DI ALBERTO GROMETTO
Se c’è una certa certezza certissima a questo Mondo della quale oramai chiunque in lungo e in largo – sassi, pietre e rocce – è messo al corrente è che l’idolatratissimo e celebratissimo cineasta CHRISTOPHER NOLAN adori, veneri e ami spasmodicamente fino alla follia un poema epico scritto quasi un tremila anni prima che Lui venisse al Mondo. Quel poema epico è l’opera nota col nome di «ODISSEA», l’ha scritta un tizio greco che dicono fosse cieco e che manco magari è mai esistito alla stregua di un Babbo Natale dei tempi che furono nel quale si crede come no, e non ho mai conosciuto una sola persona che non la conoscesse! Piccola ma per me necessaria parentesi personale: quando penso al suo presunto autore – OMERO – io la penso esattamente come la penso su Babbo Natale… certo che è esistito e che esiste!

Se c’è un’altra certa certezza certissima a questo Mondo è che quello stesso cineasta nomato Christopher Nolan aveva un sognante sogno grandissimo, pazzeschissimo, ambiziosissimo, il più grande e pazzesco e ambizioso di tutta la sua vita, un’esistenza fatta quasi esclusivamente solo di progetti grandissimi e pazzeschissimi e ambiziosissimi: pigliare quella roba là che tutti quanti conosciamo e che ha significato così tanto per Noi Esseri Umani per secoli e secoli di generazioni a non finire – la storia di Odisseo per i Greci e Ulisse per i Romani – e farci un film. Prendere la Letteratura nella sua forma più vera e autentica, e renderla Cinema. Andare a scomodare una delle storie più note e arcinote ed extra-arcinote quale l’Odissea, tra le massime e più importanti ed eminenti e famosissime opere cardine della Storia Culturale e Letteraria Umana, e tramutare quelle Parole in Immagini.
Ma Tu puoi anche solo pensare di poterti permettere di prendere qualcosa di così amato e conosciuto e adorato al punto da poter essere ritenuto quasi sacro e inviolabile, e violarlo compiendo iniquo sacrilegio per poterlo trasformare in qualcosa di diverso e che giammai era stato prima? Tradurre qualcosa di così monumentale, e in un certo senso statuario, come l’Odissea in qualcos’altro che – all’epoca della stesura – nemmeno si poteva immaginare: il Cinema! Per un Greco dell’VIII secolo a. C. è impossibile anche solo lontanamente concepire l’esistenza di un film. Figuriamoci pensare che qualcosa di così importante e grandioso e riconosciuto per loro poteva diventarne uno!!! Ma si può pensare di arrivare a fare una cosa del genere?

A quanto pare Christopher Nolan pensa di sì, che sia possibile. Che Lui può farcela. Soprattutto: Lui lo VUOLE fare.
E così… ci prova! Stiamo parlando di un mezzo matto folle che è arrivato a spendere la folle cifra record di ben 250 milioni di dollari e contattare storici e archeologici super espertoni per curare e stra-curare ogni singolo fottutissimo minuscolo microscopico dettaglietto dell’opera omerica: ogni minima precisissima minuzia – le navi ricostruite secondo i modelli di tremila anni fa e le armature forgiate secondo quelle specifiche tecniche proprie del mondo greco di quel tempo e ogni particolarissimo particolare di ogni costume cucito basandosi sulle fonti originali – OGNI SINGOLA COSA INSOMMA… doveva essere fedelissima al testo, identica a come l’aveva pensata Omero, anche più esatta di come lui stesso l’aveva pensata in realtà! Un capolavoro di rigore, precisione, fedeltà, intransigenza, rigidità, accuratezza, meticolosità, scrupolo. Di perfezione. E soprattutto follia, direi. Altro che mezzo matto: Nolan è un autentico matto tutto intero! E sapete perché lo è? Proprio perché lo siamo tutti Noi. Perché tutti Noi andiamo a vedere l’Odissea avendo la pretesa che ogni impercettibile cosa sia identica a come era nell’originale. Come in “quello vero”. Ma “quello vero” è uno e uno solo. Ed è pazzia insensata desiderare di andare al Cinema per vedere “quello vero” che già esiste, e si legge, ed è un’altra cosa. Così come da parte del buon Christopher è una pazzia insensata voler essere autore della perfetta Odissea cinematografica. E perché lo sarebbe? Per un principio molto semplice. Perché Christopher – e Noi con Lui – vuole qualcosa che non può avere. E che non potremo mai avere.
