Batman Returns: L’Inconsueta Natura dell’Umano

DI ALBERTO GROMETTO

«È nell’umana natura temere l’inconsueto».

Oswald Cobblepot, alias “Il Pinguino”

La nostra natura, nel Bene e nel Male, ci porta a divergere, ad avere una serie di tratti che ci caratterizzano e ci unicizzano, ad essere uguali solamente a noi stessi e a nessun altro. Eppure, qua sta il grandissimo controsenso pazzesco, la nostra realtà, il nostro mondo, la nostra società… sono “costruiti” per invogliarci ad essere simili, se non identici. Per avere l’inclinazione ad essere massificati e uniformati. Soprattutto, per abituarci a vedere quel che è inconsueto e differente come qualcosa che vada allontanato e stroncato.

Questo è quello che accadde al piccolo erede dei Cobblepot, ricchi aristocratici snob di Gotham: lui è uno strambo, uno di quei tipi strani che vengono additati come assurdi fenomeni da baraccone di cui avere paura, in una parola un freak. Doveva essere un neonato come tutti gli altri e invece risulta essere deforme, selvaggio, soprattutto diverso. Ed è per questo che non poteva essere ben accolto, ma piuttosto mollato e abbandonato, nella speranza che ci pensasse la Natura a toglierlo di mezzo, quella stessa Natura che se ne era uscita dal nulla con una creatura di questo tipo!

Quel che è diverso deve essere capito, ma il più delle volte la gente cosiddetta “normale” non vuole sforzarsi di comprendere l’incomprensibile. Non pensa nemmeno di fare un tentativo, a dire il vero. Se è diverso, qualcosa che non va deve averlo per forza… giusto? E invece quello che non va è cercare di estirpare quella pazza eppure meravigliosa stranezza che è tutta attorno a Noi e dentro di Noi.

Oswald non ha potuto decidere di essere Oswald. Quella possibilità gli è stata tolta. La mamma e il papà lo hanno scaricato, e da quel momento lui non è più stato un Cobblepot. Né tantomeno un essere umano. È diventato quello che il Destino ha voluto che fosse: Il Pinguino. Che è poi lo stesso che è accaduto a Bruce Wayne. Il giorno in cui la Sorte ha voluto che i suoi genitori morissero ammazzati in un vicolo oscuro, lui si è allontanato dagli altri umani optando per un’esistenza cupa e triste vissuta all’insegna della solitudine nel buio della sua caverna. Sostanzialmente Bruce ha smesso di essere Bruce. Ed è diventato Batman

Prima ho citato il Destino, la Sorte, il Caso. Ma queste cose sono assurdità dietro le quali tendiamo a nasconderci per autogiustificarci e deresponsabilizzarci. È vero, quello che è successo a Bruce e ad Oswald è orribile. Ed entrambi, a causa della malvagità altrui, sono in qualche misura “condannati”. Ma quei due freak, ambedue con una rabbia dentro che probabilmente non si spegnerà mai, hanno scelto di reagire in due maniere completamente opposte: il Pinguino decidendo di fare a tutti gli altri quello stesso Male che è stato fatto a lui, il Pipistrello scegliendo di combattere quel Male.

Tutti quanti, volenti o nolenti, siamo dei freak. O comunque abbiamo qualcosa di strano e divergente. Ognuno di Noi, chi più e chi meno, ha sperimentato la sensazione di non essere capito, accettato, voluto. Alla fine quello che fa la differenza non è tanto quanto sei strano oppure no. La vera differenza sta nel come noi stessi in primis decidiamo di reagire alla nostra stramberia.

Era il 1992. Batman aveva già preso il volo tre anni prima, in quello che fu uno dei primi veri cinecomic di successo nella Storia del Cinema. Il regista in quell’occasione fu lui, tra i cineasti più amati e conosciuti della sua epoca, il Maestro TIM BURTON. Il successone dell’89 lo aveva portato sulla bocca di tutti conferendogli un’autorità pazzesca, quella stessa Warner Bros. poco convinta all’epoca di puntare su di lui per il primo capitolo delle vicende dell’Uomo-Pipistrello, ora gli dava il pieno e totale controllo artistico-creativo. 

(Tim al lavoro sul set!!!)

Eppure il californiano Timothy Walter non poteva certo essere definito un fan del suo stesso primo film su Batman, il quale effettivamente oggi risulta un prodotto invecchiato: per questa ragione, Burton non era troppo convinto nel girare un sequel, per paura di realizzare un film molto simile al primo. Poi però sciolse la riserva positivamente: aveva pieni poteri del resto, avrebbe fatto le cose alla sua maniera. Decise così di raccontare quello che più gli stava a cuore, e cioè il Freak. 

