DI ALBERTO GROMETTO
«Veritas vos liberabit!».
(Dal Vangelo secondo Giovanni, capitolo 8, versetto 32)
La Terra – tonda o piatta che sia – ruota attorno al Sole oppure è il Sole a ruotare attorno alla Terra? L’Uomo è mai sbarcato sulla Luna o era un film di Stanley Kubrick? E infine Gesù Cristo, Colui che pronunciò la frase posta in apertura dell’articolo, è un profeta oppure il Figlio di Dio?
Da che Mondo è Mondo, l’Essere Umano è sempre stato affamato di Verità. Voglioso di scoprire come stanno realmente le cose. Non pago di sapere quello che sa, ma insaziabile cercatore indomito. Ma perché? Perché Noi abitiamo un Mondo strano, misterioso e in cui non ci viene mai detto come è. Quante volte capita che chi possiede le informazioni, per una ragione o per un’altra, scelga di non condividerle? Che sia per poter esercitare una maggior influenza e controllo, oppure per timore e paura, o una qualunque altra ragione, spesso la vera verità delle cose viene tenuta nascosta e ci raccontano altro. O così può sembrare il più delle volte. E chi la insegue, e magari la trova, viene marginalizzato. Perché quello che dice non è quello che dicono coloro che stanno su. O semplicemente non è quello che tutti gli altri dicono. Ma poi è in effetti veramente così importante conoscere questa benedetta Verità e farla sapere? E perché sarebbe importante il contrario, e cioè il suo occultamento?
Rifletteteci per un secondo. Che il Mondo sia tondo è venuto fuori solo perché un pazzo genovese che risponde al nome di Cristoforo Colombo si mise in testa di partire alla volta dell’Oceano Atlantico per arrivare in India imbattendosi però in un intero continente che manco sapevamo esistesse! Considerate che quel folle ha finito la sua vita in totale solitudine nella più completa povertà, dimenticato da tutti, nello squallore di una misera locanda. Oggi sappiamo che è il Sole a stare immobile mentre siamo Noi a girarci attorno perché un uomo, anch’egli italiano, ritenuto dai contemporanei un cretino da mettere a tacere – Galileo Galilei – continuava a ripeterlo. Fu la Chiesa a obbligarlo a gridare ancora e ancora “Abiuro!” costringendolo a rimangiarsi tutto. “Eppur si muove” pare abbia detto, uscendo dal Tribunale della Sacra Inquisizione. Tre parole che ad oggi sono massima rappresentazione di cosa significhi avere un pensiero indipendente che guardi alle verità oggettive resistendo ad ogni preconcetto e pregiudizio imposto dalla maggioranza e dall’autorità. Che lo sbarco sulla Luna fosse una falsità o meno, rimane una questione ad oggi bollata come “cospirazionista” o “teoria del complotto”. In altre parole: un’assurdità. Però lo si diceva anche del buon Galileo all’epoca, quindi… chi può dirlo? Quanto a Gesù: credo che la risposta spetti al cuore di ognuno di Noi. COME? COSA? Una Verità tanto importante e decisiva come quella sul Figlio di Dio spetta al cuore di ognuno di Noi? Non bisognerebbe dimostrarla per mezzo della Scienza o di un Miracolo o di chissà cos’altro, ma comunque per mezzo di un fatto vero e oggettivo e chiaro, senza stare ad affidarsi al proprio cuore? Beh, su questo torneremo tra poco.
Il punto è che la Storia del Mondo presenta mille mila questioni su cui grandi uomini del nostro passato han lungamente dibattuto, per cui si sono scontrati, che hanno deciso il loro destino. Ma anche guardando alla nostra contemporaneità attuale, ne spuntano fuori a centinaia di esempi di questo tipo: l’11 Settembre, il Covid, la farina di grillo, l’olio di palma, le scie chimiche… e potrei continuare all’infinito! Dove sta la Verità? Perché c’è chi si mette in testa che su determinate questioni debbano nasconderci la vera natura delle cose? E perché chi le nasconde dovrebbe nascondercele? Sono davvero pazzi coloro che vedono dei complotti in questa roba qua? O magari bollandoli come pazzi facciamo il gioco dei potenti e finiamo per essere Noi i veri pazzi? Pazzia!
I due assoluti capolavori cinematografici al centro della Grande Sfida di oggi trattano questo tema, la ricerca della Verità a dispetto di quello che le autorità vogliono che sappiamo o di quello in cui la maggioranza crede. O voglia farci credere. Ed entrambi lo fanno prendendo in esame lo stesso identico argomento, che è una di quelle questioni di cui sopra, su cui tanto si dibatte e ci si scontra, e che ancora oggi rappresenta una materia spinosa e delicata e complessa e ambigua e per nulla chiara: GLI ALIENI!!!