Non esiste la traduzione perfetta. Traduzione nel senso lato del termine. Che sia da un testo antico ad una lingua moderna, oppure che sia da un medium narrativo all’altro, o che si tratti della traduzione di un’idea che hai in testa in realtà pragmatica nel suo compiersi e realizzarsi, qualsiasi cosa non potrà mai perfettamente essere tradotta in altro. La Vita è di per sé stessa Intraducibilità. La Fedeltà all’Originale non è possibile. Le cose dell’esistenza sono intraducibili. Finirai per tradire, nel tradurre. Ma sapete che c’è? C’è che va bene così, che è meglio così. Perché voler qualcosa di identico a qualcosa che già c’è stato, se puoi avere direttamente quello che già c’è stato?
Perché desiderare di vedere l’Odissea di Omero al Cinema, se già esiste il suo poema epico? Ecco, ricordate una delle certe certezze certissime che dobbiamo tenere a mente? Che il matto mattissimo Nolan vuole prendere l’Odissea opera letteraria e tradurla perfettamente e rigorosamente nell’Odissea film. Ma non può farlo. Perché nessuno potrebbe. E però sapete che c’è? C’è che Lui questo nemmeno lo fa, non ci prova neanche alla fine! Esatto, la certa certezza certissima secondo cui Lui avrebbe fatto il possibile e l’impossibile per tramutare quelle Parole in Immagini, quella Letteratura in Cinema, quel poema in film, è una grande grandissima balla assolutamente non vera!!!

Ma come?!, direte voi. Ha fatto tutto questo casino, guardato ad ogni singolo microscopico minimo chiodo di ogni singola armatura, montato su una baraonda incredibile coinvolgendo celebrità attoriali di una spropositata grandezza immane e sudando sette camice nel curare l’aspetto visivo e sonoro ed estetico e spettacolare di questa sua opera che ha l’ambizione di essere gigantesca e gargantuesca proprio in termini di spettacolarità visiva e sonora ed estetica… solo per fare qualcosa che manco è l’Odissea? Lui che tanto la ama e venera, Lui che voleva portare Omero al Cinema, Lui che è Lui, alla fine decide di fare qualcosa che non è l’Odissea di Omero? Ma perché allora? Perché fare tutto questo?
Perché abbiamo già avuto un Omero. Che si voglia o meno credere in Lui. Perché un’Odissea già c’è stata. Ed è proprio perché Christopher Nolan la ama così tanto, che deve essersi reso conto ad un certo punto che non avrebbe mai potuto farlo. Ma non ha visto la cosa come un fallimento, bensì come un’occasione. L’occasione di fare qualcosa che fosse SUO e non di altri, seppur Omero! Certo, io non ho il contatto telefonico di Nolan e quindi non ho potuto chiedergli, non so quando si è reso conto che era impossibile tradurre veramente e autenticamente e perfettamente l’Odissea omerica in film, magari lo sapeva fin dall’inizio, magari dire al Mondo che voleva confezionare l’opera più rigorosa della Storia del Rigore era solo una scaltra scaltrissima mossa di marketing, e nel caso ha funzionato perché la gente non ha fatto altro che parlarne e straparlarne e riparlarne con tutte le polemiche e le speculazioni annesse (e nel cui merito ora non entriamo), non lo so io questo, non ne ho la benché minima idea! Certo, non so se questo film sia da Oscar, ma la sua campagna pubblicitaria e tutte le scelte promozionali che sono state fatte lo sono! Giusto per completezza, ricordo il cast da urlo e capogiro e da svenimento: ANNE HATHAWAY, TOM HOLLAND, CHARLIZE THERON, ELLIOT PAGE, ROBERT PATTINSON, ZENDAYA, LUPITA NYONG’O, BENNY SAFDIE, MIA GOTH, SAMANTHA MORTON, JON BERNTHAL… DEVO CONTINUARE???
