Il domatore di leoni (Camilla Läckberg)

DI ELODIE VUILLERMIN

I gialli sono il nostro modo di raccontare storie intorno al fuoco. Ci piace molto spaventarci mentre siamo al sicuro.

Abbiamo avuto a che fare con particolari inquietanti sin da La principessa di ghiaccio: un bambino abusato dai genitori che si vendica dando fuoco alla loro casa mentre dormono, una donna che mette ceneri umane in bocca ai bambini o somministra segretamente veleno ai suoi mariti, un figlio e un nipote di un predicatore che torturano e feriscono delle ragazze convinti di poterle guarire con il potere di Dio e molto altro. Credete di essere vaccinati all’orrore, di essere pronti a tutto? La Läckberg è pronta a smentirvi fin dalle prime pagine, mostrandoci una ragazza, Victoria, in fuga sulla neve che viene investita da un’auto. Una ragazza che era già ferita da prima. Senza occhi, senza lingua e con oggetti appuntiti nelle orecchie. E altre quattro ragazze, sparite nel nulla in un arco temporale di due anni, hanno subito la stessa sorte.

Stavolta Erica si trova a lavorare su un libro particolare: quello su una donna che ha ucciso suo marito, detenuta a vita nel penitenziario di Fjällbacka. La donna in questione, Laila, intrattiene con la nostra scrittrice conversazioni che oscillano tra l’inquietudine e il sincero interesse: parla volentieri perché ha bisogno di compagnia, ma dice di tutto tranne che del suo passato. Questo, unito all’ennesima situazione difficile che sta attraversando Anna, frustra assai Erica, la fa sentire impotente.

Non solo, a casa la situazione figli oscilla in continuazione tra l’amore assoluto e il fastidio, tra la voglia di abbracciarli e l’istinto di prenderli a schiaffi per i loro capricci (istinto che, per fortuna, non si è mai concretizzato). È lo stesso che prova anche Patrik. Non mancano poi le solite grandi responsabilità che ha un poliziotto nei confronti delle vite umane, vite che talvolta non riesce a salvare.

Erica e Patrik ne hanno attraversate tante insieme, di vicende folli e pericolose. In alcune occasioni hanno rischiato di perdersi, che qualcuno spezzasse la loro unione con la morte. Eppure hanno sempre vinto. Hanno saputo ammettere i propri sbagli e perdonarsi. Continuano ad indagare insieme, ognuno sul proprio fronte: lui sulle ragazze scomparse, lei su Laila. E la loro cooperazione risulta fondamentale nella risoluzione del caso, uno dei più difficili e cruenti mai affrontati.

Laila è la figura più complessa e affascinante di questa storia. Sa chi ha fatto male a Victoria, chi è il pazzo in libertà che semina il terrore. Vorrebbe poterlo dire, togliersi un peso, eppure non ce la fa. Si dà la colpa di tutto: i sogni infranti, le botte, una figlia incatenata in cantina, un altro figlio coccolato e privilegiato, gli inganni mentali a cui si sottoponeva per sopravvivere. Il ricordo del male che ha accolto nella sua vita la sta divorando da dentro e conviverci è un’agonia. Eppure, nel profondo, qualcosa le dice che Erica è quella giusta con cui confidarsi, colei che potrebbe liberarla dal male che le è stato fatto e che ha contribuito, seppur involontariamente, a diffondere.

Laila dice di avere una resistenza notevole, di poter sopportare il peso di tante morti. Ma non è vero. È pur sempre umana. E un essere umano non può resistere al male troppo a lungo. A furia di conviverci per anni, guardarlo in faccia e alimentarlo con scelte sbagliate, il male è diventato parte di lei. Onnipresente, immateriale, invincibile. La scruta come un leone in attesa di tendere un agguato alla sua preda. E lei può solo aspettare di essere sbranata, di pagare il prezzo dei suoi sbagli.

Ma è stata Louise ad aver subito la sorte peggiore, ancor più di Laila. Trattata alla stregua di un animale, incatenata in cantina e lasciata senza cibo. Chiamata solo Bambina, come se non avesse un nome proprio. Ignorata da Laila, che per istinto di sopravvivenza fingeva di non vedere lei e preferiva l’altro figlio, Peter. E quell’odio è passato alla sua amica, Tess, che si è appropriata di tutto, perfino di un’identità non sua.

Negli anni Tess ha provato a fingersi normale, ad adeguarsi al resto del mondo. Ma dentro è rimasta marcia, incompleta, vuota. Una malata al punto da godere nell’infliggere dolore agli altri, per alleviare il proprio, e guardare l’agonia delle sue vittime come se fosse un macabro film; quel genere di film dove ragazze innocenti sono state ridotte a una sensazione di impotenza totale, senza poter parlare, vedere e sentire. Una crudeltà di cui tutta una famiglia, i Persson, si è resa complice: chi per amore materno, chi per un viscerale odio verso le donne, chi per costrizione. Fa rabbrividire pensare come sotto un’apparenza tanto calma e placida si nascondano menti così perverse.

