DI LORENZO CAMBI
La primavera indica una stagione di transizione tra l’inverno (periodo buio e freddo) e l’estate (tempo in cui le giornate finiscono tardi, c’è caldo e le persone hanno voglia di andare in vacanza).
Il film oggetto della mia recensione è intitolato appunto “Primavera”, e ho potuto vederlo al cinema con il gruppo di Mercuzio and Friends. Ha suscitato in me un mix di emozioni: un forte senso di tristezza, malinconia e anche un po’ di rabbia.
Tutto il racconto, ambientato nella Repubblica di Venezia, è incentrato su un’orfana di nome Cecilia che passa la maggior parte della sua gioventù a suonare il violino nell’orchestra guidata dal gran Maestro Antonio Vivaldi.

La ragazza mostra una gran passione per il violino, motivo per cui non si cura della gelosia o delle rivalità delle compagne e pone il suo impegno al servizio di ciò che ama. Dopo un po’ di tempo, diventa la prima violinista del gruppo musicale ma è turbata dal suo imminente matrimonio, combinato, con un nobile veneziano: Andrea Sanfermo, che tornerà in patria non appena la guerra sarà finita.
Lei sa già di non volersi sposare e credendo che questa unione le rovinerà la vita cercherà in tutti i modi di impedire l’avvenimento.
Sono rimasto inorridito dal fatto che Cecilia e le sue compagne non potessero scegliere la loro vita, ma che prima o poi sarebbero appartenute ad un uomo mai conosciuto. Ad alcune ragazze avrebbe fatto comodo convolare a nozze per farsi mantenere e godere dei privilegi della classe aristocratica ma questa fanciulla voleva a tutti i costi inseguire il suo sogno.
Come la ragazza teme, la guerra ben presto finisce e l’uomo a cui è destinata torna in patria. Costui vuole avere un primo incontro con lei e poi, come procedura, Cecilia viene sottoposta alla visita di un cerusico per verificare se prima dell’incontro con il suo futuro consorte non avesse avuto rapporti sessuali occasionali. Purtroppo la ragazza aveva già fatto l’amore con un uomo più umile (di proposito? Chissà…). Tuttavia quello che sarebbe dovuto essere il futuro marito non prende bene la notizia, la ripudia e durante un colloquio con la giovane le rompe una mano perché ha intuito che la ragazza non vuole sposarlo in quanto desidera continuare a suonare e perché ha perso la verginità con un uomo da lei scelto.
Questo spezzone del film ha generato in me una grande delusione, un senso di disgusto e ribrezzo per la bassezza e la viltà che questo individuo dimostra.

Probabilmente si è sentito ferito nell’orgoglio perché non si aspettava di essere respinto, quindi ha preferito calpestare e rovinare senza alcuna pietà il sogno della ragazza. Le ha portato via ciò che le era più caro: suonare il violino. Ipotizzo anche che lui abbia visto questo suo amore per la musica come un grande tradimento, come se la melodia fosse la rappresentazione carnale di un altro individuo, a cui lei tiene di più.
Ho provato anche ribrezzo per la situazione di debolezza che opprimeva le orfane in quell’epoca. I loro protettori, pur di racimolare soldi, erano disposti a cederle in matrimonio a dei perfetti nobili sconosciuti. Esiste una scena in cui Vivaldi chiede che Cecilia sia tenuta nella orchestra data la grande bravura, ma ottiene come risposta dal superiore che si sarebbero trovate altre ragazze brave tanto quanto lei. Se Cecilia si fosse sposata, lui avrebbe potuto considerare già nelle sue mani gli altri strumenti musicali che aveva chiesto in dotazione.
In questo ricatto ho percepito marcatamente la meschinità dell’essere umano; cioè come il denaro, seppur necessario per garantirci una degna sopravvivenza, corrompa gli animi anche i più puri, inoltre chi vuole possederne sempre di più è accecato dalla brama.

Nonostante l’accaduto, la ragazza non vuole rinunciare al sogno del violino e chiede così di poter assistere al concerto che si sarebbe tenuto a breve.
Durante la serata, ne approfitta per fuggire. La madre superiora, seppur inizialmente cerchi di trattenerla, alla fine le permette di scappare indicandole una via più sicura.
In conclusione il nome del film “Primavera”, si addice perfettamente alla storia personale di questa fanciulla che lotta in ogni modo per uscire dalla prigione che le avevano creato intorno, per inseguire il suo sogno, rifiutandosi di suonare altri strumenti e sentirsi finalmente LIBERA di essere l’autrice della sua esistenza.
Cecilia cerca disperatamente di scappare da quella realtà ipocrita e opportunista, per cercare di essere lei stessa l’unica artefice del destino e della felicità da lei sempre desiderata.


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