Fatto è che l’Odissea di Nolan racconta le cose che interessano a Nolan, e non all’Odissea di Omero. Basta guardare all’Ulisse protagonista dello stesso film nolaniano impersonato dal sempre impeccabile MATT DAMON, in effetti tra le scelte migliori che potessero essere fatte nel momento in cui si è dovuto scegliere chi sarebbe stato Odisseo. Quando si guarda a questo Ulisse, viene meno tutto il discorso omerico sulla sua furbizia e astuzia e scaltrezza: non che non si dica che sia un dritto, ma ci viene solo detto e mai mostrato. Quello su cui l’Autore pone l’accento è che Ulisse fa TUTTO quello che fa, solo per poter tornare a casa. Ma per poter tornare a casa è disposto davvero a fare QUALSIASI cosa. Ulisse mente, manipola, raggira, inganna, e soprattutto NON ti dice mai la verità. Sacrifica i suoi stessi uomini in nome della sua voglia di tornare a casa, senza nemmeno dirglielo. Allo stesso modo Nolan, nella sua presunta e spasmodica voglia ambiziosa di tradurre tutto quanto perfettamente, tradisce continuamente, si macchia di tradimenti a non finire, non traduce per niente, cancella fatti, cambia cose, modifica snodi di trama ritenuti da fan omerici e ammiratori dell’antichità come intoccabili! E sì, mi riferisco anche a me stesso, storico amante della Storia e del Mito e dell’Epica. E che si è visto tantissime e più cose totalmente stravolte, rivoluzionate e soprattutto tradite, quando invece gli era stato promesso di vedere QUELL’Odissea. Ma ora mi rendo conto che QUELL’Odissea è una e una sola: ed è QUELL’Odissea! Qualsiasi altra roba sarebbe stato un tradimento a prescindere. Qualunque traduzione è un tradire. Tanto vale allora tradire, e tradire bene, tradire alla grande grandissima, tradire ogni cosa per poter fare qualcosa di nuovo e diverso ma che sia TUO, e che sia quello che TU vuoi fare davvero, che sia raccontare ciò che desideri davvero raccontare! Ed è quello che ha fatto il Maestro Nolan.

E io non riesco davvero, commuovendomi perfino, a non vedere nel suo protagonista Lui stesso e in Lui il suo protagonista! Nel suo Ulisse c’è tutto Nolan, nel mentre che fa questo film. E nel Nolan che fa questo film c’è tutto il suo Ulisse. Perché l’Odisseo damoniano fa tutto quello che fa, abbiamo detto, per poter tornare a casa. Tema del resto carissimo a Nolan, quello del ritorno a casa, ciò che gli Antichi Greci chiamavano «νόστος», tanti suoi film (penso a «Interstellar» oppure a «Memento» o ancora «Inception», ma anche a «Dunkirk») parlano di personaggi che vogliono ritornare a casa. Ulisse mente ai suoi uomini quando affrontano pericoli più grandi di quelli che potevano immaginare durante il viaggio di ritorno verso la patria Itaca, per poter tornare un giorno a casa. Ulisse non racconta ad uno suo fedelissimo soldato la verità a proposito dell’astutissimo stratagemma ingegnoso del cavallo osservandolo morire ignaro della realtà, per poter tornare un giorno a casa. Ulisse parte addirittura per la lunghissima e sanguinosissima e decennale Guerra di Troia sapendo che se non l’avesse fatto casa sua sarebbe stata distrutta dai suoi commilitoni greci che gli chiedevano di partire per la guerra, per poter tornare un giorno a casa. Ogni cosa che fa, la più brutta e squallida e orrida, la fa solo per poter tornare un giorno a casa. Ma per assurdo e paradossale che sia, è proprio facendo di tutto, l’immaginabile e l’inimmaginabile, il possibile e l’impossibile, compreso ideare il trucchetto del cavallo che avrebbe portato un intero popolo – quello Troiano – e un’intera città – quella di Troia – a morire, soccombere, perire nelle più atroci sofferenze e sofferenti atrocità, solo per poter tornare un giorno a casa, che finisce per distruggere la via del ritorno verso quella stessa casa.

