DI ORIANA FERRAGINA
Nonostante il fatto che io sia per metà piemontese, da parte di madre, non ho assaggiato la bagna càuda fino a pochi anni fa, a casa di amici di famiglia; e non per i futili tentativi sia di mia madre che di mio padre, che insistevano nel farmela mangiare. Ma io sono testarda e ho sempre rifiutato.
Alla fine, però, la mia curiosità ha vinto sulla mia testardaggine e ho assaggiato la bagna càuda preparata come una mousse che la mia amica Daniela aveva cucinato per un brunch tra amici e ho scoperto che adoro questo piatto della cucina piemontese.
Ma da dove arriva la tradizione della bagna càuda?

Per prima cosa, la traduzione letterale del nome piemontese della ricetta vuol dire “salsa calda”, in italiano; cosa che trovo alquanto divertente, visto che il piatto che alla fine ho assaggiato era freddo, anziché caldo.
È una ricetta originaria del Basso Piemonte, dove si potevano ottenere più facilmente le acciughe che, assieme all’aglio, sono la base della ricetta, unite all’olio d’oliva; anche se alcuni pensano che si dovrebbe usare l’olio di noci, nella preparazione della ricetta, per il fatto che l’olivo era una pianta più tipica della Liguria che del Piemonte. Cosa che mi ritrovo a smentire personalmente, visto che mia madre mi racconta sempre che nella zona dove è nata mia nonna materna, all’epoca di sua madre, c’erano varie piantagioni di olivi; e qui stiamo parlando di Vezza d’Alba, in provincia di Cuneo. Gli ulivi, dopo anni, sono morti quando un’ondata di gelo ha attraversato quella zona e, al loro posto, sono stati piantati prima alberi di pesche e poi alberi di nocciole; ma niente noci.

Comunque, la bagna càuda, per quanto fiero piatto piemontese, è conosciuto anche all’estero, grazie agli emigranti piemontesi, come è successo in Argentina e in alcune comunità degli Stati Uniti. Persino in Giappone è arrivata la ricetta, che è subito diventata uno dei piatti preferiti dei giapponesi.
Insomma, ovunque vadano, gli italiani riescono a portare la buona cucina con loro e a far appassionare ad essa tutto il mondo: non a caso molte delle ricette italiane sono state proposte come patrimonio immateriale dell’UNESCO.
Detto questo, vi auguro una grande scorpacciata di bagna càuda e un buon appetito.
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