Another Side, capitolo 14: La ricompensa del gatto

DI SARA MORENA

Esce il 20 luglio del 2002 nelle sale giapponesi e fu il film d’esordio di Hiroyuki Morita, animatore di I miei vicini Yamada. L’idea del film parte dalla richiesta di un’azienda, che commissiona allo Studio Ghibli un personaggio per un parco a tema. Il personaggio doveva essere un gatto, e perciò Ghibli propone all’azienda i gatti dei suoi film. I gatti realizzati dalla casa, fino ad allora, erano stati tre: Jiji di Kiki, consegne a domicilio, e poi Muta e Baron da I sospiri del mio cuore. Miyazaki diede la sua approvazione per usare questi personaggi, e l’azienda rimase colpita, in modo particolare, da Muta e Baron. Miyazaki decise inoltre che a scrivere la storia per il film sarebbe stata Aoi Hiiragi, autrice del manga Sussurri del cuore. Il film venne inizialmente pensato come un prodotto destinato direttamente al mercato home video, ma infine fu proiettato nei cinema.

Anche questa volta la tecnica che viene usata per il film è insolita per lo Studio Ghibli, dato che il character design è diverso dai soliti personaggi realizzati dalla casa, lontano dallo stile miyazakiano, per cui quasi viene difficile pensare che sia un film Ghibli. Alla produzione partecipò anche Mamoru Hosoda, un’altra personalità che divenne in seguito un noto regista di film, fra cui Wolf Children e Belle. Per certi versi anche Hosoda fu all’inizio miyazakiano, ma facendosi strada gradualmente si dissociò dall’influenza del maestro, come fecero molti giovani. A differenza di questi, Morita fu uno dei pochi che lavorò con grande entusiasmo al fianco di Miyazaki, il quale, sebbene nel periodo di produzione di La ricompensa del gatto fu preso dalla realizzazione del lungometraggio successivo, Il castello errante di Howl, tuttavia fu sempre presente per dare delle direttive a Morita e agli altri membri dello staff che seguirono il suo progetto.

La ricompensa del gatto è considerato uno spin-off di I sospiri del mio cuore, per la presenza di Muta e Baron. Muta è il gatto randagio con cui Shizuku s’incontra, e grazie al quale scopre il negozio di antiquariato dove lavora il nonno di Seiji, mentre Baron è il gatto antropomorfo di una scultura appartenente al nonno ed è anche il personaggio immaginario del romanzo della protagonista. La trama del film racconta la storia di Haru, una liceale che salva da un incidente un gatto e, dopo aver compiuto questa eroica impresa, viene seguita da altri gatti, scoprendo che questi sono gli abitanti del paese dei gatti e che il gatto che lei ha salvato è il loro principe. Avendo salvato l’erede al trono, Haru riceve dei calorosi ringraziamenti dai sudditi e dal re, ma ben presto queste attenzioni diventano invasive, e le viene persino proposto di diventare la sposa del principe. Cacciatasi in una situazione complicata, Haru viene portata nel mondo dei gatti, dove conosce Baron e Muta, che cercano di sostenerla nel pasticcio in cui è coinvolta, salvandola da nozze forzate.

Anche questa volta lo Studio Ghibli realizza un film non diretto da Miyazaki, ma comunque con uno sfondo semifantastico, dove la realtà incontra la fantasia attraverso un viaggio in un mondo alternativo popolato dai gatti. Il paese dei gatti è un mondo in scala ridotta, dove le case sono alte quasi quanto una persona. L’entrata di Haru nel mondo dei gatti è un altro viaggio nel paese delle meraviglie, dove lei per entrare in una casa deve mettersi a gattoni, prima di entrare pienamente nel regno dei gatti e ridursi di dimensioni, per poi diventare appieno un gatto. La sua trasformazione rischia di diventare permanente, a meno che non torni in tempo nel suo mondo, riacquisendo le sue dimensioni e il suo aspetto umano. Il mondo dei gatti è una realtà che la affascina, immaginandosi che i gatti debbano solo mangiare e dormire, eppure il suo viaggio finisce per diventare una trappola dalla quale la salvano Baron, Muta e il principe dei gatti.

Questo viaggio che rischia di diventare pericoloso segna anche la maturazione di Haru, che impara ad avere più fiducia in sé stessa, riuscendo a dire di no schiettamente alle nozze a cui il re gatto la vuole costringere. Questa percorso di maturazione le insegna a ricordarsi di chi è, ad aver cura della propria identità e a non permettere a nessuno di definirla. La sua ancora di salvezza è lo stesso Baron, che le impartisce un’importante lezione che la aiuta a salvarsi. Sebbene lei riesca a tornare umana, tuttavia il suo legame con Baron diventa qualcosa di prezioso che le rimane e che forse potrà avere un compimento in futuro.

La ricompensa del gatto non è soltanto un film sulla crescita di Haru, ma è anche una storia che impartisce come messaggio la lezione di non idealizzare l’amore, orientando i nostri desideri amorosi su persone che ci appaiono incredibili, ma trovarlo in chi si prende cura di noi e ci accetta per come siamo. Haru, infatti, all’inizio è innamorata di un suo compagno di scuola perché è tosto, ma questi non la degna di attenzioni, e piuttosto la deride insieme al resto della classe quando arriva in ritardo e viene rimproverata. Al contrario del ragazzo che è oggetto delle attenzioni di Haru, Baron è un gentiluomo, anzi, un gentilgatto che le dimostra dei modi cortesi e la tratta con premura. Haru vede nel suo compagno di scuola qualità che a lei mancano, e invece di coltivare quelle qualità per migliorare il suo carattere, le ricerca in una persona che lei crede possa compensarla, e questa ricerca di compenso lei la trasforma in un desiderio amoroso, fino a che capisce che per migliorare la sua vita non deve farlo cercando un compenso, ma credendo in sé stessa. L’amore per Baron si rivela un amore più sano, seppure sia per un gatto, perché questo legame tira fuori il meglio di lei. Il film dimostra quindi che spesso noi confondiamo i nostri desideri con i nostri bisogni, che non sempre coincidono e ci portano in direzioni diverse.

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