DI RICCARDO CODEVILLA
101 anni di vita e la Nuova Nascita di un Nuovo Mondo.
“Al Principio della Nuova Era” sta un uomo, un Padre, un Amico di Dio, che ha dedicato un secolo della sua vita all’Amore, vero, autentico, incondizionato per il prossimo.

Padre Livio Passalacqua è il centenario gesuita che ha fondato il Pilastro sociale della vita trentina, conosciuta come Villa Sant’Ignazio. E questo che state leggendo, Care lettrici, Cari lettori, entusiasti dell’umano, è il “prequel” della mia rubrica dedicata alla Nuova Era!
Con “Nuova Era” dell’Umanità intendiamo certamente riferirci all’età dell’Acquario, studiata a fondo da uno dei nostri più illustri predecessori, ovvero lo Psicologo di fama mondiale Carl Gustav Jung, ma non solo.
Con estrema umiltà, ci rendiamo conto di questo progetto umano plurimillenario e che siamo solo un granello di sabbia in una lunga trafila della Storia. Senza la presunzione (sciocca e cieca) di voler incominciare un nuovo corso dell’Umanità, quindi, pensiamo che la prima e più saggia cosa da fare in questo percorso sia quella di apprendere da tutti i Grandi Maestri che ci hanno preceduto e dagli altri umani in generale.
Ecco quindi che 15 Esperti da tutto il Nord Italia hanno risposto al nostro appello e hanno condiviso gratuitamente con noi i loro saperi, le loro esperienze… in cosa?
Nell’ambito della crescita personale e della formazione scolastica.
Nella mia rubrica sulla Nuova Era vi spiego, con le mie parole, cosa è la Nuova Era, e come è possibile realizzarci assieme in essa.
In queste 15 interviste, invece, andiamo a scoprire come si pratica la Nuova Era! Le esperienze educative e di vita di 15 meravigliosi umani. Perché, sì, qualcuno lo ha già fatto, lo sta facendo. Persino da 100 anni!
Ed è questo appunto il caso del nostro P. Livio, le cui preziose interviste video abbiamo deciso di trascrivere qui, per tutti noi, grazie a un’idea formulata con Samuele Diquigiovanni, Referente alla Comunicazione di Villa S. Ignazio e coautore di queste trascrizioni.
E, siccome nella Vita una cosa tira l’altra e il “Destino si scrive da solo”, al nostro Augusto Direttore, Alberto Grometto, è venuta l’idea di inaugurare tale progetto in un giorno che forse migliore di questo non si poteva chiedere: oggi. Il 4 ottobre 2026, nella commemorazione degli 800 anni dalla morte di San Francesco D’Assisi, Patrono d’Italia.
Da oggi, ogni Domenica, per tante Domeniche a seguire, potrete essere certi di trovare su questa pagina un nuovo estratto alla volta dei Pensieri, delle Pillole di Saggezza di Vita vissuta, della Parola di P. Livio Passalacqua (che, ricordiamolo, è anche Psicologo rogersiano) e degli altri esperti.
Riavvolgiamo dunque il nastro del tempo e andiamo alla mia prima intervista con P. Livio sulla Relazione, sui temi dell’Amore, del Padre Misericordioso, della Fiducia e della Gelosia e tanti altri… Riavvolgiamo il nastro a quando era ancora giovane, a 98 anni (avete letto bene), e ascoltiamo direttamente la sua Parola:

Riccardo: Sono stato troppo generoso con questa presentazione?
P. Livio: La generosità fa parte della Relazione. Più la relazione è generosa e più è feconda. La caratteristica della relazione è quella di far nascere il soggetto. Il soggetto, come un bimbo, non esiste prima che la madre lo metta al mondo.
Quindi la relazione ci mette al mondo.
Come Riccardo mi stimolava a ricordare un po’, tutti questi 50 anni di relazione [a Villa S. Ignazio], mezzo secolo di relazione… Beh, le relazioni sono friabili. Possono durare, ma possono anche ripiegare le alucce. E hanno bisogno di tempo, ma non sempre siamo capaci di sostenere il tempo.
Mi viene in mente la prima volta che sono arrivato [a Trento].
