Easter Egg, Capitolo 8 – Attesa

DI ANDREA RAPELLI

Nel mondo dei videogiochi c’è un termine che ricorre ciclicamente tra forum, social e riviste specializzate: vaporware. Una parola che indica quei titoli annunciati con grande clamore, attesi per anni (a volte decenni), ma che finiscono intrappolati in rinvii infiniti, silenzi da parte degli sviluppatori o, nei casi peggiori, cancellazioni definitive. Alcuni di questi giochi hanno infine visto la luce, generando gioia o delusione tra i fan; altri, invece, sono rimasti soltanto promesse mai mantenute.

Partendo dall’attesissimo Hollow Knight: Silksong, uscito dopo sei lunghi anni di attesa, ripercorriamo i casi più celebri di vaporware videoludici analizzando se, una volta arrivati sugli scaffali digitali, siano stati davvero all’altezza delle aspettative.

(Hollow Knight: Silksong)

Annunciato ufficialmente nel 2019 come seguito standalone del metroidvania Hollow Knight (2017), Silksong è diventato negli anni un caso esemplare di vaporware. Per molto tempo si sono susseguiti soltanto rumors e silenzi da parte del Team Cherry, al punto che molti appassionati iniziavano a temere l’annuncio della sua cancellazione. Dopo un’attesa snervante, il 4 settembre 2025 il titolo è finalmente uscito, segnando uno dei lanci indie più attesi di sempre. L’accoglienza è stata calorosa: le piattaforme digitali hanno subito rallentamenti, a causa dell’enorme numero di download, e la critica ha lodato direzione artistica, level design e fluidità del gameplay. Non sono mancate alcune critiche alla difficoltà, giudicata troppo elevata, tanto che una patch successiva ha ammorbidito le prime fasi di gioco. Nel complesso, però, Silksong ha rispettato le aspettative, confermandosi non solo un degno erede del capostipite, ma anche un raro caso di vaporware risolto con successo.

(The Last Guardian)

Annunciato nel 2009 come nuovo action-adventure di Fumito Ueda dopo Ico e Shadow of the Colossus, The Last Guardian è stato a lungo atteso come un titolo capace di ridefinire l’esperienza emotiva dei videogiochi. Tuttavia, tra problemi tecnici, difficoltà legate al passaggio da PlayStation 3 a PlayStation 4 e numerosi rinvii, il progetto sembrava destinato a non uscire mai. Quando arrivò finalmente nel 2016, l’accoglienza fu divisa: l’art direction e la relazione tra il protagonista Ichi e la creatura Trico conquistarono molti, ma i controlli imprecisi e i cali di frame rate rovinarono parte dell’esperienza. The Last Guardian fu un successo a metà, capace di commuovere ma non immune da difetti strutturali.

(Final Fantasy XV)

Un altro caso emblematico è quello dell’action RPG Final Fantasy Versus XIII, annunciato nel 2006 come parte del progetto Fabula Nova Crystallis. Dopo anni di silenzio, cambi di direzione e un travagliato sviluppo, il gioco venne infine trasformato in Final Fantasy XV e pubblicato nel 2016. Il titolo originale, con il suo nome e la sua visione iniziale, non vide mai la luce. Al lancio, Final Fantasy XV ricevette recensioni contrastanti: da un lato si apprezzarono la resa grafica e l’ambientazione, dall’altro vennero criticate la struttura narrativa frammentata, figlia dei compromessi, e alcune meccaniche che non rispettavano le promesse iniziali. Non si trattò di un fallimento, ma il risultato non riuscì a incarnare fino in fondo l’ambizione del progetto originario.

(Black Mesa)

In questo elenco di vaporware non può mancare l’FPS Black Mesa, remake amatoriale di Half-Life nato nel 2005 come progetto della community e divenuto progressivamente un titolo quasi ufficiale. Per anni il gioco è rimasto in un limbo di versioni non definitive, aggiornamenti sporadici e promesse mai mantenute, al punto che molti lo consideravano un sogno destinato a svanire. Invece, con grande sorpresa, nel 2012 venne rilasciata una prima versione incompleta ma giocabile, e infine nel 2020 arrivò la pubblicazione definitiva, completa anche della complessa sezione Xen. Al lancio, Black Mesa fu accolto molto positivamente: il lavoro di rifacimento era curato, rispettoso dell’originale ma capace di modernizzarne l’esperienza. È uno dei rari casi in cui un progetto nato quasi per scommessa, etichettato a lungo come vaporware, non solo è uscito, ma ha anche soddisfatto le aspettative dei fan.

(Duke Nukem Forever)

Il caso di Duke Nukem Forever è probabilmente il più celebre della storia videoludica. Annunciato nel 1997 come seguito del popolare FPS Duke Nukem 3D, il progetto passò attraverso continui cambi di motore grafico, ritardi e problemi di sviluppo, diventando presto la barzelletta dell’industria. Quando finalmente uscì nel 2011, dopo quattordici anni di attesa, il risultato fu molto deludente. Le meccaniche apparivano datate, la grafica non reggeva il confronto con i titoli contemporanei e il design era rimasto fermo agli anni ’90. L’uscita trasformò quello che era un mito in un monito: l’attesa spasmodica può schiacciare qualsiasi gioco sotto il peso delle aspettative.

(Beyond Good And Evil 2)

Annunciato da Ubisoft Montpellier nel lontano 2008, l’action-adventure Beyond Good and Evil 2 è rapidamente diventato uno dei simboli del vaporware moderno, nonché l’unico titolo di questa lista a non aver mai visto la luce. Dopo un lungo silenzio, il progetto è stato rilanciato all’E3 2017 con uno spettacolare cinematic trailer, che però non è mai stato seguito da una finestra di lancio concreta. A distanza di diciassette anni dall’annuncio, il gioco resta avvolto nell’incertezza, definito “in fase di sviluppo precoce” dagli stessi sviluppatori, e il rischio che arrivi troppo tardi o non arrivi affatto è ormai sempre più concreto.

Il fenomeno del vaporware dimostra come l’hype possa trasformare un videogioco in un mito ancora prima della sua uscita: a volte quel mito resiste alla prova del tempo, altre volte si dissolve in un mare di promesse non mantenute, altre volte ancora resta sospeso in un limbo di speranze e incertezze. Restando in tema di attese – non così lunghe, non temete – non ci resta che darvi appuntamento al prossimo capitolo di Easter Egg. Non mancate!

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