Palazzo Madama: reggia a stile doppio (e più)

DI ORIANA FERRAGINA

La prima cosa che stupisce i turisti, quando arrivano a Torino, è il palazzo che possono trovare al centro di Piazza Castello e la sua insolita composizione architettonica: Palazzo Madama. Infatti, oltre ad essere in mezzo ad una piazza, cosa inusuale per un edificio storico, è un guazzabuglio di stili che sono visibilmente diversi l’uno dall’altro; e non solo all’esterno del palazzo si può notare questa particolarità: dai muri imbiancati agli scaloni in pietra moderna che si intersecano con quelli originali ormai usurati dal passaggio di milioni di piedi, allo spaventoso pavimento di vetro che copre le rovine della corte medievale e su cui passo più tempo ad aggrapparmi alle ringhiere in metallo che ad osservare lo spettacolo sotto i miei piedi, l’antica fortezza che alle origini era una delle porte decumane dell’accampamento romano mostra tutti i segni che il tempo ha lasciato su di loro.

Ma andiamo con ordine e proviamo a seguire un tour virtuale attraverso le mille stanze e le mille storie dietro questo antico Palazzo al centro della più antica piazza di Torino; e partiamo proprio dalla sala che mi fa venire più attacchi cardiaci consecutivi di un film horror.

Dopo aver fatto il biglietto ed aver ammirato le prime opere in ceramica esposte qua e là per il palazzo diventato museo, la prima sala che veniamo invitati a visitare è quella degli scavi della corte medievale della fortezza, fatta coprire da Cristina di Francia, prima tra le Madame Reali che stabilisce nel palazzo la sua residenza personale. Se, a differenza mia, i pavimenti di vetro non vi fanno paura, potrete girovagare per la sala ed ammirare le strade acciottolate dell’epoca medievale, scale distrutte che portavano ai piani superiori della fortezza e bacini dove si conservava il cibo; se, invece, come me, c’è il rischio che sveniate appena mettete piede sopra quel maledetto pavimento trasparente, allora consiglio caldamente di saltare completamente la sala, che viene adibita molto spesso per ospitare mostre temporanee itineranti, e passare direttamente al tour effettivo della reggia, partendo dal piano ribassato dove si potranno ammirare tutte le opere che appartengono al Comune di Torino in stile gotico e rinascimentale. E, appena scese le scale di fattura moderna, il mio consiglio è di alzare per un momento lo sguardo ed ammirare il soffitto in legno a cassettoni, che, nella sua semplicità, è meraviglioso ed affascinante; soprattutto se si pensa che non è il soffitto originale della sala, visto che proviene dall’ormai abbattuta casa del vescovo, così come gli antichi cori lignei che adornano le pareti della stanza, risalenti ad almeno ottocento anni or sono, che sono stati trasferiti dall’abbazia cistercense di Staffarda.

Dopo aver ammirato i dettagli sui cori in legno, superata la porta si entra in un’enorme sala con le pareti immacolate: la Sala Acaia, in onore del principe che per primo ha trasformato Palazzo Madama da fortezza militare a dimora principesca e che ha fatto costruire suddetta sala. Poco è rimasto del salone originale, le cui pareti sono state imbiancate e la cui superfice è stata divisa in due da un muro altrettanto pallido, dove si possono ammirare i tesori che il Comune di Torino ha ereditato dai reali italiani: croci, dipinti di santi e nobili, scrigni in avorio e legno pittato.

Continuando il tour, vi si offrono due opzioni per andare avanti: proseguire verso una sala piena di pietre tombali che vi condurrà al vero piano interrato, oppure, e questa è l’opzione che consiglio caldamente, accedere ad una sala circolare in una delle torri, dove potrete ammirare vari ninnoli e quadri. Anche perché dovrete comunque ritornare sui vostri passi, una volta finito il tour del “secondo” piano interrato, fino di nuovo alla Sala Acaia, se vorrete passare ai piani successivi.

Comunque, una volta visitata la piccola sala nella torre, spostatevi dalla parte opposta e fate una passeggiata tra lapidi, lastre e stemmi di famiglie nobili in pietra che vi informeranno, in latino, di fatti storici alquanto insoliti (se non conoscete il latino o, come me, non avevate un buon voto in tale materia, non vi preoccupate: ci sono le traduzioni sui cartellini sotto i vari reperti in esposizione).

