LA PULZELLA D’ORLÉANS

DI ROCCO DE GILIO

La figura di Giovanna d’Arco, nota come la “Pulzella d’Orléans”, rappresenta uno dei capitoli più straordinari, complessi e dettagliatamente documentati dell’intera storia medievale occidentale

(Miniatura raffigurante Giovanna, tra i suoi ritratti simbolici più celebri e iconici)

Nata intorno al 1412 nel piccolo villaggio di Domrémy, nella Lorena, in un’epoca dominata da rigide gerarchie sociali e di genere, questa giovane contadina analfabeta riuscì a mutare radicalmente il corso della Guerra dei cent’anni, un conflitto logorante che dal 1337 vedeva contrapposti i regni di Francia e d’Inghilterra

(Giovanna d’Arco nel film del 1999 diretto da Luc Besson “The Messenger: The Story of Joan of Arc”, impersonata da Milla Jovovich)

All’inizio del XV secolo la Francia si trovava in uno stato di totale collasso istituzionale e militare, aggravato da una sanguinosa guerra civile tra la fazione dei Borgognoni, alleati degli inglesi, e quella degli Armagnacchi, sostenitori del Delfino Carlo, il legittimo erede al trono valesiano. La crisi aveva toccato l’apice nel 1420 con il Trattato di Troyes, attraverso il quale il re malato Carlo VI il Folle aveva diseredato il proprio figlio in favore della dinastia inglese, lasciando il Delfino rifugiato a Bourges, privo di risorse e tormentato da dubbi sulla propria effettiva legittimità natalizia. 

(“Giovanna d’Arco in preghiera”, dipinto realizzato da John Everett Millais nel 1865)

In questo scenario di disperazione, all’età di circa tredici anni, Giovanna iniziò ad affermare di udire voci celestiali accompagnate da visioni luminose, che lei stessa identificò come manifestazioni dell’Arcangelo Michele, di Santa Caterina d’Alessandria e di Santa Margherita d’Antiochia. Le istruzioni impartite dalle entità mistiche erano imperiose e squisitamente politiche: soccorrere il Regno di Francia, spezzare l’assedio della città strategica di Orléans e condurre il Delfino a Reims per farlo solennemente consacrare. Nonostante lo scetticismo dei comandanti locali, la determinazione incrollabile della giovane le permise di ottenere una scorta e di raggiungere la corte di Carlo a Chinon nel marzo del 1429. Prima di accordarle fiducia, il futuro sovrano la sottopose a un minuzioso esame teologico e morale a Poitiers, della durata di tre settimane, dove un collegio di dotti ecclesiastici ne accertò l’assoluta ortodossia e la provata verginità, requisiti fondamentali per escludere l’ipotesi di un inganno diabolico. 

(“L’ingresso di Giovanna d’Arco a Orléans l’8 maggio 1429”, opera del pittore francese Jean-Jacques Scherrer, realizzata nel 1887)

Munita di un’armatura bianca e di uno stendardo recante i nomi di Gesù e Maria, Giovanna fu inviata a Orléans, dove la sua presenza instillò un fervore religioso e psicologico senza precedenti tra le truppe francesi, storicamente demoralizzate. Imponendo ai soldati la confessione e vietando i saccheggi, la Pulzella guidò una serie di assalti frontali che culminarono, l’8 maggio 1429, nella totale liberazione della città dall’assedio nemico. Questo successo invertì l’inerzia bellica e diede inizio alla Campagna della Loira, coronata dalla sfolgorante vittoria militare nella battaglia di Patay il 18 giugno, dove l’avanguardia francese annientò il temuto corpo di arcieri inglesi. La strada verso Reims era ormai spianata e il 17 luglio 1429 il Delfino venne solennemente incoronato come Carlo VII, privando gli inglesi della legittimità formale sul suolo francese e realizzando il nucleo principale della missione della ragazza.

