Víctor Jara – Siempre será canciòn nueva

DI ALICE POLIN

Nei primi decenni del XX secolo il Cile fu lacerato da violenti scontri politici tra liberali e conservatori, spesso risolti da colpi di Stato orditi dai militari. Terminata la Seconda Guerra Mondiale, nel 1946 fu eletto alla Presidenza della Repubblica il candidato radicale Gabriel González Videla, con l’appoggio esterno del partito comunista cileno che entrò a far parte della coalizione di governo. Tuttavia, con l’inizio della Guerra fredda, fu lo stesso González Videla nel 1948 a mettere fuori legge i comunisti tramite la Ley de Defensa Permanente de la Democracia, detta anche Ley Maldita

Nel 1960 il Cile fu devastato dal più forte terremoto registrato nella sua storia, che finì per gettare il Paese in uno stato di profonda instabilità economica, mentre nel ‘64 fu eletto Presidente della Repubblica Eduardo Frei Montalva il quale, pur tentando di effettuare una sorta di “rivoluzione in libertà, alla fine del suo mandato lasciò una Nazione la cui tensione politica era oramai molto alta, al punto da degenerare in scontri di piazza. Nel 1970 fu eletto il socialista Salvador Allende. Il suo governo si confrontò con numerosi problemi economici e con la forte opposizione di altre forze politiche e élite economiche che tentarono di bloccare le sue riforme, nonché con l’ostilità degli Stati Uniti di Richard Nixon. Allende fu il primo marxista ad essere eletto a capo della democrazia cilena: la sua campagna prometteva di porre fine alla più grande disparità di reddito del Sudamerica e di sostenere i diritti degli operai e dei contadini.

Le canzoni di Víctor Jara furono la colonna sonora di questo capitolo di storia del Cile; la sua musica fu fondamentale per la vittoria di Allende, secondo il quale non c’è rivoluzione senza canzoni. Allende s’impegnò nella progressiva e pacifica conversione della società cilena, tant’è che i suoi sostenitori e ammiratori, che si riferivano spesso a lui come compañero Presidente, lo annoverano tra i pochi rivoluzionari non violenti. Salvador Allende fu deposto con l’uso della forza l’11 settembre del 1973, tramite un golpe dell’esercito cileno, segretamente appoggiato dalla CIA e dal presidente Nixon, il quale si era impegnato nel corso degli anni a indebolire la stabilità del Paese attraverso una costante azione di boicottaggio economico. 

L’11 settembre del 1973 il palazzo della Moneda a Santiago del Cile fu attaccato dalle truppe dei golpisti; dentro al palazzo si asserragliarono settanta uomini per proteggere la vita del Presidente. Le immagini di quelle ore furono trasmesse in tutto il mondo: i carri armati invasero le strade di Santiago, lo stadio nazionale fu trasformato in un vero e proprio campo di concentramento in cui furono reclusi i sostenitori di Allende, i rifugiati si accalcarono davanti alle porte delle ambasciate straniere. Stretto d’assedio, il presidente Allende scelse di suicidarsi con un colpo di pistola per non cadere in mano ai suoi nemici. I combattenti della Moneda furono arrestati, torturati e uccisi: in Cile ebbe inizio il periodo più cupo della sua storia sotto il torchio della feroce dittatura militare guidata dal generale Augusto Pinochet.

Sorse così nel Cile degli anni Sessanta il movimento culturale e musicale della Nueva Canción Chilena, impegnato a recuperare e rielaborare il folklore popolare latinoamericano e la sua melodia così da poterne fare un’arma di impegno socio-politico. I maggiori rappresentanti furono i musicisti Violeta Parra e Víctor Jara e il gruppo degli Inti-Illimani. Tutti colpiti e profondamente segnati dal golpe dell’11 Settembre 1973: Jara venne imprigionato e ucciso pochi giorni dopo il colpo di Stato, mentre molti altri furono obbligati all’esilio.

VÍCTOR JARA nacque a San Ignacio il 28 settembre 1932 in una famiglia contadina. 

