DI ALBERTO GROMETTO
“Te lo dirò quando sarai più grande” dicono i genitori a quei bambini che si fissano su qualcosa che vogliono sapere ma che ancora non possono sapere. E quando mamma o papà o qualsiasi altro adulto ti dicono questo, tu piccolo bimbo ingiuriato e oltraggiato, percepisci come profondamente ingiusto e sbagliato e pure offensivo che non ti venga detta la verità, perché tu non dovresti conoscere la verità?, perché quei barbosi dei grandi possono permettersi di decidere cosa tu devi sapere e cosa no? Poi però siamo Noi a diventare grandi, e iniziamo a capirlo, il perché non ci veniva detto tutto proprio tutto. Perché su certi argomenti si preferiva tacere e ci veniva detto di non indagare oltre. Se un piccolino di quattro anni ti chiede come nascono i bambini, sfido qualsiasi adulto responsabile e in possesso di tutte le sue piene facoltà mentali a raccontargli del pazzeschissimo atto biologico che è il coito. O quando ad esempio parli di Morte e Malattia. Se puoi rimandare al più tardi possibile il momento in cui il tuo dolce figliolo entrerà in contatto con questi temi venendo a conoscenza della loro esistenza, perché non farlo? O quando magari ti ritrovi a parlare di Politica, o di Economia: non capirebbero comunque di che cosa stai parlando, fanno ancora l’asilo e giocano coi cubi, perché bisognerebbe stare a raccontargli per filo e per segno qualcosa di cui non hanno nemmeno le basi? Tanto vale liquidare con un “Cose da grandi”.

Quale che sia la ragione, Noi tutti siamo come bambini di fronte a mille mila questioni. Perché Noi Umani sapremo pur tante cose, ma non sono niente in confronto all’infinità sconcertante e sconfinata di quello che non sappiamo. E i “grandi” che ci dicono che non possiamo sapere? Chi sono? Sono quelli che sanno meglio di Noi quale sia il nostro Bene, proprio come mamma e papà. Sono quelli che stanno al Governo, i Potenti della Terra, i Boss dei Boss. I Presidenti? Nah, anche quelli possono essere considerati come bambini, anche loro non devono per forza sapere tutto, meglio che non sappiano anzi!
Ecco, l’ASSOLUTO CAPOLAVORO CINEMATOGRAFICO – parola abusatissima “Capolavoro”, ma in un articolo che parla di Verità mi sento obbligato a non mentire – di cui ci ha fatto dono l’Uomo chiamato “Cinema” per eccellenza, ecco: parla proprio di questo! Parla di cosa sia la Verità, del perché mai meriteremmo di saperla e pure del perché sarebbe una condanna troppo grave e greve da sopportare, della relazione tra quello che conosciamo e quel che non conosciamo e quel che crediamo di conoscere e infine quello in cui si crede. Nella sempre più complessa, complicata, mutevole, sfaccettata, variegata, fluida, magmatica, enigmatica realtà nella quale Noi ci muoviamo e dentro cui sembra talvolta impossibile distinguere tra Vero e Finzione e a proposito della quale ci viene raccontato tutto e il contrario di tutto, un gioiello straordinario come quello regalatoci da STEVEN SPIELBERG è quasi salvifico. Ci ricorda che non siamo pazzi se a volte tutto attorno a Noi sembra strano, avverso, contrario. Ci rammenta che porsi delle domande è la cosa più naturale e spontanea e umana del Mondo. E trovo singolare e assai curioso oltre che bizzarro e meraviglioso poter usare quell’altra parola che ci piace molto – “umana” – per parlare di un film che parla di alieni!

