hanno aiutato a identificare quale fosse il vero Robin (poiché ce n’erano tanti con lo stesso nome o con nomi simili). Alcuni sostengono che sia esistito per davvero, altri dicono invece che sia solo una leggenda. Quale sia la verità, ancora oggi non la sappiamo.

L’immaginario collettivo tende a dare un contesto storico preciso alle avventure di Robin Hood: il periodo compreso tra il 1199 e il 1216, durante il regno di Giovanni I d’Inghilterra (detto anche Senzaterra), fratello minore di Riccardo Cuor Di Leone. Quello fu un periodo storico molto complesso, preceduto da una serie di scontri tra i due fratelli. Con la partenza di Riccardo per le crociate, Giovanni ne approfittò per usurpare il trono e aumentò le tasse a dismisura, danneggiando sia il popolo sia l’aristocrazia. La pressione fiscale e il malgoverno di Giovanni furono insostenibili e portarono l’Inghilterra a rivoltarsi contro il re, che fu obbligato a concedere la famosa Magna Charta.

Per molti Robin Hood era un nobile, abile arciere, devoto a Riccardo Cuor di Leone, che con l’ascesa al potere dell’usurpatore Giovanni Senzaterra perde il suo titolo nobiliare e i possedimenti terrieri che gli spetterebbero. Così si ritira in una foresta, quella di Sherwood, dove si unisce a una banda di “allegri compagni” (i Merry Men) per prendere di mira i ricchi, derubarli e aiutare i poveri.

C’è una serie di documenti, compresi tra il XIII e il XIV secolo, in cui si possono trovare vari riferimenti a fuorilegge, bracconieri, banditi o fuggitivi chiamati Robin Hood o con nomi simili. Uno dei più antichi è una pergamena della Corte d’Assise dello Yorkshire del 1225, dove viene citato l’esproprio dei beni di un certo Robert Hod, indicato come fugitivus. C’è anche un testamento intestato a “il conte Robin di Huntingdon”, datato 1248. Nel 1262 c’è un riferimento simile a un tal William Robehod, nel Berkshire. Mentre nel 1354, nel Northamptonshire, si parla di un certo Robin Hood imprigionato in attesa di un processo per dei crimini commessi nella foresta di Rockingham. Tutte queste testimonianze lasciano intendere che Robin Hood non è stato un singolo uomo, ma un soprannome usato da diversi uomini vissuti nell’Inghilterra medievale.

Nel 1377 William Langland, un chierico inglese, compone il poema Pietro L’aratore (Piers Plowman), nel quale descrive i suoi sogni attraverso personaggi allegorici (quali la Ragione e la Coscienza) e si interroga sulla ricerca del Bene. Uno dei suddetti personaggi dice: “Non conosco bene le Preghiere di Nostro Signore, ma conosco le ballate di Robin Hood”. Tale riferimento è indice del fatto che la figura di Robin Hood aveva già acquisito una fama e una popolarità notevoli, e che si era conquistata un posto nella cultura popolare del tempo. In un manoscritto del 1410, conservato nella cattedrale di Lincoln, è riportato il modo di dire “Robin Hood in Sherwood stood”, che veniva molto utilizzato all’epoca per sottolineare qualcosa di ovvio.

Cominciano a diffondersi le prime ballate su Robin Hood, che alimentano il fascino e il mistero sulla sua figura. Tra queste, Robyn and Gandeleyn e Robin Hood and the Monk, risalenti a metà del XV secolo. Ma in queste prime storie Robin non è un nobile decaduto. Lui e i suoi “allegri compagni” sono identificati come yeoman, una categoria di uomini liberi, alcuni dei quali anche piccoli proprietari terrieri, che combattevano al fianco dei re e di chiunque li assoldava; secondo altre versioni, gli yeoman erano contadini liberi. La loro particolarità stava proprio nel saper combattere con arco e frecce, ed erano molto più schierati dalla parte del popolo che da quella della nobiltà.

Al 1510 risale la raccolta di racconti Le gesta di Robin Hood, la prima narrazione completa tuttora esistente relativa al ladro gentiluomo. In essa troviamo un Robin molto diverso da quello che siamo abituati a conoscere. Aveva pietà dei ceti meno abbienti e combatteva per loro, ma non rubava ancora ai ricchi per dare ai poveri. Ed era molto violento contro i nobili e i potenti: pensate che Robin arriva a decapitare lo sceriffo di Nottingham durante uno scontro. Inoltre, sebbene il suo nome fosse genericamente associato alla foresta di Sherwood, nella Contea di Nottinghamshire, in realtà non operava lì, bensì nella foresta di Barnsdale, situata nello Yorkshire meridionale.

Durante le feste del Calendimaggio, un tipo di festival molto popolare in Inghilterra nel XVI secolo, la gente inizia a mettere in scena le avventure di Robin Hood, vestendosi come lui. E non era gente qualsiasi a fare tutto ciò. Pare che nel 1510 l’appena diciottenne Enrico VIII, sposatosi da poco con la prima moglie Caterina d’Aragona, sia entrato nella camera da letto della moglie travestito da Robin Hood insieme a undici nobili, allettandola con danze e giochi.

Nell’Inghilterra elisabettiana abbiamo il poeta e drammaturgo Anthony Munday, contemporaneo di Shakespeare, che nel 1598 scrive le avventure di un Robin Hood, che con lui cambia da uno yeoman a un aristocratico caduto in disgrazia a causa del potere superiore corrotto. Di fatto Munday “inventa” ufficialmente Robin Hood come colui che ruba ai ricchi per dare ai poveri, come il ladro gentiluomo o molto più morbido nel suo modo di agire.

