DI SARA MORENA

Buon pomeriggio a tutti, ben ritrovati qui con noi al secondo appuntamento di Another Side. Quest’oggi solchiamo di nuovo la volta dei cieli con il secondo lungometraggio animato e diretto da Miyazaki, nonché la prima produzione dello Studio Ghibli. Un film del 1986, stiamo parlando di Laputa – Castello nel cielo. La realizzazione del progetto di questo film fu piena di controversie, poiché a Miyazaki fu inizialmente chiesto di realizzare il seguito di Nausicaä, considerato l’enorme successo che essa aveva avuto. Il regista però non contemplò l’idea di dover riprodurre quel trionfo, anche perché il proseguimento della storia nel manga stava assumendo dei toni sempre più cupi. Il desiderio di Miyazaki e dei suoi seguaci, a quel tempo, era di realizzare un’altra storia piena di speranza. E per dare questa speranza agli spettatori, puntarono a creare una storia con dei giovani protagonisti, dei ragazzi pieni di sogni e di fiducia, che si avventurano alla ricerca di un’isola fluttuante nel cielo, combattendo i piani di un uomo malvagio e avido, che desidera impadronirsi di quell’isola per sfruttarne il suo potere.

Nel dare vita a questo film, Miyazaki si pose come scopo quello di rivolgersi proprio ai giovani, e l’avventura era un elemento appetibile per un pubblico giovanile, con protagonisti altrettanto giovani. Per creare l’atmosfera avventurosa degli eventi, si trasse ispirazione dai romanzi d’avventura occidentali, fra cui le opere di Jules Verne, I Viaggi di Gulliver e L’isola del Tesoro. Inoltre, Miyazaki compì dei viaggi nel Regno Unito per esplorare gli ambienti da cui trarre spunto per ricreare lo scenario delle miniere in cui lavora Pazu, le campagne dove abita Sheeta, e i castelli di Laputa, l’isola nel cielo che nasconde in sé delle conoscenze così avanzate che la rendono un’utopia simile ad Atlantide. Ad influenzare non furono soltanto la letteratura e i paesaggi occidentali, ma anche la precedente serie animata Conan, il ragazzo del futuro. Non a caso, infatti, i personaggi principali ricordano molto quelli della serie tratta dal romanzo di Alexander Key. Pazu è Conan, Sheeta è Lana e Muska è Repka. Questi personaggi hanno la Sindrome della Same Face, che si manifesta non raramente nel mondo dell’animazione. La ragione di questa scelta grafica è a volte dovuta a questioni di tempo ed investimento, ma nel caso del Giappone si dice che dipenda anche dal fatto che per i giapponesi un solo particolare può essere sufficiente a fare la differenza, dato che sono abituati a farlo con gli ideogrammi.

Se si parla di isole nel cielo, c’è da sottolineare che nei film specificatamente di Miyazaki è sempre presente il volo, con qualsiasi mezzo e forma. Nel film di Nausicaä si vedono aerei di qualsiasi aspetto e dimensione, e la protagonista viaggia cavalcando il suo mehve, una specie di deltaplano dotato di motore che lei utilizza con grande maestria. Con Laputa – Castello nel cielo il volo ritorna attraverso Laputa, e non potevano mancare anche i mezzi di trasporto realizzati dalla gente della terra, come i dirigibili e l’aeronave pirata della banda di Dola. I pirati usufruiscono anche di speciali moto volanti per librarsi nel cielo quando intervengono nei loro assalti. I mezzi aerei e le ambientazioni sono realizzati con un gusto estetico che richiama lo steampunk, dando vita ad un contesto retro-fantascientifico che ricorda molto l’Europa dell’Ottocento. Tutto quanto viene creato con una tecnica accurata, ma tuttavia semplice, dato che Miyazaki, malgrado la sua meticolosità nel disegno dei particolari e nell’animazione, ha da sempre preferito le cose semplici. Anche la vita dei protagonisti viene rappresentata nella sua semplicità. I loro mondi non presentano dei sistemi di vita complicati. Pazu è un ragazzino che lavora come minatore e che ama passare il tempo libero a costruirsi un aeroplano per portare a compimento il sogno del padre e dimostrare l’esistenza di Laputa; mentre Sheeta è una pastorella. Sebbene siano entrambi poveri, conducono una vita semplice, senza che gli manchi nulla, ma senza chiedere troppo.

