DI ALBERTO GROMETTO
Giungiamo quest’oggi al cosiddetto Gran Finale. Il Gran Finale d’un viaggio inaugurato qualche mese fa e che ci ha accompagnati per settimane, fra i mesi e le stagioni, e che qui trova la sua conclusione. Un viaggio portato avanti nel nome dell’Amore nei riguardi di un’arte spesso dimenticata, e comunque non celebrata in quanto tale. Quale?
Nella concezione propria dell’immaginario collettivo, l’artista è visto come una figura che quasi si perde nel proprio essere artista, si smarrisce, dimentica che esiste una cosetta chiamata “realtà”. Lo scrittore piegato sui suoi fogli a rileggere le sue stesse parole, a cercarne di nuove, a trovarne qualcuna per poi scartarla. Il pittore innanzi ad un quadro, che lo mira e lo rimira, lo contempla, e poi lo distrugge, e poi lo rifa. Lo scultore con le mani cosiddette “in pasta”, che può addirittura arrivare a smantellare la sua stessa opera se esce fuori diversa da come se l’era immaginata. Il ballerino che piroetta ancora e ancora, e il mondo attorno a sé è tutto un vorticare, e non ci si capisce più nulla di dove si è in quel momento.

Ecco, proprio questo è fare dell’Arte.
Fare dell’Arte significa lasciare la Vita da parte e fare qualcosa che è meglio che vivere. E che però, per essere fatta bene, ha bisogno e necessità assoluta di quella stessa Vita, perché l’Arte è ricerca vitale sulla Vita stessa, fare dell’Arte significa immergersi a piene mani e con tutte le scarpe nella Vita, nel tentativo di comprenderla o di tradurla in altro o anche solo di averci a che fare in qualsiasi modo possibile. Spesso l’Artista sta talmente bene nel fare la sua Arte, che si dimentica la Vita, senza la quale però l’Arte non può esistere. Perché qui sta il paradossale controsenso pazzesco: e cioè che l’Arte batterà sempre la Vita, ma che senza Vita non c’è Arte.
Tutte le Arti son al tempo stesso Creazione ma anche Narrazione e/o Espressione, e tutte nascono dalla Vita: la Scrittura si propone la missione di realizzare attraverso una serie di lettere e parole messe in fila mondi e personaggi che prima non esistevano ma al tempo stesso quei personaggi e quei mondi traducono qualcosa che proviene dalla Vita Vera, chi dipinge quadri mette sicuramente del suo nella visione che vuole conferire a cosa osserva ma intanto osserva un qualcosa che ha visto dal vero o che ha ben in testa, chi balla si lascia andare alla caoticità dentro di sé ma ciò che abbiamo dentro di Noi dipende sempre strettamente anche da quello che abbiamo attorno a Noi.
Sostanzialmente:
L’Artista finisce per dimenticarsi della Vita, ma la Vita non si dimentica dell’Artista.
Se esiste però una forma d’Arte, più di qualsiasi altra, che è talmente centrata sulla Vita e sulla Realtà da rendere impossibile all’artista perdersi completamente e dimenticarsi del perché e del percome sia lì a fare quello che fa, ecco, quella forma d’Arte è sicuramente quella a cui abbiamo dedicato questo nostro appassionato viaggio: L’ARCHITETTURA.
L’Architettura è quell’Arte che serve a plasmare ciò che abbiamo attorno a Noi per occuparlo, abitarlo, viverlo: chi fa dell’Architettura, non può perdersi e scordarsi della Vita, perché quel che fa lo fa sia tenendo ben presente da una parte la Vita che si ritrova in mano e che deve trasformare e dall’altra ricordandosi che ci sarà della Vita dentro quel che crea.