Passiamo poi a Ivanhoe di Walter Scott (1819), il primo romanzo storico della letteratura moderna. Ambientato alla fine del XII secolo, Ivanhoe tratta degli scontri tra Romani e Sassoni. Qui Robin Hood (vero nome sir Robert di Loxley) è un nobile sassone in lotta contro Giovanni Senzaterra, che ha usurpato il trono del fratello Riccardo. Quest’ultimo ritorna in seguito dalle crociate sotto la falsa identità del Cavaliere Nero, si riprende il trono e premia Robert per il suo coraggio e la fedeltà al sovrano.

C’è un altro grande scrittore che ha avuto a che fare con Robin Hood, uno che nella sua vita ha raccontato di tutti i grandi eroi, sia storici che leggendari: i Tre Moschettieri, il Conte di Montecristo, Napoleone, Giovanna d’Arco e simili. Quell’uomo è Alexandre Dumas. Dopo la sua morte nel 1870 furono scoperti due romanzi dedicati a Robin Hood (dai titoli Robin Hood, principe dei ladri e Robin Hood il proscritto), i quali vennero pubblicati rispettivamente nel 1872 e nel 1873.

Molti storici, nel tempo, hanno cercato di attribuire una persona realmente esistita alla figura di Robin Hood. Sono esistiti numerosi Robert (di cui Robin è un diminutivo) nel corso dei secoli, a partire dal 1100 fino al 1600, poiché era un nome molto popolare. A metà del XIX secolo l’archivista Joseph Hunter identificò il fuorilegge in un certo Robyn Hode che nel 1324 era valletto del re Edoardo II e in seguito aveva abbandonato il suo incarico; ciò che stonava nella sua indagine era che questo Robyn non era mai stato un fuorilegge.

Più di recente, Graham Phillips e Martin Keatman hanno ipotizzato che Robin Hood fosse una fusione di tre personaggi distinti: un contadino proscritto della foresta di Barnsdale vissuto intorno al 1225; Robert Hood di Wakefield (con un background simile a quello del Robyn di Hunter); e Fulk Fitz Warine, uno dei baroni che si ribellarono al re Giovanni d’Inghilterra tra il 1200 e il 1215.

Il poeta e romanziere novecentesco Robert Graves, nel suo saggio La Dea bianca, ritiene che Robin Hood sia esistito davvero, ma che il personaggio storico si è fuso con la figura religioso-mitologica di Robin Goodfellow, una divinità boschiva in seguito divenuta un semplice folletto.

Steven Knight, docente in un’università del Galles, rimane il più scettico di tutti sulla possibilità che Robin Hood sia realmente esistito. A suo dire, la voglia di scoprire chi fosse il vero Robin Hood è un’ossessione molto contemporanea, come quella di scoprire se è davvero esistito Re Artù o dove viveva realmente Sherlock Holmes. Per lui sono tutti vicoli ciechi, e in quanto tali non c’è nulla da trovare.

Tra i compagni di Robin Hood, impossibile non citare il suo braccio destro Little John, che a dispetto del nome è un uomo massiccio, alto e corpulento. Emblematica è la scena di lotta tra Robin Hood e Little John, con dei bastoni come armi e a picco su un fiume, che possiamo trovare in testi risalenti al XVII secolo: non a caso è uno dei momenti più presenti nei diversi lungometraggi realizzati sulle gesta di questo eroe (ma non nel classico Disney).

Little John lo vediamo apparire sin dai testi più antichi. Stesso discorso per Will Scarlett, uno dei membri di spicco dei Merry Men, presente fin dagli albori della leggenda di Robin Hood e citato in moltissime ballate. In una di queste è descritto come un giovane ben vestito intento a cacciare cervi nella foresta.

Lo sceriffo di Nottingham è definito, nelle ballate a lui dedicate, come un personaggio di cui Robin Hood riesce a prendersi gioco con facilità. Non si può dire lo stesso di sir Guy de Gisbourne, l’assistente dello sceriffo, un soggetto più temibile e crudele che tuttavia non viene mai ricordato: in moltissime versioni letterarie o cinematografiche non compare e il suo carattere meschino viene attribuito allo sceriffo.

Fra Tuck venne introdotto molto più tardi, alla fine del XV secolo, come un frate espulso dal suo ordine per la sua irriverenza e la passione per il vino e i manicaretti. Anche la bella Lady Marian, interesse amoroso di Robin e nipote di Re Riccardo, non esisteva in origine; comparve soltanto alla fine del Cinquecento, in tre drammi teatrali rappresentati in occasione della festa di Capodanno: Robin Hood ed il vasaio, Robin Hood ed il frate e Robin Hood e lo sceriffo.

Il classico Disney del 1973 si basa sulle leggende che circolano intorno a Robin Hood, in particolare sull’immagine del ladro gentiluomo, ma ci offre una storia più edulcorata e semplice, con minime differenze. Per esempio, l’eliminazione di tutti i Merry Men a parte Little John e Fra Tuck, per mantenere il focus sull’amicizia tra Robin e il suo braccio destro e sulle imprese da loro compiute. O il fatto che Re Riccardo parte per le crociate perché sotto ipnosi. O l’inserimento di personaggi inediti, quali Sir Biss, Lady Cocca e Cantagallo. Ma soprattutto, i personaggi che sono tutti trasformati in animali antropomorfi che ricalcano la loro personalità: Robin Hood è una volpe, per rimarcare la sua astuzia; Giovanni è un leone senza criniera, caratteristica volta a sottolineare la sua inferiorità rispetto al fratello e la mancanza di regalità; e così via.

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