Venivo da Lonigo. Credo che fosse di sera. Era un Inizio. In questa nuova destinazione che il [Padre] Provinciale aveva dato a me e ad alcuni altri… è simbolico: questo salire dalla stazione del treno di Trento è stato un incontro tra due mondi [per arrivare a Villa S. Ignazio, c’è una ripidissima salita, conosciuta come la “Saluga” n.d.r.].
Il mondo nostro, che avevamo lasciato, e il mondo che trovavamo nella sede delle Laste [Villa S. Ignazio]. E ricordo i sentimenti che avevo, con questa borsa pesante, dove avevo messo le cose più urgenti e quello che mi occorreva di più. Era una Nascita per noi tre che arrivavamo. Ed era una nascita anche per Villa Sant’ Ignazio.
Però, questa nascita implicava la morte.
La relazione, voglia o non voglia, costa e genera timore. Perché vuol dire anche lasciare, eh.
Non solo mettersi in contatto con un nuovo mondo, un nuovo soggetto, ma anche fa ansia, perché [ti chiedi]: che cosa morirà di me, che cosa dovrò lasciare di me? E anche l’altra variabile, l’altro soggetto della relazione può essere anche entusiasta, magari ingenuo… ma, cosciente o incosciente, porta dentro di sé un timore.
“Cosa sarà di me?”.
Cosa dovrò lasciare di me, cosa dovrò rinunciare, cosa dovrò cambiare.
E, quindi, questo salire la salita della Saluga… vicino ha un torrentello, che scende invece di salire… [è un gioco di parole simbolico tra la discesa del fiume e la salita n.d.r.].
Era tutta una piccola arte nuova.
La velocità… in base alla salita devo usare il fiato.
È interessante che questa borsa, con la valigia che potevo avere 50 anni fa [sottinteso piccola n.d.r.], era qualcosa di pesante, ma nello stesso tempo era quasi il motore che mi dava la spinta per salire la Saluga. Sembra quasi una contraddizione.
Faticoso, pesante… Come sarà ricevuto quel contenuto di programmi e progetti? Era un’Offerta, che si faceva: e quindi un po’ qualcosa moriva di me.
Lasciavo Lovigo, da dove venivo, amicizie, attività, occasioni e relazioni che mi nutrivano. E questo rischio… questo rischio, questo salire per cedere e per ricevere. Infatti “re-lazione” ha il significato di portare.
Porto qualcosa.
E anche l’altro mi porta qualcosa. Non saremo più come prima, ancorché la relazione invece che positiva diventasse negativa.
In tutti i casi i due cambiano e quindi non c’è da meravigliarsi che, di fronte a un nuovo incarico, di fronte a una nuova collocazione, ci sia anche un senso di ansia, di rinuncia,
la percezione del rischio e il sospetto dell’altro.
Sarò capito? Lo capirò?
E il dosare quindi la velocità di avvicinamento. Non posso inghiottire l’altro.
Ma non posso neanche lasciarmi inghiottire, perché significa isterilire la relazione.
Questa nostra salita verso le Laste è un gioco! È [stato] un mettersi in gioco!
Questo riuscire ad avere la consapevolezza che lascio molte cose. Molte a cui ero abituato, che erano pacifiche, mi trovavo bene… ma lascio anche molte cose che… finalmente mi libero.
Anche persone che erano poco sopportabili.
Ecco, però mi metto in una nuova relazione, che vedrà alcune parti di me, anche magari valide, che non potranno essere sfruttate, perché non è l’ambiente.
Anche tante cose belle che Villa Sant’Ignazio faceva in quell’epoca: faceva degli esercizi spirituali a modo di missione popolare… cose molto elementari, un buon lavoro… che poteva però essere ormai saturo. Ormai superato.
E quindi è anche uno spogliarsi di qualcosa a cui si è affezionati.
Quindi relazione vuol dire portare, anche con fatica, fare una salita per qualcosa di nuovo che si paga.
Stavo portando non solo una valigia di documenti, di progetti, portavo un peso, un peso che nello stesso tempo era un’ala.
Perché io stavo venendo, noi stavamo venendo alle Laste, spinti da questa valigia pesante. Ed era proprio questa valigia pesante e questa salita, che erano come ali, che ci spingevano a impegnarci, ci spingevano a rischiare, ci spingevano alla curiosità e ci davano l’occhio del cacciatore, per vedere opportunità nuove: la curiosità per vedere persone nuove.
Continua…
Riccardo Codevilla
Samuele Diquigiovanni
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