Breaking Bad Vs How I Met Your Mother: Come scrivere una serie

DI ALBERTO GROMETTO

Diciamo subito una cosa fin dapprincipio. Scrivere una serie tv non è come scrivere un film, né tantomeno un libro. Fare della Serialità è una cosa simile solamente a sé stessa: racconti sempre una Storia, ma trattasi di una narrazione che va a prendere un arco di tempo molto ampio, sia per i personaggi che quella vicenda la vivono sia per l’autore che la scrive. 

E sapete cosa questo comporta? Un mucchio di problemi! 

Perché in un arco di tempo molto ampio può succedere di tutto, sia nella finzione narrativa sia nella Vita Vera. È il Caos, il Disordine, l’assurda e pazzesca imprevedibilità delle cose!

Se un autore muore a metà serie? Che si fa? Si cancella tutto?

Se hai pensato ad una storia che dovesse essere di sole tre stagioni, ma è un successo milionario oltre ogni immaginazione… davvero sei disposto a fermarla lì? Io non credo! 

E se, domanda ancor peggiore, a forza di andare avanti con la storia che hanno scritto, gli autori si rendessero conto che si sta profilando un finale ben diverso da quello che immaginavano? Ma oramai hanno studiato tutto secondo un preciso piano… che fai? Lo cambi? 

Ecco, il problema vero in cui ci si imbatte nel momento in cui si scrive una serie tv è proprio quello del tempo.

E allora? Cosa puoi fare dovessi mai scrivere una serie tv? Ammazzarti? 

Fino ad un paio di settimane fa, avrei avuto subito la risposta in tasca. E quella risposta consiste in due magiche paroline. Alcune delle parole più belle al mondo per me. 

BREAKING BAD!!!

Sì, esatto, proprio lei, il capolavoro assoluto in fatto di narrazione seriale, nata da quel talento sovrumano e mente brillante che è il Maestro VINCE GILLIGAN, una perla che sta alla Serialità come Omero sta alla Letteratura.

A chiunque mi chieda cosa per me significhi scrivere una serie, io ho sempre risposto (e sempre risponderò): BrBa. 

Perché? 

Perché il suo autore sapeva esattamente dove voleva andare a parare, perché nel momento in cui il buon vecchio meraviglioso Vince ha scritto il primo episodio sapeva benissimo cosa sarebbe successo nel sessantaduesimo e ultimo, perché aveva pensato a cinque stagioni e si è fermato a cinque stagioni, a dispetto delle montagne di soldi e successo e fama che ha tirato su. 

Un uomo d’onore, mi verrebbe da definirlo. 

O meglio ancora: UN NARRATORE D’ONORE.

(Il Maestro Vince Gilligan)

È questa la vera difficoltà delle serie tv, il più delle volte: un autore inizia alla grande ma non sa come continuare; vi è un inizio di storia ma non c’è alcun progetto; si fa un successo clamoroso e allora si vuole tirare per altre venticinque stagioni senza diavolo sapere in che modo si potrà fare!

Vince conosceva tutto della sua storia, dall’inizio alla fine; aveva un progetto ben chiaro e delineato in testa al punto da sapere che quella cosa vista nell’episodio 4 della prima stagione sarebbe tornata nell’episodio 12 della quinta; quando aveva deciso che doveva fermarsi, si è fermato. 

Applausi! 

E così me n’ero convinto. Convinto davvero. Che il segreto per realizzare una serie valida di successo fosse conoscere fin da subito il finale della tua storia e rimanere fedele al tuo progetto originario dall’inizio alla fine, qualunque cosa sarebbe successa.

Oh, povero illuso! Mi sbagliavo. Clamorosamente. 

Se dovessi pensare all’“ANTI–BREAKING BAD” per eccellenza, alla serie tv che è universalmente riconosciuta come il suo contraltare ed esatto opposto, a quella che nell’immaginario collettivo è vista come uno dei più terribili fiaschi e insuccessi mai visti, non si può non citare la sitcom statunitense: HOW I MET YOUR MOTHER.

Nata dal talento di due maestri di comicità quali CRAIG THOMAS e CARTER BAYS, sulla carta è una storia molto ma molto differente da quella narrata da Gilligan. Per quanto entrambe le serie, bisogna riconoscerlo, sanno affrontare sia il Dramma che la Commedia, generi con i quali si misurano egregiamente. 

Da una parte abbiamo la storia di un grigio e tranquillo professore di chimica, geniale ma sfigato, che insegna in un liceo fino a quando non gli diagnosticano il cancro. Allora egli pensa ben bene di usare il suo straordinario genio per produrre metanfetamina e si dà a questo nuovo tipo di commercio, con l’obbiettivo di fare soldi da lasciare alla sua famiglia (ma sarà poi solo questa la ragione?).

