DI SIMONA BARDELLI
La matematica oltre i confini del calcolo rappresenta, nella giusta chiave di lettura, la sublimazione del piacere della ricerca delle connessioni profonde che sono alla base della logica.
Ci si può trovare di fronte a una sequenza apparentemente casuale di numeri e giocare a trovare il nesso che li rende amici fra loro, che li accosta e li tiene uniti come un filo di seta all’interno di una collana di perle; si può giocare a snocciolarli, a ridefinirli, per trovare sempre nuovi legami e nuove sequenze, via via più armoniose e complesse.
I numeri possono incuriosirci, possono stupirci, possono appassionarci. I numeri sono multiformi, poliedrici, sono come cavalli selvaggi che non amano stare nel loro recinto. Sono la forza che soggiace alla vita stessa. Sono i campi magnetici, sono le frequenze armoniche, sono l’accordatura dell’Universo.
Loro possono curarci, così come fanno le sequenze di guarigione elaborate dallo scienziato russo Grigorij Grabovoj. Loro possono guidarci nella creazione di forme perfette nell’arte e nell’architettura, codificate nella sezione aurea di Leonardo Fibonacci, la stessa legge matematica che ritroviamo negli schemi di madre natura e nelle forme perfette dello spazio.

Non si può dire tutto di essi; tuttavia vogliamo ricordare che numerosi grandi filosofi del passato sono stati al contempo illustri matematici. Essi hanno consegnato alla posterità leggi e intuizioni di una tale potenza, da essere tuttora alla base dei moderni sistemi di calcolo e, soprattutto, un’elaborazione di pensiero di una vastità incommensurabile; basti pensare a Blaise Pascal, a Leibniz e indietro fino ad Aristotele, Euclide e Pitagora, solo per citarne alcuni.
I numeri hanno un significato esoterico, quasi mistico, quando li andiamo ad analizzare in una funzione che li accorpa e li declina generando un qualcosa che non esiste, ma che esiste. Ci riferiamo alla Teoria dei Limiti e degli Asintoti, che enuncia di rette non parallele che si inseguono e convergono verso un punto non definito posto all’infinito, senza mai toccarsi e senza mai toccarlo.
Non è questa pura poesia? Il fascino di un concetto talmente sovrascientifico da essere metafisico, che trascende ogni regola della razionalità.
Amiamola dunque, questa matematica così opalescente e vivida, assorbiamo e facciamo nostra questa essenza universale che, se ci lasciamo permeare, ci può avvolgere con la sua illimitata eterogeneità.

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