Abbiamo parlato di cosa davvero significhi essere Architetti, ci siamo spinti fino all’alba delle origini dell’Architettura onde poter capire che anche quel che costruiamo cambia noi che lo stiamo costruendo, abbiamo ammirato le monumentali opere colossali e grandiose dei tempi che furono così da poter vedere come esistano dei limiti che Noi stessi ci poniamo solo per poterli superare e affrontarne di nuovi!
Ma a questo giro niente affascinantissimi villaggi antichi o intere città epocali. Le cose cambiano, la Vita cambia e l’Arte cambia con Noi. Se numerose forme d’Arte sorgono e tramontano col passare dei secoli, l’Architettura certamente no, perché ci sarà sempre bisogno di abitare da qualche parte. Ma se un tempo “si abitava insieme” in centri e villaggi, oggigiorno tra grattacieli sempre più alti e strade sempre più trafficate e centri urbani più popolosi, nel nostro immaginario le case vere sono oramai luoghi nei quali stare per stare lontani da altri. Luoghi che devono essere per Te e per quei pochi altri che quei luoghi li abitano.
Recentemente, per pura casualità, è uscito sul nostro Web Magazine un articolo che ritengo a mio modo di vedere veramente straordinario, e che ti parla di CASE. Mettersi a parlare di che cosa si prova quando si entra in dimore altrui, potrebbe aver a che fare con quello “smarrirsi” proprio di chi è impegnato a fare un certo tipo d’Arte, in questo caso la Scrittura. Ma in questo caso specifico, l’articolo fa proprio l’esatto opposto che perdersi: s’ancora anzi alla realtà, riuscendo a descriverla, a farcela sperimentare, ne diventa megafono quasi! Un articolo che riesce a dar forma ed espressione a tutta una serie di emozioni interiori, abitudini mentali, sensazioni sottocutanee vere e autentiche nel momento in cui entri in dei luoghi che non sono i tuoi. Consiglio calorosamente di leggerlo.

Ebbene, quell’articolo mi ricorda una volta di più come l’Architettura, soprattutto guardando appunto a cosa sia la dimora oggi, non sia solo città grandiose o palazzi imponenti. Non abbia a che fare solo col BRUNELLESCHI che ti realizza la cupola più grande del mondo dell’epoca e che ancora adesso è la più grande in muratura mai costruita, e nemmeno con quel genio che fu ANTON GAUDÌ capace di plasmare la Vita per renderla più simile a delle fantasie favolose, come quando forgiò la Sagrada Família o Parco Güell. Non debba essere ricondotta unicamente alle grandiosi costruzioni imponenti realizzate da luminari rivoluzionari quali gli edifici, i palazzi, i ponti, le fabbriche, i musei, i teatri ad opera del nostrano RENZO PIANO o del francese LE CORBUSIER.

Sia chiaro: io amo tutti questi monumenti alla Bellezza e che al tempo stesso sono anche Custodi di Vita, dato che in tantissimi passano dai luoghi maestosi, posti che prima esistevano solo nella mente di quei Maestri eterni che ho citato in queste mie ultime righe. Ammiro, stravedo, spasimo dinanzi ai nomi che ho menzionato. Ma sarebbe stato facile, troppo!, chiudere questo mio viaggio alla riscoperta dell’Arte che più d’ogni altra viene indecorosamente dimenticata, menzionandovi qualche opera colossale o di portata ciclopica. E invece mi son detto: CASE!
Volete vedere un po’ d’Architettura? Non serve acquistare un biglietto aereo verso mete esotiche per andare chissà dove, se il vostro desiderio è semplicemente quello di vedere dell’Architettura. Basta che vi guardiate intorno, ed è tutto lì. L’Architettura è quella forma d’Arte dentro cui abiti ogni giorno, tutti i giorni. E non importa se la tua casa non è fotografata dai turisti, e se nessuno paga un biglietto per poterla visitare. Pure la casa nella quale dimori – per il solo fatto che era un qualcosa che non esisteva quando ad un certo punto, toh!, qualcuno l’ha pensata e poi disegnata e poi costruita e ha cominciato ad esistere – quella è Architettura!
E anche se non avete la benché minima idea di chi diavolo possa essere l’architetto di casa vostra, vi renderete conto anche voi di quale peso e influenza decisiva abbia avuto sulle vostre vite: quello che vedete ogni giorno, tutti i giorni, lo dovete a lui, è opera sua.