Passata la sala, vi ritroverete in un’altra più piccola, dove, se alzate lo sguardo, potrete notare dei volti dipinti nel legno del soffitto: né io, né mia madre, né nessun altro con cui ho visitato il Palazzo ha capito chi diamine erano quelle persone immortalate nel legno, di età ed estrazione sociale differenti tra loro. Perciò, con l’interrogativo persistente nella mente, bisogna rassegnarsi e continuare oltre, da dove, prima di scendere per poter ammirare il Lapidario medievale, potremo scorgere i resti delle mura di cinta dell’accampamento romano su cui, come abbiamo già detto, si fonda la città e di cui Palazzo Madama era, una volta, una delle porte; dopodiché, si scendono delle scale modernissime in acciaio e si va a visitare il piano interrato del Palazzo, una volta adibito a magazzino, e che adesso ospita i resti di statue ed opere in pietra dell’epoca medievale, tra cui il primo nucleo del Duomo di Torino e mosaici incompleti recuperati dallo stesso.

Una volta passata una sala piena zeppa di ceramiche, scrigni e altri oggetti vari di uso quotidiano, che comprendono tutto il patrimonio che il Comune di Torino ha raccolto e che non poteva mettere in mostra per via di un problemino di spazio (seriamente, è una sala immensa ed è piena di vetrine che rendono l’ambiente più simile ad una biblioteca che ad un museo, conferendo all’ambiente un senso di claustrofobia), si può uscire per prendere un po’ di fresco (d’estate) e ammirare l’orto botanico e il giardino costruito intorno ai reperti lapidei che, nel corso dei vari restauri del Palazzo, sono stati gettati nel fosso, ora giardino delle delizie, intorno alla reggia: per la maggior parte pezzi di balaustra e vasi staccati dalla facciata juvarriana tra la fine dell’Ottocento e il secondo dopoguerra.

Una volta rientrati dentro il Palazzo e aver fatto il percorso all’inverso fino alla porta che condurrà ai piani successivi, ci si troverà con due opzioni: scale o ascensore. A parte gli scherzi, si dovrà effettivamente decidere quale percorso prendere: quello piano per piano fino ad arrivare alla terrazza panoramica, oppure il percorso che preferisco e che, anche qui, consiglio caldamente, ovvero salire fino all’ultimo piano disponibile (purtroppo non c’è l’opzione di visita dei tetti) e poi scendere al secondo e al primo piano, procedendo verso l’uscita. Avendo scelto la seconda opzione, nella mia ultima visita, continuiamo il nostro tour virtuale della reggia sabauda con questo percorso.

Saliti fino in cima ad una delle quattro torrette (e la sola il cui tetto è visitabile), saremo accolti dalla vista panoramica sopra Piazza Castello e gran parte del centro di Torino. Lì, ammirando la piazza sottostante e osservando turisti e torinesi che giocano con le fontane, noteremo degli strani cartelli, affissi sotto le balaustre, che ci diranno, se ci avviciniamo, a quanto distano e in che direzione si trovino varie capitali europee e non.

Dopo aver fatto questa scoperta ed esserci goduti un po’ di frescura, oltre a notare il punto dove la facciata juvarriana incontra la struttura in muratura medievale, scendiamo le scale che ci porteranno al secondo piano del palazzo, dove potremo visitare i saloni superiori della reggia: al tempo del Medioevo, guardaroba reale e oggi spazio espositivo per i vestiti, le ceramiche e gli ornamenti in vetro e avorio che durante i secoli i reali hanno accumulato. E tra vestiti sfarzosi e ceramiche Meissen, con il tipico simbolo sul fondo di due spade incrociate, il visitatore è portato a vedere cosa indossavano e cosa veniva usato dai reali per mangiare, bere e degustare la cioccolata e il caffè; anche in viaggio, data la sezione dedicata alle ceramiche da viaggio.

La parte che adoro di questo secondo piano è la stanza della torre dove sono riposti gli abiti antichi: la Sala dei Tessuti, posta in una delle torri, è affascinante, dato che, in ordine cronologico, ci mostra l’evoluzione della moda attraverso i secoli per i reali.

