DI ALBERTO GROMETTO
Voi lo sapete chi diavolo sia stato LORENZ HART? Probabile che la risposta sia no.
Siete esperti del musical americano statunitense a stelle e strisce degli anni ’40 del secolo scorso? Anche in questo caso le probabilità giocano a sfavore.
Almeno qualcuno qui conosce la canzone «BLUE MOON»? E pure in questo caso potrebbe levarsi da parte vostra un grandissimo “Noooooooooo”… senonché, è una canzone che è impossibile non conoscere. Che conosciamo tutti! Certo, magari non ne sappiamo il nome, questo potrebbe essere. Sentiamo quelle due parole – la Luna Blu – e non pensiamo ad una canzone. Ma è una di quelle canzoni che – anche se magari non ne sappiamo il nome – l’abbiamo sentita e risentita e ancora risentita tutti quanti, ognuno di noi, fino alla nausea! Provare per credere, andatevela un po’ a sentire.
“Fino alla nausea”, ho detto. Il fatto è che non ci nausea. Perché l’adoriamo, perché è meravigliosa, perché è oggettivamente… BELLA! Uh, che panzanata che ho appena detto! Non tanto sulla canzone, che ritengo una meraviglia assoluta e che mi sta accompagnando in sottofondo nella stesura di questo mio articolo. Cosa che non ho mai fatto peraltro! Dico: farmi accompagnare da una musica in sottofondo nel mentre che scrivo. Dovrei farlo più spesso, perché le parole sgorgano da me con una facilità sorprendente nel mentre che le sto scrivendo! Non che di solito sia avaro di parole, sia chiaro. Anzi il mio problema sta nell’esatto opposto: la prolissa prosopopea logorroica! Ma davvero a questo giro sento che la Musica mi sta ispirando e guidando. Sarà anche perché ho scelto una canzone talmente bella e che ha talmente a che fare con quello di cui vi sto parlando che… che ora però mi son reso conto di star divagando!

Torniamo a Noi! Ho detto che questa canzone è oggettivamente bella. Ma questo non può essere, qua sta la panzanata colossale! Non esiste qualcosa di “oggettivamente bello” a questo Mondo. Che diavolo significa “oggettivamente bello”? Che roba è “oggettivamente bello”? La Bellezza dicono sia negli occhi di chi guarda. Che sia di per sé stessa soggettiva. Che non esiste il Bello in termini assoluti. E via dicendo! Ma sarà così? Perché allora – mi domando – esistono dei film, o delle opere teatrali, o delle musiche considerati talmente belli e grandi e fantastici da talmente tante persone diverse che finiscono per esser ritenuti dei capolavori, venir studiati nelle scuole, essere presi a modello di riferimento come esempi virtuosi?
Shakespeare, ad esempio, tanto per fare un nome qualsiasi!, era un tizio come me che vi sta scrivendo o come voi che state leggendo, no? Ma qualcuno deve averci visto qualcosa nelle sue opere. Bellezza. appunto! Badate bene: le sue opere sono per me tra i massimi capolavori mai concepiti dall’Umano, sono Bellezza allo stato puro. E in effetti deve essere stato ben più di qualcuno ad averci visto quella Bellezza di cui sopra, no? Altrimenti oggi Shakespeare non sarebbe ritenuto Shakespeare… o mi sbaglio???
Però il ragionamento s’incrina completamente nel momento in cui ci imbattiamo in quel dato artista ritenuto bravissimo o in quella data opera ritenuta bellissima e che… e che a Noi personalmente non piace per niente! Sarà capitato a tutti, almeno una volta nella Vita, prima o poi, di avere a che fare con una qualche forma di Bellezza che per voi non era bella manco in minima parte. Ma che a quanto pare per il resto del Mondo era una meraviglia! Il punto vero è: perché? Perché gli altri ci vedono qualcosa che voi non riuscite a vederci? Dove sta quella Bellezza di cui gli altri godono e voi manco col cannocchiale siete capaci di scorgerla? Cos’è che non va in voi, o nel vostro sguardo? Ma poi siamo davvero sicuri che siate voi a sbagliare? E se foste voi ad aver ragione e il resto del Mondo torto? E se questo voi lo sapeste? Sareste forse arroganti nel dirlo? O autenticamente onesti? O forse… forse entrambe le cose?
