Another Side, capitolo 5: Kiki – Consegne a domicilio

DI SARA MORENA

Ritorniamo alla volta dei cieli con il quinto film dello Studio Ghibli, nonchè il quinto film diretto da Miyazaki. Un lungometraggio del 1989 tratto dall’omonimo romanzo della scrittrice giapponese Eiko Kadono, stiamo parlando di Kiki – Consegne a domicilio. Nonostante la provenienza dell’opera letteraria, il regista ritorna al gusto occidentale, attraverso scenari che ricordano molto le città d’Europa. La stessa autrice del libro è laureata in Lingua e Letteratura Inglese, non a caso alcuni dei suoi libri dimostrano anche da parte sua un interessamento per il mondo europeo, come Voglio mangiare spaghetti e Lo sposo di Nessie. La storia di Kiki narra di una streghetta del mondo contemporaneo e della sua formazione verso l’indipendenza che porta avanti un’antica tradizione per la quale ogni strega, raggiunti i tredici anni, deve compiere un viaggio lontano da casa e iniziare un apprendistato per diventare una vera strega, usando le sue abilità magiche come mestiere.

Se state pensando a incantesimi ed altri elementi fantastici sulla scia di Harry Potter, il nostro film ha in realtà poco di magico. Kiki, pur avendo ereditato il sangue della strega dalla madre, ha imparato poco e niente della magia, a malapena sa volare accompagnata dalla scopa. È una ragazzina intraprendente e ansiosa di rendersi indipendente, ma come molti giovani dell’epoca moderna, ha poco interesse nel portare avanti la tradizione di famiglia. Fondamentalmente si è avvicinata al mondo delle streghe per poter volare. E come sempre, il volo non è assente nei film di Miyazaki, che qui ritorna con la scopa di Kiki, ma anche con il Club del Volo di Tombo, un ragazzino con cui la protagonista fa amicizia, e con il dirigibile atterrato sulla spiaggia della città in cui la streghetta si stabilisce per il suo apprendistato. Durante il suo soggiorno Kiki, non avendo altre competenze magiche all’infuori del volo, usa quest’unico talento per aprirsi un’attività come corriere espresso nel cielo. Nella sua professione incontra spesso contrattempi e guai, poiché la ragazza è piuttosto maldestra e sconsiderata, ma queste situazioni le riservano anche degli incontri piacevoli che le insegnano a diventare adulta.

Il tema della stregoneria e dell’eredità delle streghe viene meglio approfondito nel libro, evidenziando la reputazione non sempre positiva che le streghe hanno avuto nella storia. Quando Kiki arriva in città, non viene subito accolta a braccia aperte, le persone che la incontrano la considerano una seccatura oppure le dimostrano accondiscendenza senza mostrare il minimo interesse o apprezzamento, ad eccezione della panettiera Osono, che la accoglie come sua dipendente e Tombo che la prende subito in simpatia. La magia di Kiki – Consegne a domicilio pur essendo un tema discretamente presente non è dunque il motore che muove il mondo del film, quanto piuttosto le questioni relative alla crescita e all’indipendenza, che sono degli elementi ricorrenti in Miyazaki. La magia viene dipinta comunque come un’arte, una capacità come ogni attività umana dalla quale si può trarre un lavoro, come il dipingere o il cuocere il pane. Uno dei momenti che arrivano più all’apice della storia è la sequenza in cui Kiki viene accolta come ospite nella capanna della pittrice Ursula. In questa parte del film quando le due hanno un momento di interazione, Ursula fa un discorso alla streghetta con il quale cerca di consolarla per il fatto di aver perso la capacità di volare. La pittrice le dimostra che la magia è come l’arte: non sempre funziona e non sempre viene l’ispirazione mano a mano che si diventa grandi, e il miglior modo per mantenerla è prendersi momenti di distacco provando a fare qualcosa di diverso.

Come personaggio femminile, Kiki si mantiene negli standard della femmina archetipica miyazakiana, ma rispetto a Lana, Clarisse, Nausicaa, Sheeta e Satsuki è già meno perfetta poiché pur avendo buona volontà ha molto da imparare e si fa prendere troppo dall’entusiasmo, per questo motivo combina spesso pasticci. E in merito al suo essere strega, al tempo di uscita del film nel mondo Disney le streghe erano ancora dipinte come personaggi cattivi, come delle donne avide del tutto al di fuori dello stereotipo di donna dall’animo buono. Le streghe di Kiki – Consegne a domicilio sono molto meno mistificate e vengono presentate come dispensatrici di antiche tradizioni legate alla conoscenza delle erbe e alla lettura degli astri per la chiaroveggenza e ad altre pratiche considerate magiche. La magia nella storia del nostro ambiente culturale ha spesso assunto dei connotati negativi, ed è stata esaltata come un’arte demoniaca. Ma osservandola da un punto di vista antropologico la magia non è sempre stata legata soltanto al male. La magia era anche quello che noi oggi chiamiamo scienza. L’acquisizione di questa consapevolezza ha smontato i modelli negativi della magia, e oggi le vengono attribuiti degli aspetti più positivi grazie anche ai romanzi fantasy. La magia è diventata anche un elemento legato al gioco, per cui alcuni si dilettano nella lettura dei tarocchi e degli oracoli. C’è chi lo fa credendo veramente nella magia, e chi lo fa per semplice gioco.

La storia di Kiki non è soltanto una storia di crescita, ma offre anche una visione più pragmatica del mondo delle streghe senza agganciarsi agli stereotipi, siano essi positivi o negativi. Kiki in quanto personaggio viene dipinta come un qualunque essere umano, se non come una ragazza della sua età che ha voglia di crescere e affronta fra tanti alti e bassi le difficoltà del suo tempo e dei suoi tredici anni. Non è neanche una tipica strega che fa magie, le quali si vedono solo all’inizio del film quando la madre prepara una pozione per curare i reumatismi della sua cliente. Il film dimostra anche come purtroppo i tempi cambiano, e di conseguenza molte cose finiscono sempre per andare perdute, fra cui anche la magia. Oggi c’è ancora chi pratica la magia, ma molti di noi non credono più in essa, poiché viviamo in un mondo talmente scientificizzato e cinico che abbiamo perso quel senso dell’incanto per il quale vedevamo la magia anche nelle piccole cose.

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