Prendiamo in considerazione altre sottotrame più leggere. Anna, dopo un errore commesso nel libro precedente, ha tradito e deluso Dan. Non ha scusanti, sa benissimo che è colpa sua, non merita comprensione. A pagare il prezzo dei silenzi tra lei e Dan e della propria vergogna sono soprattutto i figli. E Dan non sa nemmeno se vuole ricominciare nonostante gli sbagli o se farla finita e basta. I due si cercano e poi si evitano, creano ponti tra di loro e subito dopo li demoliscono. Il sentimento c’è ancora, solo che è ridotto in cenere. Ma se dalle ceneri può rinascere la fenice, può farlo anche l’amore? È possibile, purché la volontà ci sia da entrambe le parti.

Kristina fa l’ennesima apparizione, sempre con i suoi consigli di vecchio stampo, a dare la sua opinione (spesso non richiesta) sulla crescita dei figli (anche se sono consigli di una generazione ormai passata). Ma con il tempo si è addolcita. E non è sola, ha un nuovo compagno: Gunnar, chiamato scherzosamente Bob l’Aggiustatutto.

Martin ha perso la sua Pia e ora si ritrova da solo con una figlia piccola, a elaborare il lutto e accettarlo. Mellberg è sempre il solito casinista, ma sotto sotto di buon cuore. Paula è in congedo per occuparsi della piccola Lisa, la nuova arrivata, e scalpita dalla voglia di tornare in azione. E Gösta continua a mantenere i rapporti con Ebba.

Come i precedenti gialli dell’autrice hanno finora dimostrato, il male più grande non è quello che colpisce direttamente le vittime dei delitti. Il peggiore è quello che, di riflesso, va a colpire i loro familiari; questo libro ne è l’ulteriore conferma. Perché i familiari vivono mesi passati a sperare, ad aggrapparsi a qualcosa di flebile, per poi vedere quell’appiglio crollare e ritrovarsi nell’orrida realtà che finora hanno sperato di evitare; vivono un giorno uguale all’altro, meccanicamente, con la consapevolezza che un amico o un parente non c’è più.

Uno dei peggiori inferni è quello vissuto da Ricky: sin dalla scomparsa di Victoria, ha visto la sua famiglia cambiare. Le personalità dei suoi genitori non erano più le stesse. Ha dovuto colmare i vuoti che Victoria aveva lasciato, raccogliere la forza che i genitori hanno perso e sostenere il peso di tutti da solo. Si è dovuto assumere un ruolo da adulto responsabile all’improvviso, molto più in fretta dei suoi coetanei. Ma in realtà non vuole essere forte. Vorrebbe permettersi di essere debole, di poter piangere ed esprimere tutto il suo dolore. Perché in fondo la famiglia è già a pezzi e nulla potrà ricostruire l’equilibrio iniziale.

La Läckberg è ormai una figlia affezionata di Marsilio editore. Con questo libro ha rialzato l’asticella dell’orrore. Le sue narrazioni, molto intriganti, ti tengono con il fiato sospeso. Vanno a toccarti nel profondo. Ti seducono e ti fanno star male, sono un abbraccio e uno sparo al cuore al tempo stesso. È questa contraddizione, questa simbiosi di opposti, che fa da base alle storie della Läckberg e le mantiene in piedi con maestria.

Le dinamiche non risultano mai (salvo rare eccezioni) scontate. Le interazioni tra i personaggi sono sempre uno dei punti forti dell’autrice. Si presta grande attenzione alle espressioni facciali e ai gesti dei personaggi, che sanno comunicare le emozioni e il tono di voce usato senza essere esplicitati.

Un particolare ricorrente in quasi tutti i libri della Läckberg è che, anche una volta risolto il caso e trovato il colpevole, alcune motivazioni dell’assassino rimangono un mistero per il poliziotto, ma non per il lettore. Solo noi sapevamo che Johannes Hult è stato un omicida convinto di poter guarire delle ragazze ed è stato ucciso dal padre per sbaglio. Solo noi eravamo a conoscenza che Lilian si chiamava Mary e del vero motivo per cui voleva punire Sara. E in questo libro Patrik e la sua squadra sapranno solo una parte della verità. Noi lettori saremo gli unici a sapere che Laila si è sbagliata sul conto di Louise. Senza contare che la sorte di Tess viene lasciata in sospeso, facendoti domandare se la farà franca o meno. La dimostrazione che il male non puoi estirparlo. Puoi combatterlo, provare a comprenderlo, ma mai distruggerlo. Ci sarà sempre. Così come esisterà sempre un bene pronto a opporsi a lui.

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