Il mago di Earthsea: una favola pedagogica per il cambiamento 

DI LORIS MARTINO

Essere umani, quindi parte di una realtà temporale, implica essere oggetto del panta rei che plasma il corso dei fiumi nell’arco di una vita, e porta all’esplosione delle stelle, in miliardi di anni. Cambiamento che, tuttavia, non subiamo esclusivamente. Intrinseca alla nostra specie è la possibilità di agire dentro la rete causale divenendo “punti-di-vista”, la cui visione non guarda solo alle cose per come sono, ma per come potrebbero configurarsi. Mira ad un orizzonte di senso per ridefinire il cambiamento stesso, mai in maniera neutrale (Nosari, 2018).

Compreso secondo tale accezione trasformativa, che lo rende un processo da definire, l’atto di cambiare rappresenta l’ambito centrale degli studi pedagogici. Trascendere la condizione di mero oggetto della sua continua portata, diventando soggetto, non può prescindere dal venire educati. È l’educazione ad instaurare il rapporto tra l’umano e l’alterità, portandolo a frequentare spazi del reale tramite i quali si scopre responsabile del mondo (Biesta, 2022; Nosari, 2018). Nessun procedimento simile risulta innato, perciò necessita di un percorso caratterizzato da una storia educativa:

     Per avere una «propria» storia e per disegnare una «in comune» è indispensa-

     bile entrare in una «storia di prova».  In questa direzione, sono da riconoscere 

     nel loro valore educativo «iniziale» quelle storie che raccontano il cambiamento 

     come spazio di sperimentazione e di discussione.  Possono così diventare spa-

     zi di prova alcune letture che si distinguono per la loro capacità, per l’appunto,

     di far sperimentare e discutere (Nosari, 2018, p. 67).

Sono testi che presentano la forma della favola, dove la visione pedagogica crea una realtà fantastica riposizionando le parti dell’esperienza vissuta secondo nuovi ordini. Quei significati delle cose prima celati possono pertanto emergere. Particolarmente rilevante è il romanzo fantasy Il mago di Earthsea di Ursula K. Le Guin, le cui vicende ruotano attorno ad un apprendista mago di nome Ged, nato in un villaggio situato nell’arcipelago immaginario di Earthsea. Il ragazzo dimostra di possedere grandi poteri e inizia a frequentare una scuola di magia, ma il suo carattere irritabile e orgoglioso lo porta ad ingaggiare un duello magico con il compagno di studi che detesta. L’incantesimo di Ged però fallisce, liberando una creatura simile ad un’ombra che gli dà la caccia. La narrazione segue il suo viaggio nel tentativo di liberarsene (Nosari, 2018; Le Guin, 1989).

All’interno dell’opera di world building ideata dall’autrice, elementi contrapposti guidano le gesta umane: amore e rabbia, Eros e Polemos/Thanatos, libertà e meccanismi sovrastanti che muovono i personaggi. Nulla di differente rispetto al nostro universo. Amore di Ged per la conoscenza della magia, per le leggi naturali di Earthsea e le creature che vi abitano; contrastante con l’ira nei confronti di chi non lo rispetta, causa principale dei suoi errori. Generalmente parlando, l’impatto di tali emozioni sull’agire etico nella storia dell’umanità è fondamentale. Inoltre, l’amore, inteso nel significato di “Eros” (ciò che unisce), si pone in perenne scontro con ciò che divide (Polemos) e distrugge (Thanatos) (Le Guin, 1989; Freire, 2021; Morin, 2020). Sia il mondo immaginato in Il mago di Earthsea, sia quello in cui viviamo, funzionano mediante l’equilibrio instaurato tra queste forze in perenne tensione, reso dinamico dal fenomeno della crisi:

     Una crisi, al di là del disorientamento e dell’incertezza che suscita, si manifesta

     attraverso il collasso delle regole di un sistema che, per mantenere la sua stabi-

     lità, inibisce o rimuove le devianze (feedback negativo). Durante una crisi,  que-

     ste devianze,  che non sono più represse e si propagano  (feedback positivo),

     diventano tendenze attive che, se si sviluppano, minacciano di scompensare e

     bloccare il sistema in crisi.  Nei sistemi viventi e soprattutto in quelli sociali,  lo 

     sviluppo che ha la meglio sulle devianze porta a trasformazioni,  regressive o

     progressive, e persino ad una rivoluzione (Morin, 2020, p. 38)

La morte, il dolore, l’Oscurità, in assenza delle quali non esisterebbero la vita e la Luce, non rappresentano tanto un male quanto la rottura dell’equilibrio, lascia intendere il libro della scrittrice statunitense. Ciononostante, la crisi può presentare risvolti positivi, specialmente in area pedagogica: quando porta a ripensare le proprie azioni nella comunità da parte di chi l’ha scatenata.