(“Giovanna d’Arco all’incoronazione di Carlo VII”, dipinto realizzato da Jean-Auguste-Dominique Ingres nel 1854)

Successivamente, tuttavia, la corte francese scelse la via diplomatica dei negoziati con la Borgogna, rallentando le operazioni militari e isolando lo slancio di Giovanna, la quale rimase ferita in un fallimentare assalto alle mura di Parigi. Il 23 maggio 1430, durante una sortita per difendere la città assediata di Compiègne, Giovanna rimase intrappolata fuori dalle mura a causa della chiusura precauzionale del ponte levatoio e venne catturata dalle truppe del duca di Borgogna. Nonostante l’altissimo valore ideale e militare della prigioniera, Carlo VII non intraprese alcuna azione di riscatto economico o militare, permettendo che nell’autunno dello stesso anno i Borgognoni la vendessero agli inglesi per la cifra astronomica di diecimila lire tornesi. Trasferita a Rouen, la giovane fu sottoposta a un capillare processo ecclesiastico per eresia, stregoneria e apostasia, orchestrato dal vescovo filoinglese Pierre Cauchon con l’obiettivo politico di dimostrare che Carlo VII fosse salito al trono grazie ai sortilegi di una strega, delegittimando così la sua corona. Segregata in una prigione militare, incatenata e costantemente sorvegliata da guardie maschili, Giovanna si difese per mesi con straordinario acume teologico e dignità di fronte alle domande capziose degli inquisitori, rimanendo celebre la sua elusione del tranello riguardante lo stato di grazia. Le contestazioni formali si incentrarono infine sul suo rifiuto di sottomettersi all’autorità giudicante della Chiesa terrena rispetto alle proprie rivelazioni divine e sulla reiterata assunzione di abiti maschili, che lei giustificava come necessaria difesa della propria castità contro i tentativi di violenza. Logorata dal processo e terrorizzata dal supplizio, Giovanna firmò una temporanea abiura il 24 maggio 1431, accettando le vesti femminili, ma pochi giorni dopo, a causa del persistere delle minacce dei carcerieri e della sottrazione forzata degli indumenti, riprese l’abito virile. Questo atto configurò il reato canonico di ricaduta nell’eresia, la cosiddetta condizione di “relapsa“, che comportava la consegna formale al braccio secolare per l’esecuzione della pena capitale. Il 30 maggio 1431, sulla piazza del Mercato Vecchio di Rouen, Giovanna d’Arco venne arsa viva sul rogo all’età di diciannove anni, spirando mentre invocava il nome di Gesù, e le sue ceneri furono immediatamente disperse nella Senna per prevenire la nascita di un culto popolare. 

(“Giovanna d’Arco sul rogo”, opera de 1889 di Jules-Eugène Lenepveu)

La fine della Guerra dei cent’anni nel 1453 e la definitiva riconquista francese spinsero Carlo VII a promuovere una formale revisione del caso per emendare la propria immagine istituzionale, che si concluse nel 1456 con un processo di riabilitazione guidato da papa Callisto III, il quale dichiarò il precedente giudizio totalmente nullo, ingiusto e viziato da corruzione politica. Attraverso i secoli la sua memoria ha subito profonde evoluzioni simboliche, tramutandosi da icona della monarchia a incarnazione del patriottismo nazionale, fino a raggiungere il definitivo riconoscimento ecclesiale il 16 maggio 1920 con la solenne canonizzazione da parte di papa Benedetto XV, che l’ha proclamata santa e patrona di Francia, cristallizzando per sempre la sua figura di umile contadina assurta ad archetipo eterno di fede, coraggio e resistenza.

(Nel mentre che le fiamme divampavano, Giovanna chiese che la Croce davanti a lei fosse tenuta ben alta, di modo da poterla vedere; bruciando avvolta nelle fiamme, teneva gli occhi fissi sul crocefisso ripetendo più e più volte a gran voce il nome di Gesù, le sue ultime parole)

Questo articolo è stato scritto per una delle colonne portanti di Mercuzio and Friends, ovvero il presidente Eleonora Pierattini. Ti faccio tanti auguri di buon compleanno, spero che l’articolo sia di tuo gradimento anche se so che l’argomento trattato (Giovanna d’Arco) sarà per te molto interessante. Ti auguro tutto il bene di questo mondo, continua così e non cambiare mai ❤️

(Il presidente ELEONORA PIERATTINI, la nostra Giovanna d’Arco a Mercuzio and Friends, proprio la sera in cui restituì alla Pulzella d’Orléans nuova vita portandola in scena a teatro)

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