Another Side, capitolo 16: I racconti di Terramare

DI SARA MORENA

Esce nel 2006, è il primo film diretto da Gorō Miyazaki, figlio di Hayao. La realizzazione del film ha incontrato molti alti e bassi, che risalgono a prima della nascita dello Studio Ghibli. In passato Miyazaki aveva proposto all’autrice del Ciclo di Earthsea, Ursula K. Le Guin, di farne un adattamento cinematografico, ma all’epoca la scrittrice declinò la proposta. Il potenziale di Miyazaki doveva ancora germogliare, prima che la donna potesse riconoscerne le capacità e solamente anni più tardi, quando il regista divenne famoso insieme alle sue opere e al suo Studio, l’autrice richiese la trasposizione della sua saga al maestro. Anni prima che il progetto per I racconti di Terramare potesse essere avviato, la serie di romanzi da cui venne tratto aveva già ispirato le opere di Miyazaki; fra di esse Nausicaä della Valle del Vento, ma anche Il viaggio di Shuna, una storia illustrata che sarebbe dovuta diventare uno dei film del regista, ma che rimase accantonata solo come racconto. Esso è stato di recente pubblicato come libro illustrato, e racconta la storia di un giovane eroe che viaggia fin oltre i confini del mondo per poter salvare la sua gente dalla carestia in cui vive.

Quando la scrittrice propose allo Studio Ghibli di riprendere l’idea di realizzazione della trasposizione dei suoi scritti iniziarono molte controversie. Miyazaki non era sicuro se fosse ancora possibile adattare Earthsea nel periodo che correva, poiché i tempi e le tendenze erano molto cambiati e di conseguenza il maestro non era certo se si potesse trasmettere lo stesso messaggio dei libri alle nuove generazioni. Ancora più difficile fu convincere l’autrice ad accettare la nomina di Gorō a regista. Le Guin desiderava che fosse Hayao a tenere in mano la regia per il film tratto dai suoi libri, in più Gorō era il direttore del Museo Ghibli; in quanto tale, non aveva esperienza nel mondo dell’animazione. Eppure Suzuki, il produttore dello Studio Ghibli, volle che fosse il figlio del maestro a dirigere la produzione di Terramare. Padre e figlio ebbero non pochi scontri per tutta la durata della produzione. Hayao stesso era perplesso all’idea che il figlio potesse essere pronto per fare film per il solo fatto di avere legami di sangue.

Le vicende si aprono nel pieno contesto di Terramare, un mondo fantasy dove esiste la magia, una magia che si sta affievolendo, poiché sono rimasti pochi maghi a saperla usare. A questo affievolimento della magia si accompagna un incombente squilibrio nel mondo che sta alterando l’ordine naturale delle cose, conducendo l’esistenza ad una possibile distruzione. Segno di questo crepuscolo è uno strano e insolito fatto che suscita scalpore nel regno vicino: nel mondo degli umani appaiono due draghi che si scontrano fra di loro. In questo clima di misteriosi avvenimenti si muove l’arcimago Ged (in Italia chiamato Sparviere), che vagabonda per i regni di Terramare in cerca di una spiegazione e una soluzione agli eventi che stanno sconvolgendo il mondo. Nel suo cammino, l’uomo incontra il giovane Arren, un principe fuggito dal suo regno dopo aver assassinato il padre. I due iniziano a viaggiare insieme; dopo che Arren viene catturato nella città di Hort dagli schiavisti, e liberato da Ged, i due compagni di viaggio incontrano Tenar, una giovane donna che vive sola insieme a Therru, una ragazzina abbandonata che lei ha adottato.

Il Ciclo di Earthsea si compone di sei volumi, di cui cinque sono romanzi, e uno è una raccolta di racconti. Il primo volume racconta le vicende di Ged, che segue il suo percorso per diventare un mago. Il secondo volume racconta l’incontro fra Ged e Tenar, la quale viene liberata dal mago delle Tombe di Atuan. È nel terzo volume che compare quello che sarà il protagonista del film, Arren, e in seguito appare anche Therru, la quale diventerà coprotagonista. Le vicende del film riprendono il terzo volume della saga, e raccontano la storia di Therru e Arren che, insieme a Ged e Tenar, cercando di salvare il mondo da una misteriosa minaccia che sta seminando malattia, morte e discordia. I romanzi si proponevano di trasmettere dei messaggi leggermente diversi da quelli del film. L’opera cinematografica intende porre la questione sugli attuali tempi, pieni di instabilità, che rischiano di portare il mondo alla distruzione: la gente è presa da un consumismo sfrenato, per cui si attacca alle cose materiali e perde sempre più interesse per ciò che conta davvero, per la dimensione spirituale.