Parole, parole e ancora parole e… e ancora non siamo arrivati al punto! E il punto ci riporta alla prima domanda da cui tutto questo nostro (MIO, più che altro) cianciare divagante è partito: CHI DIAVOLO È LORENZ HART???

Un uomo che questo divagare cianciante lo avrebbe amato alla follia! Del resto, lui lo faceva in continuazione! Lo stesso film di cui questo articolo intende parlarvi – e che ha come protagonista proprio il nostro Lorenz Hart – è tutto un cianciare divagante e un divagare cianciante! Mi sto riferendo alla pellicola targata 2025 che porta il titolo di «BLUE MOON». Ne avete sentito parlare? Non rispondete, che ho il terrore che la risposta – almeno nella maggior parte dei casi – sia un “No”.
Ebbene, in questo film non accade nulla. Ma proprio niente di niente. È ambientato tutto nello stesso posto, nell’arco della stessa sera, e non accade assolutamente niente! La sola cosa che fanno i personaggi è parlare. Parlare, parlare, parlare, parlare, parlare, e ancora parlare, e parlare di nuovo, e parlare e… l’ho già detto “parlare”? Parlano, parlano in continuo, parlano costantemente! Più che altro: è Lui che parla! Lui, tutto quanto il tempo. Non che non ci siano altri personaggi, i quali si ritrovano a dialogare con Lui. Ma è Lui quello con cui stiamo dal primo all’ultimo secondo di film senza mollare mai, è Lui che intavola le conversazioni, è Lui che parla tutto il tempo e – sebbene sappia ascoltare – sappiamo che sicuramente la chiacchiera non languirà perché lui… indovinate un po’?… parlerà!
Lui, ovviamente, è Lorenz Hart. Il solo posto (molto teatrale come scelta, il che ha in effetti molto senso guardando a quello di cui narra il film) in cui la vicenda si svolge è il celeberrimo e illustrissimo ristorante newyorchese Sardi’s, iconico e leggendario punto di ritrovo per le star di Broadway. E la sera in questione è quella di Mercoledì 31 Marzo 1943. E che sarebbe divenuta una delle serate più straordinarie nella storia del Musical. E questo perché al Saint James Theatre – un pezzo della Storia di New York tant’è che pellicole fenomenali (ma oggettivamente belle?) quali «Manhattan» del Maestro Woody Allen e «Birdman» del Geniale Alejandro González Iñárritu lo avrebbero immortalato (il primo mostrandolo nella sequenza iniziale e il secondo ambientandoci dentro l’intera pellicola) – va in scena il musical «OKLAHOMA!». Per chi ama la Musica – e l’Uomo di Musica Lorenz Hart la amava con ogni oncia del suo spirito – non può che considerarsi una data storica!

Per chi non lo sapesse – come ad esempio il sottoscritto! – questo musical (il punto esclamativo, come fa notare più volte lo stesso protagonista del film, è parte del titolo) fu uno dei più grandi ed epocali successoni di tutta Broadway, conquistò pubblico e critica da subito, rimase in cartellone per 2.212 repliche – fatto MAI capitato fino a quel momento -, verrà riproposto in tour mondiali, ne sarà realizzata una versione cinematografica, sarà studiato nelle scuole di tutto il globo, vincerà il Premio Pulitzer, verrà considerato l’esempio più rappresentativo degli anni ’40 nel suo genere e… e allora adesso qualcuno magari dirà: “Ah, ecco perché Lorenz Hart merita di essere ricordato, per questo gioiello qua!”. No, invece. Lorenz Hart non ha nulla a che fare – ma proprio nulla – con questo «Oklahoma!» qui. E a dire il vero, quella di Mercoledì 31 Marzo 1943 è stata verosimilmente una delle serate peggiori di tutta la sua vita.