Ma perché si tratta pur sempre di Lui, Steven, il Cineasta che da mezzo secolo rappresenta per chiunque ami il Cinema, il motivo per cui ha iniziato ad avvicinarsi al Grande Schermo: e, si sa, quando Steven parla di alieni – ed era da oltre vent’anni che non ne parlava! – non parla mai veramente di alieni. No, gli alieni sono solo una scusa, un pretesto, un modo per parlare di quella cosa di cui tutti i Grandi Maestri ci parlano dalla Notte dei Tempi. È la stessa cosa che viene raccontata da chiunque racconti una Storia: Noi. Le Grandi Storie parlano di Noi. Noi Umani in quanto Umani. Ed è qui che sta la Maestria Eccezionale Spielberghiana: nel parlare della cosa meno umana possibile, della massima rappresentazione dell’alterità, del diverso in contrapposizione all’Umano – ricordiamo che il termine latino “alienus” significa letteralmente “l’altro” -, Lui ci parla in realtà di Noi, paradossalmente nei nostri aspetti più umani possibili.
L’altra sera – a visione conclusa – con ancora l’emozione nel cuore, mi ritrovavo a disquisirne col mio caro amico Enzo, persona – parlando proprio di esseri umani – dotata di un’umanità squisita! Trattasi oltretutto di raffinatissimo uomo di Cultura amante di Narrativa allo stato puro. Il quale – proprio parlando di Cinema e di Verità nascoste che abbiamo sempre avuto sotto il naso – mi ha fatto notare come ogni volta che quell’ineguagliabile e inarrivabile talento che è Spielberg realizza un film che “parla di alieni”, non solo finisce per parlare di Noi, ma di Noi nel dato momento storico in cui quel film è stato prodotto. Come se scattasse una fotografia della sua contemporaneità, alla stregua di un pittore che tratteggia un dipinto raffigurante la società di cui fa parte.
Il primo film che realizzò parlando di specie extraterrestri fu «INCONTRI RAVVICINATI DEL TERZO TIPO», tra le sue prime pietre miliari. L’anno era il 1977, solo 8 anni prima l’Uomo era andato sulla Luna, era venuto fuori non solo che esistevano infiniti mondi anche più grandi del nostro, ma che era perfino possibile raggiungerli, partendo alla volta delle Stelle, là nello spazio profondo. Ed è quello di cui ci narra il Sublime Steven in questa sua opera, descrivendo un primissimo contatto che gli Umani si ritrovano ad avere con degli Alieni, ci racconta del mistero profondissimo e inquietantissimo e insieme meraviglioso e pieno di fascino attrattivo potentissimo quasi magico insito nella scoperta del nuovo e dell’ignoto.

Poi arrivano gli anni ’80: un’epoca d’oro per l’America, siamo negli Stati Uniti di Reagan, il boom economico all’impazzata e la stessa Hollywood è frenetica, ci si concentra principalmente sull’intrattenimento più genuino possibile, sui pirotecnici blockbuster incassa-milioni pieni d’effetti speciali e sequenze avventurose, sul merchandising popolarissimo e via dicendo. Dappertutto vi è un profondo ottimismo pieno di speranze e allo stesso modo il Maestro realizza uno dei suoi più mastodontici e immensi capolavori, una pellicola leggendaria che fa del fantastico una delle sue cifre distintive, che imbastisce una narrazione favolistica e che non ti racconta degli alieni come di creature che arrivano da lontano o che sono pericolose, bensì come di esseri in tutto e per tutto simili a Noi e vicini a Noi. Il film in questione è «E. T. – L’EXTRATERRESTRE», siamo nel 1982 e qui Spielberg si consegna alla Storia della Settima Arte. Anche in questo caso parla della società della sua epoca, infonde quella speranza che si respirava costantemente in quegli anni e soprattutto raccontandoti di questo dolcissimo alieno adorabile diverso da Noi ma anche così simile sceglie di affrontare di petto uno dei problemi più grevi della collettività americana dell’epoca. Un problema che forse tutto sommato persiste ancora oggi. E che non ha a che fare solo con l’America. Sono comunque gli anni ’80, fino a un quindici anni prima prima ancora si lottava duramente per i diritti civili e le libertà degli Afroamericani. E anche se alla fine di quel decennio gli USA sarebbero usciti vincitori dalla Guerra Fredda contro la Russia, quel clima d’ostilità e diffidenza ancora sussisteva. Perciò questo splendore incantevole non si limita a narrarti una favola, ma raccontandotela mette alla berlina l’ostilità e la refrattarietà tutte umane nel ghettizzare e temere e ostracizzare il diverso, ciò che non è come Noi, quel che non si capisce ma nemmeno si tenta di capire.
Arriviamo dunque al nuovo millennio. L’anno è il 2005, e quella Divinità della Settima Arte che è Steven Spielberg decide per una volta di raccontarti degli alieni come di esseri cattivi che all’improvviso, dalla sera alla mattina, senza alcuna avvisaglia o preavviso di nessun tipo, attaccano. Attaccano feroci, su larghissima scala, inarrestabilmente. «LA GUERRA DEI MONDI» ti racconta il pericolo, quello vero, di trovarsi su un pianeta sotto attacco ove nulla è più sicuro, nel quale si è piccoli e impotenti e spaesati contro i raggi laser e il terreno ti trema letteralmente sotto i piedi e l’aggressione violenta e brutale proviene dal Cielo ed è perpetrata da un nemico che manco si è dichiarato tale e che Noi non conosciamo, né forse conosceremo mai. Siamo nell’America post 11 Settembre, il crollo delle Torri Gemelle ha portato al sorgere di incertezza e dubbio e panico. Viene fuori che gli invincibili Stati Uniti non sono per nulla invincibili e che chiunque può colpirli, e colpirli forte, senza nemmeno che loro possano avere il tempo di alzarsi dal letto. Ancora una volta il Maestro dei Maestri riesce a parlarti di Alieni per parlarti di tutt’altro, per parlarti del suo presente, del suo tempo, di quello che sta succedendo agli Umani in quel dato momento storico.