Il padre Manuel sosteneva la famiglia attraverso la coltivazione di un piccolo appezzamento di terra preso in affitto, dal quale traeva un profitto scarso. 

La madre Amanda era una cantante con un’ampia conoscenza della cultura del suo Paese e suonava la chitarra davanti ai fuochi accesi per la notte, intorno ai quali si riunivano i vicini: il primo contatto di Víctor con la musica lo si deve certamente a lei. Il giovane Víctor seguiva la madre in tutte le ricorrenze alle quali era invitata: matrimoni, battesimi, funerali.

A soli sei anni, Víctor fu costretto ad andare a lavorare nei campi per aiutare la sua famiglia. Il cattivo rapporto con il padre rafforzò quello con la madre, che si preoccupò di provvedere all’educazione dei figli mandandoli a scuola.

A causa dei problemi di alcolismo del padre, la madre decise di trasferirsi a Santiago con i figli (Maria, Georgina, Eduardo, Víctor e Roberto).

Rimasto orfano a soli 15 anni, Víctor entrò in seminario nell’ordine dei Redentoristi a San Bernardo; resosi ben presto conto della mancata vocazione, nel 1952 lo abbandonò per prestare servizio militare. Nel 1957 entrò a far parte della Scuola di Teatro dell’Università del Cile. Fu in questo periodo che conobbe Violeta Parra, la quale lo accolse come allievo. Nel 1960 ricevette il titolo di direttore teatrale e gli fu affidata la direzione di diverse opere, come la Mandragola di Machiavelli e l’Antigone di Sofocle.

Nel 1967 Víctor fu invitato in Gran Bretagna, dove ricevette alcuni premi per la sua attività teatrale. Durante la sua permanenza compose una delle sue canzoni più conosciute, Te recuerdo Amanda, dedicata ai suoi genitori Amanda e Manuel. Nello stesso anno pubblicò il suo primo album (Víctor Jara). Nel 1968 divenne il direttore artistico del gruppo di musica popolare Quilapayùn e nel 1969 uscì il suo secondo album, Pongo en tus manos abiertas. Inizialmente le sue canzoni trattavano temi d’amore: a partire dal 1969 Víctor Jara iniziò a raccontare con la sua musica ciò che stava succedendo in Cile. Il suo secondo album fu pubblicato in concomitanza con il supporto fornito dal cantautore, militante della Gioventù Comunista, alla candidatura di Salvador Allende da parte di Unidad Popular. Nel 1970 registrò, insieme ad altri artisti della Nueva Cancion Chilena, il brano Venceremos, destinato alla campagna elettorale di Salvador Allende. Oltre a diventare l’inno di Unidad Popular, Venceremos divenne l’inno non ufficiale del Cile durante il governo di Allende. In quello stesso anno pubblica: Canto Libre, El Derecho de vivir en paz e La Población, composizioni di grande bellezza e forza poetica che lo elessero quale principale esponente dell’innovazione della canzone popolare nell’America Latina. Le sue canzoni trattavano temi inerenti al popolo e ai suoi problemi. Jara, che durante la presidenza Allende fu nominato ambasciatore culturale del governo, conobbe un grande successo a livello internazionale: le sue canzoni furono utilizzate in diverse manifestazioni progressiste di altri Paesi.

Víctor Jara sposò la ballerina inglese Joan Turner, che era stata la sua professoressa di espressione corporea all’Università del Cile. Nel 1966 Jara compose per Joan la canzone Paloma quiero contarte.

La sua musica era formata da canzoni e parole piene di speranza e forza che hanno trovato il sostegno della popolazione che per lunghi anni ha vissuto la repressione della dittatura cilena. Dopo la morte di Víctor Jara, la sua battaglia fu portata avanti dalla moglie Joan e da altri artisti, compagni del cantautore cileno, che anche attraverso l’opera della “Fondazione Víctor Jara”, contribuirono alla diffusione nel mondo del suo messaggio di pace.

El Arado

El Arado si trova nel primo album del cantautore: Víctor Jara (1967). Jara scrisse questa canzone tre anni prima dell’incisione del disco, quando la vittoria presidenziale del 3 novembre 1964 di Eduardo Frei Montalva sembrò dare speranza alla battaglia dei campesinos per la riforma agraria in Cile.