Ma allora ancora non si è capito: chi caspiterina fu questo Lorenz Hart? Di sicuro non il paroliere di «Oklahoma!». Fu un paroliere, certo. Uno di quelli che scrive le “parole” delle canzoni. E del resto – già ve l’abbiamo detto – lui è uno che con le parole ci sa fare eccome! E vuole soprattutto averci molto a che fare. Parla per tutto il tempo nel suo film, ve l’avevo già detto? Lorenz Hart è stato il paroliere e librettista del compositore e musicista RICHARD RODGERS. Han fatto coppia fissa per 24 anni, Richard scriveva la Musica e Lorenz le Parole. Per quei 24 anni non hanno mai lavorato con nessun altro. Richard in particolare – il più giovane dei due – non aveva mai lavorato con nessun altro paroliere nella vita! Fino a quel 1943. E la primissima volta che lavora a qualcosa con qualcuno che non sia Hart, cos’è quel qualcosa? Già, proprio: «OKLAHOMA!». Sarà il suo più grande successo nonché il motivo per cui verrà ricordato… e non l’ha fatto con me, dice Lorenz nell’arco del film.

Se ora ci aggiungete il fatto che quel gioiello di musical non è un gioiello ma fa pure schifo, vi siete fatti l’idea! Quantomeno, per Hart fa schifo. Lo dice in continuazione nel corso del film, stando attento a non dirlo a chi l’ha fatto quel musical. Ma a tutti gli altri lo ripete costantemente. Soprattutto, al simpaticissimo amico barman. E a sé stesso. E tutto questo proprio nel momento in cui da Sardi’s si festeggia quello storico trionfo di proporzioni cosmiche. Vedete allora che la Bellezza oggettiva davvero non esiste? Chissà, magari sarà condizionato dal fatto che lui con quel musical non c’entri niente. Però c’è qualcosa di onesto e schietto e vero nel modo con cui insulta e deride quello spettacolo sciatto e insignificante e insulso fatto solo per piacere alla gente e per il quale addirittura si è sentito il bisogno di mettere un punto esclamativo nel titolo, tanto era privo di carisma e carattere e personalità e cose da dire! E un punto esclamativo è come un pene completamente eretto, ci tiene a dire Hart: non può che offendere qualsiasi scrittore, è troppo forte e adolescenziale, si brucia subito… meglio un pene mezzo eretto, che è tanto eccitante in quanto contiene in sé una promessa. Sì, Lorenz Hart è fatto così: un inguaribile chiacchierone che parla costantemente come un fiume in piena che non si ferma mai e che pur dando prova di un eloquio innegabilmente affascinante, una raffinatissima parlantina instancabile e un’eleganza stilistico-formale di linguaggio invidiabile… risulta dissacrante, politicamente scorretto, provocatorio e provocatore!
Lui e Rodgers ne hanno scritte di canzoni insieme: «My Funny Valentine», «The Lady Is a Tramp» e ovviamente «Blue Moon». E tante, tantissime altre! E credetemi: forse i titoli non vi dicono niente, ma nel momento in cui le sentirete non potrete fare a meno di riconoscerle! Però è stato con un altro che Richard Rodgers firma questo successone epocale. Che Lorenz Hart detesta. Ma del resto Lorenz Hart mal sopporta pure la sua stessa celeberrima «Blue Moon», definendola addirittura nel suo conversare come la peggiore che abbia mai scritto. Ma con chi chiacchiera, esattamente? Con chiunque: il giovane che suona al piano bar, l’avventore che legge il giornale ad un tavolo, l’amico barista che non vorrebbe dargli da bere considerando che l’alcol e Lorenz hanno avuto un legame fin troppo stretto… conversa anche con lo stesso Rodgers, e il tizio che gli ha fatto da paroliere per «Oklahoma!», e tutti gli altri che sono lì e… e pure con una qual certa ragazza da cui è inebriato, estasiato, ossessionato! Come – a detta sua – quasi non gli era mai successo. Ah, lei è uno degli argomenti di cui parla maggiormente quella sera. Forse la ragazza è l’argomento di cui parla di più alla pari con «Oklahoma!». Sia chiaro: lui parla costantemente di qualsiasi cosa, non c’è argomento credo di cui non sarebbe capace di parlare… ma di questa giovane ventenne ne parla in continuo. Lui anela alla sua Bellezza, la vuole per sé. La vorrebbe, per sé. Il che potrebbe sorprendere, considerando da una parte la differenza di età (lui di anni ne ha 47) e dall’altra il fatto che tutti quanti sembravano ritenere che lui avesse interessi diversi dalle donne. E forse in effetti non si sbagliano, chissà.
