I Beatles: la rivoluzione

DI ELODIE VUILLERMIN

6 luglio 1957. Una data storica: in una chiesa di Liverpool, nel Merseyside, il sedicenne John Lennon incontrò il quindicenne Paul McCartney. Lennon era venuto a suonare con la sua band, The Quarrymen, per la festa organizzata in quella chiesa, la St Peter’s Parish Church. Paul, anch’egli musicista, fu così impressionato dall’esibizione che suonò per John nel backstage: questo convinse Lennon a proporre a quel ragazzo di unirsi alla band come chitarrista ritmico, e McCartney accettò. Nel 1958 si unì alla band un amico di Paul, George Harrison, in qualità di chitarrista principale. Nel gennaio 1959 gli amici originali di Lennon avevano finito per lasciare la band, ormai formata solo da John, Paul e George.

Fu su suggerimento di Stuart Sutcliffe, reclutato da Lennon come bassista, che la band cambiò nome fino a diventare, nell’agosto del 1960, i Beatles. A quei tempi avevano residenza ad Amburgo e le loro prime esibizioni erano in club o feste private. Inoltre avevano guadagnato un batterista, Pete Best. Ben presto il loro stile, il carisma e le esibizioni energiche sul palco si fecero notare. Il 1961 fu l’anno della svolta: tornati a Liverpool, i quattro amici furono avvicinati da Brian Epstein. L’uomo li vide esibirsi al Cavern Club e fu talmente stregato dalla loro performance che si offrì subito di diventare il loro produttore e nel 1962 ne fu il manager.

Il primo contratto firmato dalla band fu quello con la Parlophone Records ed aveva una particolarità: i diritti di pubblicazione delle canzoni andavano alla casa discografica, non ai cantanti. I Beatles non guadagnavano molto dalla vendita dei propri album, dato che la maggior parte delle entrate andava alla Parlophone, inoltre non potevano controllare l’uso delle loro canzoni in altri progetti quali film o spot pubblicitari. Una decisione che tuttavia ha permesso la creazione e la promozione di musica di qualità, unica nel suo genere. Ma il produttore della Parlophone, George Martin, non era molto convinto delle qualità di Best: così i Beatles dovettero sostituirlo con Ritchie Starkey, meglio noto come Ringo Starr, che da quel momento in poi sarà il batterista ufficiale della band.

L’album di debutto, Please Please Me, fu un evento epocale nella storia della musica: fu registrato a Londra in un solo giorno, nel 1963. Raggiunse la prima posizione nelle classifiche britanniche, restandoci per 30 settimane. Un successo esplosivo, che ha contribuito alla creazione e diffusione nel mondo di un’autentica Beatlemania. Nel giro di pochi mesi l’industria musicale fu rivoluzionata. Il secondo disco, With the Beatles, vendette un milione di copie e rimase per ben 21 settimane in testa alle classifiche: fu quello l’album che li descrisse come “the fabulous foursome”, da cui il loro celebre soprannome, i Fab Four.

Quella rivoluzione che portarono nel loro Paese avvenne anche negli Stati Uniti con il loro singolo I Want To Hold Your Hand, rilasciato in America dalla Capitol Records il 26 dicembre 1963. Seguì la pubblicazione di altri tre album, registrati dalla Vee-Jay e dalla già citata Capitol. Poi, il debutto sulle tv americane: nel 1964 i Beatles suonarono sul palco del The Ed Sullivan Show, una performance dal vivo seguita da almeno 73 milioni di persone. Fecero numerosi concerti in tutti gli Stati Uniti e diventarono persino attori cinematografici.

Nel 1965 fu la volta dell’album Rubber Soul, punto di svolta nella carriera dei Beatles. Le canzoni erano pregne di una notevole complessità a livello di temi e arrangiamenti. Il loro stile cambiò, sperimentarono nuovi sound e nuove forme di registrazione. Fu il primo album a essere registrato interamente su nastro a quattro tracce, il che permise alla band di provare qualcosa di nuovo con sovraincisioni e sovrapposizioni di strumenti e voci. Inoltre conteneva solo canzoni originali, nessuna cover. Un successo commerciale incredibile, con persino una nomination ai Grammy Awards.

Nel 1967 uscì l’album Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, dal sound psichedelico e sperimentale, con l’uso di strumenti quali il sitar o l’organo Hammond. La copertina fu realizzata da Peter Blake, padre della pop art britannica. Con questo album ricco di mistero e misticismo i Beatles si trasformarono da icone della cultura pop a mistici dell’era moderna.