Ci tengo a sottolineare come questo articolo non voglia dare ragione o torto a nessuno, come non riconosca né disconosca l’esistenza di vita extraterrestre al di fuori del nostro pianeta. Ma colgo l’occasione per dire che amerei imbattermi in qualcuno di questi esserini verdi (che poi magari sono tutt’altro che esserini verdi, per quanto ne sappiamo!), se non altro per farlo iscrivere all’associazione di MERCUZIO AND FRIENDS, espandendo così il dominio mercuziano al resto della galassia! Aggiungo inoltre che la sola verità veramente oggettiva che voglio difendere con questo mio scritto è che… i film di cui vi parlo son due INCREDIBILI, STRAORDINARI, STREPITOSI CAPOLAVORI ASSOLUTAMENTE E TOTALMENTE E COMPLETAMENTE MERAVIGLIOSI!!!
Oltre ad essere due produzioni cinematografiche recentissime (una del 2025 e l’altra del 2026), oltre a parlarti di cosa significhi realmente essere in cerca della Verità e dei suoi benefici e svantaggi attraverso il tema degli Alieni, oltre ad essere i capolavori incredibilmente stratosferici di due delle più grandi menti cinefile e dei più gloriosi Autori di Cinema Vero mai esistiti… cos’hanno altro in comune?
Il primo titolo è lo sconcertante e veramente stupefacente «BUGONIA», il folle ultimo parto del folle Maestro YORGOS LANTHIMOS: uno dei miei idoli più grandi, un genio assoluto, un Autore che sa essere Vero Autore e che io amo spasmodicamente e del quale ho visto ogni singola pellicola mai realizzata!

Il secondo invece si chiama «DISCLOSURE DAY», ed è il capolavoro più recente del Sommo che per primo mi ha fatto scoprire cosa fosse il Cinema, che per primo mi ci ha avvicinato, che per primo me l’ha fatto amare. E lo stesso so che vale per generazioni e generazioni di cinefili. Anche in questo caso ho visto ogni sua singola opera: il Maestro STEVEN SPIELBERG!

Ambedue i film partono da un individuo che sa che gli Alieni esistono e che sono stati e sono tutt’ora tra di Noi. Solo che qui subentra la prima differenza fondamentale: nel caso di Lanthimos, quel tizio non ha alcuna prova, le sue sono solo teorie che ritiene validissime e certissime in quanto comprovate da ricerche svolte su Internet; nel caso di Spielberg invece quell’uomo è certo effettivamente che le cose stiano così perché ha svolto per conto dei potenti l’incarico di tenere queste verità celate, ed è realmente in possesso di tutte le informazioni del caso, e di evidenti prove tangibili a sostegno di quello che conosce. Il primo è uno che pensa di sapere, anche se ne è talmente convinto che sa di sapere; il secondo è uno che effettivamente sa.
Il primo è un misero campagnolo che fa l’inscatolatore di nome Teddy, impersonato magistralmente da un attore che è tra i più grandi talenti mai visti su schermo, quel JESSE PLEMONS che sa conquistarci ogni singola volta, e che diventa qui incarnazione assoluta di quello che è il complottista nell’immaginario collettivo: triste, arrabbiato, frustrato, asociale, forse un po’ sporco, senza risorse economiche, si sposta in bici da un luogo all’altro, vive in una zona rurale e poco abitata, con quasi nessuno al Mondo se non quello sciocco del cuginetto Don che lo segue dappertutto quasi fosse il suo cagnolino, soprattutto strano e bizzarro. E fa ricerche su Internet, tante – tantissime! – ricerche. Finendo per formulare teorie su cui ragiona e riflette scrupolosamente, e che la stragrande maggioranza della gente riterrebbe folli panzanate.

Il secondo invece è l’ottimo e sempre perfettamente in parte JOSH O’CONNOR, all’incirca coetaneo di Plemons, e che però interpreta un personaggio completamente diverso, anche se si ritrova appunto ad esercitare un ruolo simile: anche lui, come l’altro, sente di fare quello che deciderà di fare per il Bene del Mondo e anche lui vorrebbe che tutti quanti sapessero quello che sa lui. E pure lui sembra avere tutto il Mondo (o quasi) contro. Ma rispetto a Teddy, il Daniel di Spielberg non è un tizio sbucato dal nulla che sa quello che sa perché ha fatto delle ricerche su Internet: lui è uno specialista in sicurezza informatica che in passato ha commesso azioni criminali proprio di tipo informatico e che per questo dopo un periodo di detenzione, per via dei suoi grandi talenti in materia, è stato assunto da una grossa grossissima azienda privata segreta statunitense che opera al fianco del governo e che ha “le mani in pasta” un po’ dappertutto. Lui sa cose che quasi nessun altro sa, proprio in virtù di quello che è il suo ruolo, e un giorno decide di rubare quelle prove, quei contenuti, quei file per poterli condividere con il resto dell’Umanità e svelare la Verità tenuta nascosta da quasi un secolo!