Ma perdincibacco: chi è allora questo Lorenz Hart??? Un paroliere alcolista disperato solo, chiacchierone, logorroico, prolisso? Perché sì, pure io che sono logorroico e prolisso riconosco in lui una logorrea e una prolissità di proporzioni garguantesche! E che però – qua sta il Bello – non annoiano mai. E “mai” significa: “PROPRIO MAI”!!! Ora vengo ai motivi per i quali ritengo questo assoluto inno magistrale alla Bellezza – e fatto di Bellezza pura al 100% – una perla incredibile e strabiliante. Io non so niente di musical americano degli anni ’40, ma nemmeno una nota ne conoscevo! Un tubo chiamarlo tubo. Prendo visione di tale film, e ora so di sapere! Ne so davvero adesso, mi ci ha fatto entrare dentro e mi ha raccontato – senza mai stare a spiegarmelo, il che è fondamentale – e l’ha fatto in un modo talmente bello che non ricordo una sola altra esperienza cinematografica o artistica di questo tipo nella mia vita. Non solo, ma per nemmeno un secondo di quei 100 minuti mi sono annoiato, distratto o confuso. Neanche una sola volta. E credo sia uno dei film più parlati che siano mai stati realizzati da essere umano alcuno: PARLATISSIMO! Fermo, immobile, statico, privo di azione scenica e solamente ed esclusivamente e totalmente e completamente e assolutamente PARLATO! Eppure, non mi sono perso manco la più microscopica delle sillabe. V’era Bellezza incandescente trasudante in ogni minuscolo frame, momento, parola che m’ha tenuto incollato incollatissimo per tutto quanto il tempo! Tant’è che quando il film finisce, mi manca non sentirlo parlare ancora, quel diavolo di Lorenz Hart!
Avrei trascorso ore e ore e ore intere pendente dalle sue labbra nel mentre che da una parte esprimeva sempre con quel suo fare cortese e pregevole ma anche cinico e irriverente sibilanti critiche amare a quella cosa che la gente si ostinava a chiamare musical, e dall’altra s’entusiasmava come un giovane scolaretto raccontando della sua passione per quella ragazza che non voleva che per sé. Che fosse raccontando curiosi aneddoti spassosissimi oppure uscendosene fuori con riflessioni d’una sensibile profondità sconcertante, ogni qual volta che apriva bocca (cioè, in continuo!) non potevo che starlo a sentire: sempre con la battuta pronta, tra un argomento e l’altro, una chiacchierata e l’altra, una discussione e l’altra. Mi sembrava di essere sotto l’effetto di un incantesimo, era una magia! Al punto che vien da chiedersi da dove venga una magia del genere. Beh, quando si ha a che fare con film fantasmagorici di questo tipo – e ripeto che NON credo di aver mai visto un film simile in tutta la mia variegatissima esistenza da cinefilo – magie del genere vanno ricondotte a due fattori, fra tutti: la Sceneggiatura e l’Interprete.

La Scrittura – che è insieme di un solido e di un fluido incredibili, che coniuga e riunisce nella stessa sceneggiatura la logorrea prolissa del suo protagonista con la sua brillantezza di spirito e acuta sagacia nel parlare, che riesce a imbastire una sceneggiatura fatta di parola parlate e in cui si parla e basta e che mai risulta pedante o verbosa – è da imputare allo scrittore e insegnante statunitense ROBERT KAPLOW, qui alla sua primissima Sceneggiatura, giustamente nominata all’Oscar. E al quale si deve anche il soggetto, trattandosi di sceneggiatura originale. Ha realizzato un capolavoro d’un maestoso talmente grandioso che qualsiasi altro aggettivo sarebbe inutile. Pure Lorenz Hart non potrebbe che ammutolirsi di fronte ad un tale sublime raggiungimento di Bellezza ammaliante e affascinante e avvolgente quale questa sceneggiatura! Infarcita di riferimenti che chi sa coglierà, e che però travolgerà – fatto ancor più sensazionale – chi niente sa!