HIMYM invece racconta di un gruppo di amici che abitano nella New York degli anni Duemila. Tutto parte dal racconto che uno dei cinque, nel 2030, fa ai figli di come ha conosciuto la loro mamma. Solo che il racconto (naturalmente) si dilunga parecchio, per essere precisi per nove seasons.

(Craig Thomas & Carter Bays)

Ora: qual è il problema? 

Il problema è che «How I Met Your Mother» è brillante, intelligente, sarcastico, scritto divinamente e capace di affrontare i temi più vari e disparati, sia attraverso la risata sia però talvolta attraverso il pianto e le lacrime. E soprattutto ti fa affezionare ai personaggi di cui racconta e alle loro vicende. 

E poi? 

Poi arriva l’ultima stagione. O meglio ancora: i due episodi finali. 

Li abbiamo aspettati da nove anni, quei due episodi finali. 

E cosa fanno loro? 

Rovinano tutto: mandano tutto in vacca!

(Barney Stinson, personaggio di HIMYM, interpretato dal fenomenale Neil Patrick Harris in stato di grazia, vero mattatore della serie)

Quasi tutti i fan si strapparono i capelli dinanzi ad un tale obbrobrio maledetto. S’arrabbiarono. S’infuriarono. Criticarono, e furono sprezzanti. E così un prodotto tanto amato e idolatrato per anni e anni divenne l’epitome di tutto quello che una serie tv non dovrebbe mai fare ed essere. Specie se poi si tratta del tanto delicato finale.

Bene! Tutto a posto… no? No. No, perché qualche tempo fa mi venne la balzana voglia di rivedermi diverse decine di episodi di questo fantastico disastro. Li ho rivisti in ordine sparso, ma ne ho rivisti parecchi. E non so perché, forse per farmi del male, ho deciso di rivedermi anche quello stramaledetto finale. Quei due orrendi episodi. E ho capito. Ho finalmente capito quello che non avevo capito in tutti questi anni.

Cosa? 

Ho capito che HIMYM ha fatto esattamente, per filo e per segno, quello che ha fatto BrBa: aveva un chiaro progetto fin dal primo episodio, lo ha seguito dall’inizio alla fine senza cambiare rotta, e gli autori già sapevano dove volevano andare a parare e come tutta la vicenda sarebbe finita. Già conoscevano il finale. E infatti, come Gilligan aveva deciso da subito che si sarebbe fermato a cinque stagioni, Thomas e Bays già sapevano che si sarebbero fermati a nove. 

(Il professor Walter White, protagonista di BrBa, impersonato da un divino è assolutamente sublime e ineguagliabile Bryan Cranston)

CHE COSA??? MA ALLORA… ALLORA CHE È ANDATO STORTO? 

Perché conoscere il finale e avere un disegno preciso in un caso ha determinato gloria e successo e nell’altro fischi e urla disperate?

Il fatto è che non esistono regole. La dura, amara, terribile verità fa paura, ma la dobbiamo accettare: non esistono regole. Non esistono nella Vita Vera e alla fin fine non esistono nemmeno nella Finzione. Certo, quando si parla del mondo delle Narrazioni e della Fantasia, possiamo illuderci di avere una qualche forma di controllo. E in parte lo abbiamo. Ma non è assoluto. I personaggi decidono anche indipendentemente dall’autore. E talvolta può capitare che la tua storia vada in una direzione diversa dalla tua. 

È quello che è accaduto con «How I Met Your Mother». Passando gli anni e andando avanti con la storia, è accaduto che sono emerse delle dinamiche che sono piaciute al pubblico e ai fan molto di più di quelle che erano state delineate in origine. Ma loro avevano già deciso come sarebbe andata a finire. Lo avevano deciso da subito, e se guarderete (o riguarderete) la serie dal primo all’ultimo episodio capirete che è così. Altrimenti non l’avrebbero mai cominciata in quel modo. 

Quello che è davvero difficile da accettare per un autore è che la tua stessa storia e i tuoi stessi personaggi prendano una piega diversa da quello che era il tuo progetto. Ma se succede, devi essere disposto a cambiare. 

È chiaro che tra le due serie, il mio cuore apparterrà sempre a «Breaking Bad». Ritengo che il suo sia uno dei migliori finali della Storia della Narrazione di tutti i tempi. E il finale, questo l’ho sempre pensato, determina la grandezza di una storia.

Ma a questo punto, considerando il caso di HIMYM, non è stato solamente sapere come le cose sarebbero andate a finire, a rendere così clamorosamente gloriosa la vicenda targata Gilligan. 

Cosa, allora?

Chi avrà la risposta… mi scriva!

Se ami le serie tv, clicca qua!!!

Se credi nel sacro potere del finale, allora pigia assolutamente qui!!!

Idem: come sopra!!!

Mercuzio and Friends è un collettivo indipendente con sede a Torino.

Un gruppo di studiosi e appassionati di cinema, teatro, discipline artistiche e letterarie, intenzionati a creare uno spazio libero e stimolante per tutti i curiosi.

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