Se Steven rappresenta una certezza ogni film che fa, se puntualmente ogni volta possiamo essere sicuri dieci su dieci che ci regalerà un grandissimo spettacolo spettacolare e insieme memorabile, che saprà incantarci e rapirci ma contemporaneamente toccarci e portarci a riflettere, ad ogni suo film Yorgos spiazza e sorprende sbacalendo e superandosi, al punto che quando vado in sala a vederlo l’asticella delle aspettative è talmente alta che sono terrorizzato all’idea di una delusione e poi ogni singola volta esco da quel cinema sbugiardato e stupefatto! Ecco, questa sostanziale differenza tra loro due e il modo con cui mi approccio alle loro nuove opere quasi per magia si rispecchia pienamente e perfettamente anche nel differente approccio adottato da questi due loro immensi capolavori cinematografici nati per raccontare qualcosa di molto simile, ma anche di profondamente diverso. Perché nel caso di Spielberg Noi già la conosciamo la Verità che conosce anche Daniel e quello che ci chiediamo non è come stiano le cose bensì piuttosto se è giusto che il Mondo sappia. Nel caso di Lanthimos Noi quella Verità non la sappiamo, sappiamo solo quello che Teddy/Plemons è convinto di sapere, ma non ne abbiamo nessuna certezza, e anzi ci si interroga su cosa si debba fare – e cosa no – per poterla conoscere.
Nel caso di «Bugonia» la storia comincia da un fatto folle, insensato, assurdo: la gretta grottesca pazzia di un gretto grottesco individuo come Teddy. Il rapimento illogico e fuori di testa della CEO di un’azienda colossale, quella per cui lavora il nostro inscatolatore peraltro, perché lui è convinto che lei sia un alieno. Lei è impersonata da una delle più monumentali attrici di questo e di qualsiasi altro tempo quando si parla di Settima Arte, colei che oramai veste i panni della divina musa lanthimosiana per eccellenza, l’eccezionale EMMA STONE. Teddy e il cuginetto Don – una vera rivelazione il suo sfavillante interprete AIDAN DELBIS! – la rapiscono e la imprigionano e la interrogano e arrivano perfino a torturarla. È Teddy a farlo, più che altro. Il cuginetto lo assiste e lo segue dappertutto, anche se non sempre convinto di quello che fa Teddy e del motivo per cui lo fa. Ma non gli importa di verificare che Teddy abbia ragione o sia solo uno stupido che dice stupidate: quel che conta davvero per lui è l’Amore che c’è fra loro due, e che rende vera qualsiasi cosa gli dica. Ricordatevi, Care Lettrici e Cari Lettori: l’Amore!
Come Yorgos che sorprende qualsiasi cosa faccia, ci troviamo qui alla presenza di un film che è tutto una sorpresa fantasmagorica e mozzafiato. E non tanto per il discorso aliena sì o aliena no: in fondo, le probabilità sono 50 e 50 sulla carta, o lei è un’aliena oppure no, dove sta la sorpresa? Ma è il cosa accade e il come accade a rendere eccezionale e sconvolgentemente bella questa visione. E forse sapete che quel maledetto incallito complottista di Teddy che formula le sue teorie strampalate e a cui non crede nessuno… potrebbe non avere tutti questi torti? Il complottista è il tizio che fa ricerche continue su Internet e che si mette a ragionare sulle cose e a rifletterci e… e in effetti non è questo quello che fa chiunque voglia pervenire ad una certa verità? Galileo Galilei non ha forse dovuto studiare il Cielo, osservarlo e raccogliere informazioni al riguardo prima di pervenire alla Verità della sua Vita, quella per cui è stato bollato come un pazzo fuori di melone e ridicolizzato e messo a tacere? Proprio come Teddy, che subito Noi siamo portati naturalmente a considerare uno scriteriato stupidotto, ma solo perché chiunque lo considererebbe così, perché è così che siamo stati indottrinati Noi tutti. Ma solo perché dice quello che nessun altro dice, non significa per forza che quello che dice sia sbagliato, no?

