La memoria per non dimenticare

DI DAVIDE PISTARINO

Oggi, 27 Gennaio, come ogni anno, si celebra il Giorno della Memoria, in ricordo dei sei milioni di vittime ebree e di tutti gli altri individui assassinati nello sterminio nazista. 

L’Italia ha riconosciuto questa ricorrenza con la legge 211 del 20 luglio 2000, mentre a livello internazionale è stata istituita dall’ONU nel 2005. Il motivo per cui è stata scelta questa data è perché il 27 gennaio 1945 l’Armata Rossa sovietica liberò il campo di concentramento polacco di Auschwitz-Birkenau, il campo di sterminio più grande e purtroppo più efficiente (oltre un milione di vittime). Il cinema nella sua storia ha riportato in maniera diversa molti racconti dello sterminio, soprattutto negli ultimi trent’anni. In questo articolo verranno raccontati sei film che in maniera originale hanno parlato di questo tragico periodo storico.

1) Schindler’s List

Partiamo dal film che forse è il più noto lungometraggio sullo sterminio, ovvero Schindler’s List di Steven Spielberg. Schindler’s List racconta la storia di Oskar Schindler, un industriale tedesco iscritto al partito nazista che, assistendo ai rastrellamenti della popolazione ebraica nel ghetto di Cracovia, decide di assumere migliaia di ebrei nelle sue fabbriche belliche, realizzando così la “lista di Schindler”, che contribuirà a salvare migliaia di vite. Da questa incredibile storia è stato tratto il romanzo La lista di Schindler di Thomas Keneally da cui Spielberg ha tratto il suo film. Negli anni Sessanta Schindler è stato nominato Giusto tra le Nazioni da parte dello Yad Vashem, l’istituzione nazionale israeliana per la commemorazione dello sterminio. Va detto che la storia di Schindler non è un unicum. Infatti in Italia ci fu il caso di Giorgio Perlasca che, fingendosi un console spagnolo a Budapest, ha salvato migliaia di ebrei ungheresi. Spielberg, anche lui ebreo, ha rappresentato vari aspetti dello sterminio nella maniera più efficace, costruendo così quello che è un autentico capolavoro. Da notare anche la grandiosa colonna sonora composta da John Williams, che immerge lo spettatore nella più grande tragedia storica dei nostri tempi. Schindler’s List è un film che travolge a livello emotivo lo spettatore, soprattutto quando vediamo le vittime avviarsi verso una morte particolarmente spaventosa perché serializzata in modo industriale. È un film talmente straziante che Stanley Kubrick quando lo vide decise di non dare seguito al suo che stava preparando sullo stesso tema, perché anch’egli in quanto ebreo rimase così colpito e sconvolto dalla visione da ritenere che la pellicola di Spielberg fosse ineguagliabile.

2) Il pianista

Il pianista, dopo il film di Steven Spielberg, è forse quello più noto sulla Shoah. A differenza del regista americano, Roman Polanski, artefice della pellicola, ha avuto i genitori deportati nei campi di concentramento. Sua madre è stata uccisa a Auschwitz mentre suo padre è stato rinchiuso a Mauthausen, dove per fortuna è sopravvissuto. 

La pellicola di Polanski racconta la vera vita del pianista Wladyslaw Szpilman, il quale si ritrovò diviso dalla sua famiglia risultando così l’unico sopravvissuto del suo nucleo familiare allo sterminio nazista; dovette intraprendere un autentico viaggio negli inferi della Polonia occupata dai nazisti. La regia di Polanski è stata meritatamente premiata con l’Oscar, che non ha potuto ritirare per via della condanna che pende su di lui negli USA per le accuse di molestie sessuali verso la tredicenne Samantha Geimer, fatto risalente al 1978. Nel cast troviamo un eccellente giovanissimo Adrien Brody nelle vesti del protagonista, interpretazione che è valsa anche a lui l’Oscar divenendo così quello che ancora oggi è l’attore protagonista più giovane di sempre ad averlo vinto, a soli 29 anni. Il film di Polanski è tratto dalla autobiografia scritta da Szpilman che è morto nel 2000 dopo una vita segnata dalla terribile tragedia che ha dovuto affrontare. Il film di Polanski è uno dei più immersivi e diverse sequenze lasciano con il fiato sospeso e ti fanno immedesimare nella sconvolgente vicenda che viene narrata.

Oltre ad aver vinto vari Oscar Il pianista ha conquistato anche la Palma d’oro nel 2002, successi che consacrano questa pellicola come una delle più importanti su questo tema.