El Derecho de Vivir en Paz

El Derecho de Vivir en Paz è una delle canzoni più conosciute del cantautore cileno: ancora oggi è diffusa durante le manifestazioni di piazza, anche se il suo significato viene spesso frainteso, scambiandola come una canzone contro la violenza. In realtà questa composizione è una denuncia contro l’invasione americana in Vietnam; Víctor rivendica il diritto del popolo vietnamita di lottare per la pace difendendosi dall’aggressore, anche con metodi violenti. All’inizio del testo Jara nomina Ho Chi Minh, poeta, rivoluzionario e leader della resistenza vietcong, che ha combattuto fino alla morte per la liberazione del popolo vietnamita.

Manifiesto

Manifiesto fu scritta nel 1973, pochi mesi prima del violento colpo di Stato militare che diede inizio alla dittatura di Augusto Pinochet. É probabile che l’autore presumesse l’avvicinarsi dei tragici eventi che avrebbero portato alla sua morte. Per questo motivo scrisse una sorta di testamento, una canzone-manifesto che spiegasse per chi cantava e perché lo faceva.

Estadio Chile

Il 12 settembre del 1973 un gruppo di militari avanzò verso l’Università del Cile, dove Víctor lavorava all’interno del Dipartimento di Comunicazione, e iniziarono a mitragliare l’edificio centrale dell’università. Successivamente fecero uscire studenti e professori e li caricarono su dei camion per trasportarli all’Estadio Chile.

Víctor Jara fu condotto allo stadio insieme ad altri 5.000 prigionieri. All’interno di queste mura fu insultato, schernito, torturato a lungo: un militare gli spezzò le dita con il calcio di una pistola e gli chiese di provare a suonare la chitarra. Il 14 settembre Jara chiese a un compagno un pezzo di carta e una matita e negli ultimi attimi della sua vita compose il suo ultimo canto Estadio Chile. Mentre lo stava scrivendo, venne scoperto dai militari, i quali lo presero e lo colpirono violentemente di fronte a tutti. Prima di essere portato via, Víctor riuscì a lanciare la sua ultima opera a uno dei suoi amici, che la nascose all’interno della propria giacca. 

Víctor fu ucciso da 44 colpi di pistola il 16 settembre 1973. Dopo la caduta della dittatura di Pinochet lo stadio fu rinominato: Estadio Víctor Jara.

Una Canzone Infinita

 Víctor Jara: Una Canzone infinita è la biografia del cantautore scritta dalla moglie Joan Jara e pubblicata nel 1999.

Joan, dopo la morte del marito, si è impegnata a portare avanti la battaglia di Víctor e a diffonderne la storia, le idee e la musica in tutto il mondo.

All’interno del libro, troviamo una prefazione scritta da Luis Sepúlveda, amico e compagno di lotta di Víctor Jara:

Víctor Jara era il compagno artista, dirigente, intellettuale

di alto livello, ma soprattutto, era l’aria pura di campagna,

la voce di mille compagni che non avevano voce.

Generoso, coerente, allegro, serio, fraterno, Víctor

simboleggiava la parte migliore della mia generazione e

migliore del valore di quella generazione. A volte, Víctor , quando la tua voce riempie la sala di casa mia o quando pulisco i vecchi dischi, uno dei miei figli domanda chi canta, e la risposta è sempre la stessa: quest’uomo è mio fratello e in ognuna delle mie carezze ci sono anche le sue mani. La sua morte, il suo atroce assassinio, ordinato di persona da Pinochet, è una ferita aperta nel cuore di tutto il popolo cileno, una ferita che si rimarginerà solo quando tutti i criminali saranno stati giudicati e condannati. Le sue mani tozze vivono in tutti i pugni levati, nel lavoro quotidiano di tutti i democratici, di tutti coloro che non rinnegano il proprio passato e le proprie idee. La tua voce continua a pervadere tutto, fratello. La tua voce si chiama sindacato, manifestazione, resistenza, speranza, generosità, libro aperto, pane in tavola.

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