Per quanto concerne l’interpretazione: io m’inchino, m’inginocchio, mi butto letteralmente per terra dinanzi al sovrumano, divino, paradisiaco Genio – dire “talento” è troppo poco! – che trasuda ogni sua minima microespressione facciale, ogni sua minuscola mimica, ogni suo infinitesimale verso emesso. Una performance di questo tipo è talmente Grande, Iconica, Bella – ma d’una Bellezza Assoluta che non può essere descritta ma solamente vissuta! – che definirla “Leggenda” non rende per niente l’idea. Credo sia una delle più sontuose, eccezionali, pazzeschissime prove attoriali a cui abbia mai assistito da quando ne ho memoria. ETHAN HAWKE: io t’ho sempre stimato enormemente, e da tantissimi anni, e ti ritengo tra i più grandi interpreti che abbia mai avuto l’onore d’applaudire… però qualcosa del genere non te l’avevo mai visto fare, tu m’hai conquistato il cuore, l’anima, tutto! Un vulcano travolgente ed entusiasmante ed eccitante capace di plasmare e forgiare l’intera architettura della pellicola. Sei stato talmente GRANDE, che questa è una di quelle rarissime interpretazioni a seguito delle quali non sono più capace di distinguere tra cosa era la Vita Vera e cosa la Finzione. Hai dimostrato di essere un Autentico Maestro Vero, con tutte le lettere maiuscole. Questo film è tale anche perché poggia tutto il tempo sulle tue spalle, in ogni fotogramma, in ogni secondo, in ogni momento. Il Premio Oscar come Miglior Attore Protagonista – categoria a cui sei ovviamente nominato in questo 2026 per questo dono incommensurabile che hai fatto a tutti Noi – dipendesse da me, lo avresti tu. Subito. Non ci sono paragoni. Tu saresti il trionfatore a mani basse. In tre parole: ETERNO, IMMORTALE, LEGGENDA.

Ma quindi, davvero, chi è questo Lorenz Hart? Di sicuro, anche chi non lo sapeva, dopo aver preso visione di un’opera di tale impressionante bellezza non se lo scorderà mai chi è stato. Almeno: io la vedo così. Perché in questa perla qua è tutto quanto grandioso. Nomino anche gli altri sfavillanti interpreti che son riusciti nella mastodontica impresa di non sfigurare al cospetto del mastodontico Ethan Hawke e che anzi han saputo fiancheggiarlo come meglio non si poteva: la sempre eccelsa MARGARET QUALLEY, l’ottimo e stupendo ANDREW SCOTT e quel mattacchione assurdo di BOBBY CANNAVALE! E poi il suo regista – quel Talento impareggiabile che è RICHARD LINKLATER – e che ci fa regalo di una pellicola che in ogni sua parte – messinscena e cura estetico-visiva e impianto scenografico – grida quel dato periodo storico, intriso d’eleganza e di un ricercato sapore d’antico e raffinato e di Bello. Insomma, opere del genere sono davvero delle “Lune Blu”! Per chi non lo sapesse, l’espressione inglese a cui si deve il titolo della canzone – “once in a Blue Moon” – corrisponde al nostro “ad ogni morte di Papa”. Così è chiamata la seconda luna piena all’interno di un singolo mese solare, evento inconsueto e assolutamente saltuario. Fa riferimento cioè ad una rarità, ad un qualcosa che accade quasi mai. E un’opera di questo tipo, che ti incanta in questo modo, che ti racconta di un qualcosa di cui non sapevi nulla, in una maniera per cui non te lo dimenticherai mai, al punto da suscitarti la voglia di volerne ancora… è davvero una preziosissima rarità, una Luna Blu! Ditemi voi: l’avete mai vista una roba del genere? E forse proprio per questo, non può essere troppo apprezzato. Specie se si parla di pubblico che vuole cose semplici con dentro nel titolo il punto esclamativo. Specie se si parla dell’Academy e dei Premi Oscar. Nominato solamente come Sceneggiatura Originale e Attore Protagonista. Non poteva non nominarli! Ma, già si sa, non vincerà niente. Niente. E non avete idea di quanto io soffra, per questo.