3) La vita è bella

La vita è bella di Roberto Benigni è sicuramente il film italiano più noto sul tema. Benigni per il titolo del suo lungometraggio ha scelto di ispirarsi ad una celebre frase di Lev Trockij. La pellicola quando uscì fu colmata di premi, tra cui tre Oscar (la cerimonia è ricordata per il travolgente siparietto tra Benigni e Sophia Loren) e la Palma d’oro a Cannes. Ma La vita è bella ha anche avuto i suoi detrattori, uno tra tutti Mario Monicelli che lo definì “una mascalzonata” criticando la scarsa attinenza storica e una presunta impronta filoamericana mirante proprio a ottenere l’Oscar. Anche la senatrice a vita ed ex deportata Liliana Segre ha criticato il film definendolo “un bel film, un inno alla vita, ma tutto falso”, affermando che nei campi di concentramento era impossibile nascondere un bambino. A dispetto delle critiche, il film di Benigni è stato capace di mostrare la tragedia dello sterminio con una leggerezza sensibile e rispettosa che poche pellicole possiedono.

4) Il bambino con il pigiama a righe

Il bambino con il pigiama a righe racconta lo sterminio dal punto di vista dei bambini, che è naturalmente quello più straziante perché più ci coinvolge emotivamente; infatti nessuno di noi vorrebbe mai vedere un bambino rinchiuso in un campo di concentramento per poi morire. Il bambino con il pigiama a righe è la trasposizione cinematografica del romanzo dall’omonimo titolo scritto da Jon Boyne, che racconta le vicende di Bruno, un bambino tedesco figlio di un gerarca nazista che si trasferisce con la sua famiglia da Berlino in campagna, nei pressi del campo di concentramento dove opera il padre. Ignaro di che cosa sia un campo di concentramento, Bruno si avventura nel bosco dietro casa per giocare e incontra Shmuel, un bambino ebreo che vive oltre le spinose barricate del campo di concentramento, con il quale instaura un’amicizia speciale. Questo film è uno dei pochi sullo sterminio nazista con protagonisti dei bambini. Soprattutto il film si sofferma sul mostrare l’innocenza dei bambini e sul come in loro non ci sia alcun odio, anzi nella loro ingenuità, e malgrado tutte le differenze esistenti, riescono ad instaurare un’amicizia che poi purtroppo avrà dei risvolti drammatici. Questa pellicola ha lanciato la carriera di Asa Butterfield, che interpreta il protagonista Bruno, che poi reciterà nel film Hugo Cabret di Martin Scorsese e nella serie Netflix Sex Education, ed è semplicemente perfetto nel ruolo che interpreta con una grande sensibilità, rivestendo una parte davvero coraggiosa per un bambino.

5) Train de vie – Un treno per vivere

Il film di Radu Mihaileanu è un’allegoria grottesca ispirata dalla tradizionale ironia yiddish.

La storia del film racconta le vicende di alcuni ebrei dell’est Europa che per sfuggire ai campi di concentramento nazisti creano un treno che deve apparire come quello dei deportati, con tanto di soldati tedeschi di scorta. Questo film è uscito nello stesso periodo di La vita è bella di Roberto Benigni e a causa del successo della pellicola italiana è passato un po’ in sordina. Casualmente Mihaileanu propose la parte del protagonista proprio a Benigni che rifiutò solo per realizzare La vita è bella. Il film è colmo di momenti ironici, e non a caso tra gli sceneggiatori figura l’attore e comico Moni Ovadia, anche lui ebreo. Questa pellicola usa il tipico umorismo ebraico per raccontare il dramma della Shoah, utilizzando una fantasia surreale come mezzo per far calare il pubblico nella atroce follia dei crimini nazisti. Train de vie è forse il film meno noto tra quelli citati, ma è una delle pellicole sul tema che restano più impresse dopo la visione.

6) Bastardi senza gloria

Bastardi senza gloria non può essere propriamente definito un film sullo sterminio, ma Quentin Tarantino riesce alla perfezione a rappresentare i sentimenti di rabbia e vendetta degli ebrei, realizzando quella che è a tutti gli effetti un’ucronia che stravolge l’intera storia della Seconda guerra mondiale. Molte le sequenze e scene davvero emblematiche, tra le quali l’uccisione a bastonate di un cinico soldato tedesco nazista. Ovviamente, come tutti i film di Tarantino, Bastardi senza gloria è colmo di violenza, ma che non è mai fine a sé stessa. Nel film troviamo un bravissimo Brad Pitt, ma a rubargli la scena arriva il grandissimo Christoph Waltz, che interpreta il nazista “cacciatore di ebrei” Hans Landa, un’interpretazione talmente straordinaria da valergli il primo dei suoi due Oscar. Il secondo lo ha vinto nel 2013 per Django Unchained, altro memorabile film di Tarantino. Il caso vuole che Waltz nella vita reale abbia un figlio rabbino. La sua interpretazione, oltre a permettergli di vincere un Oscar, lo ha fatto conoscere al grande pubblico, ed è stata talmente importante da far dire a Tarantino che se non avesse trovato l’attore giusto per Hans Landa non avrebbe realizzato il film. Waltz però non era il primo nome in lista, infatti la parte è stata rifiutata niente meno che da Leonardo DiCaprio. Bastardi senza gloria non mostra né fa menzione dei campi di sterminio dei nazisti ma raffigura benissimo quella che era la loro follia criminale e quello che è il sentimento degli ebrei verso gli orrori che hanno subito.

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