La Vallée d’Aoste en Amérique (Stefania Roullet e Carlo A. Rossi)

DI ELODIE VUILLERMIN

Di emigrazione italiana negli Stati Uniti (e non solo) tra fine Ottocento e inizi Novecento se ne è sempre parlato. Ma è mai stata trattata, nello specifico, l’emigrazione valdostana in quegli anni? Questo progetto dell’AVAS (Association Valdôtaine Archives Sonores), pubblicato nel 2019, è nato proprio con questo scopo: fare chiarezza su come i valdostani hanno vissuto la migrazione negli USA, più precisamente nella città di New York, a cavallo tra XIX e XX secolo.

Il tutto è cominciato quando, nel 1959, Jean Perrod ha redatto un manoscritto, fino al 2019 inedito, relativo a La Société de Secours Mutuel La Valdôtaine de New York, una società di mutuo soccorso di cui egli fu il Presidente, della quale vi parlerò più nel dettaglio in seguito. Tale manoscritto (in realtà un testo battuto a macchina) è stato presentato ai membri della suddetta società in onore del cinquantesimo anniversario della sua fondazione. E come sono riusciti quelli dell’AVAS a mettere le mani su questo documento, dopo la morte di Perrod? Grazie ad Ange Artaz, membro dell’Union Valdôtaine de Paris, che a sua volta l’aveva ricevuto in custodia da Florine Fenoil, moglie di Perrod.

Per parlare meglio della Société, è necessario fare un breve riassunto sul contesto storico. Agli inizi del XIX secolo, i valdostani erano soliti lasciare ogni anno i loro villaggi per emigrare verso le regioni confinanti (Piemonte, Lombardia, Canton Vallese in Svizzera, molti comuni in Francia) a lavorare: si trattava di migrazioni stagionali e temporanee, che duravano pochi mesi, fatte per guadagnare denaro e risorse alimentari. Lo facevano a migliaia, soprattutto uomini. Nei mesi invernali prestavano servizio come segatori, commercianti, spazzacamini e tessitori di canapa. Durante quelli estivi, invece, lavoravano in qualità di muratori e di mercanti di stoffe.

Durante il Risorgimento (1861-1871) l’economia valdostana, finora più o meno stabile, entrò in crisi. Dopo l’unità d’Italia, le tasse aumentarono e nel 1869 entrò in vigore la tassa sul macinato, che andava a tassare la quantità di cereali macinata dai singoli mulini, facendo salire il prezzo del pane e dei suoi derivati. Questo penalizzò molto i contadini, che si ritrovavano a soffrire la fame e perciò diedero vita a vere e proprie ribellioni (i cosiddetti “moti del macinato”), spesso represse nel sangue. Con il passare del tempo, sempre più valdostani dovettero prendere una decisione: patire la fame o emigrare verso terre più prospere. Ma stavolta l’emigrazione sarebbe stata definitiva, o comunque di lunga durata (almeno di qualche anno).

Così molti valdostani partirono prima verso i Paesi francofoni, quali Francia, Svizzera e, più raramente, Belgio; poi si diressero verso i Paesi oltreoceano, soprattutto Stati Uniti, Canada e in seguito pure Argentina, Brasile e Australia. In un primo momento furono solo gli uomini a emigrare. Essi inviavano alle loro famiglie, rimaste in Valle d’Aosta, regolari somme di denaro, con le quali avrebbero potuto acquistare nuovi terreni o nuove case, in modo da poter affrontare al meglio la crisi. Solo in seguito, quando gli uomini decidevano che era meglio rimanere nella nuova dimora piuttosto che rientrare in Italia, si facevano raggiungere anche dal resto della famiglia.

New York fu uno dei porti dove venne accolta la stragrande maggioranza degli emigrati italiani (quindi anche valdostani) tra fine Ottocento e inizi Novecento. E le procedure per essere ammessi negli Stati Uniti non erano affatto facili. Dopo lunghissimi giorni in barca, spesso in condizioni misere, i migranti venivano chiusi in centri di raccolta e smistamento dedicati, come Ellis Island, dove erano trattenuti in quarantena per visite sanitarie e severi controlli anagrafici, i quali potevano prolungarsi fino a tre giorni nel peggiore dei casi. Chi non superava i controlli ed era ritenuto inutile all’economia americana (come ciechi, malati gravi, sordomuti e anziani) veniva rimpatriato. Mentre quelli che erano ammessi si accorgevano ben presto che la vita in America era molto più difficile di quanto credevano: non riuscivano a capire la lingua né ad adattarsi alla società e alle abitudini culturali degli americani; erano malvisti e discriminati in quanto stranieri; spesso erano sottoposti a lavori faticosi, trattati come schiavi dai loro capi, e non c’erano sindacati né forme di tutela per i diritti dei lavoratori.

La Société de Secours Mutuel La Valdôtaine de New York nacque per questo scopo: fornire assistenza agli emigrati valdostani sul lavoro, ma soprattutto dare loro un posto dove potersi sentire a casa, conservare le tradizioni della loro terra, divertirsi insieme e creare un senso di comunità. Ha saputo svolgere un ruolo fondamentale nel migliorare la situazione economica e sociale dei valdostani di New York e nell’aiutarli a integrarsi in un ambiente che era ostile nei loro confronti.

Tale libro va quindi a raccogliere testimonianze dattilografiche e fotografiche sulla vita della Société, dalla fondazione fino allo scioglimento, oltre a fornire un resoconto delle differenti epoche storiche vissute dai membri della Société stessa: i primi del Novecento, le guerre mondiali, la Grande Depressione e il New Deal e così via. Ad accompagnare le immagini in bianco e nero e le pagine di testi battuti a mano vi sono dei commenti in francese e la loro traduzione in inglese, in modo da consentire alle nuove generazioni di valdo-americani di ritrovare tracce e informazioni certe dei loro antenati, ma anche e soprattutto di ritrovare il legame perduto con le loro radici europee.

Vengono pure citati e mostrati in foto episodi di vita quotidiana e momenti di svago: cene di gruppo, feste danzanti, pomeriggi in spiaggia, battesimi e picnic in famiglia. In quei frangenti vi sembrerà di leggere un diario, piuttosto che un dossier.

Il progetto non intende essere esaustivo, né pretende di essere completo. Al contrario, vuole stimolare nei giovani appassionati di storia la curiosità di andare a scoprire di più in merito alla Société e all’emigrazione valdostana nel mondo in generale. A mio modesto parere, è una lettura interessante e stimolante per tutti, sia valdostani che non.

(La bella Valle D’Aosta!)

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