Tutti insieme appassionatamente: La Musica è Vita e la Vita è Musica

DI GIORGIA IMPERIALE

Vincitore di ben cinque premi Oscar (tra cui Miglior Film), è innegabile l’impatto e l’incanto lasciati nel mondo del cinema dalla pellicola Tutti insieme appassionatamente. Diretto da Robert Wise e tratto dal romanzo autobiografico di Maria Augusta Von Trapp, il film narra la storia di Maria, una novizia aspirante suora, che si trova a occuparsi dei sette figli della famiglia Von Trapp… E, in maniera inaspettata, anche dello stesso capofamiglia, Georg

Le due ore che ne accompagnano l’intera visione sono ricche di una recitazione incredibile, paesaggi montani mozzafiato e di una delle colonne sonore più riconosciute e amate della storia del cinema. È proprio su quest’ultimo aspetto che vorrei soffermarmi nella mia analisi: perchè la Musica nel cinema (e non solo nel genere Musical) ha una forte connotazione narrativa/emotiva da considerare!

La musica infatti è unione, comunicazione e apertura. In questo mondo quando ella non è presente vi è freddezza e i rapporti umani sono caratterizzati da un certo distacco emotivo, ma appena arriva è in grado di generare finalmente la forza del cambiamento. Ma quando mi riferisco a questo ipotetico ‘mondo’ di cosa sto effettivamente parlando? Del film? O della realtà? La risposta semplice è ‘entrambi’ ma c’è una certa complessità dietro da analizzare.

Nel film Maria, dal mio punto di vista, è la musica stessa. Il suo carattere rispecchia le caratteristiche variegate che molti artisti ricercano nei loro brani e narrazioni; ella è diretta, sfacciata ma allo stesso tempo amorevole come una coccola nel momento del bisogno. I cambiamenti sono istantanei e sempre attraverso il suo invogliare al canto, direttamente o indirettamente, e i brani che lo dimostrano hanno un sacco di possibili segnali da interpretare:

La prima volta, quando i bambini si approcciano al canto nella storia è durante Do-Re-Mi. Essi rivelano di non averlo mai fatto e Maria gli insegna le note come base di partenza. Sette bambini, sette note, che concludono la scena con il totale avvicinamento del gruppetto Von Trapp alla protagonista nel momento in cui la loro canzone completamente inventata trova la sua formazione. È la conclusione di questo primo ostacolo che agli inizi poteva sembrare ostico.

La seconda volta avviene al ritorno del capofamiglia Von Trapp in casa dove, dopo aver ripreso i bambini, tutto cambia con l’arrivo della canzone The hills are alive (un’idea proposta appunto da Maria) dove l’uomo per la prima volta canta tra la meraviglia di tutti i presenti. La canzone in questione è un riferimento al primissimo brano del film (The Sound of Music) dove Maria accoglie il pubblico con la sua voce ed è molto importante che sia proprio questo il testo che accompagna un’apertura dell’uomo. La The Sound of Music presenta un momento di pura libertà di Maria lontana dai dubbi e vincoli del convento… The hills are alive è il raggiungimento della libertà da un passato di tristezza e inutili restrizioni. Un passo avanti, seppur ancora privato.

La terza volta e la quarta si hanno con la canzone So Long, Farewell. È l’ultima canzone del primo atto ed è simbolico il fatto che sarà anche l’ultima del secondo (almeno, l’ultima effettivamente cantata dai personaggi e non solo un sottofondo) e in entrambi i casi sono rappresentati l’abbandono e il cambiamento nel senso più doloroso del termine. 

Nel primo caso la canzone in sé non è un elemento di allontanamento ma avviene prima della fuga di Maria da casa Von Trapp. È un involontario addio alla loro amata governante, alla musica stessa (d’altronde ammettono gli stessi bambini di non avere più la forza di cantare), portando a una situazione che seppur migliore di quella di partenza lascia in sé un forte sapore amaro.

Il secondo caso è il distacco totale dalla vita precedente, dalla sicurezza e dalla serenità del presente per la costante incertezza del futuro. Vi è completa consapevolezza da parte di tutti coloro che sono coinvolti in questo malinconico canto che non potranno più restare in quel mondo… Infatti è ironico che è il Colonnello a proporlo. La scena raffigura tutta la famiglia Von Trapp intenta a intrattenere il pubblico al festival dopo che la sua fuga è stata scoperta ed è l’uomo a creare la scusa per la loro salvezza proponendo la cosa che più aveva proibito in tutto il film: cantare in quel festival dinanzi a tutti. È l’ultima certezza e l’ultimo divieto che crolla dinanzi alla paura.

Ma, prima di concludere questa mia prolissa analisi, per me è importante ricordare il pensiero dell’illustre Schopenhauer sul ruolo della musica nella sua Filosofia. A suo dire l’Arte era lo strumento attraverso il quale l’uomo mediava la Volontà stessa: e la Musica era quella che più vi era in contatto, ossia una rappresentazione della struttura metafisica del mondo.

È da questa considerazione (seppur in una versione molto ridefinita e meno filosofica) che spesso mi interfaccio con il piano musicale delle pellicole cinematografiche. La natura astratta ed evocatrice ma perfettamente strutturata e logica della musica rappresenta il nostro mondo e le sue evoluzioni in maniera quasi analoga (comprese le stonature e gli sconvolgimenti), e le pellicole solo alla fine un nostro sguardo sulla realtà che ci circonda; che si tratti di generi completamente dissociati o radicati in essa. Le storie, la vita e la musica alla fine hanno strutture simili, no?

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