Ne è uscita fuori una vicenda sporca e tenebrosa che vede protagonisti degli strani e solitari simili nella loro sofferenza ma diversi nel come hanno deciso di agire. Due reietti che vivono in una società di gente “normale” e che proprio per questo rimane il vero e solo mostro. Questo sequel di Batman, che Burton decise non avrebbe avuto alcun tipo di legame con il predecessore, è una pellicola totalmente dark, che racconta una storia dai toni ambigui e inquietanti, che non lesina in fatto di cupezza e neppure erotismo. In ogni suo fotogramma trasuda tutto l’amore di Tim per il gotico e il macabro, oltre che le sue ossessioni e i suoi temi cardini, quali appunto la stramberia e la follia e la brutale efferatezza che umilia e distrugge e castra quel che è diverso.

Un fragoroso plauso spetta ad uno dei cast più indovinati e azzeccati che ci potessero essere! A cominciare da lui, il solo Batman che Tim Burton abbia mai voluto, che già aveva difeso la squallida Gotham City nel precedente film: MICHAEL KEATON riesce a incarnare perfettamente come pochi altri quella rabbia repressa e controllata covata dentro una figura schiva e solitaria quale quella di BRUCE WAYNE. 

Non possiamo ovviamente evitare di applaudire ad un superbo cattivo impareggiabile quale quello che CHRISTOPHER WALKEN riesce a regalarci impersonando il potente magnate calcolatore MAX SHRECK, spietatissimo e ambiziosissimo, concentrato esclusivamente sui suoi propri interessi personali disponendo a piacimento dell’intera città, il burattinaio che muove i fili capace di convincere chiunque a fare qualsiasi cosa solo per il suo tornaconto.

Come possibile, poi, non fare un inchino a quella straordinaria interprete, tra le più grandi attrici della Storia della Settima Arte, che è MICHELLE PFEIFFER? Lei ci fa dono di una CATWOMAN di lattice nero vestita, caratterizzata da una sensualità pericolosa e per questo ancor più affascinante, rappresentante di una trasformazione che ricorda da vicino quello che è accaduto a Oswald e Bruce. Lei si chiamava SELINA, era una donna infelice e scarsamente considerata, fino a quando un tragico evento non l’ha cambiata rendendola l’abile Gatta che non decide né per il Bene né per il Male, si pone a metà tra il Pinguino e il Pipistrello, e invece di schierarsi dalla parte del Bianco o del Nero preferisce l’ambiguo territorio del Grigio.

E infine la menzione speciale ad onore spetta a Lui. IL PINGUINO. Un monumentale DANNY DEVITO in stato di grazia che ci manda in estasi per come riesce a restituirci il ritratto perverso di un individuo che sarebbe dovuto essere umano ma a cui l’umanità è stata tolta. Un emarginato considerato orrido che, per un certo tratto del film, pur desiderando ancora arrecare a tutti gli altri quel Male che gli è stato inferto, crede per un momento di poter diventare “uno di loro”, se non addirittura il loro leader. Crede di poter essere amato per quello che è. Ma lui quella rabbia e quella solitudine le avrà impresse a fuoco dentro di sé per sempre, in eterno. E fingere non serve a nulla, non cancellerà la sua bestialità fatta di voglia insaziabile di sangue, sesso, vendetta, morte, dolore. Lui non è Oswald, è il Pinguino. Punto e basta. 

Un film di supereroi, potrebbero pensare molti, deve essere edificante, luminoso, parlare di quanto possiamo essere migliori. E invece c’è questa pellicola qua che non sembra per niente una pellicola fatta per bambini, ma è piuttosto un prodotto inquietante che sa essere spaventosamente orrorifico, inquietantemente provocante e tristemente malinconico tutto insieme. Il primo «Batman» sarà stato il primo, ma questo è indimenticabile ed eterno. E soprattutto ci racconta che alla fine è nella natura umana essere degli esseri inconsueti, e la vera mostruosità è insita in quegli umani per nulla umani convinti che la Stranezza e la Stramberia siano mostruosità da estinguere. 

Mostri di tutto il mondo, ve ne prego: siate strambi, siate strani, siate dei freak… perché alla fine di tutto sarà di voi che ci si ricorderà, sarete voi a rendere una storia degna di essere raccontata, sarete voi i veri Esseri Umani.

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