Another Side, capitolo 20: Si alza il vento

DI SARA MORENA

“Le vent se lève! … il faut tenter de vivre”.

“Si alza il vento! … bisogna tentare di vivere”.

Paul Valery, Le Cimitière marin

Con questo verso poetico si apre l’ultimo film di Miyazaki, o meglio, il film di Miyazaki che avrebbe dovuto essere l’ultimo, uscito nel 2013, Si alza il vento. Il titolo fa riferimento non soltanto al verso del poeta sopraccitato, ma anche al titolo di un romanzo di Tatsuo Hori e ad un manga scritto e disegnato da Miyazaki stesso. Al libro il maestro s’ispira liberamente, raccontando la storia, in chiave romanzata, dell’ingegnere dell’aeronautica militare Jirō Horikoshi, personaggio realmente esistito. Questo è uno dei film più personali del regista, dato che in esso egli riversa tutta la sua passione per il volo, tramite il suo protagonista e la sua professione, esaltando gli aspetti tecnici degli aerei, con una tale meticolosità che, nelle scene in cui Jirō disegna i progetti, i calcoli matematici sono reali, non sono numeri messi lì a caso tanto per far vedere che il personaggio lavora e studia. Si alza il vento è anche uno dei film più controversi nella carriera di Miyazaki.

Il produttore Suzuki gli aveva chiesto di realizzare qualcosa di totalmente nuovo e diverso dai suoi soliti film, e questo avrebbe dovuto comportare l’abbandonare la dimensione fantastica e il raccontare una storia realistica, cosa che Hayao fece, ma trovò ugualmente uno spazio dove inserire il fantastico attraverso la dimensione onirica, nei sogni di Jirō durante i quali il protagonista incontra il suo idolo, il conte Caproni, che ad ogni incontro gli fornisce l’ispirazione per la sua carriera di progettista, ma appare anche come una guida per affrontare con maggiore consapevolezza quello che la sua passione comporta. In questo risiede un’altra delle difficoltà che Miyazaki incontrò nella realizzazione del film. Il conte Caproni afferma che gli aerei sono uno splendido sogno, ma sono anche un sogno maledetto, perché possono essere usati come strumenti di guerra. Sarà infatti lo stesso Horikoshi a dare forma al cacciabombardiere Mitsubishi A6M “Zero”. Per il regista fu difficile disegnare questo aeroveicolo, rappresentato come il frutto della passione di Jirō, perché esso era in contrasto con il suo pacifismo. A causa di questo il film sembra voler evidenziare come messaggio l’ignavia, per la mancanza di presa di posizione del protagonista.

Proprio per tale motivo il Mitsubishi Zero non viene esaltato nel suo essere uno strumento militare, salvo nell’ultima scena dove accade l’ennesimo incontro onirico tra Horikoshi e Caproni. Miyazaki, leggendo la biografia dell’ingegnere, era rimasto molto colpito dalle caratteristiche di quell’aereo. Jirō era riuscito a realizzare un veicolo leggero, maneggevole e potente, una vera testimonianza delle capacità degli ingegneri giapponesi nel periodo della Seconda Guerra Mondiale; essi dagli occidentali venivano ancora visti come un popolo primitivo, e non si credeva fosse possibile che i giapponesi potessero realizzare un’opera tecnologica in grado di pareggiare, se non superare, quella occidentale. Di fatto oggi il Giappone vanta una tecnologia molto avanzata, di fronte alla quale chiunque di noi abbia visitato il Sol Levante è rimasto allibito. Vasche da bagno cromatiche, toilette pubbliche con vetri che diventano opachi quando una persona vi entra e tante altre opzioni stravaganti, i concerti ologrammati di personaggi disegnati, alberghi in stile giapponese con il pranzo che arriva alle stanze in barca…

L’ignavia di Jirō si manifesta anche nella sua storia d’amore con Naoko Satomi, una ragazza affetta da tubercolosi, ispirata a un personaggio del romanzo di Hori. Per lei Jirō nutre un amore profondo, che tuttavia sfora nell’egoismo, perché dopo che lei scappa dal sanatorio soltanto per potergli rivolgere uno sguardo, lui decide di tenerla con sé e di sposarla immediatamente, impedendole di tornare a curarsi e portandola alla morte. Il personaggio di Naoko è un altro riferimento alla madre di Miyazaki, anche lei malata di tubercolosi, e anche lei diversa dalle precedenti eroine miyazakiane: è bella e ha una carattere più passivo e sottomesso. Sia lei che il fidanzato sono più passionali rispetto alle precedenti coppie miyazakiane. Tra di loro ci sono più scene di bacio, in una delle quali si lasciano andare pienamente, abbracciandosi e accarezzandosi. Non a caso Si alza il vento è il film più adulto del regista.