Quando parliamo di «Disclosure Day», parliamo invece di un inizio in medias res: il film comincia quando la storia è già iniziata, e quindi siamo Noi a non sapere da subito come stanno le cose. Ma la Verità che Daniel sa ci verrà presto rivelata, e il punto del film non è scoprire quale sia la Verità e cosa si debba o non si debba fare per raggiungerla, quanto piuttosto se è giusto il rivelarla. Il punto del film che s’intitola “Il Giorno della Rivelazione” non è la Rivelazione in sé e per sé, ma il significato di quella Rivelazione, i suoi antefatti e possibili conseguenze ipotizzate, il come la rivelazione debba avvenire e il perché. Daniel non ha tutte quante le risposte, così come non le ha Margaret: impersonata da un’EMILY BLUNT titanica in stato di grazia, lei è una metereologa televisiva che durante una diretta TV si mette a parlare quello che a me piace chiamare “l’alienese”. Sostanzialmente una lingua sconosciuta e mai sentita prima, ma che fin da subito ci dicono essere di origine aliena. Noi non sappiamo esattamente il perché e il percome di questo, così come nemmeno la stessa Margaret sa. Però sente qualcosa dentro di sé – un ricordo? una forza psichica interiore? entrambe le cose? – che la muove, che la esorta a fare quello che fa, che la porta ad agire nel corso del film, e che in un modo che non comprende fino in fondo ma che in qualche maniera sente come giusto la porterà a incrociare il suo cammino con quello di Daniel, compiendo un disegno che è più grande di entrambi e del quale ambedue fanno parte e che non sanno esattamente quale sia, ma che sentono sia giusto seguire. Lo sentono.
Nel corso della pellicola ci si interroga spesso su quanto sia giusto o meno condividere le informazioni che si hanno. La frase con cui il film è stato sponsorizzato – “Meritiamo di sapere” – è sempre vera? Come facciamo ad essere sicuri delle conseguenze che avrà il sapere quello che sappiamo? Come possiamo essere certi che le persone sappiano gestire questa Verità? Beh, non lo sai. Né puoi saperlo. Trattasi piuttosto di un Atto di Fede. I protagonisti del film non sanno se sia giusto rivelare quello che conoscono. Non sanno se il diritto alla conoscenza sia più importante del dovere di proteggere. Che i potenti facciano i loro comodi, ed è per questo che non vogliono che le persone sappiano, è chiaro. Ma forse il sapere è una condanna, forse è peggio che non sapere. E se nel momento in cui tutto questo venisse alla luce si perdesse qualcosa di molto più importante?, chiede ad un certo punto la fidanzata di Daniel, interpretata da una sbalorditiva e inaspettata EVE HEWSON. Non puoi che fidarti. E affidarti. Ma a cosa? A quello in cui credi. E che a prescindere da quello che conosci e quello che sai, rimane la cosa che conta di più. Non tanto la Verità che conosci, quanto quello in cui credi e in cui hai fede. Ecco perché a dispetto di quella che è la Verità che vogliono rivelare e del come la riveleranno e delle conseguenze che potrebbe avere, i protagonisti decidono di rivelare, o quantomeno provarci: non perché sanno quel che accadrà, ma perché decidono di fidarsi e avere Fede negli altri Esseri Umani che ancora non sanno.

Ed ecco che ritorna il discorso fatto prima su Gesù Cristo e sul fatto che per conoscere la Verità sul suo conto sia necessario affidarsi al nostro cuore. Ma questo insegnamento va al di là di qualsiasi questione meramente religiosa, la Fede di cui ci parla Spielberg è una Fede che riguarda qualsiasi cosa e che ha in prima battuta a che fare con l’Umano. E che non è per nulla dissimile dalla Fede che Don aveva in suo cugino Teddy, al di là di qualsiasi teoria o ipotesi o complotto. Ha a che fare con l’Amore, quello stesso Amore che professava Gesù e su cui si fonda la sua Rivoluzione, quello stesso Amore che riguarda in realtà ogni Essere Umano – ateo o religioso o agnostico che sia! -, quello stesso Amore che ci ispira e ci fa fare quello che facciamo, e che è più forte di quello che sappiamo. Perché ha piuttosto a che fare con quello che sentiamo. Con ciò in cui crediamo.