Nel 1968 i Fab Four trascorsero un soggiorno spirituale in India che influenzò parecchio il loro stile musicale. Ne fu la prova The White Album, nel quale si possono sentire strumenti atipici per il genere pop, come il sitar o il tabla. Le canzoni presentano un tema comune: la ricerca di sé stesso. Il periodo in India interessò molto alla stampa e fece conoscere a livello mondiale i principi del buddismo, quali meditazione e trascendenza.

Dopo oltre dieci anni di successi, a causa di divergenze artistiche e personali, dipendenze da droghe, la morte di Epstein e il matrimonio di Lennon con Yoko Ono, la band si sciolse nel 1970. L’ultimo concerto dal vivo avvenne nel 1969 sul tetto dell’Apple Corps Building a Londra: una performance improvvisata che la polizia tentò di fermare, inutilmente, a causa delle orde di fan che intasavano le strade. L’ultimo album fu Let it Be. Dopodiché tutti intrapresero carriere da solisti o in altre band, senza però troncare i vecchi legami di amicizia che continuavano a unirli. Lennon fu assassinato nel 1980 da un fan fuori di testa e Harrison morì di cancro nel 2001. A oggi, Paul McCartney e Ringo Starr sono gli unici Beatles ancora in vita.

Cosa funzionava? Cosa rese i Beatles così celebri? In un’epoca in cui la musica inglese era fatta di imitatori, dove gli artisti erano un pallido riflesso dei cantanti americani, i Beatles rivoluzionarono tutto portando testi originali. Non si trattava più di fare cover, ma di scrivere le proprie canzoni, che inneggiavano alla creatività: chiunque poteva fare la propria musica. Nessuno, nei Beatles, era considerato il leader, poiché tutti sapevano cantare, tutti avevano pari abilità.

Lo stile musicale era unico per un altro motivo: i Beatles amavano sperimentare con i generi. Le loro canzoni univano elementi del rhythm and blues con il pop e il rock’n’roll degli anni ‘50. A volte si lanciavano in brani jazz, psichedelici, melodici. Scrivevano testi intelligenti e sofisticati, con melodie orecchiabili che spesso prevalevano sul ritmo. Nelle ultime canzoni sperimentarono sul suono, per esempio registrando un pezzo per poi farlo suonare al contrario oppure a velocità doppia. Molto vari anche negli strumenti musicali.

Le vendite dei loro dischi aumentarono con gli anni. Le loro canzoni erano così popolari da raggiungere le posizioni più alte nelle classifiche musicali e non solo, ci restavano per mesi. Ovunque andassero, fan adolescenti e urlanti li seguivano. Ma quel che davvero elevò i Beatles a leggenda fu la qualità dei loro brani, che non diminuiva mai, anzi, non faceva che aumentare anno dopo anno. Erano acclamati sia dal pubblico che dalla critica, situazione più unica che rara a quei tempi.

E non solo la musica: l’intera società inglese cambiò grazie ai Beatles. Per spiegarmi meglio è necessario considerare il contesto storico. Il Regno Unito, da grande impero qual era, stava faticando a risollevarsi dagli effetti del caos bellico. Con l’avvento nella Nazione inglese del rock’n’roll, un fenomeno che parlava di ribellione e che incoraggiava a distaccarsi dalla situazione di crisi, gli adolescenti trovarono nella musica il modo di affrontare le difficoltà della vita. Iniziarono a fare le proprie cose in autonomia, senza farsi comandare dai genitori. I Beatles, con la loro musica, incarnavano proprio gli adolescenti di allora: spiriti ribelli, che si sentono spesso diversi dalla società a cui appartengono, desiderosi di essere una persona diversa dai propri genitori.

Non solo, si comportavano in modo audace con la stampa, parlando con i giornalisti allo stesso modo con cui gli adolescenti intrattenevano conversazioni giocose e un po’ scherzose tra di loro. Erano semplicemente loro stessi, anche di fronte alle telecamere o ai microfoni. Incarnavano appieno giovinezza, umorismo e intelligenza. Anche il loro modo di vestire fu rivoluzionario: la gente imitava il loro taglio di capelli, portava i loro stessi abiti. Erano talmente iconici da ricevere la nomina a Baronetti e a Membri dell’Ordine dell’Impero Britannico dalla Regina Elisabetta II in persona.

Fu questo che influenzò generazioni di artisti successivi. I Rolling Stones, i The Who, gli Oasis, i Queen, i Coldplay: tutti loro ammisero di aver tratto ispirazione dai Beatles. In pratica, i Fab Four sono stati maestri per molti musicisti negli anni a venire. Sono stati i primi a tracciare una strada, i loro allievi l’hanno percorsa.

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