Jirō, in parte, è anche l’alter ego di Miyazaki. Il parallelismo fra di loro consiste nel fatto che entrambi hanno dato tutti sé stessi nella loro arte, nel voler realizzare qualcosa di bello, senza tener presente le persone che avevano intorno, per poi rendersi conto che quello che hanno creato viene usato per scopi non tanto buoni. Così come il Mitsubishi Zero è stato impiegato come strumento di guerra, allo stesso modo anche l’animazione è diventata, secondo Miyazaki, uno strumento di evasione dalla realtà, tanto che oggi ci sono molti fumettisti e animatori che prendono sempre più ispirazione da quello che vedono attraverso gli schermi o altri fumetti, piuttosto che da quello che vedono nella realtà. Questa è la cosiddetta “Cultura Otaku”, nei confronti della quale il regista prende una posizione apertamente critica. Nel produrre il film, il maestro si pone come scopo quello di compiere un’espiazione.

Si alza il vento è uno dei film più discussi di Miyazaki, proprio per l’ignavia che trasmette. È stato accusato di voler sollevare il Giappone dalle sue responsabilità nella guerra, di voler validare la guerra, del fatto che l’esaltazione della produzione del Mitsubishi come voler creare qualcosa di bello volesse essere un lasciapassare per giustificare la creazione di uno strumento di distruzione. Inoltre, il critico Minohiko Onozawa ha accusato il regista di fascismo. Ma Miyazaki dichiara che un altro dei suoi scopi era quello di provocare, per indurre i giapponesi a riflettere su argomenti che per tanto tempo sono stati accantonati. Il maestro voleva indurre i connazionali a svegliarsi, al fine di ricordare la loro storia per non ripetere gli stessi errori. Il film non intende assumere posizioni fasciste perché sono presenti scene che pongono critiche sociali all’ideologia fascista.

Come sempre, nei film di Miyazaki non mancano i momenti pillow shot. Una delle scene più acclamate di Si alza il vento è quella del matrimonio fra Jirō e Naoko. In essa vediamo la ragazza con un aspetto incantevole, che la fa sembrare un’entità celeste, vestita di un bellissimo kimono e con i capelli che fluttuano al vento insieme ai petali di ciliegio. Ma questa scena preannuncia anche la tragica sorte della sposa. Lo spezzone in cui lei cammina dietro la moglie di Kurokawa, capo responsabile di Horikoshi, mentre questa tiene una lanterna in mano, è un momento quasi spettrale, che anticipa l’imminente morte di Naoko, ma anche la presa finale di coscienza di Jirō di quello che è diventato il suo aeroplano.

Si alza il vento è il film più pesante di Miyazaki, non può essere guardato senza saper leggere tra le righe, sia per quel che riguarda l’aspetto tecnico degli aerei, sia per i temi di cui parla e per le polemiche che ha scatenato. Miyazaki nei suoi film assume delle posizioni contrarie alle guerra, eppure sembra anche voler celebrare la tecnologia militare. Una contraddizione umana che, seconda la scrittrice Susan Napier e il produttore Toshio Suzuki, non possiamo fare altro che accettare. Nonostante tale contraddizione, presente in tutto il film e nello stesso protagonista, la scena finale lascia un messaggio toccante. Nel mondo onirico, Jirō incontra l’anima di Naoko, ancora bella e giovane, che gli dice: “Vivi!”. Una semplice parola con la quale veniamo invitati, malgrado l’assurdità del mondo in cui viviamo e della nostra natura, anche se il vento soffia forte, a non perdere la speranza.

(Il Coordinatore Operativo di M&F – cioè EDOARDO VALENTE alias “Il Giovane Valente” – dedica il primissimo episodio del format di sua ideazione e conduzione — “IL LATO DEL GV” — proprio a questo titolo qua)

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