Tutti e due i film parlano di Verità. E ci dicono che alla fine dei conti la Verità non è poi così importante. Che c’è qualcos’altro nella Vita che conta infinitamente di più. Poniamo caso per un secondo che Teddy abbia davvero capito, assumiamo la strampalata ipotesi che non sta né in Cielo né in Terra che Teddy avesse colto la Verità che nessun altro era stato in grado di cogliere. Aver compreso la Verità significa forse che hai ragione qualsiasi cosa tu decida di fare per dimostrarla? Ti dà il diritto di uccidere oppure torturare? Se anche quello fosse il solo modo a tua disposizione perché la Verità venga alla luce, è giusto farlo? O forse è come dicono gli Alieni di «Disclosure Day», che vedono nell’empatia un vantaggio evolutivo. Che vedono nell’empatia qualcosa verso cui avere fede, nella quale avere fiducia, e a cui affidarsi. Anche se gli Umani per loro non l’hanno avuta per nulla. Anche se con loro gli Umani sono stati tutto fuorché umani. Forse se i complottisti incalliti come Teddy guardassero alle persone che hanno sale in zucca e li bollano come tali con empatia umana e gli stupidi zucconi che non capiscono niente né vogliono vedere quale sia la Verità facessero altrettanto nei riguardi delle persone straordinarie che come Teddy s’impegnano con coraggio e costanza e spirito di sacrificio e sudore e fatica e lacrime affinché la Verità non rimanga celata, non esisterebbero più né stupidi zucconi né complottisti incalliti. Ma solo Esseri Umani veramente Umani, e che non sono pronti a screditarsi e ridicolizzarsi vicendevolmente facendosi del Male, ma che come le api di «Bugonia» – il titolo tratto da un mito antico ha a che fare con le nostre amichette volanti – fanno parte tutti della stessa cosa. E che è l’Umanità stessa. Wow, incredibile che verità così profonde sull’Umano vengano da due film che parlano proprio di Alieni, cioè della cosa sulla carta meno umana possibile, l’alterità altra in opposizione all’umano per eccellenza se pensiamo che alieni significa “altro”! Ma ha perfettamente senso, se consideriamo che l’empatia umana è qualcosa che bisognerebbe avere per tutti, umani e non.
L’Umana Ricerca della Verità può diventare quanto di più alieno da Noi Umani possa esserci, se si arriva ad essere disposti a qualsiasi cosa pur di ottenerla e se si pensa che solo nel momento che si conosce qualcosa la si ottenga. La Vera Verità viene da dentro, ed ha a che fare con quello che è giusto e con ciò in cui scegli di credere. La Verità non è una questione di sapere, è una questione di scelte.
«La Verità vi renderà liberi». Così avevamo aperto l’articolo. Ma sapere come stanno realmente le cose non basta. Certamente non se per saperlo hai dovuto rinunciare alla tua umanità e all’empatia. E non se sapere significa smettere di credere. La Verità non è Libertà. La Libertà è altro. L’Umanità è Libertà. L’Amore è Libertà. Credere ci renderà liberi. Non che io voglia contraddire questa frase, di sicuro no, ci mancherebbe. Semplicemente ritengo che con “Verità” Gesù volesse intendere non tanto le conoscenze che abbiamo o le informazioni che possediamo. Ma appunto facesse riferimento alla più importante delle verità: l’Umanità dentro di Noi. Essere Esseri Umani VERI vi renderà liberi. Sì, voleva dire questo. Ne sono certo, anzi! Come faccio a saperlo? Ah, ma io non lo so! Come posso sapere cosa volesse dire Gesù, che è vissuto duemila anni prima di me? No, io non lo so. IO LO CREDO. Il che è infinitamente meglio. Perché è quello il solo modo con cui possiamo realmente pensare di trovare la Verità che cerchiamo e ricerchiamo: non sapendo, bensì CREDENDO.
DEDICO QUESTO ARTICOLO A DUE MAESTRI DEL CREDERE, DUE MERCUZIANI VERI CAPACI DI VEDERE PIÙ IN LÀ DI QUANTO CHIUNQUE ALTRO IO ABBIA MAI CONOSCIUTO RIESCA A FARE, CHE SONO SPLENDENTI ANIME TALMENTE BELLE E LUMINOSE DA PORTARMI A CREDERE CHE L’UMANITÀ VERA AVRÀ SEMPRE SPERANZA DI POTER RISPLENDERE, FINO A QUANDO ESISTERANNO PERSONE COSÌ INCREDIBILMENTE RARE E PREZIOSE COME LORO DUE: L’ORACOLARE AMICO MIO RICCARDO CODEVILLA ALIAS “IL SOCIOLOGO SOCIEVOLE” E “LA MERAVIGLIOSA GUIDA DI ANIME” (E MIA GUIDA PERSONALE) ISABELLA PALESE.




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