Nel film si uniscono fantascienza e magia. Da un lato abbiamo i caratteri dello steampunk che dà forma alle macchine volanti e alle conoscenze approfondite di Laputa, ma dall’altro c’è la magia che dà motore all’intero sistema del castello nel cielo e che risiede nell’aeropietra, una gemma dotata di poteri che se sprigionati possono causare distruzione. Di questa pietra è in possesso Sheeta, ultima discendente del nobile casato di Laputa che ha ereditato il gioiello custodito per millenni dalla sua stirpe stabilitasi sulla Terra. L’aeropietra in suo possesso è oggetto delle brame di Muska, uno studioso al servizio delle forze segrete, in cerca del castello nel cielo per impossessarsi delle sue ricchezze e della sua sapienza ed elevarsi a sovrano del mondo, che egli vuole mettere in ginocchio. Laputa è oggetto delle attenzioni anche dei pirati di Dola, che vengono presentati inizialmente come i villain, per divenire in seguito alleati dei protagonisti, al fine di ostacolare i piani di Muska. Dola è una donna tipicamente miyazakiana, in quanto viene rappresentata nella forza e nel carattere deciso che possiede, però è anche una figura materna per Pazu e Sheeta. L’immagine della madre è uno degli aspetti più presenti e sfaccettati degli universi del regista, poiché egli la dipinge in diversi modi nei suoi film. Qui la madre viene rappresentata come una donna tutta d’un pezzo che comanda a bacchetta i suoi sottoposti, ma che nasconde un cuore d’oro. Nel dare vita a personaggi che rivestono il ruolo di figura materna, Miyazaki s’ispira alla sua stessa madre, la cui perdita ha lasciato un segno profondo nel regista.

Pazu e Sheeta, nelle avversità che affrontano, imparano a sostenersi a vicenda, e il loro rapporto si evolve quasi su un piano romantico. Era stato chiesto a Miyazaki di far vedere una scena di bacio tra i due ragazzi, ma egli declinò senza nessuna riserva, ritenendo che portare il rapporto dei protagonisti ad una conclusione esplicitamente romantica fosse una cattiva abitudine hollywoodiana. Lo stesso regista ha affermato che egli ha sempre voluto far vedere il rapporto tra il protagonista maschio e la protagonista femmina come qualcosa che aiuta entrambi a crescere, senza sforare in feticismi romantici. Il regista non ama fare mercato facile, infatti non lascia mai vedere allo spettatore quello che desidera, non ama compiacerlo soddisfacendo i suoi desideri più intimi. Per questo motivo neppure i suoi finali sono mai tanto gioiosi e festivi, anche quando la storia giunge ad un buon epilogo. Al termine degli eventi, Pazu e Sheeta si liberano di Muska, ma neppure i pirati ottengono nulla, se non quel poco che sono riusciti a prelevare da Laputa prima che finisse distrutta e quel che ne è rimasto volasse verso lo spazio. Eppure i personaggi dalla loro avventura escono felici e continuano a vivere la loro vita, con il sollievo di essersi liberati di un peso.

Rispetto al suo predecessore, Laputa – Castello nel cielo non fu un grande successo ai tempi della sua uscita. Oggi il film è stato rivalutato, dopo che Miyazaki ha ormai ottenuto la sua notorietà per la quale le sue pellicole vengono celebrate e di tanto in tanto riproposte nei cinema, e Laputa non è da meno. Il film è un viaggio alla ricerca di un ignoto che spaventa ma che al tempo stesso affascina, stuzzicando il desiderio di scoperta insito da sempre nell’uomo, il desiderio di andare alla ricerca di qualcosa, di quel qualcosa che rappresenta un’idea verso la quale gli esseri umani si elevano e che offre uno scopo alla loro esistenza. Laputa è una vera e propria utopia, nella quale la scienza, la tecnologia e la natura esistono in una perfetta armonia, al contrario del mondo umano che ha perso il suo legame con la Madre Terra e della natura ha fatto sfregio. Ma come tutti i sogni, anche il desiderio di conoscenza dell’uomo non è sempre roseo. La conoscenza può anche diventare un mezzo tramite cui gli umani cercano di compiacere la propria avidità, la quale non conosce limite alcuno e la fame di conoscenza, quando è accompagnata da questa avidità conduce al delirio di onnipotenza. Il personaggio che incarna il lato oscuro della conoscenza è proprio Muska. Egli, una volta ottenuta la padronanza sui sistemi che reggono Laputa, inizia a sentirsi un re che usufruisce dei poteri dell’isola del cielo per sottomettere ed eliminare chiunque gli si opponga, ed infine viene sconfitto da quello stesso potere che lui ha tanto bramato.

Laputa – Castello nel cielo è uno dei film più avventurosi e fantascientifici dello Studio Ghibli. Oggi è ancora disponibile in versione DVD e Blu-ray in un’edizione con custodia metallica, e potete trovarlo anche sulla piattaforma di Netflix insieme a tutti gli altri film della casa cinematografica. Come molti dei film di Miyazaki, ha avuto due edizioni del doppiaggio italiano, con il secondo diretto da Cannarsi. Questi è stato piuttosto criticato dal pubblico italiano per il registro che utilizza nell’adattamento dei dialoghi, con il quale si sostiene che pecchi di eccessivi formalismi. Personalmente io credo che sia migliore il nuovo doppiaggio, salvo alcune eccezioni, poiché è più fedele e si distacca dalle visioni disneyane.














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