RES PUBLICA, CAPITOLO 6: GIOVANNI LEONE

DI ROCCO DE GILIO

La figura di Giovanni Leone, eminente giurista e sesto Presidente della Repubblica Italiana, trae le proprie origini dal prestigioso contesto forense della città di Napoli, ove nacque il 3 novembre 1908 quale discendente di Mauro Leone (giureconsulto di chiara fama e tra i fondatori del Partito Popolare Italiano in Campania) e di Maria Gioffredi, entrambi radicati nel tessuto civile di Pomigliano d’Arco. La formazione del giovane Leone si distinse per una precocità intellettuale fuori dal comune che lo condusse, dopo aver frequentato il liceo classico Garibaldi di Napoli e aver intrapreso gli studi sotto la guida magistrale di Eduardo Massari, a conseguire il diploma di laurea in giurisprudenza all’età di soli ventuno anni, nel 1929, cui fece seguito il conseguimento della laurea in scienze politiche nell’anno immediatamente successivo. Tale solida impalcatura accademica e dottrinale si intrecciò precocemente con l’attivismo nelle istituzioni cattoliche, ricoprendo la presidenza del circolo napoletano della Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI) tra il 1931 e il 1932, per poi approdare alla pratica legale presso lo studio dell’illustre avvocato Enrico De Nicola, figura che avrebbe precorso il destino di Leone nella suprema magistratura dello Stato. La carriera universitaria del Leone giurista conobbe una progressione fulminea: nel 1933 ottenne la libera docenza in diritto e procedura penale presso l’ateneo di Camerino, per poi risultare vincitore assoluto del concorso per la cattedra di professore ordinario nel 1935, cattedra che onorò presso le università di Messina e Bari, ove ebbe tra i propri assistenti un giovane Aldo Moro, segnando così l’incontro tra due futuri protagonisti della storia repubblicana. Sotto il profilo della codificazione, il contributo di Leone risultò determinante all’interno della commissione incaricata di redigere il Codice della navigazione del 1942, della cui architettura curò personalmente la parte relativa alle norme penali, ancora oggi vigente a testimonianza della sua perizia legislativa. Parallelamente all’impegno accademico, Leone prestò servizio quale ufficiale ausiliario della giustizia militare con il grado di tenente colonnello presso il tribunale militare di Napoli; proprio in questa veste, in un frangente di estrema gravità per l’ordinamento e la sicurezza civile, si rese protagonista il 10 settembre 1943 di un atto di insubordinazione etica e coraggio giuridico, ordinando la scarcerazione di quarantanove militanti antifascisti dal penitenziario di Poggioreale al fine di sottrarli alle imminenti rappresaglie delle forze d’occupazione tedesche, condotta per la quale ricevette, nel 1998, un encomio solenne che ne suggellò il ruolo di difensore della dignità umana prima ancora che dei codici. In una prospettiva di comparazione con fenomeni politici contemporanei ed endogeni a contesti stranieri, quale la recente ascesa in Ungheria di Péter Magyar e del partito TISZA, si osserva come la solidità istituzionale di figure come Leone, ancorate a una profonda cultura dello Stato di diritto e a una formazione giuridica d’eccellenza, costituisca il parametro di riferimento per l’evoluzione delle classi dirigenti chiamate a gestire fasi di transizione e di crisi del sistema, passando dall’insiderismo accademico e politico alla guida di ampi consensi nazionali basati sul ripristino della legalità e della partecipazione democratica.

La figuta di Giovanni Leone si staglia nel panorama giuridico italiano come quella di un insigne giurista e avvocato di straordinaria perizia tecnica, la cui attività forense, interrottasi solennemente soltanto durante l’esercizio del mandato presidenziale, ha attraversato i casi più complessi e controversi della storia repubblicana. Sotto il profilo strettamente processuale, la sua azione si distinse già nel 1956 nel patrocinio di Bruno Milanesi, ove Leone, con un’eccezione di giurisdizione di pregio, ottenne la declinatoria di incompetenza del tribunale militare a favore dell’autorità giudiziaria ordinaria, propiziando così la successiva assoluzione del cliente dall’infamante accusa di alto tradimento connessa alla fornitura di materiali bellici inefficienti. Di particolare rilievo giurisprudenziale e mediatico fu, nel 1963, il suo ruolo di vertice nel collegio difensivo della società SADE-Enel nel procedimento relativo al disastro del Vajont; in tale sede, Leone esperì strategie volte a ricondurre l’evento entro l’alveo della responsabilità civile, tentando una transazione economica per estinguere le pretese risarcitorie in sede penale, istanza che trovò tuttavia la ferma opposizione del giudice istruttore Mario Fabbri. In quel medesimo contesto, Leone sostenne con successo l’applicazione della tesi della commorienza, istituto che, regolando la successione in caso di morte simultanea delle vittime, produsse un rilevante beneficio patrimoniale per l’ente gestore, limitando l’entità dei risarcimenti dovuti alle parti civili. Contemporaneamente, la sua attività lo vide protagonista nel contenzioso per diffamazione promosso dal ministro Bernardo Mattarella contro Danilo Dolci e Franco Alasia, conclusosi con la condanna dei querelati, nonché nella difesa dell’industriale Felice Riva, per il quale ottenne una sanzione limitata alla revoca delle cariche sociali in luogo della detenzione. Tra il 1969 e il 1972, Leone assunse il patrocinio della Banca Nazionale del Lavoro come parte civile nel gravoso processo per strage a carico di Pietro Valpreda, oltre a conseguire una significativa vittoria amministrativa in favore di Nino Rovelli nel contenzioso instaurato dalla Cassa per il Mezzogiorno circa l’allocazione di fondi pubblici. Parallelamente all’intensissima pratica forense, egli coltivò un’altrettanto prestigiosa carriera accademica, transitando dall’ateneo napoletano alla cattedra di procedura penale presso l’Università “La Sapienza” di Roma, ove esercitò il magistero fino al 1972; la sua vasta produzione dottrinaria, culminata in un monumentale trattato in tre volumi e in un manuale di diritto processuale penale divenuto testo di riferimento per intere generazioni di giuristi, ha informato l’evoluzione della scienza penalistica italiana fino alla metà degli anni Ottanta, consolidando il suo profilo di accademico di rango internazionale oltre che di insuperato maestro della dialettica processuale.