Ho da poco scoperto l’espressione clickbait. Che tradotto sarebbe “acchiappaclick”. Trattasi di quel tipo di contenuto online che, per mezzo di un’immagine di copertina o di un titolo, attira utenti e genera traffico web. Anche se l’immagine o il titolo poi – paradossalmente! – nulla hanno a che fare con quello di cui tratta quel dato contenuto. Il mio, ve lo assicuro, non voleva essere un “clickbait” o cose del genere! Io ero partito davvero col desiderio di scrivervi di una casa, una casa realizzata per essere abitata, ma che è anche divenuta uno di quei monumenti alla Bellezza di cui sopra.
LA CASA SULLA CASCATA, in Pennsylvania, è a mio modo di vedere una delle creazioni architettoniche più belle al Mondo, oggettivamente tra le più celebrate e famose e conosciute della Storia dell’Architettura. E come potrebbe essere altrimenti? È talmente bella e grandiosa che non esistono parole sufficienti a contenerle tutte, quella Grandiosità e Bellezza. Il mio intento era scrivere un articolo che omaggiasse quel capolavoro, che sottolineasse come quel gioiello rappresentasse e incarnasse un anello di congiunzione fra Natura e Umano e integrazione dell’una nell’altro e viceversa, che ricordasse il suo brillante artefice magistrale e cioè FRANK LLOYD WRIGHT, tra gli architetti più straordinari mai stati in attività. Inserita nella lista UNESCO dei Patrimoni Mondiali dell’Umanità, commissionata dalla ricca Famiglia Kauffman, fu l’occasione che Wright aspettava per poter dar forma alla sua visione eccezionale.


Ma la verità è che io di Architettura non ne so niente, e sarebbe stata una ricerca più che un articolo, soprattutto considerando che non ho mai avuto il piacere e privilegio di visitarla. Altrimenti vi avrei potuto narrare di quel che ho provato quando ci entrai la prima volta. Ma non è mai accaduto. Ho il sogno di visitarla però, quello sì. E forse è per questo che inizialmente volevo parlarvene, perché forse quella può esser definita come “la casa dei miei sogni”. Ma non ho altro da dire, se non quello che v’ho detto. E in fondo vi ho già detto tantissimo.
Scelgo allora piuttosto in chiusura di raccontarvi di casa mia. Del camino roccioso su cui le mie piccole sorelline quadrupedi pelose – le ferocissime e adorabili chihuahua Stella e Drusilla – si poggiano con le zampette anteriori per potersi stiracchiare. Del buco nel muro della cucina, quando spingendo il tavolo nel tentativo di farmi largo, in un modo che ancora non mi spiego, il bordo dentato del piatto s’impresse sulla parete. Del rubinetto mezzo arrugginito, per via delle abnormi quantità di sapone di cui il sottoscritto (malato germofobico!) fa costantemente uso.
So cosa potreste pensare. Ma che stai facendo, o Augusto? Ci racconti del rubinetto di casa tua o del buco che hai stupidamente fatto sul muro, nel tentativo di celebrare l’Architettura, invece che parlare dei Grandi Maestri? Eh, certo! Perché anche casa mia è Architettura. Come anche casa vostra! Perché l’Architettura non è solo Grandezza.
L’Architettura è qualcosa di molto più Grande della Grandezza. L’Architettura nasce per essere a nostra immagine e somiglianza, a nostra misura. Lo strumento con cui poter abitare la Realtà rendendola nostra, altro che dimenticarcene! L’Architettura siamo Noi, e cambia pure insieme a Noi. È testimonianza del nostro passaggio qui su questa Terra, anche nei particolari più infinitesimali, pure nelle minuscole tracce che ci lasciamo alle spalle c’è Architettura.
Se il Cinema è la Settima Arte quali sono le altre Sette?, ci chiediamo. E solitamente le si riesce a nominare tutte. Tranne una, quella di cui ci si scorda sempre. E che poi – per assurdo! – sarebbe pure la Prima. Ma io non credo proprio me lo dimenticherò mai più. E spero, Mia Cara Architettura, di essere anzi riuscito nel mio piccolo a renderti omaggio e onore, così come meritavi.


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