DI SARA MORENA
Buon pomeriggio a tutti, bentornati a Side By Side. Oggi siamo al quinto titolo dei lungometraggi in digitale della Pixar.

Un film del 2003, stiamo parlando di Alla ricerca di Nemo, uno dei più grandi successi d’animazione del nuovo millennio. Questa volta il digitale ci accompagna in un’esperienza sottomarina, alla scoperta della Grande Barriera Corallina, dove vivono il pesciolino pagliaccio Nemo e il papà iperprotettivo Marlin. Dopo Monsters & Co. ritorniamo al mondo in miniatura, scoprendo la vita dei coloratissimi pesci nel pieno dell’Oceano Pacifico, in un meraviglioso e sgargiante ecosistema.

In seguito alla tragica morte della moglie, e alla perdita di tutti i figli mai nati, Marlin cresce da solo l’unico figlio sopravvissuto imponendo un controllo ossessivo, che finisce per opprimere il piccolo Nemo, inducendolo a fare una piccola bravata, che tuttavia gli porta grossi guai, finendo catturato da un sub e portato nell’acquario di un dentista, dove incontra altri pesci che, insieme all’intrepido idolo moresco Branchia, faranno di tutto per aiutarlo a fuggire e tornare del padre, mentre questi affronta l’intero oceano per trovare il figlio accompagnato dalla smemorata pesce chirurgo blu Dory.

L’idea del film si sviluppò dall’esperienza del regista stesso, che in giovane età, osservando i pesci degli acquari s’immaginò il loro desiderio di tornare a casa, nel mare aperto. Dopo essere diventato padre, Andrew Stanton si dimostrò molto protettivo nei confronti del figlio, e in seguito ad una visita al parco marino con la famiglia gli venne l’idea della trama per la storia, che avrebbe raccontato la storia di un padre che impara a superare le proprie paure per il figlio, comprendendone i bisogni. E di fatto venne fuori una storia incentrata sul rapporto padre-figlio ben al di fuori dei tradizionali schemi. In passato i padri venivano dipinti come dei genitori severi e distaccati, seppure al momento giusto affettuosi, come il padre di Ariel in La Sirenetta, oppure Mufasa in Il Re Leone. Anche Simba nel film Il Re Leone 2, sebbene sia un padre eccessivamente protettivo nei confronti della figlia Kiara, ha il suo lato autoritario, però Marlin, nel suo essere tale, è anche molto affettuoso e giocherellone, e questo lo rende più vicino al modello di padre moderno.

Il film ha portato ad una vera e propria esplosione di Nemo-mania, per cui il pesce pagliaccio è diventato una delle più famose specie di pesci della Barriera Corallina, insieme al chirurgo blu e agli altri pesci presenti nel lungometraggio, tanto più che molti adesso chiamano questi pesci come i loro rispettivi personaggi del film, finendo per sostituire il nome della specie. Se un bambino vedesse un pesce pagliaccio negli acquari, direbbe subito: “Oh, guarda! C’è Nemo”. In più i creatori dovettero seguire un corso rapido di ecologia marina per ricreare l’ambiente oceanico, se non facendo dei viaggi a Sidney, la capitale dell’Australia. Il mondo sottomarino è reso in maniera molto realistica, tanto che sembra di guardare il fondale marino attraverso una maschera subacquea. La grafica digitale, in quel periodo, fece passi da gigante, dato l’esplosione del digitale nel cinema con il nuovo millennio.

Raccontando una semplice storia di affetti e dinamiche familiari, gli autori hanno dato vita ad un film pieno di avventura e divertimento. Marlin e Nemo sono dei pesci pagliaccio, eppure il ruolo del pagliaccio, paradossalmente, non è dato a loro ma alla sventata Dory, che con la sua memoria corta finisce sempre per creare situazioni buffe, insieme alle sue conoscenze, che nemmeno lei stessa ricorda sempre di avere, come quella della lingua balenese che ha reso celebre la scena in cui lei cerca di chiedere indicazioni ad una balena, facendoci morire dalle risate, oppure la lettura della lingua umana.

Attraverso degli spunti semplici, la Pixar riesce sempre a creare delle storie che non solo ci incantano, ma ci conducono ad una vera e propria esplorazione di mondi, sia reali che immaginari, presentandoci fantastici scenari, che tuttavia non fanno da contorno ma diventano parte integrante di ogni narrazione.


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