E ora? Ora siamo negli anni ’20 del nuovo millennio. E la paura non è più tanto quella di essere attaccati alle spalle. È ancor più profonda, a dire il vero. I dubbi veri si sono spostati “dall’esterno” verso “l’interno”. Dai nemici della Libertà che venuti da chissà dove possono attaccarci a tradimento, i nostri timori più grandi e profondi e mi verrebbe da dire abissali hanno ora a che fare con chi ci guida, con quelli che dicono di “lasciare fare a loro” perché sanno meglio di Noi cosa sia bene fare, con coloro che ci raccontano le cose che sappiamo. Ma ci raccontano davvero tutto? Le cose che sappiamo sono davvero le sole che è necessario sapere? Forse i veri nemici della Libertà sono loro, quelli che ci dicono che siamo liberi, che ce lo fanno credere, ma che poi tengono le informazioni che hanno “per loro”, senza condividerle con nessuno, evitando che la gente sappia. Gli alieni non c’entrano niente, e del resto in questo film qua compaiono poco o per nulla. Qui il vero soggetto siamo sempre e comunque Noi Umani, che non riusciamo a gestire la Verità, che forse non abbiamo mai avuto a che fare con la Verità, che dobbiamo muoverci in un Mondo in cui Finzione e Verità vanno a braccetto, e non si capisce chi sia una e chi sia l’altra. Quello che ci viene raccontato è quello che per Noi è vero: ma sarà vero?