Veniamo così alla terza coppia di caratteristiche opposte. Come introdotto in precedenza, l‘homo sapiens possiede la facoltà di decidere quali interventi compiere per modificare l’ambiente dove si trova. Egli, attraverso la consapevolezza critica sviluppata da processi di coscientizzazione, afferma una presenza che eticizza il proprio esistere. Constatazioni del genere non vogliono negare l’intervento di dinamiche superiori che influenzano il comportamento dell’uomo, siano esse la cultura e la genetica o la magia, reale nella storia narrata da Le Guin. Ma queste vengono interpretate sotto forma di condizionamenti, lontano da una concezione predeterminata degli eventi futuri la quale paralizzerebbe l’educazione, di per sé improntata a mobilitarsi per creare un miglioramento (Freire, 2021).

(Ursula K. Le Guin)

Difatti, se occorre riconoscere di essere creatori del cambiamento, è altrettanto vero che la libertà non deve prendere qualsivoglia direzione, bensì soltanto quella della trama di senso riconosciuta su base etica. Lo spiega il Maestro delle Evocazioni, che istruisce Ged alla scuola di magia, riferendosi alla propensione del mago di agire in base a ciò che è tenuto a fare, riducendo ampiamente la gamma di azioni che potrebbe compiere (Nosari, 2018).

Successivamente alla crisi mondiale scaturita dalla pandemia di Coronavirus, appare necessario proprio sviluppare direttrici di senso innovative, per orientare il futuro. Più che mai urgente, tracciare una nuova Via politica-ecologica-economica-sociale risulta possibile se vengono realizzate alcune condizioni. Innanzitutto, deve mirare ad un umanesimo rigenerato, ossia in grado di riconoscere la complessità umana, con il suo carattere instabile e versatile. È imperativo, perciò, lo sviluppo di una pedagogia attiva nel favorire comportamenti solidali e responsabili, orientati all’ideale di unità tra le culture ed i popoli, senza tralasciare il riconoscimento delle diversità. Va promossa la dialettica costante fra l’Io e il Noi, collegando l’integrazione in una comunità alla realizzazione personale, e la sensibilizzazione della ragione alla ricerca del significato emotivo oltre il mero calcolo utilitaristico (Morin, 2020).

In secondo luogo, sono da scardinare le credenze in una società immodificabile, definite “realiste”. Il vero realismo sa che il presente è un momento di un divenire in continua trasformazione; cerca, pertanto, di modificare i processi in atto, consapevole della tendenza statistica a realizzare persino le situazioni improbabili. Similmente, possiamo distinguere due tipi di utopie:

     La “cattiva” utopia è quella che vuole eliminare ogni tipo di conflitto e di crisi e                                       

     realizzare armonia e perfezione.  Ora, niente è più mortifero del perfetto.  La                                          

     “buona” utopia è irrealizzabile nel presente, ma dispone di possibilità tecniche

     o pratiche di realizzazione […].  L’utopia del migliore dei mondi deve far posto 

     alla speranza in un mondo migliore […]. Tuttavia, anche se questo potesse re-

     alizzarsi, non sarebbe irreversibile […]. Ciò che non si rigenera degenera. Per-

     ciò il vero realismo è la rigenerazione permanente (Morin, 2020, pp. 111-112).                                                          

Altrettanto essenziale, la speranza trova una fonte di alimentazione, oltre nel già citato sorgere dell’inedito, anche nelle qualità rigeneratrici connaturate alla civiltà, che crescono in maniera proporzionale al rischio ed ai problemi incombenti. Tutto ciò si unisce all’aspirazione ancestrale verso altre modalità di vivere, individuabile in conquiste, rivoluzioni, rivolte del passato, e proseguita oggi con le molteplici iniziative riformatrici disperse per il globo. A qualsiasi soggetto, riconosciuta l’incompiutezza della propria entità, spetta il compito di inserirsi in un continuo processo di speranzosa ricerca, pena la perdita di coerenza. Questo proposito costituisce uno dei presupposti dietro il concetto di speranza pedagogica, nonché uno dei principali fini dell’educazione (Morin, 2020; Freire, 2021).

Un seguito di questo articolo qua, un suo sequel, lo troverete sull’imperdibile sito dell’autore di questo pezzo, il Meta Me-rcuziano LORIS MARTINO: “META ME – IL BLOG DI OGGI PER UN DOMANI MIGLIORE”!!!

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