A confermare questa visione è una delle scene iniziali, dove Ged chiede ad una venditrice di merce falsa: “Perché mai tu che facevi l’incantatrice ti sei ridotta a vendere robaccia simile?”. E lei gli risponde: “Perché oggigiorno di trucchi o sortilegi non vuole saperne più nessuno”. La magia, nel film come nel libro, è il motore che fa muovere il mondo di Earthsea. Essa non è soltanto un’arte, ma anche frutto di disciplina e di una conoscenza profonda, che consiste nel saper riconoscere il vero nome delle cose. Il vero nome delle cose rappresenta la sostanza, la parte più vera di ogni cosa, quella da cui ha origine tutto il suo essere. La magia è quindi qualcosa che ha valore spirituale, quel valore che Hayao da sempre cerca di esprimere nei suoi film, invitando gli spettatori a non cercare troppo appagamento in tutti gli agi moderni e a saper trovare il bello anche nelle cose che oggi tendiamo a trascurare. Ma soprattutto, trasmette il messaggio di vivere con maggiore consapevolezza, senza fuggire dalle proprie paure e affrontandole vivendo appieno.

Uno dei personaggi più fragili che sono soggetti agli squilibri che il mondo sta subendo è lo stesso protagonista, Arren. Il giovane principe soffre di una profonda ansia, che lo porta ad avere disturbi di personalità e a scindersi dalla propria anima, la quale diventa un’ombra che lo segue costantemente e da cui cerca di fuggire. La ragione della sua ansia è dovuta alla consapevolezza della morte, che egli tenta a tutti i costi di evitare, e a questa si accompagnano altre paure che lo portano ad allontanarsi dagli altri, ad isolarsi dal mondo, rischiando persino di trovare appagamento nell’hazia, una droga che gli viene offerta da uno spacciatore. La sua ancora di salvezza sarà lo stesso mago Ged, che diventa per lui una guida spirituale, e la compagnia di Therru. Lei è dapprima ostile nei confronti del ragazzo, perché egli non ha rispetto per la vita, ma in seguito diventa più comprensiva e sarà lei stessa a guarire Arren dalle sue ansie e dai suoi disturbi, dimostrandogli che il solo modo per combattere la paura della morte è vivere in pienezza, avvicinandosi agli altri e godendo di ciò che la vita gli può offrire.

Therru e Tenar sono personaggi femminili che si allontanano molto dallo stereotipo di donna miyazakiana. Sono entrambe donne forti e capaci di combattere con le proprie forze, ma se le circostanze lo richiedono sanno anche essere aggressive e parlano a viso aperto, senza esprimere in modo attenuato il proprio disappunto. È soprattutto Therru ad avere un lato selvaggio, poiché lei aggredisce anche fisicamente se si sente minacciata. Malgrado il carattere apparentemente duro, Therru è pura di cuore, talmente pura che la sua anima è vicina ai draghi, creature che in un lontano passato erano congiunte con gli umani in un unico essere. Therru ha conosciuto la sofferenza, eppure questo l’ha avvicinata ad una profonda consapevolezza, per cui capisce l’importanza e il valore della vita. 

Nel film si riflette il conflitto che Gorō e Hayao hanno avuto nella sua realizzazione. L’omicidio del padre da parte di Arren richiama il tentativo di Gorō di contrastare il suo stesso padre, sempre restio all’idea di lasciargli la direzione del film. D’altra parte, però, il figlio del maestro riprende alcuni aspetti dei film del padre, ma non è chiaro se siano un tentativo di tributargli un omaggio, oppure di rendere le cose più semplici. Il viso di Lepre ricorda quello di Kurotowa in Nausicaä della Valle del Vento, la cavalcatura di Arren assomiglia a quella di Ashitaka in Principessa Mononoke, e la forma vischiosa che assume il mago Aracne per teletrasportarsi ricorda gli sgherri della Strega delle Lande ne Il castello errante di Howl. Hayao non fu mai soddisfatto del lavoro del figlio. Durante la prima proiezione del film, il padre si alzò dal seggio e uscì dalla sala dopo appena un’ora. A tal riguardo il maestro lasciò questo commento: “Non bisogna fare film basandosi solo sulle emozioni”. Hayao voleva forse dire che il figlio ha esaltato troppo le emozioni dei personaggi, focalizzandosi sulla loro forza di trasmetterle, ma non ha dato molto senso agli eventi.

I racconti di Terramare fu uno dei più grandi flop dello Studio Ghibli. Sebbene sia capace di suscitare la curiosità dello spettatore, tuttavia non lascia nulla di chiaro, nulla di spiegato. Il motivo per cui Arren uccide il padre sembra rimanere ignoto. Il film è inoltre molto filosofico, ma sebbene s’intuisca la profondità dei principi che cerca di trasmettere, non se ne intende la logica. La stessa scrittrice, rimasta insoddisfatta del risultato, disse: “Non è il mio libro, è il vostro film. È un buon film”. Ed infatti I racconti di Terramare è un buon film, non lascia amaro in bocca il vederlo, però risulta troppo inconcepibile.

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