Dopo aver visitato la sala sopracitata assieme alla Sala Ceramiche e alla Sala Vetri e Avori, si ritorna alle scale metalliche e si scende al primo piano, dove veniamo accolti dai capolavori in ebano ed in avorio di uno dei migliori artigiani del Piemonte nella lavorazione del legno: Pietro Piffetti. Oltre alle sue sono presenti altre opere in ebano di artigiani piemontesi, ma le sue sono le più numerose.

Tralasciando di parlare di questo straordinario artista di cui sopra potete ammirare uno dei suoi capolavori, continuiamo con il nostro tour virtuale: il primo piano di Palazzo Madama è quello dove alloggiavano le Madame Reali. Su di esso potremo trovare: vari gabinetti, come quello cinese, foderato con tessuti e dipinto con illustrazioni orientaleggianti, e quello rotondo, il cui soffitto è di un azzurro pallido decorato con tralicci dorati che conducono alla Sala dei Fiori; la Camera della Madama Reale, dove non si trova un letto ma si potranno ammirare gli affreschi sul soffitto; la Camera delle Guardie, completamente spoglia e con il pavimento di legno scricchiolante che mi fa domandare ogni volta come cavolo facevano a lavorare in modo silenzioso le guardie con tutto quel frastuono di assi che scricchiolano, con quadri alle pareti e un soffitto azzurro pastello incorniciato da tondi imbiancati e stemmi sopra le porte (rigorosamente bianchi con incisioni bianche). Inoltre, per la gioia dei molti turisti che sicuramente si sono persi nel piano interrato del palazzo, non capendo come diamine si facesse a salire al primo piano (lo dico per esperienza personale mia e dei miei genitori: abbiamo bestemmiato, la prima volta, dopo la ristrutturazione della reggia, per capire la strada per salire ai piani superiori), su questo livello troverete anche il bar del palazzo, ospitato nella parte davanti della facciata juvarriana e dove si trova anche una vetrata magnifica che dà verso Piazza Castello e via Garibaldi; sfortunatamente durante la mia ultima visita i lavori in corso oscuravano la vetrata e il bar era chiuso, ma almeno c’erano le macchinette per l’acqua e il caffè.

Purtroppo per me, mia madre e le mie amiche, quando siamo andate a visitare la reggia sabauda, lo scalone in marmo, sempre juvarriano, era chiuso per ristrutturazione; ma quando non lo è, è un’esperienza che consiglio a tutti scendere da quelle scale che vi riportano indietro nel tempo all’epoca di duchi e re ed ai magnifici balli che lì venivano organizzati.

E qui finisce il nostro tour della reggia: una volta scese le scale (qualunque esse siano), troverete a sinistra il negozio dei souvenir, il luogo che in molti adorano più di tutti in un museo, e a destra potrete ritirare gli zaini che avete dovuto lasciare all’inizio del tour del museo in appositi armadietti; dovrete mettere un euro, ma vi verrà restituito nel momento in cui ritirerete i vostri beni, quindi non preoccupatevi.

Prima di concludere, alcune informazioni aggiuntive: oltre ad essere una delle porte dell’accampamento romano, Palazzo Madama ha anche ospitato il primo Parlamento del Regno Subalpino prima e d’Italia poi nel gran salone che si trova al primo piano della reggia; in precedenza, nel 1822, il palazzo ha ospitato anche l’Osservatorio Astronomico.

Negli ultimi mesi del 2022, inoltre, si è iniziato il restauro delle statue che si trovavano in cima alla facciata juvarriana, che, a causa dei materiali friabili usati, già pochi anni dopo l’ultimazione dei lavori di costruzione presentava dei problemi di ammaloramento, così come le statue. I lavori, che per il primo lotto sono terminati nel 2024, sono stati finalizzati ad ottenere il restauro conservativo della struttura architettonica e decorativa della facciata in marmo, il consolidamento strutturale delle colonne marmoree della facciata e dei portali d’ingresso, il restauro, la revisione e il consolidamento strutturale dei serramenti lignei e il restauro e la revisione dei sistemi di smaltimento delle acque meteoriche della copertura; tutto questo grazie allo spostamento delle statue sopracitato.

Concludendo qui l’articolo con l’invito di andare a visitare di persona la reggia, perché temo che le mie parole non siano abbastanza per catturare al meglio l’esperienza temporale della visita di questo museo, spero che abbiate apprezzato, comunque, il mio tentativo di darvi un “veloce” tour virtuale di una delle più famose regge torinesi sabaude.

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