Batman: White Knight (2017): Giano Bifronte indossa il rossetto e un cappuccio

DI PIETRO BERRUTO

Sean Murphy non è un nome nuovo nell’industria dei fumetti, in quanto artista dietro opere come Joe il Barbaro e Punk Rock Jesus e quindi non è da stupirsi che gli sia stata data la possibilità di mettere mano a uno dei personaggi più iconici della storia della cultura pop. Batman: White Knight si presenta come una storia alternativa che gioca con gli elementi più famosi di Gotham City e i temi più conosciuti della gesta dei suoi personaggi, sia che essi siano espliciti o sottotesto; anzi a tal proposito va detto che questa serie di otto numeri sembra voler quasi esplicitare il sopracitato sottotesto, rimescolando le carte in tavola per finalmente rispondere a delle domande che i fan di Batman (e non solo, perché il fumetto si pone come una sorta di punto di partenza per i lettori) si pongono da tempo.

“Batman cura Joker dalla sua pazzia”: questo è l’inizio della storia, d’impatto e significativo, che però non porta ad alcuna risoluzione del conflitto tra i due, anzi, lo fomenta e basta. Jack Napier (Murphy sceglie di utilizzare il nome di Joker presente in Batman di Tim Burton) rinasce, dopo aver fornito lui stesso a Batman delle pillole curative che prontamente l’uomo pipistrello gli pianta in gola con la forza, e decide di raccontare la sua storia al mondo: Batman (e la polizia di Gotham City sua complice) non è altro che un pericolo per la città, in quanto vigilante portatore di danni collaterali che continua a criminalizzare persone affette da malattie mentali. Lo status quo determinato dalle leggi sarebbe infatti basato, tra le altre cose, anche sull’ostracizzazione di individui a rischio definiti “supercriminali” e sul sostegno alle potenti élite gothamite, che possono guadagnare sulle zone di periferia pattugliate da Batman comprandole a basso prezzo e sfruttandole a loro favore. Batman quindi non solo fallirebbe nel suo compito di protettore dei deboli, ma sarebbe anche un inconsapevole amico della classe alto-borghese corrotta. Questa campagna Jack riesce ad attualizzarla anche grazie all’aiuto di Harley Quinn, rinsavita pure lei e ridivenuta la sua amante. Va detto, però, che esiste anche una seconda Harley, chiamata Marian Drews, che, delusa da questo cambio di personalità, assume l’identità antagonistica di Neo Joker. Per sostenere la sua strategia, Jack sfrutta la tecnologia del Cappellaio Matto per ipnotizzare altri criminali di Gotham e provocare danni controllati in città, facendo notare al pubblico i danni delle faide tra superumani, e, d’altra parte, sostiene il quartiere di Backport (famoso per essere la casa di una grande comunità nera a Gotham) economicamente. Dopo la morte di Alfred, Batman diventa ancora più freddo con il Commissario Gordon, Nightwing e Batgirl, che invece cominciano a trovarsi d’accordo con i metodi di Napier; Jack, con il loro aiuto, mette in atto il suo piano di rendere più sicura la città (in quanto consigliere comunale recentemente eletto) usando la tecnologia della Batcaverna per armare la polizia, che in questo modo non avrà più bisogno di Batman. Quando Neo Joker prende possesso dei criminali ipnotizzati e dell’armamentario di Mr. Freeze, Jack Napier (che ormai sta perdendo presa sulla realtà e si sta ritrasformando nella sua controparte malvagia) è costretto a chiedere aiuto a Batman; i due collaborano e salvano la città. Alla fine della storia, entrambi i protagonisti sono cambiati: Jack si fa imprigionare di nuovo, ma ora ha ammesso i suoi crimini alla stampa e ha un buon rapporto con sua moglie Harley (seppur ritrasformato), e Bruce rivela la sua identità segreta al commissario Gordon.

L’interpretazione generale dei personaggi è interessante, ma non priva di note che vanno sottolineate: Joker/Jack ha effettivamente a cuore la città, non è solo un mostro senza umanità, ma Murphy, nella trasposizione del pagliaccio in questa storia, sceglie di renderlo un po’ più “ripulito” del solito, eliminando dalla sua fedina penale due dei suoi crimini più efferati: l’assassinio di Jason Todd e il costante abuso manipolatorio di Harley Quinn. Questo processo va inteso come parte di un percorso teso ad evidenziare come Jack sia una vittima, quasi costretto a commettere i crimini da Batman (o, per essere più precisi, dalla legge marziale che lui propone o rappresenta); ciò si discosta di parecchio dalla versione classica del personaggio, differenza che potrebbe provocare dissonanza in alcuni lettori, ma che viene attenuata dall’essere un albo ambientato in una realtà alternativa. Paradossalmente, alcune mosse di Jack Napier, come ipnotizzare i supercattivi e provocare danni volutamente in città, sono, per usare un termine gergale, “fuori di testa”, molto più simili a quello che il vecchio Joker farebbe: questa complicazione rende la linea tra le due personalità più sfumata e anticipa il colpo di scena alla fine della serie. C’è quasi qualcosa di populista nel modo di fare politico di Joker: il suo tentativo di parlare con le persone comuni di Gotham è positivo e altruista, ma è allo stesso tempo ispirato da una specie di egoismo e dal suo personale astio (e ammirazione allo stesso tempo) verso una persona specifica, Batman. La storia di White Knight (che nel complesso è piuttosto convincente) non potrebbe esistere senza questa modifica al carattere di Joker, quindi questo sacrificio è accettabile e, anzi, quasi benvenuto da parte mia. 

Batman, d’altro canto, è quasi un personaggio minore, visto che la storia sembra essere più su Joker che altro; questo non è un problema, naturalmente, ma la vicenda sembra maggiormente concentrarsi sull’influenza che il supereroe ha sul resto della sua città, che su di lui stesso. Il regime di violenza che l’alter ego di Bruce Wayne impone non è una trovata maliziosa della sua nemesi, ma una realtà con la quale il crociato incappucciato deve scendere a compromessi: magari quello che fa è necessario, ma sicuramente non è qualcosa di bello e probabilmente non è nemmeno la migliore soluzione. L’idea di far collaborare le due nemesi di Harley Quinn, svelata nell’ottavo numero, rivela che la grande verità è che loro due non sono così diversi: in realtà, la scelta di Joker di lavorare con la polizia con cui Batman già collaborava, non è una vera rivoluzione, ma funziona perfettamente nella cornice prestabilita dalla società. Entrambi con buone intenzioni, entrambi inclini alla violenza (anche quando gratuita), tra questo Joker e questo Batman c’è una profonda assonanza metodologica, se non addirittura caratteriale.

Batman: White Knight è un esperimento interessante: libera dal doversi trascinare una continuità precedente, la serie può fare quello che vuole e sceglie di rompere tutti le convenzioni del personaggio: Joker è sano di mente; Mr. Freeze cura sua moglie; il mistero dei genitori di Bruce viene esplicitato; Batman svela la sua identità segreta e ammette di amare il suo stile di vita violento, in qualche forma. Una scelta narrativa fresca e apprezzabile, che lascia in mano un volume agile e piacevole da leggere.

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