DI PIETRO BERRUTO
“Pilates helps”
Michael Morbius
Spero vivamente che questo articolo non vi ammorbi.
Sarò onesto: quando annunciarono Morbius ero effettivamente curioso. Anche se successivamente il film fu massacrato dalla critica e dal pubblico e denigrato su internet e non solo, ironizzando su quanto poco conosciuto fosse il personaggio protagonista (si ricordino i meme It’s morbing time e A morbillion dollars), a me, anche perché i film sui vampiri mi piacciono molto, un pochino interessava. Va anche detto che (anche se ora come ora come frase fa ridere) Morbius è il soggetto perfetto per un film per il SSU: nonostante il suo debutto in Amazing Spider-Man #101, la sua storia nei fumetti è profondamente separata (anzi sarebbe il caso di dire “divorziata”) da Spider-Man, soprattutto dagli anni ‘90, diventando un personaggio più vicino al mondo Marvel Horror, un po’ come Blade o Ghost Rider; inoltre, proprio come Venom, Morbius ha avuto diverse serie in cui è stato protagonista, quindi tanto materiale dal quale prendere ispirazione. Buone premesse? Forse sì, ma sicuramente non abbastanza.

La storia
Che succede in Morbius? Viene mostrata molto in fretta la vita del dottor Michael Morbius, affetto da una rarissima malattia del sangue degenerativa e spesso mortale, sulla quale passa la vita a fare ricerca, tanto da vincere il premio Nobel per questo motivo; è accompagnato dall’amico Milo (alias Lucien, ma viene chiamato Milo perché, per qualche ragione, Morbius chiamava tutti i suoi compagni di stanza Milo, tenendo quello che credo sia uno dei comportamenti più disumanizzanti e allo stesso tempo ridicoli che io abbia mai visto), che soffre della stessa malattia di Michael, e da Martine Bancroft, una sua collega ricercatrice, dalla quale è evidentemente attratto. Morbius ha deciso di usare su sé stesso una cura sperimentale basata sul DNA dei pipistrelli, in seguito alla quale si trasforma in una creatura ibrida con i superpoteri ed è obbligato a nutrirsi di sangue per sopravvivere: dopo aver causato un trambusto uccidendo dei mercenari che avevano attaccato lui e la dottoressa Bancroft, Morbius è costretto a nascondersi, braccato da agenti dell’FBI. Nel frattempo Milo, avendo capito che Michael ha una cura, prova a convincerlo a farsela dare, ma fallisce e quindi la ruba per sé dissanguando, nel mentre, un’infermiera, omicidio per il quale proprio Michael viene incastrato e arrestato. Scoperto il tranello del suo amico, egli fugge per affrontarlo, ma alla fine sceglie di non farlo, facendo scappare Milo, che ora è tornato perfettamente in salute e si può permettere di andare in giro a uccidere persone a volontà. Creata con Martine una cura per il vampirismo artificiale, Morbius va alla ricerca di Milo, che intanto ha ucciso Nicholas (tutore paterno dei due amici) e Martine: infine il protagonista, anche con l’aiuto di uno stormo di pipistrelli che può controllare, inietta la cura nel corpo del suo amico impazzito, che così placa la sua sete di sangue ma perde anche la vita. Mentre Morbius fugge nella notte, si scopre che Martine è sopravvissuta dopo aver ingerito accidentalmente del sangue di Morbius ed essere stata vampirizzata. Nelle due scene durante i titoli di coda, l’Avvoltoio da Spider-Man: Homecoming, apparentemente a causa degli eventi di Spider-Man: No way home, viene trasferito forzatamente sulla Terra di Morbius (Terra-688, secondo Spider-Man: Across the Spider-verse) e stringe un’alleanza con lui per… qualche motivo. Poiché non usciranno più film ambientati nel SSU, temo che non vedremo mai più Adrian Toomes, che è il mio antagonista di Spider-Man cinematografico preferito. So long, bird-man.

