IL CASO ELISA CLAPS

DI ROCCO DE GILIO

Il caso di Elisa Claps è uno dei più noti e drammatici della cronaca nera italiana, un’ossessione nazionale durata per più di sedici anni. Un mistero che ha toccato le corde più profonde della società, mettendo in luce le fragilità del sistema giudiziario, la forza di una famiglia che non si è mai arresa e l’efferata crudeltà di un uomo.

Tutto ha inizio il 12 settembre 1993, una domenica mattina a Potenza. Elisa Claps, una studentessa di appena 16 anni, esce di casa per andare a messa con un’amica. Non tornerà più. L’ultima persona a vederla in vita, secondo le sue stesse dichiarazioni, è Danilo Restivo, un ragazzo di due anni più grande, con cui Elisa aveva un appuntamento in chiesa. La sua scomparsa, apparentemente inspiegabile, getta la città di Potenza e l’intera Italia nell’angoscia. Le ricerche partono immediatamente, ma non portano a nulla. Il corpo di Elisa sembra essersi volatilizzato.

Fin da subito, i sospetti si concentrano su Danilo Restivo. Le sue dichiarazioni sono confuse, contraddittorie, e la sua condotta appare fin da subito ambigua. Egli afferma di averla salutata fuori dalla chiesa della Santissima Trinità e di non averla più rivista. Tuttavia, la sua camicia risulta sporca di sangue, e il suo comportamento è irrequieto. La famiglia Claps, in particolare il fratello Gildo, non ha dubbi: è lui il colpevole. Ma le indagini si arenano. Nonostante le prove indiziarie, non si riesce a trovare il corpo di Elisa, e senza un cadavere, non si può procedere con l’accusa di omicidio.

Il caso di Elisa Claps si trasforma in un cold case. Gli anni passano, ma la famiglia Claps non cede. Continuano a battersi, a cercare la verità, a chiedere giustizia. Gildo Claps diventa il volto pubblico della lotta, un’incessante ricerca che non si ferma neanche quando le speranze sembrano svanire. Intanto, Danilo Restivo si trasferisce in Inghilterra, a Bournemouth, dove si sposa e cerca di rifarsi una vita. Ma anche lì, la sua ossessione per le ragazze con i capelli lunghi e le sue strane abitudini, come quella di tagliare ciocche di capelli a donne sconosciute, non passano inosservate.

Poi, il 17 marzo 2002, un’altra tragedia: a Bournemouth, viene uccisa Heather Barnett, una sarta e madre di due figli. Anche in questo caso, le modalità dell’omicidio, la brutalità, le stranezze del caso, spingono gli inquirenti a indagare su Danilo Restivo. Il suo DNA viene trovato sulla scena del crimine. Viene arrestato, processato e condannato per l’omicidio di Heather Barnett.

Ma il colpo di scena più clamoroso avviene a Potenza, il 17 marzo 2010, a più di sedici anni dalla scomparsa di Elisa. 

Durante dei lavori di ristrutturazione del sottotetto della chiesa della Santissima Trinità, un operaio trova un corpo mummificato e quasi irriconoscibile. Dopo giorni di analisi, i risultati del DNA confermano i peggiori timori: si tratta del corpo di Elisa Claps. La ragazza era lì, in quel sottotetto, per tutto quel tempo, a pochi metri da dove era stata vista per l’ultima volta.

La scoperta del corpo di Elisa riapre il caso e getta una luce sinistra sulle indagini del 1993. Si sospetta che qualcuno avesse aiutato Danilo Restivo a nascondere il corpo, o che la gestione della chiesa non fosse stata del tutto trasparente. La Procura di Salerno si occupa delle nuove indagini, che porteranno al rinvio a giudizio di Danilo Restivo per l’omicidio di Elisa.

Il processo si conclude con la condanna di Danilo Restivo a 30 anni di reclusione per l’omicidio di Elisa Claps. La sentenza, confermata in Appello e in Cassazione, mette la parola fine a una delle pagine più dolorose della storia giudiziaria italiana. Un epilogo che ha portato giustizia, ma che non ha potuto restituire Elisa alla sua famiglia.

Il caso di Elisa Claps rimane un monito sulla fragilità del sistema giudiziario, sulla forza inarrestabile di una famiglia che ha cercato la verità, e sulla spietata crudeltà di un uomo che ha privato del futuro una ragazza di 16 anni. La sua storia, fatta di dolore e di speranza, è un capitolo indelebile della nostra memoria collettiva.

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