Però – se ci pensate un momento – questo fatto qui è più che sensato, se si pensa che questa pellicola snobbata e relegata ad un ruolo di secondaria importanza quando si parla dell’evento cinematografico dell’anno – i Premi Oscar – ha come protagonista… proprio Lorenz Hart. Che altri non è che un uomo che è stato dimenticato. La canzone finale di «Oklahoma!» diventerà nel 1953 l’inno ufficiale dello Stato dell’Oklahoma. Nel linguaggio comune, quando in America si dice di provenire dall’Oklahoma, a quella persona gli si risponde cantando il primo verso di quella canzone. E quando un prete nel 1979 dirà a Papa Giovanni Paolo II – al suo primo viaggio statunitense – di venire proprio da quello Stato, lui gli risponderà in quel modo. Lorenz Hart invece non avrà niente di questo tipo, non l’ha avuto in vita, e non l’ha avuto dopo. Lui, che nel corso del film ricorda ad un certo punto di essersi proposto in matrimonio ad una donna, la quale gli rispose dicendogli di volergli bene… “Ma non in quel modo”. Lui, che è considerato da tutti un Maestro ma che poi si ritrova a blaterale e bere mentre poco distante da lui una folla festeggia il successone dei successoni, dimentichi che Lorenz Hart sia anche solo mai esistito. Lui, al quale il paroliere che ha lavorato al posto suo accanto a Richard Rodgers per quel musical che tanto detesta rivolgerà parole al miele in quanto suo fan sfegatato (che tragica ironia della sorte!). Ma Lorenz Hart non ha scritto «Oklahoma!», mentre il suo fan sì.


Lorenz Hart! Prima parlavamo di Shakespeare: ad un certo punto del film Hart arriva a paragonarsi proprio al Grande Bardo, dicendo che quello lì affermava di essere un Genio mentre era in vita… e che però faceva bene a dirlo, perché aveva ragione! E infatti tutti ancora lo ricordano. E Hart – parlando di Hart – diceva che anche lui era un Genio. Per quanto lui – aggiungiamo Noi – non sarà ricordato in questo modo. Qualcuno potrà considerarlo arrogante. Qualcun altro sincero. Sicuramente autentico.
Sapete chi fu davvero Lorenz Hart? Un Cercatore di Bellezza incallito, fino alla fine. Lui cercava la Bellezza ovunque, dappertutto, in ogni dove. Ne era affamato, la desiderava costantemente, la voleva di continuo. E non sempre magari la trovava. E non dove la trovavano gli altri. Basti vedere il caso «Oklahoma!». Ma cercarla, la cercava ovunque. Anche e persino in un topolino che gli faceva sempre visita, là dove viveva. La Bellezza oggettiva davvero non esiste? Però di fronte ad un film come questo – che è una ricerca alla scoperta di questo Cercatore di Bellezza – possiamo veramente ancora crederci?
Dicono non sia bello ciò che è bello, ma sostengono sia bello quel che piace. Ma c’è qualcosa di più, solo che non so dire cosa. So solo che forse la Vera Bellezza è indefinibile. Ma di sicuro so anche che tutti Noi sappiamo cosa sia, anche se per tutti è diversa.
Le note di «Blue Moon», malinconica e dolce come l’uomo che ne scrisse le parole, sfumano in lontananza. La musica è finita, così come il film. E mi sa anche questo articolo. E pure quel tempo che la pellicola ti racconta è andato, terminato, passato. Ho tentato di restituire la prolissità affascinante del suo protagonista. La prolissità sicuramente ve l’ho data, il fascino non lo so! Però, sapete che c’è? C’è che io quella canzone non voglio finisca. Ho bisogno di quella Bellezza. E mentre Lorenz Hart sorseggia un ultimo drink e riascolta per l’ennesima volta “la sua peggior canzone” ammettendo con le lacrime agli occhi tra sé e sé che forse così brutta non è, io dico: non smettete mai di inseguire quel che è bello, anche se sarà bello solo per voi. Anche se sarete incompresi e dimenticati. Poiché nella ricerca della Bellezza v’è tutta la Bellezza di cui avete bisogno. E che è più importante di qualsiasi successo, replica o premio. Anche se non farete la Storia, per quanto magari lo meritiate. Perché chi ama la Bellezza, ma la ama veramente, non ha bisogno che di una cosa sola: Bellezza.


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