Morbius… eh?
Io credo genuinamente che questo film sia il punto più basso del SSU, più che altro perché non c’è niente che funziona: la recitazione è scadente, soprattutto da parte di Leto, che mantiene una sola espressione durante tutto il film, il montaggio è frettoloso e confusionario (soprattutto nelle scene di flashback iniziali) e la sceneggiatura è priva di senso dall’inizio alla fine, caratterizzata da buchi di trama in ogni parte del film; fare un elenco di tutte le scemenze che vengono dette e fatte nel film sarebbe un’impresa troppo lunga, ma io ci provo ugualmente, elencandone una manciata:
- Milo che arriva al laboratorio di Morbius prima degli agenti dell’FBI (che in realtà non ci arrivano mai);
- Milo che dimentica il bastone nella cella di Morbius (che sia stato un gesto volontario o no, egli risulta comunque uno stupido nel farlo);
- Morbius, un ricercato e un premio Nobel, quindi qualcuno che il pubblico dovrebbe conoscere, va in giro a volto scoperto, come se nulla fosse;
- Nicholas non chiama il 911 quando è ferito, ma per qualche ragione chiama Morbius, che non sa essere un vampiro. Perché lo chiama? Cosa spera che faccia Morbius?
- Il piano di Milo consiste nel fare in modo che Morbius si unisca a lui… uccidendo la sua fidanzata;
- Le scene post-credit.
I dialoghi sono particolarmente deludenti, essendo un ammasso di tutti i clichè del genere e, perciò, si ricordino alcuni dei miei preferiti: “Quanto hai male da uno a dieci?”, “Undici”; e “Non vi piaccio quando sono affamato”. Il problema principale, in questo film, però, è che nessun personaggio ha motivazioni sensate o si comporta in modo intelligente: Bancroft cambia idea nel giro di cinque minuti sul vampirismo, i due agenti dell’FBI sono dei non-personaggi e non hanno peso sulla storia e Milo, che non riceve neanche un cognome, è una bestia senza cervello che declama frasi senza profondità e prive di senso nel contesto delle scene (“Noi siamo i pochi contro i molti”. Cosa intende dire Milo? Forse dominare il mondo su base specista in quanto vampiri? Un riferimento agli Ubermenschen? Fobia di sostituzione ma al contrario?). Quello che soffre di più qui, però, è il protagonista: Morbius è personaggio caratterizzato sia da un tentativo fallimentare di renderlo simpatico e carismatico (per cui ogni tanto se ne esce con dei quips, come quando spezzando il braccio a un tizio descrive lui da quali ossa è composta la mano), da uno spirito ribelle che non si mostra mai (come quando fa un “gesto di ribellione” alla consegna del Premio Nobel, che però lo spettatore non vede perché per qualche ragione non è nel film, anche se una scena della consegna del Nobel è stata girata), da un’anima gentile, da una morale ragionevole (anche se quando va a cercare Milo la prima volta, si picchiano per cinque minuti e poi decide di farlo scappare senza motivo) e in tutto questo insieme di valori, lui risulta comunque estremamente piatto, come se Jared Leto non fosse lì ad interpretarlo. Spezzerò due lance a favore del film, dicendo che l’aspetto di Morbius è gradevole e perlomeno lo rende visivamente diverso da altri vampiri cinematografici e che la scena con Matt Smith a petto nudo che balla è estremamente divertente, anche se non volontariamente.

Vampiro artificiale o artificioso?
Morbius andrebbe preso e riscritto da capo, perché non sembra essere minimamente ispirato in niente: il film è estremamente banale, scegliendo di intraprendere un percorso sicuro e conosciuto, quello del blockbuster supereroistico, ma facendolo con il personaggio sbagliato. Molto più che con Venom, l’idea di approcciare Morbius con la classica formula da film delle origini dei supereroi è errata, poiché il personaggio, un vampiro sanguinario che necessita di infliggere violenza per sopravvivere, è qualcuno che non si può trattare come un personaggio eroico. I vampiri, da sempre, hanno una complessità narrativa della morale più articolata di un umano qualsiasi (si pensi a Intervista col vampiro) e scegliere di non affrontare questa complessità facendo bere a Morbius del sangue artificiale immediatamente è come tarparsi le ali. Ciò che si sceglie di fare con il personaggio protagonista è aberrante quando, per esempio, si sarebbe potuto:
- mostrare un Morbius alle prese con la dipendenza da sangue, che magari solo alla fine riesce a sviluppare il sangue artificiale, ma non prima, costringendolo a compiere atti inumani, per i quali ha paura di provare piacere;
- introdurre un cacciatore di vampiri, magari legato al folklore e alla religione, sarebbe stato interessante, soprattutto perché Morbius è un vampiro “scientifico”, quindi tematicamente opposto a superstizioni e credenze;
- creare un giallo alla Lo strano caso del Dottor Jekyll e Mister Hyde, in cui Michael non sa che di notte viene preso dalla fame e va a caccia senza saperlo;
invece la trama è quello che è.
L’assurda campagna marketing del film (che aveva promesso, tra le altre cose, un ruolo più massiccio dell’Avvoltoio all’interno della pellicola) lo proponeva come un film dark su un supercattivo che avrebbe minacciato, in futuro, il mondo di Spider-Man, ma ciò che salta fuori è che Michael Morbius è un bravo ragazzo che non farebbe del male a nessuno. Ancora una volta io presumo che il problema sia stato il mantenere il rating PG-13, motivo per cui le scene di vampirismo sono poche e brevi (o sono riprese da lontano, come quando Milo uccide l’infermiera) e, ancora una volta, ritengo che rendere almeno il film un po’ horror avrebbe giovato, attirando almeno i fan del genere nelle sale; è fuori di testa che in un film di vampiri ci sia così poco sangue. Basti pensare al fatto che esistono ben tre film su Blade (nei quali originariamente anche Morbius sarebbe dovuto comparire, tra l’altro) a dimostrare che un film decente su questo personaggio potrebbe esistere, ma la verità è che Morbius è figlio del suo tempo e, forse, doveva andare proprio così: i meme, le battute, la ridicolizzazione da parte delle testate, … forse era per questo che il film doveva esistere, per dimostrare quanto un blockbuster scadente potesse unire le persone. In quello che sembra un sanguinoso massacro, compare quindi un fiore.
Questo era Morbius. Quando ce ne sarà un altro?


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