Celebre per la sua raffinata tecnica processuale, Leone si distinse nel 1956 per la difesa di Bruno Milanesi, ottenendo un significativo successo procedurale mediante l’eccezione di incompetenza del tribunale militare a favore di quello civile. La sua caratura di giurista, tuttavia, trovò espressione anche in ambiti di indubbio rilievo normativo: iscritto al Partito Nazionale Fascista per necessità accademiche e successivamente approdato alla Democrazia Cristiana nel 1944, Leone fu membro della “Commissione dei Settantacinque“, contribuendo in modo incisivo alla formulazione del dettato costituzionale in materia di libertà personale, e fu l’architetto della fondamentale riforma del codice di procedura penale del 1955, le cui norme sono rimaste l’ossatura del sistema fino al 1989. La sua ascesa istituzionale lo vide per due volte alla guida di governi “balneari” o di transizione, incarichi accettati per spirito di servizio in momenti di stasi del sistema partitico, fino all’elezione al Quirinale nel 1971, avvenuta al termine dello scrutinio più lungo della storia repubblicana e con il sostegno determinante del Movimento Sociale Italiano, fattore che ne cristallizzò immediatamente il profilo di garante in chiave conservatrice. Nonostante una gestione del settennato improntata a un rigoroso rispetto delle prerogative costituzionali (manifestata attraverso messaggi alle Camere volti a riformare l’istituto del semestre bianco e a introdurre la non rieleggibilità del Capo dello Stato) la sua presidenza fu progressivamente logorata da una campagna di stampa e di opposizione politica di inaudita virulenza. Coinvolto, seppur senza riscontri giudiziari, nelle nebulose dello scandalo Lockheed e bersaglio di attacchi personali che colpirono anche la sua sfera familiare, Leone si trovò isolato dal suo stesso partito nel momento di massima tensione della Repubblica, coincidente con il sequestro e l’omicidio di Aldo Moro; la sua volontà di concedere la grazia alla brigatista Paola Besuschio come segnale umanitario fu ostacolata dal Governo e rimase inespressa per il precipitare degli eventi. Il culmine della crisi istituzionale si raggiunse il 15 giugno 1978 quando, sotto la pressione convergente del Partito Comunista e della stessa Democrazia Cristiana, e a seguito della pubblicazione del celebre pamphlet di Camilla Cederna, Leone rassegnò le dimissioni con sei mesi di anticipo sulla scadenza naturale del mandato, evitando per soli quattordici giorni l’ingresso nel semestre bianco e consentendo così uno sblocco del sistema politico che avrebbe portato all’elezione di Sandro Pertini. Tale epilogo, che lo vide ritornare al ruolo di senatore a vita e alla professione forense fino alla morte avvenuta nel 2001, rimane una delle pagine più dibattute del diritto costituzionale italiano, sospesa tra l’analisi del dovere di imparzialità del Capo dello Stato e la vulnerabilità delle istituzioni dinanzi alla pressione dei partiti e dell’opinione pubblica.

(Dal balcone della Casa Bianca a Washington DC, durante una visita di Stato ufficiale; da sinistra a destra: il Presidente della Repubblica Italiana Giovanni Leone, il Presidente degli Stati Uniti D’America Gerald Ford, l’amatissima First Lady italiana Vittoria Leone nata Michitto, la First Lady statunitense Betty Ford)

Vuoi leggere gli altri capitoli della nostra rubrica “Res Publica”? Allora clicca qui!!!

Vuoi leggere articoli storici? Pigia qua!!!

Qualora volessi leggere articoli facenti parte della nostra specialissima rubrica “L’Origine”, allora premi qua sopra!!!

Mercuzio and Friends è un collettivo indipendente con sede a Torino.

Un gruppo di studiosi e appassionati di cinema, teatro, discipline artistiche e letterarie, intenzionati a creare uno spazio libero e stimolante per tutti i curiosi.

Scopri di più →

GO TO TOP