È come dice ad un certo punto Odisseo stesso, nel corso della pellicola. Quando si ritrova a descrivere cosa ha provato udendo l’indescrivibile canto delle Sirene – talmente indescrivibile che a Noi del pubblico che assistiamo alla proiezione non viene fatto sentire – lui dice che è come udire la cosa che vuoi di più. E la cosa che vuoi di più è però la cosa che puoi avere di meno. Perché la cosa che puoi avere di meno è la cosa che hai già avuto e che ora non hai più. Nel caso dell’Ulisse nolaniano quella cosa è casa sua. Nel caso dello stesso Nolan, è l’Odissea di Omero. Come il Damon/Odisseo fa tutto quello che è in suo potere solo per tornare a casa, così Christopher fa tutto quello che è in suo potere per realizzare il film. Ma nel fare “tutto quello che fanno”, entrambi la distruggono quella casa. Come fa Ulisse a tornare ad essere l’uomo che era dopo ciò che ha fatto? Non può più tornare a casa, perché oramai quella casa non ce l’ha più. E allo stesso modo come può Nolan fare l’Odissea di Omero, se quell’Odissea già c’è stata e già Lui – e tutti Noi amanti dell’Odissea insieme a Lui – ne abbiamo goduto? Però, e qui sta la cosa incredibile, nessuno dei due in realtà lo vuole! Ulisse non vuole veramente tornare a casa, così come Christopher non vuole davvero rendere Cinema l’Odissea di Omero: entrambi se lo raccontano e ce lo raccontano, forse ci credono davvero persino, ma non lo vogliono, e tutti e due “seguendo il Sole che fugge all’orizzonte” per riprendere le parole del film, finiscono per costruirsi una casa nuova che sia LORO. Il loro Sole interiore, il loro Orizzonte.
Non cercare gli dei negli occhi degli uomini ma cerca gli uomini stessi, dirà ad un certo punto al ritrovato figlio Telemaco che aveva affermato – ancora ignaro di chi fosse l’uomo che aveva davanti – di scorgere nel padre gli occhi della dea Atena, divinità della Saggezza. Non cercate in «ODISSEA» di Nolan, l’Odissea di Omero: cercate Nolan stesso! E quando Telemaco, in cerca di suo padre, ringrazia il Re di Sparta Menelao per le informazioni che gli ha dato, questi gli dice che non ha saputo dirgli niente, non gli ha detto DOVE si trova. No, dice Telemaco, ma mi hai detto CHI era. Non conta niente da DOVE venga e nasca l’Odissea nolaniana, ma conta COSA voglia essere davvero. E quello che fa Christopher è usare qualcosa che ama moltissimo con tutta l’anima e che giammai potrà replicare per fare quel che ama fare, e cioè raccontare ciò che davvero vuole raccontarti Lui. Anche se ama l’Odissea come fosse casa sua, non potrà mai essere davvero casa sua. Non come uno dei suoi stessi propri film. E magari, di fronte a questo tuo film, la gente ti amerà. O forse gli farai schifo. Ma almeno sarai tornato a casa tua, e non a quella di qualcun altro.



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