L’ultima monumentale opera spielberghiana trasuda il suo grandiosissimo Cinema grandioso da tutti i pori: piani sequenza spettacolari s’alternano a un esuberante montaggio avvincentissimo facendoci dono di una sinfonia di immagini e suoni e luci e colori e Bellezza che ci fa dire “Ah, ecco perché la Settima Arte è Grande, perché esistono le persone che l’hanno resa tale, perché esiste Steven Spielberg!”. E anche se è uno Spielberg 100%, anche se c’è tutta la sua solita squadra di sempre al lavoro – tra i più strepitosi professionisti del loro settore, geni impareggiabili quali l’ultranovantenne compositore JOHN WILLIAMS e il direttore della fotografia JANUSZ KAMIŃSKI e lo sceneggiatore DAVID KOEPP -, fa comunque qualcosa di diverso. Perché ancora una volta Steven racconta la sua epoca. E che epoca è la nostra, quella che attualmente abitiamo? È un Mondo strano, in cui complottismo e cospirazionismo – emblemi della dilagante profondissima sfiducia che nutriamo nei riguardi di istituzioni e autorità – proliferano e la fan da padroni nel mentre che chi solleva semplici domande viene zittito e ridicolizzato e bollato come fosse un appestato, un pianeta all’interno del quale ciò che ci viene raccontato è sempre solo “quello che ci vogliono raccontare”, in cui niente è più certo e le certezze son ridotte a niente. Non a caso è l’epoca dell’IA e delle Fake News, che rendono difficile e ambiguo distinguere tra quello che è reale e ciò che semplicemente lo sembra. “Meritiamo di sapere” è la frase incorniciata nella locandina sponsor del film: ma facciamo sul serio, considerando il quantitativo esorbitante di bugie che imbastiamo e menzogne che ci raccontiamo? Se ci mentiamo così tanto gli uni con gli altri, un motivo ci sarà… no? Che sia perché tanto non sapremmo cosa farcene di questa Verità anche sbattendoci contro né sapremmo riconoscerla o comprenderla, oppure perché non siamo in grado di gestirla, o ancora perché troppo dolorosa… sembra davvero che si faccia di tutto perché questa Verità rimanga celata!
Siamo sempre sicuri di volerla sapere la Verità? Sì, okay, certo, Noi la vogliamo scoprire. La vogliamo sapere. Ma quando poi la sappiamo, è effettivamente quello che volevamo? Era come l’avevamo immaginata? Avessimo saputo prima che cosa avremmo saputo, l’avremmo voluto sapere? Il bello della Verità è che quando la sai, la sai. Il brutto però è che quando non la sai, non la sai. E non si torna indietro, non esiste un tasto di reset, non puoi restartare.
Torniamo all’esempio dei bambini. I piccoli siamo Noi. E quelli che stanno in alto sono i Grandi, che decidono per Noi quello che dobbiamo o non dobbiamo sapere. Ed è sbagliato? Quel bimbo di 4 anni prima o poi lo verrà a sapere come funziona il sesso, non smetterà mai veramente di interrogarsi a riguardo, sarà mosso da una forza superiore che è la curiosità e che è assolutamente, interamente, completamente umana. Noi, che guardiamo male e con paura e a prescindere quello che non conosciamo, in realtà ci ritroviamo a non conoscere proprio niente. Ed è anche per questa ragione che il mio amato Spielberg decide di non raccontarci questa storia dal suo inizio, bensì di partire in medias res. A storia già cominciata. Così Noi stessi ci interrogheremo sul significato di una Storia che racconta il rapporto tra quello che non sappiamo, quello che siamo convinti di sapere e quello che invece nemmeno sappiamo di dover sapere. Non parla di Alieni questo film. Parla di Umani. Alcuni fanno il possibile perché “quello che è” non si sappia. Altri perché si sappia. Il fatto che “quello che è” abbia a che fare con gli Alieni è un mero pretesto, poco importa. Le ragioni più profonde di tutti i personaggi in gioco in qualche modo sulla carta possono avere un loro perché e sembrarci convincenti. Quindi come decidere chi ha ragione oppure no? Sapere è una condanna oppure una liberazione?
Sapere ci rende onnipotenti oppure deboli? Conoscere quello che altri non conoscono, ci consente di avere dei poteri inarrestabili. Allo stesso modo, sapere quello che pochi altri – o quasi nessuno – sa, ci rende diversi da tutti gli altri e come “in minoranza”. Forse se la Verità ci viene nascosta, è perché deve rimanere tale. Ma perché deve rimanere tale? Dove sta la ragione?
Menzioni sperticate al cast attoriale incredibile: da un COLMAN DOMINGO sempre assolutamente in parte passando per un idolo quale COLIN FIRTH senza dimenticarci di una EVE HEWSON veramente sorprendente, arrivando ai due protagonisti impersonati da un JOSH O’CONNOR sempre più fenomenale e un’incantevole EMILY BLUNT la cui performance è uno spettacolo dentro uno spettacolo ancor più grande. I due protagonisti in apparenza sono due personaggi che non hanno nulla a che fare l’uno con l’altra – uno specialista informatico lui e una meteorologa televisiva lei – e che non hanno niente a che fare con gli Alieni. Né con la vicenda – decisamente più grande di entrambi – nella quale finiranno loro malgrado coinvolti e che vede protagonisti agenti governativi americani, segrete organizzazioni private potentissime e chissà chi altro. Quel che viene raccontato è il rapporto che questi personaggi che nulla sanno hanno con quello che non dovrebbero sapere – ma che invece sanno – e che vorranno far sapere. Ma è giusto che vogliano far sapere? Ancora una volta mi chiedo: chi ha ragione?
La ragione possono avercela tutti, come nessuno. A prescindere da quella che è la Verità. Perché più importante di quello che conosciamo e sappiamo è ciò in cui crediamo. E niente di quello che potremo un giorno scoprire potrà mai portarcelo via. Credere è il Verbo dell’Umano. Non sapere, né conoscere. Bensì “Credere”. La ragione è una cosa che devi scegliere, non una cosa che devi sapere. Ognuno di Noi sceglie dove debba stare la ragione. La ragione appartiene a chi fa quello che fa perché crede in qualcosa.
Ti amo, Steven Spielberg. Quello che alla fine ci racconti è che è nella Fede che si cela la Verità più importante di tutte. Una Fede che va al di là della Religione, ma a che fare con le ragioni per cui siamo Umani. L’empatia, il guardare agli altri e il vederci Noi stessi, il sentirci parte della stessa roba – che è l’Umanità – queste sono le cose in cui avere fede. Le sole vere verità. «DISCLOSURE DAY» s’intitola questo tuo capolavoro. Il Giorno del Disvelamento. La Rivelazione più grande però sta nella Fede incredibile che Tu hai nel Cinema e nel suo modo purissimo di raccontare Verità e Umanità: ed è quindi questa assoluta Verità quella che ci portiamo a casa, e cioè che quando Steven Spielberg realizza un film, realizza maestose meraviglie che “sono per tutti”. Tutti concordi nell’applaudirTi e nel riconoscerTi come il Genio che sei. Umani… e pure Alieni.


Per assistere a quel miracolo leggendario che è sempre riuscito ad essere un film che porta la firma dell’ineguagliabile e ineguagliato Maestro STEVEN SPIELBERG, un solo luogo su tutta la faccia della Terra – se non dell’Universo – poteva esserci: il nostro cinema del cuore ❤️, i nostri media partners e amici carissimi, il nostro posto in cui stare, il CINEMA REPOSI DI TORINO VIA XX SETTEMBRE 15, ANDATECI ANCHE VOI!!!


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